PALESTINA – The passenger

AA.VV.

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Tratta dalla presentazione ufficiale sul sito di The Passenger: The Passenger è una raccolta di testimonianze, inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che formano il ritratto della vita contemporanea di un luogo e dei suoi abitanti.

Palestina, penultimo titolo uscito a settembre 2023 poco prima dei drammatici eventi che hanno fatto riesplodere il conflitto tra Israele e Palestina, è una raccolta di voci palestinesi originali e autentiche.

Dedicare un libro alla Palestina è un atto importante, riconoscimento dell’identità di un popolo che aspira legittimamente ad una propria terra, ad una propria patria, ad un proprio Stato libero e indipendente. Un diritto da anni negato, una terra che gli israeliani stanno frantumando, spezzettandola in aree sempre più piccole e tra loro isolate. E così troviamo i Palestinesi che vivono nella striscia di Gaza e quelli che vivono in Cisgiordania ma nessuno di loro vive più nella terra dei padri, nella Palestina storica. E’ importante sottolineare questo aspetto perché negli 11 brani a trazione femminile, scrittrici, architette, giornaliste (unica eccezione maschile Raja Shehadeh avvocato palestinese ed attivista per i diritti umani), descrivono la loro terra che nel tempo è stata spezzata dai check Point, dalle espropriazioni e dalla tecniche chirurgiche di intervento quotidiano che gli israeliani usano per affermare la loro predominanza sul popolo palestinese.

Come per tutti gli altri libri della serie, anche The Passenger Palestina inizia con pagine dedicate ai dati analitici raccolti dalle più importanti agenzie al mondo. E così si evidenzia che la striscia di Gaza è la quinta zona più densamente popolata al mondo, che i coloni israeliani in Cisgiordania hanno consumato nel 2019 più di quattro volte il quantitativo di acqua al giorno rispetto ai Palestinesi che abitano nella stessa zona e che i palestinesi della striscia di Gaza consumano prevalentemente acqua contaminata. 

Ma questi sono i numeri, dati che si sommeranno a quello che si può leggere dopo, quando i racconti e le testimonianze delle scrittrici di questo volume ci fanno vedere la Palestina al di fuori degli stereotipi della narrazione più superficiale. Nel passare da una testimonianza all’altra sentiamo crescere le privazioni, sia individuali che collettive di un popolo che da più di 70 anni vede la sua identità scomparire nell’indifferenza mondiale. Vittime di un processo finalizzato a distruggere quotidianamente la resistenza umana, culturale e sociale del popolo palestinese.

Sentiamo le donne, che oltre al dramma della condizione palestinese, vivono anche il dramma di essere vittime di una cultura religiosa sempre più radicale che si inasprisce con il diminuire degli spazi vitali dei palestinesi. Sentiamo i bambini che non hanno mai vissuto to la luce di una speranza perché non ancora nati all’epoca degli accordi di Oslo e che vedono nella lotta armata l’unica soluzione per ribellarsi a due entità (l’ANP e il governo Israeliano) che non fanno nulla per sanare la situazione, anzi sono visti come complici di un piano concordato.

E poi ci sono coloro che gli accordi di Oslo li hanno vissuti, e trent’anni dopo li vedono come una trappola o una promessa non mantenuta.

Sconvolgente percepire nello scorrere delle testimonianze come i palestinesi siano tutti accomunati da un destino drammatico, da un futuro in cui la morte non è percepita come la fine naturale di una vita intera ma un evento che spezza la vita stessa in qualsiasi momento.  

Un’analisi attenta e profonda di quella che è una terra sempre più espropriata dagli israeliani che con leggi “ad popolum” piano piano si impossessano di terre e case dei palestinesi. Una sostituzione di popolazione che sembra programmata da tempo e che potrebbe svilupparsi per tutto il tempo necessario a realizzarsi compiutamente. Nei racconti e nei ricordi che popolano il libro si percepisce una lenta discesa verso l’abisso dell’oblio, dove il popolo palestinese, senza un proprio Stato riconosciuto, è retrocesso a popolo inferiore, anzi genericamente definito come arabo. 

II limite dei racconti di The passegger Palestina è la rabbia, quella sensazione che ci aggredisce quando ci troviamo in una situazione d’impotenza e la reazione ci fa travalicare la linea del giusto. Questa è Palestina, una terra che l’Occidente ha pensato di cancellare dalle proprie mappe ma che un popolo continua a rivendicare nella sofferenza, nella disperazione, nelle future forme di resistenza che si daranno le nuove generazioni.  

AA.VV. Edizione Iperborea Euro 22 

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