La difficoltà di uscire dal cono d’ombra in cui siamo relegati da un’informazione ripiegata su se stessa e su un serbatoio di opinioni basate su convinzioni arbitrarie e desuete.
Non era ancora terminato lo spoglio di tutte le schede elettorali per la Regione Sardegna che, stranamente, ci siamo trovati in una bolla sospesa per aria, senza più capire se si parlava anche di noi oppure se fossimo spettatori di una qualche telenovela dalla trama ingarbugliata e improbabile dove, però, tutti si accoppiano con tutti.
Sono subito incominciate le fantasie sulle proprietà taumaturgiche che sarebbero proprie di determinate locuzioni, la prima e più “telegenica”: “campo largo! “
Pareva, d’improvviso, che bastasse pronunciare queste due paroline in rapida successione e la destra post fascista al potere si sarebbe improvvisamente vaporizzata. Eppure noi, che in qualche maniera l’avevamo appena battuta quella destra, non le avevamo mai sentite e mai pronunciate! Com’era possibile? Ma, allora, tutta la fatica per vincere la diffidenza dello stesso Conte e del PD sardo? La continua ricerca di un equilibrio e gli incontri riservati, per evitare il chiacchericcio e qualche presa di posizione eccessiva dalla quale qualcuno avrebbe avuto, poi, difficoltà a retrocedere? Tutte queste azioni erano inutili, come la delusione e la preoccupazione patite quando, a poco più di un mese dal voto, Renato Soru decide improvvisamente di correre da solo portandosi dietro SI i Verdi e Rifondazione Comunista? Una scelta, quest’ultima, che ha veramente rischiato di riconsegnare la Regione ai distruttori di ogni cosa: dalla sanità pubblica alla scuola, fino alla stessa idea di coesione sociale. Errori dai quali si deve imparare una sola lezione: cercare in ogni momento il modo di stare insieme e non dividere la forza che si riferisce alle idee e ai valori della sinistra. Italia Viva e Azione, per noi, fanno parte di un altro progetto di mondo, che non è quello “possibile“, ma è quello attuale: quello che non ci piace e che vogliamo cambiare!
Ma se si ascoltano le opinioni dei commentatori che si alternano, coprendo l’intero turno, nelle televisioni e sui giornali che, si voglia o no, informano e formano la pubblica opinione, si possono ascoltare solo stucchevoli siparietti con l’esposizione delle più indigeste ricette. Qualcuno si è preso la briga di capire davvero cosa succede dove si fa politica toccando le persone con le mani? No, nessuno! E allora avanti! Campo largo in insalata con letto di Renzi e una spruzzatina di Calenda. No! Meglio una riduzione di M5S con contorno di PD e AVS, Renzi e Calenda dopo il caffè. Pazzesco! Venti milioni di persone non ritengono più di poter votare gente che, ormai, vive in un altro universo e gli “specialisti“ passano le giornate a fare addizioni e sottrazioni per capire se, quello che c’è, si può incastrare in qualche maniera e diventare più grande ed efficiente. Ora, siccome dal punto di vista democratico l’efficienza si misura sulla capacità di rappresentare qualcuno, mentre, appunto, quello che c’è è il motivo per cui moltissimi (troppi) non vanno più a votare, appare evidente che non si tratta di mettere insieme qualcosa ma di cambiare obiettivi e linguaggio. Le unioni forzate decise a tavolino, il più delle volte danno risultati numericamente inferiori alle aspettative e contengono in nuce tutti i motivi per dividersi immediatamente, non permettono di realizzare nulla e fanno malissimo: soprattutto alla sinistra.
Se mettiamo delle patate, del latte e la noce moscata in un recipiente, non ci troveremo dopo alcuni giorni il purè, ma troveremo latte rancido, patate mezze marce e la noce moscata che se n’è andata via.
Noi non intendiamo più cimentarci in questi esperimenti, ma abbiamo deciso di ripartire da pane e cipolla. E siamo pronti a dividerlo con chiunque voglia tornare ancora a crederci.
L’attività del nostro gruppo in Regione e ovunque siamo presenti, dimostra ampiamente che, quando le alleanze sono basate sulla volontà di realizzare qualcosa e non solo sulla necessità di fare numero, con l’intenzione magari di impedire qualunque cambiamento, i risultati vengono fuori in maniera quasi naturale ed il peso politico di chi crede nelle proprie idee si fa sentire sul piatto della bilancia, aldilà della consistenza numerica che compone il gruppo.
Spero di avere tempo per rivedere una vera forza politica organizzata per rappresentare le istanze della gran parte di popolazione che si trova oggi sempre più ai margini e sempre più vittima della tirannia liberista e dell’inganno della propaganda individualista. Non sarà facile, ma nulla è facile se si propone qualcosa di diverso da ciò che viene spacciato come ineluttabile. Abbiamo la necessità di raggiungere il maggior numero di persone possibile, per far correre le informazioni sulla nostra attività e sulla necessità, per ciascuno, di partecipare attivamente al nostro progetto, perché il nostro progetto è di tutti quelli che pensano che si debba invertire la rotta di una società che, sempre più velocemente, è guidata consapevolmente al collasso, avendo già stabilito chi dovrà pagarne le conseguenze. Una oscena guerra tra i poveri viene alimentata quotidianamente, sfruttando cinicamente e barbaramente il caso dell’immigrazione, mentre, da decenni, prosegue una barbara lotta contro la ragione critica, allo scopo di coprire dietro il paravento di Dio, Patria e Famiglia, l’abominio della guerra e della spaventosa crisi sociale. Troveremo il modo, contro ogni tentativo di censura, di raggiungere i nostri compagni di strada.









