Sahra Wagenknecht, già leader del gruppo parlamentare Die Linke dal 2015 al 2019, è salita alla ribalta in Europa, in Germania lo è da tempo, per il recente successo del BSW, il nuovo partito da lei fondato che, recuperando voti a sinistra, è riuscito a fermare in Turingia l’ascesa che sembrava inarrestabile dell’estrema destra di Alternative fur Deutschland. L’affermazione del suo nuovo partito anche in Brandeburgo ha fatto notizia sia perché in controtendenza rispetto alla generale perdite di consenso delle forze di sinistra sia per le analisi e per le proposte politiche che fuoriescono dal tradizionale appiattimento in cui si sono adagiate in questi ultimi anni: atlantismo e riarmo, elitarismo verde, imborghesimento, abbandono della classe operaia, riformismo debole, acritico sostegno alla globalizzazione, europeismo pigro e tecnocratico, incapacità di vedere le lacerazioni sociali derivate da una immigrazione usata per spaccare il mondo del lavoro. Adesso Sahra Wagenknecht sta definendo “contratti di governo” con CDU e SPD per governare insieme il Land, mettendo al primo posto pace e difesa dei posti di lavoro, a dimostrazione che le accuse di “rossobrunismo” sollevate anche sulla stampa italiana sono quantomeno sbrigative e forse frutto di pregiudizio. Il libro, uscito due anni fa, è più attuale che mai anche perché possiamo meglio valutare la tenuta delle analisi e delle proposte che avanza: ad esempio la parte del libro che analizza le cause dello spostamento a destra delle nostre società è utilissimo per capire le ragioni della recente forte vittoria di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi. Cuore del libro è la domanda “viviamo davvero nell’epoca delle destre?” Risponde la Wagenknecht: “Chi spiega i successi della destra col fatto che viviamo in un’epoca delle destre fornisce una spiegazione comoda, ma inesatta.” Quel risultato infatti dipende non solo dalla capacità della destra di indurre e far crescere sentimenti di paura e ostilità, ma dall’aver abbandonato il terreno della lotta alle disuguaglianze e della trasformazione sociale da parte di una sinistra divenuta neoliberale e liberista. Tra i rimedi proposti il ritorno dello Stato nazionale al posto delle tecnocrazie globali e delle speculazioni finanziarie internazionali, la ricostruzione dello spirito di solidarietà delle comunità locali senza disprezzare i valori popolari tradizionali. Naturalmente nella Seconda Parte del libro “Un programma per la comunità, la coesione e il benessere” c’è molto altro. C’è il progetto alternativo al capitalismo sfrenato, c’è l’opzione democrazia contro oligarchia, c’è la critica al capitalismo della sorveglianza, c’è la prospettiva di “Un’Europa di Stati democratici sovrani” prendendo atto che figure deboli e subalterne alle lobby come Ursula Von der Leyen non sono in grado né vogliono realizzare il sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli, piuttosto lo vogliono strumentalizzare e snaturare. Temi come si vede di enorme rilievo che vanno elaborati e discussi a fondo, non necessariamente per dare ragione su tutto a Sahra Wagenknecht, il cui pensiero originale va capito e il cui percorso politico va apprezzato. Non è un caso che sia stata l’unica figura politica esterna ospitata alla Convenzione costituente del M5S che si è tenuta a novembre. La critica al “neoliberismo progressista”, indirizzo che da tempo ha contagiato tutte le sinistre occidentali, merita di entrare nella cultura politica italiana se non altro per aiutarci a superare definitivamente le illusioni e gli abbagli delle “terze vie”.
Autore: Sahra Wagenknecht – Fazi Editore, Roma, pag.463, 2022, Euro 20






