Noi sappiamo che ogni fatto politico che accade è insieme prosecuzione ed inizio e anche se questo sembra la chiusura di un processo o un forte elemento di discontinuità sociale, politica o materiale, in realtà esso è il risultato di un poligono di forze che hanno agito e continuano ad agire sulla società
Esaminare in questa chiave di lettura il risultato elettorale dell’8 e 9 giugno 2025 nel referendum proposti dalla CGIL sul lavoro e nel referendum sulla cittadinanza, non ci esime da una valutazione critica della partecipazione e del legame che essa ha ormai nel rapporto tra votante e aspettative di cambiamento sociale.
Si poteva intitolare questa nota se 14 milioni di persone vi sembran poche, ma quei 14 milioni di persone sono esse stesse parte dello stesso Paese e punto di partenza per una riflessione che coinvolge non solo la partecipazione sulla democrazia diretta e quella delegata, ma la stessa nozione democrazia. E la partecipazione elettorale ci riguarda dal punto di vista politico e sociale perché è da essa che la democrazia è un patrimonio comune.
La democrazia è il grande contenitore in cui, a partire dalle libertà personali e collettive, diventano esigibili i diritti sociali di ciascuno, le tutele che sono parte integrante delle nostre vite (la sanità, le pensioni, la scuola, l’assistenza sociale, il lavoro, ecc.) e se questo contenitore non viene costantemente difeso, queste libertà e diritti vengono affievoliti e negati per fini di parte.
Quindi se guardiamo la partecipazione il risultato referendario è stato al tempo stesso positivo, perché il 30% degli aventi il diritto al voto ha pensato di poterlo usare per agire su questioni fondamentali della propria vita, e queste persone sono una base importantissima per avere una forza che crede nella democrazia e si esprime e lotta per mutare le storture sociali. Lo stesso risultato largamente favorevole ai quesiti testimonia che per questo elettorato, la questione lavoro, la sua qualità e adeguatezza ai bisogni di chi lavora è un grande problema per l’intero paese. Ma i numeri ci dicono anche, e questo è negativo, che una gran parte degli elettori non crede più nel proprio voto e hanno perduto fiducia nella politica come elemento di cambiamento delle vite oppure sono talmente favorevoli ad un progressivo svilirsi della democrazia che considerano il non voto come l’arma per dare ai pochi il governo dei molti.
Questo problema, che il referendum ha sollevato in maniera esplicita, riguarda la politica e la Sinistra il primo luogo, in quanto proprio in essa c’è il criterio fondante della partecipazione di popolo per capire la realtà, le sue strutture, e mutarla.
Quindi il referendum non è stato solo un fatto occasionale di espressione popolare ma il convergere di conseguenze negative di disattenzione, perdita di credibilità, contraddizioni create nel tempo, che richiamano la politica e le forze sociali nel dire da che parte esse si trovino nei confronti della partecipazione alla cosa pubblica da parte dei cittadini.
Sottointesa a questa consapevolezza, è la constatazione che la distanza tra i cittadini e il governo della cosa pubblica si è allargata e che essa può essere ridotta solo se chi fa politica o è forza sociale di rappresentanza, torna ad essere tra le persone, ascoltando i loro problemi, cercando di comprendere le dinamiche che agitano le paure e accentuano le distanze tra i gruppi sociali, proponendo soluzioni che vengono discusse dal basso e poi portate innanzi con coerenza.
Possiamo dire che chi ha scelto di votare l’8 e il 9 giugno ha stabilito con orgoglio un interesse e un punto di partenza che riguarda sia l’oggetto principale dei requisiti referendari, come pure la centralità della questione democratica all’interno del nostro Paese.
E possiamo affermare che Sinistra Futura con tutte le sue forze, ovunque presente, è stata a fianco e dentro il Comitati referendari, ha discusso del lavoro e dei suoi diritti con le persone, di cittadinanza con quanti ne hanno paura, della sicurezza nei posti di lavoro, della retribuzione e alla sua funzione, dei guasti alla libera contrattazione portati innanzi dalla destra e dal neoliberismo.
Noi rivendichiamo questa nostra presenza come l’espressione di un’azione che continua e che si pone a fianco della CGIL e del suo segretario Maurizio Landini in un’opera di cambiamento che mette assieme la battaglia sul lavoro e sulla sua centralità sociale con la questione del cambiamento della politica e dei soggetti che hanno il potere di cambiare la società.
Per il sindacato di strada
Se per la CGIL nel suo dibattito che continua, il tema è la costruzione del sindacato di strada, che riporta alle origini il significato sociale della rappresentanza, per tutte le associazioni, per i partiti e per Sinistra Futura, la riflessione sul risultato referendario porta a costruire reti di strada. Un nuovo legame a sinistra basato sulla risposta ai bisogni espressi e inespressi di cambiamento, che ascoltano, elaborano e si parlano tra loro, per affrontare ciò in larga parte della società non trova modo di esprimersi.
Parafrasando Gramsci potremmo dire che abbiamo bisogno di sedi di governo esercitato dal basso, dove le persone ragionano, sanno di contare e cambiano la realtà.
Questi segnali di insofferenza per una democrazia che si svuota nelle menti degli elettori, la politica li ha ricevuti e purtroppo anche a sinistra, la sinistra storica, li ha accettati e fatti propri.
Quale sarebbe altrimenti il significato delle leggi elettorali votate in coalizioni di governo di cui ha fatto parte importante il Partito Democratico, che hanno stabilito una sorta di delega non alla scelta elettorale, ma alle segreterie dei partiti nella costruzione dei parlamentari che poi sarebbero usciti dal voto.
Questo è stato un errore fondamentale della sinistra perché rafforzare il rapporto tra cittadino e democrazia è parte integrante dell’essere alternativa politica e sociale alla destra.
L’antipolitica che si è insinuata nella testa degli elettori era la manifestazione del rifiuto del palazzo da parte del popolo che si sentiva suddito e non cittadino.
È possibile partendo da 14 milioni di persone cominciare a parlare per strada, nei luoghi di lavoro, ovunque ancora esista comunicazione di ciò che è oggi il lavoro in Italia, del perché abbiamo il più basso incremento dei salari da oltre 20 anni, del perché lavorando ci si impoverisce e la precarietà è diventata parte integrante delle vite. È possibile chiedersi quali siano i motivi per cui una grande multinazionale della grande distribuzione organizzata decide di abbandonare il nostro Paese dicendo che i carrelli della spesa si svuotano e non c’è sufficiente retribuzione per mantenere i consumi, mentre il governo della destra non se ne accorge.
Il lavoro al centro dell’alternativa
Dobbiamo parlare del lavoro di adesso e di come renderlo dignitoso, tutelato, stabile e sicuro e di come esso sia parte di una società più coesa solidale ed aperta, ben sapendo che questo modello di lavoro è ulteriormente attaccato dall’evolvere della tecnologia, che toglie al lavoratore stesso la possibilità di evolvere le proprie competenze e mansioni e trasferisce nei rapporti di lavoro una competizione esasperata dove il singolo prevale ed elimina o declassa i concorrenti anche dal punto di vista economico.
Cambiare modello di relazioni sindacati e politiche per introdurre elementi sempre più forti di equità, dignità e sicurezza, comporta mettere mano al modello sociale economico e di sviluppo neoliberista che ha pervaso le nostre società. E questo significa che la Sinistra, la CGIL tornano a fare il lavoro per cui sono nate.
Sinistra Futura quando afferma di essere a fianco della CGIL e degli attori sociali e politici che vogliono mutare questo modello economico fa la scelta di campo netta di dire e di praticare l’eguaglianza, l’equità e la solidarietà tra le persone.
Una maggiore democrazia dal basso riguarda tutti gli attori politici, noi per primi, che attraverso l’ascolto e la discussione vogliamo cambiare la società e difendere la democrazia-
A questo servirà la rete dei soggetti sociali e politici di strada disposti a cambiare sé stessi per cambiare la realtà che li circonda ed avere una nuova società in cui le parole “lavoro, equità, libertà, solidarietà, diritti sociali” abbiano un significato concreto.
Se praticare la democrazia è dare senso al conflitto, ovvero far sì che esso emerga definendo con chiarezza quali sono le parti, cosa si difende, cosa si vuole ottenere, allora Sinistra Futura ha questa concezione della politica e della sinistra e ad essa e in essa costruisce la sua proposta di cambiamento e di risposta sociale.
Questo abbiamo imparato dal risultato referendario e assieme a 14 milioni di compagne e compagni rendiamo più forte e radicale il nostro lavoro e la nostra lotta.










