Dal mese di giugno si è avviata in Italia una campagna di mobilitazione organizzata da oltre 20 associazioni, movimenti ecologisti e studenteschi, per chiedere lo sblocco delle rinnovabili come garanzia di maggior “indipendenza” energetica, come seria alternativa al rischio di ritorno del nucleare (nostra sottolineatura) e lo stop ai sussidi alle fonti fossili. La mobilitazione è iniziata a Roma davanti al Ministero della Cultura con pannelli fotovoltaici e pale eoliche in segno di protesta nei confronti del Governo Meloni a cui si imputa la scelta di ritardare volutamente i tempi della transizione ecologica per mantenere il vecchio modello di sviluppo basato sulle fonti fossili e addirittura sull’estensione della nostra “dipendenza” dal gas e, aggiungiamo noi, su recenti accordi per la costruzione di nuove centrali nucleari a fissione. Il documento delle associazioni è un chiaro atto d’accusa e insieme una sollecitazione a fare davvero gli interessi nazionali di un’Italia che può essere “indipendente” almeno sul piano energetico solo se punta fortemente sulle energie da fonte rinnovabile le cui installazioni andrebbero ogni anno moltiplicate per otto volte rispetto al trend degli ultimi anni: “Il Governo Meloni metta al centro della strategia energetica nazionale le fonti rinnovabili, acceleri gli iter autorizzativi, aggiorni le linee guida per l’autorizzazione degli impianti e approvi il decreto sulle aree idonee. Obiettivo finale: raggiungere la copertura elettrica nazionale 100% da fonti pulite entro il 2035. Al ministro della cultura chiediamo di fissare regole chiare sulla semplificazione delle autorizzazioni per eolico, fotovoltaico, agrivoltaico , favorendo la partecipazione dei cittadini” Non c’è dubbio che la campagna “ Scatena le rinnovabili” sia urgente e necessaria e che nel rivolgersi anche diplomaticamente al governo Meloni sia opportuno privilegiare la lotta ai cambiamenti climatici come priorità assoluta ma, forse, alcuni temi come la guerra in Ucraina non dovevano essere lasciati sullo sfondo così come andava evitata l’eccessiva durezza verso i tanti Comitati territoriali di lotta che non possono essere considerati solo Nimby ed evitata l’eccessiva distanza da altre associazioni ambientaliste più radicali come Salviamo il Paesaggio e la Rete nazionale biogas, No biomasse, No biometano o da associazioni nobili come Italia Nostra strenuamente impegnata a difesa dell’integrità e conservazione dei centri storici. Il fatto è che anche le associazioni ambientaliste risentono in Italia della mancanza di una grande forza politica di cambiamento in grado di fare sintesi tra le varie correnti e sensibilità dell’ecologismo e, dunque, devono barcamenarsi tra riformismo e radicalismo, tra cultura di governo e di opposizione, tra collateralismi e alternative di sistema. Hanno certamente ragione le oltre 20 associazioni, movimenti ecologisti e studenteschi promotori di questa campagna quando indicano la necessità di rimuovere ostacoli normativi e ritardi burocratici per poter accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, delle comunità energetiche e la realizzazione di nuovi impianti. Quando denunciano che “a pesare prima di tutto è la lentezza degli iter autorizzativi e le lungaggini burocratiche di Regioni e Soprintendenze ai beni culturali, i due principali colli di bottiglia dei processi autorizzativi.” Ma a pesare di più, forse, è l’assenza di una reale volontà politica da parte dei governi, l’ultimo è quello di Giorgia Meloni, nell’affrontare con efficacia e determinazione la transizione energetica preferendo utilizzare la guerra in Ucraina come grande pretesto non solo per rallentarla, ma, anzi, per modificarne gli obiettivi. E’il caso del rischio, ormai prossimo, del ritorno del nucleare civile in Italia, malgrado i due referendum popolari del 1987 e del 2011. Grazie alla lobby nuclearista italiana e internazionale, grazie anche all’ex ministro Roberto Cingolani, da ottobre 2022 consigliere per l’energia del Governo Meloni e poi nominato AD e Direttore di “Leonardo” ex Finmeccanica, la prospettiva di costruire nuove centrali nucleari in Italia, ancora a fissione e ancora di terza generazione, si fa più ravvicinata. Magari centrali nucleari di piccola taglia perché più facile farle accettare alle popolazioni. Ne fanno fede le dichiarazioni dei dirigenti di Ansaldo Nucleare che prevedono mini centrali nucleari da 100 o 200 MW pronte entro tre anni. Ne fa fede la “Lettera di Intenti” per il rilancio del nucleare come fonte di energia elettrica sottoscritta nel marzo del 2023 da Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare insieme alla francese EDF e alla Edison, sua controllata in Italia. L’atto più recente rende ufficiale e pubblico questo orientamento: il ministro Pichetto Fratin ha annunciato dal Forum Ambrosetti la convocazione di imprese e Istituzioni per la prima riunione della “Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile”. Come sia sostenibile un impianto nucleare che in tutto il mondo è ancora fermo alla terza generazione e cioè a fissione e non a fusione, lo sanno solo i nostalgici propagandisti di una energia cara, fuori mercato, pericolosa, centralizzata e militarizzata. Come sia sostenibile una fonte di energia come il nucleare quando il decommissioning cioè lo smantellamento delle vecchie 4 centrali nucleari in Italia è ancora in corso e sta raggiungendo i 9 miliardi di euro, tutti a carico dei cittadini contribuenti, è solo spiegabile con la irresponsabilità di chi ci governa e il suo piegarsi alla lobby nuclearista. Lobby che ben si guarda dal preoccuparsi di dove mettere in sicurezza le scorie nucleari di bassa e media radioattività e quelle ad alta radioattività che necessitano le une di un “deposito permanente” e le altre almeno di un “deposito temporaneo” che finora nessuna regione italiana vuole accogliere. Per questo sarebbe opportuno che le oltre 20 associazioni, movimenti ecologisti e studenteschi motivassero la scelta delle energie rinnovabili non solo come strada principale per abbattere la Co2 e i gas climalteranti, ma anche come secca alternativa al nucleare e ai suoi interessi che, non dimentichiamolo, sono legati all’apparato militare-industriale: il cosiddetto “dual use”, come ben sanno in Europa Francia e Regno Unito, cioè il riutilizzo del materiale fissile riprocessato per costruire ordigni nucleari. Auspichiamo dunque che i promotori della campagna “Scateniamo le Rinnovabili” e cioè Legambiente, WWF, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Fridays For Future, Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna, RETE NO RIGASS NO GNL, Campagna Nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile! Laudato Sì’, Alleanza per il clima, la cura della Terra, la giustizia sociale, Cittadini per l’Italia Rinnovabile, Ecolobby, Benkadi, WILPF, SiFerNoNuke, UDS, REDS, UDU, Link, Energia per l’Italia, Ecoistituto del Ticino, Abbasso La guerra OdV Punto Pace di Pax Christi di Tradate, sappiano allargare il fronte che punta ad una rivoluzione energetica sostenibile, giusta e democratica inserendo con forza l’obiettivo strategico di un Italia decarbonizzata e libera dal Nucleare.
Scatena le rinnovabili, ripudia il nucleare !
di Michele Arisi










Premesso che condivido pienamente quanto riferito perché unisce informazione ad argomentazioni, è necessario per i centri storici pensare ad un fotovoltaico atto a non offendere i tetti, ma a emulare le coperture originarie. Si tratta di una progettazione che non è affatto impossibile. Poi le coperture dei supermercati e dalle strutture di edifici dismessi possono essere utilizzate per il fotovoltaico . Solo per fare un esempio a Cremona le coperture della tamil. Da ultimo mi chiedo se gli studi sui sistemi adiabatici continuino o siano stati accantonati. Ancora un grazie per il puntualissimo articolo.