Rapporto sullo Stato dell’Industria Nucleare Mondiale 2025 (WNISR 2025)
Mentre il governo Meloni ottiene il via libera dalla Camera dei Deputati al proprio Disegno di legge delega per il ritorno del nucleare in Italia – il provvedimento ora passa al Senato – i dati di aprile 2026 dimostrano che le fonti rinnovabili hanno coperto il 61,4% della produzione di energia elettrica contro il 55,9% dell’anno precedente senza alcuna nuova politica di incentivazione, rendendo evidente che le fonti rinnovabili sono in grado, senza il nucleare, di rispondere nel giro di pochi anni al fabbisogno energetico dell’Italia rendendoci così davvero indipendenti.
Anche i costi eccessivi e i tempi troppo lunghi della loro eventuale messa in funzione, sconsiglierebbero di ricorrere al cosiddetto “nuovo” nucleare degli Small Modular Reactors, non solo perché quelli di quarta generazione potrebbero essere sul mercato fra una decina di anni e a costi proibitivi, ma anche perché anche loro producono scorie radioattive e l’Italia non si è dotata e il governo Meloni non intende dotare il Paese di un Deposito nazionale delle scorie radioattive di bassa, media, alta radioattività prima del 2039. Lo sostiene non solo il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi ma anche un economista del calibro di Lorenzo Bini Smaghi della BCE, non un pericoloso ambientalista, in una recente intervista: «Il green deal è stato rimesso in discussione perché troppo costoso per i cittadini. Oggi ci si accorge che dipendere troppo dal fossile è ancora più costoso. È sperabile che settori della società che hanno sponsorizzato la linea del Governo sul nucleare come Confindustria comprendano che è una linea insostenibile». Quella di Bini Smaghi è una valutazione che sconfessa l’attacco della destra al green deal da cui sono derivati passi indietro importanti. Prima ancora di una valutazione sulla utilità e sui rischi del nucleare da fissione per produrre energia elettrica, la sua re-introduzione aggiungerebbe un altro tassello alla dipendenza dall’estero dell’Italia che semplicemente aggraverebbe l’attuale dipendenza dall’estero per il petrolio e il gas.
Come ha scritto Alfiero Grandi dell’associazione nazionale “Sì Rinnovabili, No Nucleare” oggi ci si rende sempre più conto che “la scelta di fondo sulle energie da fonti rinnovabili è indispensabile per contrastare il cambiamento climatico (che solo l’insostenibile posizione negazionista di Trump può ritenere non obbligata) e ancora di più è conveniente per i costi inferiori e perché renderebbe il nostro paese sempre meno dipendente dalle crisi internazionali. Una scelta di fondo sulle rinnovabili potrebbe consentirci di puntare al 100% sulla elettrificazione di consumi oggi ancora dipendenti da petrolio e gas.”
L’insistenza con cui il governo del centrodestra persegue il ritorno del nucleare civile in Italia ha poche spiegazioni razionali, addirittura nessuna a meno di ritenere opportuna una concentrazione di potere della produzione di energia elettrica in poche mani e ritenere ragionevole concorrere al “dual use” europeo, dotarsi cioè di un arsenale nucleare militare condiviso da Italia e magari Germania, visto il forsennato ricorso al riarmo nazionalista tedesco.
In questo articolo ci concentriamo sui Reattori Modulari di Piccola Taglia e sulla valutazione che ne danno prestigiosi studi internazionali, più credibili proprio perché non legati a interessi di parte.
REATTORI MODULARI DI PICCOLA TAGLIA (SMR)
Continuiamo con la analisi del report WNISR2025 (World Nuclear Industry Status Report 2025), pubblicato a settembre 2025.
Il governo italiano ha avviato ufficialmente un processo legislativo per reintrodurre l’energia nucleare giustificandone l’adozione con il fine di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 e mantenendo volutamente una ambiguità grave: far credere di puntare alle centrali nucleari di quarta generazione ma poi imporre ai territori ancora quelle di terza generazione, sempre a fissione, sempre a uranio come materiale fissile, sempre bisognose di molta acqua per il loro raffreddamento.
Il nuovo piano si concentra su SMR (Small Modular Reactor) di terza generazione e sugli AMR (Advanced Modular Reactor) di quarta generazione che dovrebbero essere installati in modo diffuso sul territorio per arrivare a coprire già nel 2030 un 10/11% del fabbisogno totale di energia elettrica, con l’obiettivo di raggiungere una quota compresa fra 11% e 22 % nel 2050.
Il governo italiano prevede la costruzione di 15-20 reattori modulari (tra SMR e AMR) entro il 2050 per fornire 8 GW di energia elettrica, ma potrebbero raddoppiare per raggiungere i 16 GW.
Sui tempi di realizzazione del piano è interessante riportare quanto afferma il primo “Nuclear Energy Innovation Outlook 2025”, realizzato dal gruppo Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano che prevede nel migliore dei casi, secondo me ottimisticamente, il primo reattore attivo nel 2035, la produzione di soli 2 GW nel 2040, per raggiungere un contributo rilevante solo nel 2050. Fuori tempo massimo per aiutare concretamente la decarbonizzazione e contribuire seriamente all’indipendenza energetica necessaria al nostro paese.
La domanda che si pone è: gli SMR sono la risposta corretta al bisogno di energia elettrica del nostro paese?
Il Report WNISR 2025 dedica un intero capitolo agli SMR.
Il capitolo traccia un quadro completo dello stato di avanzamento dei progetti in vari paesi del mondo: Argentina, Canada, Cina, Francia, India, Russia, Corea del Sud, Regno Unito, USA. Non viene riportato lo stato in Italia non essendoci attualmente una industria nucleare e un prototipo realizzato o in via di realizzazione di SMR.
Per capire perché si sta tornando a parlare di energia nucleare ed in particolare di SMR è utile fare il punto sullo stato della produzione di energia elettrica.
WINSR fa un quadro di come si inserisce l’energia nucleare nell’attuale quadro energetico mondiale. Quello che ne risulta è che l’energia nucleare dagli anni 90 ad oggi ha perso progressivamente quote di produzione rispetto alle altre fonti.
Dal 1996 al 2024 la quota mondiale di energia prodotta con il nucleare è passata dal 17,5% al 9% (figura 02).
Nello stesso periodo la quota di energia prodotta con fonti rinnovabili è aumentata esponenzialmente passando dal 18% (dovuto soprattutto all’idroelettrico e con un contributo di eolico e solare marginale, circa lo 0.2%) al 30%, con un contributo di eolico più solare del 15%.
Figura 2
Questo si è verificato a causa della stagnazione del tasso di costruzione di nuove centrali nucleari che non ha coperto la contemporanea dismissione di impianti. La conseguenza è che il numero di centrali nucleari in funzione dagli anni 90 ad oggi non è praticamente variato, passando dal picco storico di 438 reattori oprativi nel 1996 a 415 nel 2024 (il dato ad inizio 2026 è di 404 reattori operativi, quindi in ulteriore calo).
Nel precedente articolo avevamo evidenziato come anche a livello di investimenti in ambito nucleare è praticamente stabile dagli anni e oggi si posiziona intorno ad un 5% degli investimenti in rinnovabili, approssimativamente 35 mld di US$ contro 700 mld.
Questo avviene perché l’energia nucleare è molto costosa ed è costoso costruire reattori nucleari. Il costo è soprattutto dovuto al fatto che generare energia con centrali nucleari a fissione è un processo complesso e pericoloso e questo fa aumentare moltissimo i costi per la sicurezza. Questi costi poi aumentano nel tempo man mano che si trovano nuove possibili vulnerabilità nel processo di produzione. Infatti, i costi della energia col nucleare sono aumentati negli anni, quelli di solare ed eolico sono calati ed oggi sono molto inferiori a quelli del nucleare (figura 3).
Figura 3
E’ evidente quindi che non è economicamente conveniente utilizzare il nucleare per produrre energia elettrica e contrastare il cambiamento climatico e questo ha scoraggiato gli investitori pubblici e privati.
Per uscire da questa impasse le industria del nucleare, gli investitori e i politici che li supportano puntano su SMR e AMR, piccoli reattori nucleari di terza e quarta generazione che, stando a quanto dicono, dovrebbero risolvere il problema dei costi e rendere il nucleare economico e sicuro.
Ad oggi non ci sono però evidenze certe che questo possa succedere. Storicamente la tecnologia nucleare è andata aumentando di costi, contrariamente a quanto succede a quasi tutte le altre tecnologie e nemmeno le economie di scala ottenute aumentando la capacità produttiva delle centrali ha portato al loro calo.
Per gli SMR si ipotizza che costruendone in grande numero si avranno sicuramente dei risparmi grazie alle economie di scala, ma questo è in contrasto con alcuni dati di fatto.
Costruire tante piccole centrali richiede che ognuna di queste abbia gli stessi requisiti di sicurezza di una grande centrale, a meno che non si vogliano abbassare questi requisiti a scapito della sicurezza, richiede sicuramente una quantità superiore di combustibile radioattivo e di conseguenza genereranno una quota maggiore di rifiuti rispetto alle grandi centrali nucleari e anche i rifiuti generano costi e problemi, visto che già non sappiamo dove stoccare quelli prodotti dalle centrali in dismissione.
Un ulteriore problema è che il processo di industrializzazione porta con sé la possibilità che un problema di sicurezza possa essere diffuso su un gran numero di reattori con le conseguenze che si possono immaginare.
Parlando di sicurezza bisogna anche rilevare che disseminare per il territorio di un centinaio di piccole centrali nucleari, come prevede il nostro governo, comporta un problema di difesa delle stesse da atti terroristici e/o attacchi militari, è sicuramente più difficile e costoso controllare tante piccole postazioni altamente critiche che un numero limitato delle stesse.
In pratica ricorrere ai piccoli reattori modulari genera diseconomie di scala piuttosto che economie.
Ci sono poi da considerare gli utilizzi militari che sono strettamente legati alla produzione di energia nucleare. Anche un piccolo reattore può produrre materiale fissile in quantità sufficiente per realizzare armi nucleari. Chi può garantire con assoluta certezza che questo non avverrà?
Torniamo ora al rapporto WINSR 2025 e al capitolo dedicato agli SMR.
Il rapporto afferma che, mentre la evidenza degli alti costi e dei lunghi tempi di realizzazione degli SMR diventano sempre più chiari, si moltiplicano gli annunci di nuovi progetti con tempi di realizzazione previsti per gli anni ‘30 del secolo. Politici, investitori, industri e media continuano a affermare che gli SMR sono indispensabili sia per decarbonizzare l’energia, sia per soddisfare la crescente richiesta di energia elettrica dei data center e della IA (Intelligenza artificiale). In particolare, si nota il continuo sostegno finanziario di governi, investitori e industria nucleare in SMR, con il capitale privato che riveste un ruolo sempre più importante nel finanziare gli SMR.
Se si analizza però la situazione degli SMR in vari paesi, si evidenzia una realtà lontana dalla rappresentazione che ne viene data. Il progetto CAREM in Argentina, sviluppato a partire degli anni ’80, è stato definitivamente abbandonato nel 2024 essendo considerato non commercialmente valido. La Cina, che sembra essere il paese più avanti nella realizzazione di SMR commerciali di quarta generazione, non fornisce una valutazione sulla reddittività commerciale della tecnologia utilizzata.
Anche la Francia sembra ancora lontana dalla realizzazione del prototipo Nuward ad acqua pressurizzata da 400 MWe.
Per quanto relativo alla situazione degli USA il report scrive:
“La copertura mediatica degli SMR negli Stati Uniti si è concentrata principalmente sul loro potenziale utilizzo per alimentare i data center utilizzati per i calcoli relativi all’Intelligenza Artificiale (IA). Ciò è stato alimentato da annunci di investimento e partnership da parte di aziende cloud, in particolare Amazon, Google, Microsoft e Meta. Tuttavia, i livelli di investimento annunciati sono esigui e del tutto inadeguati rispetto a quanto necessario per costruire un reattore nucleare”.
Nonostante il grande clamore mediatico, “i Piccoli Reattori Modulari non stanno rispettando le aspettative che hanno generato”.
Basandoci sulle stime dei costi degli SMR prodotti non rispettano le aspettative e sono molto più alti rispetto alle altre fonti di produzione.
Una stima di quanto costi produrre energia elettrica con il nucleare da fissione è stata effettuata dalla Organizzazione per la Ricerca Scientifica e Industriale del Commonwealth (CSIRO) australiana nel documento “Draft GenCost 2025-26 Report” prodotto in partnership con AEMO (Australian Energy Market Operator).
La stima del Costo Livellato dell’Energia (LCOE) nel 2030 è di 328-619 AUD per MWh se prodotta con SMR, dl AUD 35-63 AUD per/MWh con il fotovoltaico solare e di 64-107 AUD per MWh con l’eolica onshore.
Anche includendo i costi di integrazione per tenere conto della variabilità di eolico e solare, che dipendono dalle condizioni metereologiche e dalla fascia oraria di produzione (per il fotovoltaico), la stima del costo nel 230 per queste due fonti varia fra i 90 e 113 AUD per MWh ben al di sotto della stima del costo della produzione con SMR con queste fonti (figura 4)
Figura 4
Per chiudere riportiamo per intero le conclusioni del capitolo del report dedicato agli SMR:
“I sostenitori degli SMR guardano spesso alla produzione in fabbrica per rendere i reattori più economici nei loro modelli. Ad esempio, l’IAEA afferma che gli SMR “mostrano la prospettiva di una significativa riduzione dei costi attraverso la modularizzazione e la costruzione in fabbrica, che dovrebbe migliorare ulteriormente i tempi di costruzione e ridurre i costi.” Allo stesso modo, un funzionario di NuScale ha dichiarato a una conferenza sugli SMR nel 2016 che la visione dell’azienda era “vedere i moduli di potenza NuScale uscire dalle linee di produzione nelle fabbriche britanniche e generare energia per le case britanniche negli anni ’20.”
In realtà, le linee di produzione saranno probabilmente molto più lente di quanto si possa descrivere come “sfornate in serie”. Quando Holtec ha annunciato nel maggio 2025 di aver selezionato un sito per la sua fabbrica nel Regno Unito, il comunicato stampa ha rivelato che la fabbrica proposta produrrebbe “2 unità SMR all’anno”, che suona molto più come una produzione lenta che rapida. A questo lento ritmo di produzione, è improbabile che si registrino significativi risparmi sui costi, poiché le riduzioni dei costi attraverso l’apprendimento dipendono in larga misura dal numero di unità prodotte.”
Fonti
MB Ramana, professore e titolare della cattedra Simon in disarmo, sicurezza globale e umana presso la School of Public Policy and Global Affairs della University of British Columbia. https://www.youtube.com/watch?v=G2J6i8CnTyM
WNISR2025 (World Nuclear Industry Status Report 2025), Capitolo SMALL MODULAR REACTORS (SMRS) – pag. 338/357 https://www.worldnuclearreport.org/World-Nuclear-Industry-Status-Report-2025
Draft GenCost 2025-26 Report https://www.aemo.com.au/-/media/files/stakeholder_consultation/consultations/nem-consultations/2025/draft-2026-fau/csiro-gencost-2025-26-consultation-draft-report.pdf?rev=0d9be21b4a364929bb875d486665cc87&sc_lang=en










