Anniversario a bassa intensità quello del 24 febbraio 2026, a quattro anni esatti dall’invasione russa dell’Ucraina, anche perché si sono ripetute stancamente da una parte e dall’altra le stesse posizioni di mesi fa: Zelensky vuole porre fine ai combattimenti ma solo lungo le attuali linee del fronte e pretende reali garanzie di sicurezza per il proprio Stato nella situazione futura. Putin chiede all’Ucraina di abbandonare la parte del Donbas che ancora controlla con il proprio esercito.

In realtà non poco è mutato a livello geopolitico e diplomatico con l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump e le aperture che ha riservato al regime di Putin: l’entrata dell’Ucraina nella Nato è accantonata se non scartata del tutto. Per diverse ragioni: la prima è che la stessa Nato vede mutare la propria natura e i propri equilibri interni politici e non solo militari, la seconda è che l’Unione Europea sta sostituendo gli Stati Uniti come principale sostegno economico e militare di Kyiv.

Piuttosto la nota dolente è che mentre gli Stati Uniti hanno mutato il proprio posizionamento sul conflitto e hanno aperto varchi, non solo spiragli, alle prospettive del negoziato per terminare la guerra, questo non è avvenuto per quanto riguarda l’Unione Europea e i principali Governi dell’Unione Europea. In quattro anni, nulla di nulla è stato fatto per quanto riguarda uno straccio di iniziativa e per contribuire ad una soluzione politica e non militare del conflitto.

Possiamo anche definire abiette le motivazioni di Trump, ciniche le finalità affaristiche che lo muovono, strumentale il tentativo di staccare la Russia dall’alleanza con la Cina, megalomani i suoi proclami nei confronti della Groenlandia, illegittima l’operazione di sequestro di Maduro in Venezuela, criminali i bombardamenti sull’Iran e soprattutto criminale la sua complicità con il Governo israeliano di Netanyahu e il genocidio in atto nei confronti del popolo palestinese.

Ma i Governi europei dove erano e dove sono? Ma l’Unione Europea dov’era e dov’è? E soprattutto le forze progressiste e di sinistra cosa pensano, cosa dicono e cosa fanno?

Non basta accontentarsi di sentirsi moralmente e culturalmente più decenti quando l’unica scelta adottata per la propria autonomia strategica è quella militare del triplo riarmo: sia nazionale come quello della Germania, sia comunitario come Rearm Europe, sia nella Nato fino al 5% del Pil ; quando, adottando il doppio standard, tutto si è permesso al Governo israeliano e nulla si è fatto per fermare il genocidio e sostenere l’autodeterminazione del popolo palestinese.

Totalmente condivisibile la recente denuncia del cardinal Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme: “A Israele è permesso quel che viene negato alla Russia”.   Naturalmente questo comporta non solo un serio aiuto umanitario al popolo palestinese che soffre e che continua a morire, ma il coraggio politico di fermare Israele nel suo progetto di annessione dei territori che non gli appartengono e di espulsione dei palestinesi da quei territori.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, quattro anni di conflitto sono molti, sono troppi, significano una cosa sola: che tutti stanno perdendo, che la guerra è stupida e criminale, che chi viene sacrificata più di ogni altro è la popolazione civile, mentre i capi politici dell’Ucraina e il regime di Putin in Russia ragionano in base all’unico criterio del mantenimento del loro potere.

Una guerra sporca e sempre più disumana anche in prima linea, dominata com’è da un processo di “dronizzazione selvaggia” da entrambe le parti, privo di regole e controlli. “Cielo sporco” è il modo in cui i soldati ucraini chiamano l’affollamento dei droni volanti sul campo di battaglia ed è anche la spiegazione per cui fango e droni bloccano conquiste territoriali significative. Nei primi due anni di guerra i laboratori industriali e artigianali ucraini hanno sfornato milioni di droni killer di varie dimensioni e tipologie ed erano in vantaggio tecnologico rispetto ai russi. Poi l’apparato industriale-militare russo ha investito massicciamente nel settore riportandosi in vantaggio. Si veda il libro di Gianluca Di Feo “Il cielo sporco” per capire come i droni hanno già rivoluzionato l’arte della guerra.

Sia il Governo Ucraino che Mosca tengono segreti il numero dei loro morti perché sono tanti e perché non devono disturbare i loro rispettivi disegni che sono opposti, ma su un punto convergono: le vite sacrificate sono un prezzo da pagare ma non valgono quanto i territori da conquistare o da difendere, quanto l’orgoglio nazionale da sbandierare e la meta della vittoria militare da perseguire a ogni costo.

Secondo il Center for Strategic and International Studies dal 2022 le forze russe avrebbero subito circa un milione e duecentomila perdite tra morti e feriti. In Ucraina le perdite sarebbero circa la metà cioè 600 mila, dato confermato da valutazioni militari che calcolano il numero di perdite in vite umane tra Russia e Ucraina attorno al rapporto 2 a 1: due vittime russe per una vittima ucraina.

Center for Strategic and International Studies

Putin da autocrate qual’ è riesce meglio a nascondere l’impatto sociale e psicologico delle migliaia di giovani militari mandati a morire in Donbas anche perché in gran parte appartenenti a famiglie povere e provenienti dalle sterminate periferie della Madre Russia. Un ulteriore brutto capitolo è l’utilizzo forzato di militari della Corea del Nord, con almeno 5.000 morti, e le reclute assoldate in Africa con false promesse.

Non certo migliore è la situazione dell’Ucraina dove l’impatto della guerra è diretto non solo al fronte ma su gran parte della società civile alle prese con bombardamenti, infrastrutture distrutte, energia intermittente, economia sostenuta attualmente da prestiti europei dato il vistoso disimpegno nel 2025 degli Stati Uniti. Grave la carenza di giovani disposti a sostituire i veterani al fronte: molti hanno trovato riparo all’estero, molti si nascondono coperti dai loro famigliari, alcuni casi rivelano che si pagano mazzette per non essere arruolati forzatamente.

Questo non toglie che, malgrado la stanchezza, il 60% degli ucraini rimasti in Ucraina continui a sostenere le ragioni della propria resistenza a Putin, sempre più critici però verso il presidente Zelensky e verso il suo entourage accusato di corruzione. Un vero scandalo è stato quello di Timur Mindich, imprenditore ucraino-israeliano produttore degli show di Zelensky quando era attore, regista di un sistema di tangenti legato ai contratti energetici, ora latitante in Israele, grazie ad una fuga di notizie.

Timur Mindich

Le Autorità anticorruzione in Ucraina hanno funzionato sostenute dal grosso dell’opinione pubblica che ha bloccato il tentativo di Zelensky di imbavagliarle. Questo elemento positivo non può far dimenticare le sofferenze di una società militarizzata, dove sono sospesi i diritti politici di parte dell’opposizione, dove il revanscismo nazionalista rafforzato dalla situazione di guerra chiederà più spazio e più potere nel tempo della ricostruzione.

L’Unione Europea non ha saputo o non ha voluto capire i guasti umani e civili che produce un periodo di guerra prolungato sulla popolazione. Bastava questa consapevolezza per assumere seriamente gli impegni di Minsk 1 e Minsk 2 e concedere intelligentemente alle due Province secessioniste del Donbas nel 2014 forme di autogoverno.

Invece si è scelto, perché è stata una scelta precisa, di non risolvere diplomaticamente la questione del Donbas e utilizzarla invece per riarmarsi, rilanciare la Nato, trasformare la Russia nel nemico perfetto.

Putin dal canto suo è entrato in questo scenario amico-nemico con qualche ragione ma con calcoli sbagliati e un torto di fondo. L’espansionismo della Nato a est in chiave antirussa è un dato di fatto, come lo spostamento degli equilibri politici interni all’Ucraina pilotati da EuroMaidan. Il calcolo sbagliato è la sottovalutazione dell’identità specifica dell’Ucraina che non è crollata di fronte all’invasione russa, ma anzi ha reagito e resistito. Il torto di fondo è che se vuoi davvero contribuire ad un nuovo ordine mondiale multipolare non puoi calpestare il Diritto internazionale perché ottieni esattamente il contrario: il rilancio dell’unilateralismo statunitense con rinnovate ambizioni egemoniche.

Concludendo: sbaglia Putin, sbaglia Zelensky, sbaglia Trump, sbaglia l’Unione Europea perché non ascoltano il diritto dei popoli alla pace ma perseguono i loro miserevoli disegni di potere e di potenza. La ragione lungimirante, l’umanità, la via della pace disarmata e disarmante stanno da un’altra parte.

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