Nel numero precedente di Restart non siamo riusciti a inserire il diario da Gaza. In quello precedente abbiamo raccontato il periodo tra il 10 luglio e il 12 settembre, quando era già iniziata l’operazione di terra sulla città di Gaza City, colpita da bombardamenti devastanti che in pochi giorni hanno sbriciolato numerosi grattacieli e edifici residenziali, anche nei quartieri più occidentali che erano rimasti relativamente meno esposti agli attacchi nei mesi precedenti. In questo numero ci spingiamo fino al 15 febbraio, a circa quattro mesi dall’avvio del fragile cessate il fuoco iniziato il 10 ottobre, già più volte violato da parte di Israele e durante il quale sono state uccise oltre 400 persone a causa dei bombardamenti. Ad oggi la gran parte degli aiuti umanitari diretti alla Striscia rimane bloccata fuori dai valichi, con l’entrata delle merci che avviene primariamente attraverso i canali commerciali autorizzati, fattore che rende i prezzi di alcuni generi alimentari e di prima necessità ancora molto alti e la merce insufficiente a soddisfare gli enormi bisogni. In questo contesto, il nostro staff nella Striscia continua a fare la differenza nella vita quotidiana di migliaia di bambini e famiglie. Il nostro coordinatore locale Mohammed dal Cairo è in contatto costante e coordina il nostro staff nella Striscia – oltre 40 persone tra insegnanti, educatori, assistenti sociali, psicologhe e psicologi, logisti, volontari – che gestiscono 6 scuole primarie e 4 scuole per l’infanzia, nelle aree di Deir Al Balah, Khan Younis e Gaza City e organizzano distribuzioni di cibo e altri generi di prima necessità. E’ attraverso le parole delle nostre persone a Gaza, che continuiamo a raccontarvi il genocidio e cosa è diventata la Striscia di Gaza.
25 settembre
“Oggi ho ricevuto una chiamata dall’Ambasciata italiana che mi parlava della possibilità di evacuazione per me. Ma solo per me.” Dice così il messaggio di uno dei nostri psicologi a Gaza, seguono due emoticon, un cuore spezzato e una faccina con gli occhi pieni di lacrime. Grazie all’invito dell’Università Bicocca di Milano e alla nostra lettera di facilitazione, incredibilmente è tra i pochi che potranno evacuare nei prossimi giorni. Fatichiamo a immaginare l’enormità della decisione che dovrà prendere da qui a pochi giorni: credere nella possibilità di ricostruire per sé e la famiglia una vita a Milano – ma senza alcuna certezza che la famiglia potrà raggiungerlo – oppure lasciarla andare.
28 settembre
In queste ore sempre più buie e terribili, gli scatti fatti dal nostro instancabile team a Gaza sono uno squarcio di luce. Bambine e bambini partecipano a diverse attività ricreative, ludiche e sportive: li vediamo ridere, correre, giocare nelle nostre scuole di emergenza, luoghi strappati alle macerie e allestiti a volte in una tenda, a volte in aule ricavate in edifici ancora in piedi, resi incredibilmente belli e vivaci dai disegni, dalle decorazioni, dai volti attenti e pieni di energia e cura dei nostri insegnanti, psicologi e assistenti sociali. Proviamo una profonda riconoscenza e stima di fronte alla forza, all’impegno costante e all’umanità delle nostre persone a Gaza.
29 settembre
“Sono in Giordania, sto attraversando il ponte. È stato un viaggio molto lungo e difficile. Con molti rischi”. Mohammed ha preso la sua decisione e ce l’ha fatta a uscire dalla Striscia, siamo increduli e felici, nonostante la preoccupazione per quello che sarà. Non vediamo l’ora di abbracciarlo.
1 ottobre
“Siamo a Roma, tra 30 minuti partiremo per Milano” scrive Mohammed. Sta davvero arrivando. “Barbara verrà a prenderti all’aeroporto” gli scrivo. “E ci vedremo molto presto nei prossimi giorni”.
3 ottobre
L’incontro con Mohammed avviene in un momento incredibile, mentre l’Italia è in sciopero generale per la Palestina. A Milano il corteo è imponente, con lui ci incontriamo e ci abbracciamo per la prima volta dal settembre 2023 proprio in mezzo a questo mare di persone. Come se oltre a noi, a me, ad abbracciarlo ci fosse una città e l’Italia intera. Difficile descrivere l’emozione, le lacrime scendono calde e accarezzano le ferite. Oggi è un giorno di speranza per tutti, per Mohammed in particolare, anche se sappiamo che il suo cuore porta un peso enorme.
Sono giorni di piazze
e strade che non smettono di riempirsi di persone, di sguardi e sorrisi che si riconoscono parte della stessa famiglia umana. Un momento storico che restituisce speranza e fa luce nel buio di questo tempo Siamo finalmente un fiume in piena, nutrito da valori che vediamo pericolosamente a rischio e che vogliamo proteggere, non accettiamo che gli interessi economici che alimentano l’occupazione illegale della Palestina e il genocidio guidino le scelte dei governi, non vogliamo essere complici e pretendiamo che non lo siano i nostri governi. Chiediamo libertà e giustizia per la Palestina e il suo popolo, chiediamo rispetto della giustizia internazionale, vogliamo un mondo in cui i diritti umani, la giustizia e la pace siano garantiti per tutti e tutte. Cerchiamo di non perdere questa energia che ci muove. Lasciamo che il fiume cresca, inondi la terra e la renda terreno fertile su cui far fiorire il mondo che vorremmo.
9 ottobre
Sembra che domani inizierà il cessate il fuoco, ne parliamo con il nostro Mohammed che sta al Cairo e segue quotidianamente i nostri progetti nella Striscia. “Grazie a Dio, speriamo che sia reale e duraturo, lo sperano tutti”.
Da Jaber, il direttore della gelateria Sociale che avevamo sognato e realizzato a Gaza, arriva un messaggio terribile, che in parte ci aspettavamo. “Mi dispiace comunicarvi che il nostro gelataio Mohammed è venuto a mancare ieri. Era in coma profondo e incosciente dal 22 luglio. I medici hanno fatto tutto il possibile. Stava aspettando di essere trasferito all’estero, ma i valichi sono chiusi. È una grande perdita per tutti coloro che lo conoscevano. Possa la sua anima riposare in pace… vi chiediam
o le vostre preghiere. Questa sera, nonostante il cessate il fuoco, una casa dei nostri parenti a Bureij è stata bombardata, causando la morte di 4 persone, donne e bambini, e 11 feriti. Il cessate il fuoco è molto fragile. Finché Netanyahu sarà al suo posto e il suo governo fanatico e estremista al potere, non ci si può aspettare nulla di buono. Seguiamo con ammirazione il movimento di solidarietà in Italia, Spagna, Francia, Regno Unito e in tutto il mondo… l’esempio del Sudafrica continua a essere fonte di ispirazione… speriamo che diventi ancora più forte e influente. Un saluto ai lavoratori e agli attivisti.”
21 ottobre
Fatima condivide altre immagini delle attività in corso nelle nostre scuole e con le madri. Ne è orgogliosa, ma dalle sue parole trapela la fatica e tutte le enormi difficoltà che ancora la popolazione sta affrontando. “Grazie a Dio sto bene. Ma siamo ancora sotto forte stress. Domenica ci siamo sentiti davvero male, soprattutto quando hanno parlato di chiudere i valichi per le merci e gli aiuti. Ho pensato: cosa?! Non abbiamo abbastanza cibo, i prezzi sono ancora molto alti. Dovevi vedere le facce delle persone nei mercati… si riesce a comprare pochissimo con questi prezzi. Ed è stato ancora peggio quando hanno bombardato. E molte persone sono state uccise”.
4 novembre
“Purtroppo il cessate il fuoco è una grande bugia. Abbiamo perso due dei nostri studenti a Khan Younis insieme alle loro famiglie. E molti studenti hanno perso il padre o altri membri della famiglia in queste settimane”. Mandiamo a Fatima, che ci scrive queste parole, il nostro abbraccio. Ai familiari dei bambini uccisi le nostre condoglianze. Quanta ingiustizia e quanta vicinanza tra la vita e la morte.
13 novembre
A volte l’impossibile diventa possibile. Siamo riusciti a distribuire nuovi pacchi alimentari a 132 famiglie sfollate a Gaza City e Deir Al Balah. Ogni pacco conteneva farina, lievito, olio vegetale, riso, pomodoro e carne in scatola, tahina e zucchero, acquistati da fornitori locali che con enormi difficoltà riescono ancora a rifornire i propri magazzini tramite i rari camion commerciali autorizzati al trasporto di merci verso la Striscia di Gaza. I prezzi sono altissimi, per questo nella composizione dei pacchi si è cercato un bilanciamento tra esigenze nutrizionali e costo, così da raggiungere il maggior numero possibile di famiglie sfollate. Anche questa volta, il nostro staff nella Striscia è riuscito a gestire in mezzo a enormi difficoltà le operazioni di distribuzione, sempre con grande attenzione per le famiglie raggiunte.
7 gennaio
Oggi Fatima ci manda delle fotografie che sembrano arrivare da un altro tempo. Lei e i colleghi e le colleghe che animano le nostre scuole di emergenza, 6 primarie e 4 per l’infanzia a Gaza City, Deir Al Balah e Khan Younis, raggiungendo oltre 1500 bambini e bambine e le loro famiglie, si sono ritrovati per una giornata insieme in riva al mare. 40 professionisti meravigliosi che come il resto della popolazione di Gaza hanno subito perdite enormi, eppure ci stupiscono ogni giorno per l’impegno con cui continuano a fare la differenza nelle vite di molti bambini e bambine. Lo hanno chiamato Self Care Day, un giorno per prendersi cura di sé questa volta. I loro volti catturati nelle fotografie mentre parlano e sorridono in riva al mare sono bellissimi.
18 gennaio
“Ora siamo tornati a Gaza città”, ci scrive Abu Karim dopo che a settembre era riuscito con enorme difficoltà a spostarsi a Der Al Balah, a seguito dell’evacuazione forzata di Gaza City. “Stiamo affittando un appartamento. Fuori fa molto freddo, con forti venti e pioggia intensa — è impossibile vivere in una tenda. Io e mio fratello stiamo affittando un appartamento per entrambe le famiglie e dividendo il costo. Grazie a Dio. Non ci sono molti posti o appartamenti disponibili qui a Gaza. Molte famiglie vivono ancora nelle zone centrali e meridionali, perché hanno perso le loro case e non riescono a trovare un posto dove tornare”.
13 febbraio
Fatima condivide le immagini della visita monitoraggio di qualche giorno fa da parte dell’agenzia delle Nazioni Unite OCHA. Tutto lo staff è entusiasta e orgoglioso, le immagini delle attività parlano da sole. In spazi di apprendimento progettati per accogliere e proteggere, i bambini condividono momenti di felicità. Molti raccontano di come prima le loro giornate fossero solo in lunghe file per l’acqua, e di come ora siano piene di lezioni, amicizie e risate. Anche gli educatori e le educatrici hanno notato cambiamenti significativi: un miglioramento nelle capacità di lettura e scrittura e un rinnovato entusiasmo per l’apprendimento. In tempi così incerti, questi spazi sono più che aule. Sono luoghi di sicurezza, cura e speranza, dove i bambini possono iniziare a immaginare un futuro plasmato dall’apprendimento e dalle possibilità










