Quattordicesimo rapporto a cura della Ong Vento di terra
Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 5 dicembre al 19 gennaio, data di avvio della tanto attesa tregua a Gaza, iniziata a un giorno dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca. In questo numero di spingiamo fino all’8 marzo. Nel frattempo, i 42 giorni previsti dall’accordo come prima fase della tregua sono passati, abbiamo assistito alla liberazione da parte di Hamas di 25 persone prese in ostaggio e alla restituzione di 8 cadaveri, mentre dalle prigioni israeliane sono stati liberati oltre 1900 palestinesi. Migliaia di palestinesi sono tornati nel nord della Striscia a seguito del parziale ritiro delle truppe israeliane, trovando al posto delle loro case cumuli di macerie. Tuttavia la prima fase della tregua nella realtà non è terminata, i negoziati sulla seconda fase non sono giunti a nessun esito, Israele chiede di prorogare la prima fase continuando a scambiare ostaggi e prigionieri, ma senza dare nessuna garanzia sugli altri impegni previsti, tra questi il completo ritiro dalla Striscia. In più, a pochi giorni dal termine formale della prima fase, l’entrata di aiuti umanitari è di nuovo completamente bloccata da parte israeliana, in piena violazione del diritto umanitario internazionale. In questo contesto, il nostro staff a Gaza non ha mai smesso di lavorare per dare supporto agli altri. Il nostro coordinatore locale Mohammed dal Cairo è in contatto costante con il nostro staff a Gaza: insegnanti, educatori, assistenti sociali, psicologhe e psicologi che quotidianamente gestiscono 5 scuole di emergenza frequentate quotidianamente da 800 minori sfollati, nelle aree di Deir Al Balah, Khan Younis e Gaza City. E’ attraverso le parole delle nostre persone a Gaza, come facciamo dall’avvio di questa terribile operazione militare, che vi raccontiamo cosa è diventata la Striscia di Gaza.
26 gennaio
Siamo al Cairo dove da Gaza sono sfollate circa 120.000 persone. Lì riabbracciamo il nostro Mohammed, uscito dalla Striscia ormai quasi 10 mesi fa, insieme alla moglie e alla sua bambina, che non ha nemmeno due anni. Una sera usciamo e parliamo a lungo, ne abbiam tutti bisogno. “Siamo fortunati”, dice lei “siamo ancora insieme e della nostra casa ci sono ancora le colonne portanti, c’è chi l’ha avuta completamente distrutta”. Sono i giorni in cui i notiziari sono pieni delle immagini riprese dall’alto del fiume di persone in cammino a lato della spiaggia di Gaza, il grande ritorno verso il Nord. “Solo adesso capisco cosa intendeva mia nonna. Quando c’è stata la Nakba aveva solo sei anni, eppure non faceva che parlarne, non capivo come potesse essere un ricordo così indelebile nella sua memoria. Ora sì, questa guerra ha reso la memoria più forte”. Lo dice nei giorni in cui viene annunciata l’incredibile proposta statunitense di deportare i palestinesi in Egitto e in Giordania.
28 gennaio
Oggi insieme a Mohammed sentiamo Fatima. Da quando è iniziata la tregua, il nostro staff, in parte originario del nord della Striscia, ha espresso il desiderio di tornare a nord, alcuni dei bambini che frequentano le nostre scuole di emergenza si sono già spostati insieme alle loro famiglie, così stiamo pianificando come e quando spostare le tensostrutture, in modo da garantire la continuità del servizio e allo stesso tempo venire incontro al desiderio del nostro staff di tornare nelle loro zone di origine. “Con la mia famiglia abbiamo deciso di rimanere ancora per un po’ a Deir Al Balah”, ci dice invece Fatima “ci sposteremo solo quando avremo la certezza che ci sia l’acqua, ma prima andrò a vedere come è la situazione nel nord. Dal villaggio (Um al Nasser) ho avuto notizie di qualcuno che è rientrato, l’ex sindaco è tornato e si sta adoperando per organizzare l’accoglienza. Dicono che La Terra dei Bambini non è stata distrutta, è solo danneggiata”. Mentre lo dice sussultiamo di gioia. In questi mesi, vedendo le immagini aeree e le mappe, avevamo dato quasi per scontato che il centro per l’infanzia che abbiamo nel 2011 non ci fosse più, l’area in cui si trova è molto a ridosso del valico di Erez e in gran parte rasa al suolo. Chiudiamo la chiamata augurandole buon viaggio verso il nord e in attesa di ricevere una foto della erra dei Bambini.
30 gennaio
Anche Jaber ci scrive, dopo la tregua le famiglie che ospitava nella sua casa di campagna, che lui chiama con affetto chalet, hanno cominciato a spostarsi e anche lui è tornato nella zona dove abitava e dove aveva sede la sua organizzazione e il laboratorio della Gelateria Sociale. “Negli ultimi 3 giorni sono stato e sono ancora completamente occupato, da quando è iniziato il ritorno degli ospiti nelle loro case (distrutte)!! Alcuni di loro sono riusciti a trovare un posto dove trasferirsi con tutta la famiglia. Ho chiesto a Mohamad, il gelataio, di occuparsi di verificare la situazione nell’edificio della gelateria Sociale. Ho anche contattato un fabbro per fissare le protezioni in ferro su porte e finestre del laboratorio di produzione, spero che presto saremo in grado di ricostruire le pareti esterne e fare le altre riparazioni necessarie. Vi aggiornerò. Anche la persona responsabile del Parco di Gaza City era tra i nostri ospiti insieme alla sua famiglia, tornerà presto a Gaza City. Gli ho chiesto di scattare delle foto della parte rimanente del chiosco dei gelati che avevamo allestito nel parco. Fortunatamente il parco con le aree verdi e gli alberi è la zona meno danneggiata. Quindi, spero che nel prossimo futuro potremo ricostruirlo”.
31 gennaio
“Domenica se va tutto bene andrò a nord, prima ho un po’ di lavoro da finire qui”, scrive oggi Fatima. Ci auguriamo che vada tutto bene e che riesca a rivedere il suo villaggio e la Terra dei Bambini.
4 febbraio
“Sono appena tornata a Deir Al Balah”, scrive Fatima, “è andato tutto bene. Ma non sono riuscita a raggiungere Um Al Nasser, i soldati sono molto vicini al confine, nella zona a est del villaggio, è troppo pericoloso ancora muoversi in quell’area. Spero che dopo l’8 febbraio le truppe israeliane se ne andranno, in base all’accordo”.
10 febbraio
In questi giorni la Striscia è battuta da forte vento e piogge, nelle tendopoli la situazione è disastrosa. Mohammad ci informa che due delle nostre scuole di emergenza sono state danneggiate, si è strappato il tessuto impermeabile che ricopre la struttura metallica e in un caso anche la struttura stessa ha ceduto in qualche punto. “Lo staff è riuscito a mettere in salvo tutto il materiale didattico, per fortuna non si è rovinato nulla. Hanno interrotto il servizio solo per un giorno e dopo una riparazione temporanea, ora le attività sono già riprese regolarmente. Nei prossimi giorni la ditta che ha allestito le tensostrutture verrà a sistemarle”.
21 febbraio
Leggiamo su Al Jazeera dei volantini che sono stati lanciati da Israele sulla Striscia di Gaza, l’articolo cita la frase di chiusura che recita “Riconsiderate la vostra posizione. La mappa del mondo non cambierà se tutta la gente di Gaza cesserà di esistere. Nessuno si preoccuperà o chiederà di voi. Siete soli ad affrontare il vostro inevitabile destino”. Di fronte a un messaggio così crudele da non sembrare vero, chiediamo conferma a Mohammed. “Certo, degli amici a Gaza li hanno ricevuti” Manda una fotografia del volantino, ci sono sopra le facce serie di Netaniahu e Trump e il titolo recita Cooperate or get expelled, a chi coopera viene promessa una ricompensa e aiuto. “Non preoccupatevi, la gente sta ignorando questi volantini, durante la guerra sono successe cose molto peggiori di questa. E’ solo propaganda. Non ce ne andremo”, commenta Mohammed.
1 marzo
Oggi inizia il Ramadan. Come al solito ai nostri auguri di Ramadan Karim sono seguite parole bellissime. “Grazie di cuore, le vostre parole fanno sempre la differenza”, ci scrive lo psicologo Mohammed.
8 marzo
Mohammed ci aggiorna sullo spostamento delle due scuole di emergenza che abbiamo deciso di spostare da Deir Al Balah a Gaza City. Grazie al grande lavoro di coordinamento fatto dal nostro staff, è tutto organizzato per riallestire le due tensostrutture nei cortili di due scuole semi-danneggiate di Gaza City. Serviremo i bambini e le bambine sfollati appena rientrati dal sud in quella zona. “Non ci sono stati problemi durante il trasporto, ieri sono state rimontate le strutture in metallo o oggi è stata sistemata la copertura. Siamo pronti per riprendere l’attività”.









