Questo libro di Anna Curcio, saggista, ricercatrice indipendente e curatrice della collana “hic sunt leones” per DeriveApprodi, prosegue un lavoro più che decennale di approfondimento del tema da diversi punti di vista. Basti ricordare “La razza al lavoro” pubblicato da Manifestolibri nel 2012 dedicato alle trasformazioni del lavoro produttivo e riproduttivo nel rapporto con la razza e il genere e “Introduzione ai femminismi” pubblicato da DeriveApprodi nel 2019. Con “L’Italia è un paese razzista” Anna Curcio ha sentito la necessità di offrire una lettura complessiva del fenomeno e analizzare la specificità del caso italiano uscendo da un dibattito troppo superficiale come se il razzismo fosse solo espressione di sensibilità e opinioni diverse e non piuttosto un fatto “strutturale” sia nella storia d’Italia sin dalla sua costituzione di nazione sia con accenti diversi nella storia dell’intero Occidente caratterizzandone la sua presunta modernità. Il libro fa dunque piazza pulita della vulgata che considera il razzismo come attuale espressione delle società globali, come semplice reazione difensiva delle identità e delle comunità che si sentono minacciate dai flussi migratori. Il razzismo è qualcosa di più profondo e già connaturato alla formazione delle identità che nella loro evoluzione nella forma di nazione e di Stato hanno usato il concetto di razza per affermarsi come organizzazioni giuridiche che legittimano appartenenze, divisione dei ruoli, estraneità. Insomma il concetto di razza nella sua declinazione socio-culturale è stato utilizzato come dispositivo efficace e discriminatorio nella gestione mondiale delle popolazioni.
L’analisi di Anna Curcio si sviluppa su 3 blocchi tematici: la nascita del concetto di razza e sue relazioni con la questione di genere; la particolarità del razzismo in Italia; il mercato del lavoro organizzato su basi razziali. Questa linea interpretativa connette colonialismo-antropologia-guerra delle razze-razzismo di stato. Di particolare interesse il rapporto strettissimo tra razzismo, diritti di cittadinanza, sovranità. Nelle società liberali la produzione e il consumo di libertà sono di fatto esercitate dalle razze e il diritto all’uguaglianza rimane dichiarazione astratta e sulla carta. Razializzare è il modo specifico di articolare i rapporti tra classi, tra generi e tra i sessi attraverso le discriminazioni di ricchezza e diritti. Sono andati in questa direzione la “legge Martelli” del 1990, la legge Turco-Napolitano del 1998, la legge Bossi-Fini del 2002, i vari “pacchetti di sicurezza” dal 2009 fino al “Decreto Minniti” del 2017.
Anna Curcio evidenzia come l’invenzione della razza abbia assunto significati diversi e assolva compiti distinti, dallo schiavismo e colonialismo dei secoli scorsi ai razzismi regionali nella formazione degli Stati nazionali e ai razzismi etnici nell’epoca della globalizzazione.
Le lotte anticoloniali degli anni Sessanta hanno strappato le maschere bianche dai volti delle potenze che hanno tentato l’occidentalizzazione del mondo, hanno provincializzato l’Europa e tutt’ora resistono alla criminalizzazione dei conflitti razziali e a quella che si può chiamare “etnicizzazione della sicurezza”, da cui hanno preso avvio le guerre in corso. In Italia questa storia ha radici nelle imprese coloniali di fine XIX secolo e nei massacri della popolazione libica e della guerra d’Etiopia. La giustificazione biologista della guerra delle razze ha innescato le pulsioni imperiali del fascismo. Nel dopoguerra la razzializzazione dei contadini meridionali e quindi degli operai ha creato una forza-lavoro dequalificata ma al contempo ha acceso aree di conflitto sociale che dalle periferie si sono estese alle grandi fabbriche del nord. Con il progressivo indebolimento dello stato sociale che ha di nuovo aumentato le differenze tra nord e sud Italia, la razzializzazione sta diventando giustificazione politica dell’arretratezza e dello sfruttamento.
Oggi la ristrutturazione planetaria dell’economia comporta l’estrazione di risorse e l’impoverimento del “sud del mondo”, alimentato dai programmi neocoloniali di aggiustamento strutturale di FMI e Banca Mondiale che accrescono i flussi migratori verso il Nord e il conseguente esercizio di politiche securitarie contro le migrazioni.
Il nuovo regolamento europeo su migrazione e asilo approvato a dicembre 2023 dal Parlamento europeo non modifica il regolamento di Dublino (1990, 2003, 2013) e la delega a Italia, Grecia, Spagna, Malta e Cipro della decisione di asilo rende più ardua l’accoglienza e più facili le procedure di espulsione rafforzando le pulsioni razziste degli Stati e la linea dell’Europa Fortezza.
Anna Curcio
pag.144, DeriveApprodi, Bologna, 2024, Euro 16






