Sono giorni di ricordi e di domande per chi c’era e capiva, in quell’agosto dell’’80, le stesse per chi ha capito o è venuto dopo: ora dove sono e con chi?
44 anni fa dov’ero lo so bene, ricordo il sentimento provato alla notizia della strage alla stazione di Bologna. All’orrore per quella strage di innocenti, come durante l’occupazione nazi fascista, si mescolava la paura che altre ne sarebbero seguite e la sensazione che senza una diga al male, fossimo sull’orlo di una guerra civile.
Quegli anni sono stati un argine al peggio perché donne e uomini, cittadini, hanno risposto. Ma il piano oscuro di Gelli, della P2 e di quanti da sempre agitavano i pupi nel Paese, è proseguito. Con altri uomini e mezzi ha agito, coprendo Gladio e i servizi che deviavano le verità, con lo scambio innominabile di potere che pian piano dava spazio alle mafie e deviava il Paese dalle lotte civili, dalla conquista di diritti nel lavoro, dal benessere collettivo. Dove eravamo quando si faceva strada una interpretazione sociale del liberismo, della democrazia senza partecipazione, della moralità opzionale nel governo della cosa pubblica? Dobbiamo chiedercelo dove eravamo e perché l’orrore e i valori si sono racchiusi nelle celebrazioni, ma non hanno inciso nella politica.
Nessuno ha vinto ancora, però se la destra più becera, che ha sconfitto la sinistra, è oggi al governo e se ha iniziato a demolire storia, diritti, modo di pensare della parte più debole del Paese, questo non è stato per sua forza ma per la debolezza di una sinistra che ha perduto differenza e identità.
È impressionante vedere come il piano eversivo di Gelli si sia, via via attuato e come ciò sia avvenuto nell’indifferenza sostanziale di chi doveva volere un paese diverso. Per questo sono necessarie le celebrazioni e l’antifascismo, ma non bastano perché serve una lettura della realtà e i cuori che vogliano mutarla.
C’è stata un’occasione, eravamo al governo, una malattia globale ha alterato tempi e abitudini, disvelando la realtà dei vinti e dei vincitori, ma la pandemia è stata sprecata. Eppure era un momento che poteva rappresentare una svolta nel modo di ripensare la società italiana, il benessere, l’equità, la legalità, la sanità e i diritti individuali e collettivi.

Torniamo a quel 2 agosto, al viso di quella bimba, Angela, che assieme alla sua mamma andava al mare e mai più ritrovate, pensiamo al dolore, alla pietà, all’emozione che assieme agli altri 84 morti questo ci suscita. Pensiamo che non ci si può accontentare del dolore senza verità e giustizia. E se in quel viso di bimba c’era l’amore universale per ciò che è giusto e dovuto da una società, non possiamo pensare che la giustizia finisca con una sentenza. Se una società non muta, se non si prende cura dei suoi figli neppure la verità può essere sufficiente. La verità cambia la vita di tutti, la rende più aderente alle parole che la rappresentano se è una spinta verso il giusto altrimenti diventa un fatto, un accadere. Bologna questo ci insegnava e insegna, che oltre al dolore di ogni attentato e di ogni morte, quelle persone erano profondamente innocenti eppure sacrificate in una strage parte del disegno neo fascista che voleva inghiottire ogni giustizia, equità, vita e subordinarle a un potere assoluto.
Oggi 44 anni dopo la strage neofascista di Bologna, dove siamo?
Perché la giustizia ha detto chi uccise, ma ha anche indicato il pericolo, il sovvertimento di ogni libertà, umanità e sicurezza.
Oggi, come allora bisogna scegliere una parte, chiederci dove e con chi siamo. Con il dolore del ricordo e la comprensione di chi è l’avversario, con la determinazione e la chiarezza di idee, con la pazienza nel riconquistare coscienze e dare speranza. La storia insegna ma non basta perché non insegna a tutti e se essa non muta il futuro, non fa capire il pericolo, allora è solo narrazione e non muta le vite. Mai come adesso quell’odio gli indifferenti di Gramsci è attuale.
da: “Antologia per una strage – Bologna 2 agosto 1980” (Gian Pietro Testa)
“E io sono Maria,
mia piccola bimba,
e non sono scomparsa.
Mi cerchino pure,
io sono nel cuore.
Non sono scomparsa
e nemmeno dispersa,
non sono fuggita.
Io sono la brezza leggera
del marinaio che rientra,
mia piccola bimba,
sono diventata coscienza
che non si può toccare.
Per chi mi vuole
io sono la libertà,
per chi mi cerca
io sono giustizia.
Nessuno m’ha ucciso,
mia piccola bimba,
io sono un’idea,
un’umile idea
che fa grande
il lungo cammino dei giusti.”
Poesia n. 84 dedicata a Maria e alla sua bimba Angela Fresu, 3 anni; le vittime delle quali non fu trovato nemmeno il corpo, letteralmente polverizzato dall’esplosione









