Dopo la grande manifestazione a Roma di sabato 21 giugno per Gaza, la pace e il disarmo, di fronte all’aggravarsi della situazione internazionale e di fronte all’irresponsabile decisione dei Paesi NATO di alzare le spese militari al 5% del PIL, l’impegno della Campagna europea “Stop ReArm Europe” non può avere pause.
In Italia si è costituito un percorso di “CONVERGENZA” aperto e partecipato da tutti quei soggetti interessati a proporre un’alternativa alla guerra, al riarmo, alla militarizzazione della sicurezza, alle politiche di potenza, ai nazionalismi, ad ogni forma di autoritarismo.
Si sta definendo anche una Agenda con le iniziative e le mobilitazioni da promuovere sia in Italia che in Europa. A livello europeo, fondamentale è il ruolo della Campagna europea Stop Rearm Europe, di cui il percorso di convergenza attivato in Italia fa parte, per costruire una opposizione continentale al riarmo e alla preparazione della guerra. Da segnalare l’importante mobilitazione di fine agosto in Germania per contestare Rheinmetall, la maggior industria tedesca nel campo degli armamenti con fabbriche a Dusseldorf, Kassel e stabilimenti in Italia a Domusnovas e Iglesias e sede legale a Ghedi.
Tra le più rilevanti in Italia l’iniziativa “Addio alle armi” del 5/6 settembre che si terrà a Como e Cernobbio come “L’altra Cernobbio” organizzata da “Sbilanciamoci” e Rete Pace e Disarmo, quest’anno in forma assembleare e con l’invito rivolto a tutte le associazioni e comitati interessati.
E poi la Marcia Perugia Assisi, che si terrà domenica 12 ottobre, proprio alla vigilia dell’inizio del percorso della legge di bilancio in Parlamento: la Fondazione Perugia Assisi, che la promuove e fa parte della convergenza Stop ReArm Europe, organizza a Perugia nei giorni precedenti l’Assemblea dell’ONU dei popoli per rilanciare l’urgente riforma dell’ONU e la prospettiva del Diritto internazionale e del diritto dei popoli alla pace, alla libertà e alla propria autodeterminazione.
LE GUERRE DI TRUMP: NON SOLO COMMERCIALI
Il grande corteo dei centomila del 21 giugno Stop Rearm Europe era appena finito, quando gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran a sostegno della guerra scatenata da Israele, giocando tra la minaccia di una escalation senza limiti e la necessità della teocrazia iraniana di sopravvivere politicamente anche se indebolita sul piano militare. In realtà il regime iraniano ha contrattaccato con qualche successo sul piano missilistico prima di accettare il cessate il fuoco con Israele, probabilmente essendo riuscito a salvare una quota ancora importante di uranio arricchito.
Così la doppia partita tra Israele e Iran e tra Stati Uniti e Iran è tutt’altro che conclusa e, anzi, si complica visto che il regime degli ayatollah potrebbe perseguire il disegno di arrivare alla costruzione dell’arma nucleare senza più rientrare sotto il controllo della Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica la cui autorità non l’ha preservata dagli attacchi arbitrari di Israele e Stati Uniti.
E intanto il genocidio a Gaza prosegue, sempre più crudele. E con due dei protagonisti che l’8 luglio si scambiano complimenti ed effusioni a Washington alla presenza delle rispettive delegazioni, con un mellifluo Benjamin Netanyahu che consegna ad un Trump pavoneggiante una lettera formale per la sua candidatura al Premio Nobel per la Pace. Ma quello che scandalizza di più non è l’oscena sceneggiata recitata in modo spudorato dai due, ma le posizioni ufficialmente ribadite nell’incontro da Netanyahu: 1) L’esercito di Israele non lascerà Gaza e ne manterrà il controllo per la propria sicurezza 2) il governo israeliano non è interessato all’eventualità di uno Stato palestinese 3) il reinsediamento dei palestinesi potrà avvenire individuando Paesi disposti ad accogliere gli sfollati.
Più chiaro di così! Il governo israeliano ha in mente una sola soluzione: cacciare i palestinesi.
SPESE MILITARI AL 5% DEL PIL: COSA COMPORTA
E’ surreale: da quando è stato eletto, Trump ha dichiarato più volte di voler lasciare l’Europa al suo destino e lo ha dimostrato più volte, aumentando i dazi e lasciando all’oscuro i Paesi europei sui piani di attacco all’Iran.
I Paesi europei, invece di approfittarne per rompere la gabbia atlantica, si sono di nuovo inchinati ai suoi voleri, e hanno accettato il diktat di alzare al 5% la spesa militare in dieci anni.
L’eccezione della Spagna dimostra che non era obbligatorio, dire di sì.
Secondo le analisi di “Ferma il Riarmo” e di “Transform” il 3,5% del PIL dovrà andare a investimenti in armi, mezzi, munizioni, costi operativi, stipendi e pensioni, spese per le missioni internazionali e sostegno militare all’Ucraina.
L’1,5% del PIL sarà per spese per la sicurezza nazionale: infrastrutture (strade, ferrovie, ponti, porti), cybersicurezza, difesa delle frontiere e altro ancora.
Mentre nell’1,5% per la sicurezza nazionale sarà possibile conteggiare spese già programmate o a doppio uso anche civile, la vera sfida impossibile è quella del 3,5% di spese militari pure, per le quali andranno reperite risorse nuove nel bilancio dello Stato.
Per l’Italia, ci vorranno quasi due punti di PIL per arrivare al target del 3,5%. In valore assoluto significa che, per portare in dieci anni la spesa militare annua dagli attuali 35 miliardi agli oltre 100 miliardi, cioè per triplicarla, dovranno essere reperite ogni anno in manovra nuove risorse finanziarie nell’ordine dei 6-7 miliardi, ogni anno per dieci anni.
Questo si traduce in un impegno cumulativo decennale di spesa per l’Italia di quasi 700 miliardi di euro. Una cifra folle, irraggiungibile e inimmaginabile.
Servirà in gran parte a comperare sistemi d’arma dall’estero, principalmente dagli Stati Uniti.
Non servirà ad aumentare l’occupazione anche di fronte alla preannunciata riconversione in chiave bellica del sistema produttivo, perché le cifre dimostrano che nel settore bellico aumentano i profitti ma diminuisce l’occupazione.
La flessibilità concessa ai singoli alleati Nato sul percorso finanziario da seguire per arrivare all’obiettivo finale, con l’assenza di target di spesa annuali da rispettare ma che comunque deve essere “incrementale” e “credibile”, lascia al governo la possibilità di rinviare il grosso degli aumenti di spesa, ma questo non cambia la sostanza di un impegno finanziario cumulativo decennale che supererebbe comunque i 600 miliardi.
IL SUICIDIO DELL’EUROPA
In generale, per l’Europa tutta, questa scelta è una vera e propria sciagura destinata a distruggere quel che resta del modello sociale europeo.
I Paesi dell’Unione Europea spendono attualmente circa il 2% del PIL in armi, intorno ai 320 miliardi. Il 5% farebbe salire questa cifra a 750 miliardi annui.
Il piano ‘ReArm Europe’ consente una flessibilità fiscale di 650 miliardi totali in 4 anni per l’insieme dei paesi della UE: sarà possibile cioè sforare i limiti di indebitamento per questa cifra, ovviamente garantendo poi il rientro. E in più sono previsti 150 miliardi di prestiti. Solo per 4 anni.
E’ niente, rispetto a quanto i Paesi europei nel loro insieme dovranno spendere dopo la decisione NATO del 5%: in dieci anni, si tratta della vertiginosa cifra di 4.000 miliardi.
E’ il più grande stravolgimento fiscale del dopoguerra. La fine definitiva del modello sociale europeo.
E infatti il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che non c’è altra via: o nuove tasse o nuovi tagli ai bilanci.
Sarà una ecatombe di diritti sociali, di servizi alle persone e alle comunità, di fondi per gli Enti Locali, di investimenti per il sociale, l’ambiente e il clima, il lavoro, la salute, la scuola, la formazione, la cultura.
Questo piano va contrastato a tutti i livelli, locale e nazionale. La Rivista Restart è pienamente al fianco della Campagna Stop ReArm Europe e sostiene ogni iniziativa tesa a smilitarizzare le menti e a far contare le volontà popolari.
Opportuna la proposta di costruire ordini del giorno per gli Enti Locali, anche nella forma di delibere di iniziativa popolare, per opporsi al piano di riarmo e ai tagli che subiranno le amministrazioni locali per i servizi essenziali alle comunità
Qui si trova una prima nota di Francesco Vignarca con una tabella sui terrificanti aumenti previsti:
Per dare visibilità a iniziative organizzate nei territori rivolgersi al sito: www.stoprearmitalia.it










