Uccisi oltre 230 dipendenti dell’UNRWA, Agenzia ONU per i rifugiati

Undicesimo rapporto a cura della Ong Vento di Terra

Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 11 agosto al 6 settembre, quando la popolazione di Gaza si trovava ormai ammassata nell’11% della già piccola e sovraffollata Striscia, a seguito dei numerosi ordini di evacuazione che in agosto avevano costretto ben 250.000 persone a mettersi in fuga per l’ennesima volta. In questo numero ci spingiamo fino al 30 ottobre, a due giorni dal voto da parte delle Knesset, il Parlamento israeliano, della legge che mette al bando e vieta tutte le attività nei territori palestinesi occupati – Striscia di Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est – dell’UNRWA, la principale agenzia ONU che fornisce istruzione, sanità e assistenza umanitaria ai rifugiati palestinesi in Palestina, Libano, Siria e Giordania. L’attacco contro l’UNRWA si inserisce in una politica più ampia di Israele contro il sistema delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, che si è intensificata negli ultimi tredici mesi, con l’uccisione di oltre 230 membri dello staff dell’UNRWA a Gaza, la distruzione di strutture ONU, comprese scuole e ambulanze, la reiterata inosservanza delle risoluzioni ONU e dei pareri della Corte Internazionale di Giustizia da parte delle istituzioni israeliane, portando a una situazione di impunità sostenuta anche dall’inazione della comunità internazionale e a una crisi che mina i valori e le istituzioni fondamentali costruite dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questo mentre sul piano regionale il conflitto si amplia, con il Libano sotto le bombe israeliane dalla fine di settembre – oltre quasi 3.000 persone uccise e oltre 800.000 sfollate – e gli attacchi su Iran e Siria in un evidente e molto pericoloso tentativo da parte di Israele di ridisegnare il Medio Oriente a suo favore.  Nel frattempo, la situazione umanitaria a Gaza non fa che peggiorare. Dal 6 ottobre il campo profughi di Jabalia è sotto assedio e l’entrata degli aiuti viene sistematicamente bloccata dalle autorità israeliane, mentre violenti bombardamenti continuano a causare un ingente numero di vittime, solo tra il 22 e il 29 ottobre sono stati sette i massacri di massa con 343 persone uccise e oltre 914 ferite. In questo contesto, il nostro staff a Gaza riesce con fatica ad affrontare ciò che a noi pare inaffrontabile, continuando a lavorare per dare supporto agli altri. Il nostro coordinatore locale Mohammed dal Cairo continua a rimanere in contatto costante con le nostre sette maestre, la coordinatrice, l’assistente sociale, due psicologi e una psicologa, l’animatore del biblio-tuktuk, Abu Karim l’ingegnere della Terra dei Bambini, che ora si trovano a Gaza city e nel centro della Striscia tra Nuseirat, Deir Al Balah e Khan Younis. E’ attraverso le loro parole, come facciamo dall’avvio di questa terribile operazione militare, che vi raccontiamo l’apocalisse in cui è sprofondata da ormai 13 mesi la Striscia di Gaza.

10 settembre

Oggi riusciamo a fare una videochiamata con la nostra Fatima, la coordinatrice de La Terra dei Bambini. La sentiamo sempre via WhatsApp con messaggi scritti o vocali che ci invia quando ha connessione. Oggi ha raggiunto un internet point improvvisato, dove pagando può avere connessione. Vedere il suo viso è un’emozione grandissima, è bella e sorridente, riesce persino a scherzare sul viso che avremmo visto se l’avessimo sentita  qualche settimana prima, quando si è ammalata. Ci riempie di gioia sentirla così attiva, ha un sacco di idee su come migliorare il lavoro del team de La Terra dei Bambini. Ultimamente, a seguito dei vari spostamenti, tutte le maestre si sono ritrovate in piccoli gruppi, uno a Khan Younis e altri tre tra Nuseirat, Deir al Balah, Az Zawayda. La ascoltiamo e cominciamo a immaginare come supportarle perché tornino a lavorare in equipe, insieme, come facevano a La terra dei Bambini.

12 settembre

Oggi lo psicologo Mohammed ci ha mandato un breve video, è riuscito a montare alcune immagini delle attività che sta realizzando con il cinema mobile, la sua voce narrante parla di Gaza oggi e di se stesso. E’ una testimonianza toccante. “Gaza è un luogo di vita, amore e sogni. Non possiamo permettere che venga ridotta a un cumulo di macerie e cenere”, dice in un passaggio. E’ proprio così che la conosciamo la Striscia di Gaza e sono quella vita, quell’amore e quei sogni che vogliamo in ogni modo continuare a proteggere.

29 settembre

Oggi partecipiamo ad un evento pubblico a Mantova, raccontando del lavoro prezioso che il nostro staff a Gaza continua a fare. Partecipa in collegamento il direttore del Conservatorio di Gaza, che – lo scopriamo oggi – si trova nella zona di Al Mawasi a Khan Younis, dove sono sfollate anche Amal e Fadila, due delle maestre de La Terra dei Bambini. Continua a fare musica e a insegnarla ai bambini e alle bambine sfollati e oggi per l’evento ha organizzato un vero e proprio concerto, a cui dall’Italia possiamo assistere grazie alla connessione internet. Avvertiamo subito Amal e Fadila sperando che riescano a partecipare dal vivo, ma con così scarso anticipo e le operazioni militari in corso, è difficile trovare la tenda dove si esibisce. Sappiamo però che presto si incontreranno, ora hanno reciprocamente i numeri di telefono. Piccole magie nella tragedia.

8 ottobre

“Siamo stati di nuovo costretti a scappare dal campo profughi di Jabalia” ci scrive Abu Karim a seguito degli ordini di evacuazione di cui siamo a conoscenza. “Ora siamo a Gaza city, siamo in più di 100 persone in un appartamento. Abbiamo cercato di sistemarci nelle scuole UNRWA, ma la gran parte sono state colpite ed è molto pericoloso stare lì. L’esercito ordina di andare a sud, ma quando la gente si sposta gli sparano addosso, intimandoli a tornare a nord. E’ davvero durissima”.

21 ottobre

Alla fine della riunione con Mohammed, che da Il Cairo continua a coordinare le attività del nostro staff a Gaza, una vocina in sottofondo si avvicina alla sua. E’ Sally, la sua bimba di un anno e mezzo. Mohammed accende la telecamera e davanti allo schermo appaiono due enormi occhi azzurri e un piccolo viso gioioso che grida “baba, baba!”, papà in arabo. Un’ondata di vita, la vita più forte di tutto, anche dell’orrore. Che quei due occhi possano vedere un modo migliore di questo e non smettere mai di immaginare il futuro.

27 ottobre

“Stiamo morendo qui, non c’è cibo, non c’è acqua, non ci sono medicine. Ho la pressione alta e non riesco a trovare i farmaci di cui ho bisogno. Quello che sta accadendo è disumano e non può essere ignorato. Le nostre vite valgono così poco ormai, né i governi dei paesi arabi né quelli dei paesi occidentali fanno qualcosa”. Ci scrive così oggi Abu Karim, un messaggio straziante e terribilmente vero. Qualche giorno fa abbiamo inviato dei fondi ad Abu Karim perché possa acquistare beni di prima necessità per le famiglie che con la sua sono state costrette a scappare di nuovo da Jabalia pochi giorni fa. Sappiamo che non basta, ma è qualcosa. Sappiamo che sono necessarie soluzioni politiche, ma mantenere la nostra vicinanza e supporto è ciò che dobbiamo in ogni modo continuare a fare.

29 ottobre

“I fondi che avete inviato aiuteranno tante persone a proteggersi dal freddo e dalla fame”. Ci auguriamo che Abu Karim riesca a trovare cibo e vestiti a prezzi accettabili, sappiamo che purtroppo le cifre del mercato nero sono esorbitanti.

30 ottobre

Fatima ha ricevuto i fondi che le abbiamo inviato, ci scrive subito: “Comincerò subito con l’acquisto dei primi kit igienici da distribuire alle famiglie”.

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