IL 4 marzo 2025 il Consiglio dei Ministri del Governo Meloni ha approvato il disegno di legge delega per l’energia nucleare (https://www.mase.gov.it/comunicati/nucleare-sostenibile-mase-il-consiglio-dei-ministri-approva-la-delega) che ora passerà all’esame dei due rami del Parlamento italiano con significative novità: i tempi di adozione dei Decreti attuativi ridotti da 24 a 12 mesi; i tempi per i pareri parlamentari sui Decreti attuativi ridotti a 30 giorni perché queste misure non passeranno più dalla discussione ed eventuale modifica dell’’aula di Camera e Senato. Insomma, il Governo delega se stesso a gestire senza troppi intralci la fase realizzativa. Ma il decisionismo adottato nella procedura di approvazione della legge delega è ben presente anche nei contenuti: irrilevante il ruolo assegnato agli Enti locali che saranno costretti a ospitare sul loro territorio volenti o nolenti le nuove centrali nucleari; nessun consenso richiesto ai cittadini che si vedranno costruire vicino casa le nuove centrali nucleari; le industrie o il polo industriale privato che faranno richiesta di installare le nuove centrali nucleari per servirsi direttamente dell’energia elettrica prodotta avranno una corsia preferenziale e diritto ad espropriare le aree utili anche in contrasto con i Piani urbanistici dei Comuni.
Molte forze politiche attualmente all’opposizione non hanno ancora messo a fuoco del tutto che il rischio del ritorno del nucleare in Italia, sotto le mentite spoglie del “Nuovo nucleare sostenibile”, è tutt’altro che remoto. E’ invece preparato da tempo e con l’irruzione di Trump sulla scena geopolitica mondiale, comunque vada a evolvere o a indebolirsi l’Alleanza atlantica, viene esaltato da tutte le tecnocrazie europeiste e antieuropeiste il nesso nucleare militare-nucleare civile.
E’ bene ricordare che l’offensiva delle lobby nucleari in Italia è già ripartita con forza con il Governo Draghi e con il ministro Roberto Cingolani, oggi AD di Leonardo; che il recente Rapporto Draghi consegnato all’Unione Europea prevede il rilancio di una industria militare europea non solo con l’obiettivo di aumentarne la capacità difensiva, ma anche come volano di innovazione tecnologica.
La guerra in Ucraina in seguito all’invasione russa ha favorito certamente una drastica inversione dello scenario: rallentamento della transizione ecologica, campagna di messa in discussione delle energie rinnovabili, spostamento di finanziamenti all’industria militare, inserimento del nucleare nella “Tassonomia Europea della Finanza Sostenibile” appoggiato dal think tank “Italia per il Nucleare”.
La Tassonomia Europea prevede che si possa accedere a finanziamenti pubblici e privati per:
- impianti dimostrativi per nuovi modelli avanzati di reattori nucleari;
- costruzione di nuovi impianti nucleari utilizzando le migliori tecnologie attualmente disponibili;
- estensione operativa degli impianti già in funzione.
Il Governo Meloni con Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha istituito la “Piattaforma nazionale per un Nucleare Sostenibile” operativa da più di un anno (https://www.mase.gov.it/comunicati/al-mase-la-prima-riunione-della-piattaforma-nazionale-un-nucleare-sostenibile) .
Contemporaneamente è partita una campagna mediatica che ha coinvolto tutte le maggiori testate giornalistiche nel magnificare il nuovo nucleare di “quarta generazione”.
Anche in recenti Convegni organizzati da Confindustria e dalle Associazioni della piccola e media industria si sono esaltati acriticamente i piccoli reattori nucleari di quarta generazione, peccato che non esistano ancora sul mercato.
Malgrado la prospettiva della quarta generazione sia ancora lontana c’è un gran fervore a sostegno del rilancio del nucleare: notizia recente è che il 12 febbraio 2025 a Parigi 14 organizzazioni datoriali a livello europeo di Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia, Regno Unito e Francia hanno formato un’alleanza dedicata all’energia nucleare sotto l’egida del Medef, Mouvementdes entreprises de France, firmando una dichiarazione congiunta che si impegna a rafforzare l’industria dell’energia nucleare in Europa.
Il 20 febbraio 2025 nella sede di Confindustria a Roma è stato presentato da Fatih Birol, direttore esecutivo di Aie (Agenzia internazionale per l’Energia) il Rapporto The Pathto a New Era for Nuclear Energyche prevede 120 miliardi di dollari di investimento ogni anno entro il 2030 per competere con Cina e Russia: dei 52 reattori nucleari che hanno iniziato la costruzione nel 2017 25 sono di progettazione cinese, 23 di progettazione russa. La Russia è tra i 4 Paesi al mondo che possiedono il 99% della capacità di arricchimento dell’uranio e che dunque forniscono questo combustibile utilizzato tuttora dai reattori nucleari dei restanti Paesi. La Russia da sola rappresenta il 40% della capacità globale mondiale.
In realtà Leonardo, ENEL, Edison, EDF, Westinghousesono su questa strada da mesi e si disputano accordi da 46 miliardi di euro per promuovere i piccoli Reattori nucleari modulari, ma quelli disponibili forse fra alcuni anni sono ancora di terza generazione: si tratta degli SMR, Small Modular Reactors, da circa 300 MW, ancora a fissione, ancora raffreddati ad acqua, ancora con alta produzione di scorie radioattive. Sono la versione in piccola taglia degli EPR francesi di terza generazione+ che abbiamo bocciato con il Referendum del 2011.
Invece esistono solo nella prospettiva di medio periodo gli SMR tipo AMR, Advanced Modular Reactors, di quarta generazione, sempre a fissione ma non più raffreddati ad acqua, alcuni come i LFR ( Lead-cooled fast Reactor) reattori veloci refrigerati a piombo fuso come sta progettando l’Ansaldo Nucleare, forse più affidabiliperché si dice capaci di sicurezza intrinseca,però pronti fra non meno di 15/20 anni sempre che i produttori mondiali si mettano d’accordo su quali progetti puntare degli 80 esistenti.
L’unica novità dei nuovi reattori nucleari è che si costruiscono in fabbrica in serie essendo piccoli e modulari e poi li si trasporta nei luoghi autorizzati.
Secondo il ministro Pichetto Fratin la loro piccola dimensione dovrebbe facilitarne l’accettabilità sociale e nel contempo invogliare i grandi poli industriali a installarle.
Ha detto il ministro: “Alla Piattaforma stanno partecipando Stakeholder nazionali impegnati nel campo dell’energia nucleare tra cui aziende, industrie, Università, Enti Regolatori, Istituti di Ricerca, Associazioni di categoria, comprendendo tutti i principali settori del nucleare”.
L’adesione sarebbe così promettente che il ministro Pichetto Fratin e il ministro Urso hanno affidato ad un gruppo di giuristi il compito di aggirare i veti dei due Referendum popolari del 1987 e del 2011 per definire un nuovo quadro regolatorio.
Questo nuovo quadro regolatorio ha assunto la forma di un DDL delega, indispensabile per poi adottare un Programma nazionale per il nucleare. È proprio questo Disegno di legge delega che è appena stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Secondo il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin dovrà essere votato dal Parlamento al massimo entro l’autunno.
Ma se i nuovi reattori nucleari di quarta generazione sono pronti sicuramente fra molti anni, per stessa ammissione di tutti gli esponenti del Governo, perché tanta fretta?
Se il Piano ufficiale del Governo sceglie di rinviare alle prossime legislature la costruzione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e ne prevede il completamento nel 2039, perché forzare adesso sul ritornodel nucleare?
Ci sono tante risposte tutte possibili e fondate. Ne scegliamo una che non può essere accusata di essere né ideologica né prevenuta perché parte dalle ragioni espresse nei Documenti stessi del Governo e dei suoi fiancheggiatori. Ad esempio il Rapporto “Il nuovo Nucleareper cittadini e imprese: Il ruolo della decarbonizzazione, la sicurezza energetica, la competitività” redatto a cura di Edison, Ansaldo, Studio Ambrosetti (https://www.ambrosetti.eu/news/il-nuovo-nucleare-in-italia-per-i-cittadini-e-le-imprese/).
Si ammette che la lotta ai cambiamenti climatici va fatta con urgenza, che gli obiettivi della decarbonizzazione sono importanti e che il nucleare di quarta generazione sarà pronto nel 2040 e rischia di arrivare troppo tardi sia sul mercato energetico sia per contribuire a ridurre la Co2.
Allora l’idea da perseguire è quella della “staffetta tecnologica” tra reattori nucleari di terza generazione e quelli di quarta: intanto si adottano gli SMR di terza generazione così l’Italia rientra nel sistema nucleare e sarà più facile proseguire il cammino realizzando una “staffetta”con le tecnologie nucleari più avanzate di quarta generazione, see quando verranno, e intanto cominciarea destinare rilevanti e stabili finanziamenti al settore nucleare. Sarà così anche più difficile per i Governi che verranno dopo l’attuale uscire dal nucleare.
Non solo: occupando il nucleare un proprio spazio di produzione energetica impedirà che i finanziamenti e gli sforzi si concentrino in un’unica direzione e che favoriscano il completo successo delle energie davvero rinnovabili, sostenibili e alternative tanto alle fonti fossili che al nucleare rendendoli superflui.
Poco importa che alcuni territori verranno sacrificati e costretti a ospitare una tecnologia nucleare superata e insicura come quella degli SMR di terza generazione. Si tenga presente che la stessa AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) per il nucleare esistente rende obbligatorie misure come il “Piano di emergenza e di evacuazione” della popolazione residente nel raggio di 15 chilometridalla centrale nucleare.
Che sia insicura e troppo costosa lo dimostra un recente Report sui costi del nucleare elaborato dalla Coalizione 100% Rinnovabili Network di cui fa parte la CGIL (https://www.100x100rinnovabili.net/)e pubblicato il 10 dicembre 2024 da ISDE-Medici per l’Ambiente.
Basti ricordare che tra gli alti costi del nucleare non va dimenticato quello enorme dello smantellamento delle 4 vecchie centrali e degli impianti e depositi di supporto: in Italia il costo previsto del “decommissioning”, per ammissione della stessa Sogin cheha il compito di realizzarlo, ha già superato i 7,5 miliardi di euro, tutti a carico dello Stato, meglio a carico delletasse e delle bollette dei cittadini.
Che invece ci sia una prospettiva affidabile e sostenibile senza il nucleare sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale èprovata dal LIBRO BIANCOreso pubblico dagli Stati generali dell’Azione per il Clima. (https://www.statigeneraliazioneclima.org/librobianco/).
Le poche difficoltà che rimangono sono facilmente superabili con interventi come quello di dotarsi di stabile capacità di erogazione di energia elettrica grazie agli accumuli,vista la discontinuità nella produzione da parte delle Rinnovabili, o come quello di ristrutturare la rete degli elettrodotti per renderli in grado di assorbire e trasferire l’enorme potenzialità di energia che già oggi in Italia le fonti rinnovabili sono in grado di produrre.
Tuttavia, la sfida che abbiamo davanti è ancora più difficile rispetto a quelle affrontate in passato:
- perché non esiste una convergenza ancora abbastanza ampia e convinta tra le forze politiche di opposizione al Governo Meloni, anzi la parte più centrista e moderata è favorevole al nucleare;
- perché una parte della società italiana è sfiduciata e non vota: l’eventuale e possibile ricorso al Referendum popolare abrogativo deve fare i conti con il rischio di non raggiungere il quorum;
- il vento di destra che spira in Italia e in Europa, a maggior ragione dopo la vittoria di Trump, va comunque a rafforzare l’apparato industriale-militare e i processi di concentrazione del potere sia economico-finanziario che tecnologico-militare;
- purtroppo, anche gran parte delle forze progressiste nell’Unione Europea hanno puntato sull’industria militare come fattore di integrazione politica dell’Europa già prima di Trump eadesso, con il ridimensionamento della Nato, ritengono di doversi rafforzare ancora di più sul versante militare. Vedi il nuovo asse Francia-Gran Bretagna, forti utilizzatori del “dual use” nucleare, di fronte alla crisi politica della Germania;
- le giovani generazioni, come tendenza, sono così affascinate dall’Intelligenza Artificiale e dal mito della “technè” come risolutrice di ogni problema che rischiano di mettere in secondo piano l’importanza della cultura critica, il ruolo della politica e la centralità della democrazia come controllo e limite delle tecnocrazie;
- gli attori sociali, a cominciare dai sindacati, i movimenti per il clima e per la pace in questi anni sono stati emarginati o resi subalterni; adesso è più difficile ma più necessario riprendere l’iniziativa come propone la “Via maestra” della CGIL;
- il sistema informativo in Italia si è progressivamente imbavagliato, impoverito e ulteriormente conformato agli interessi delle proprietà dei media;
- gli Enti locali e i territori hanno perso ideali e motivazioni che li spingevano a difendere l’integrità del loro ambiente, il loro diritto a pronunciarsi democraticamente sugli impatti dei grandi insediamenti fino a dichiararsi Comuni e territori denuclearizzati. Quel respiro civile e democratico va ripreso e rilanciato.
Ciascuno di questi otto punti di fragilità sono per le forze democratiche e di sinistra, per gli ambientalisti davvero coerenti con l’urgenza della transizione ecologica ed energetica giusta alternativa tanto alle fonti fossili quanto al nucleare, punti di riflessione, di sofferenza, di ripartenza. Punti da costruire insieme con una offensiva culturale e scientifica in grado di far valere una visione, una iniziativa e una prospettiva alternative:
- come associazioni dobbiamo rafforzare capacità, qualità e raggio dell’informazione sul tema sia affrontandolo nel merito sia nel contesto culturale, sociale, politico più generale. Non escludere nessunaarea di opinione pubblica, fondamentali anziani e giovani generazioni. Importante se nel territorio esistono o si creano movimenti giovanili studenteschi;
- nel merito dobbiamo collegare il No al Nucleare alla valutazione degli scienziati più indipendenti e al pieno sostegno alla lotta ai cambiamenti climatici grazie al rilancio della transizione energetica ed ecologica basata sul 100% Energie Rinnovabili
- nel contesto più ampio l’impegno antinucleare o di critica al ritorno del nucleare va coniugato con il principio/opzione pace e disarmo e con l’esigenza democratica e costituzionale di garantire a tutti i cittadini uguaglianza nei diritti alla salute, alla sicurezza, all’ambiente. Chi abita vicino ad una centrale nucleare non ha queste garanzie;
- nelle prossime settimane dobbiamo prendere contatto e avviare confronti con insegnanti e scuole; con i Sindacati, in particolare con la CGIL che si è già dichiarata contraria al ritorno del nucleare; con il mondo cattolico degli oratori; con Consigli comunali e Sindaci; così come con consiglieri regionali e parlamentari. Nei prossimi mesi il DDL delega per il ritorno del nucleare in Italia sarà esaminato sia dalla Camera che dal Senato: opportuno monitorare i comportamenti dei parlamentari eletti nei nostri territori;
- nei prossimi mesi organizzare iniziative pubbliche per far conoscere il DDL delega e gli aspetti antidemocratici che contiene, visto che i territori e gli Enti Locali verranno emarginati dalle decisioni di localizzazione dei nuovi impianti nucleari e privilegiati gli industriali privati che li richiederanno;
- nessuna preclusione alla ricerca più avanzata sulla fusione nucleare. Del resto, sono decenni che questa ricerca va avanti con più progetti a livello internazionale ma, per ora, i progressi sono molto molto scarsi per le enormi difficoltà da superare. Non è corretto far balenare come prossima questa soluzione per rallentare l’impegno alla decarbonizzazione;

- dobbiamo costruire reti territoriali in grado di collaborare su grandi campagne informative e dotarci a livello nazionale di un coordinamento ampio, inclusivo, unitario ma coerente con gli obiettivi strategici: le Energie rinnovabili alternative sia al nucleare che alle fonti fossili;
- il No al nucleare è anche se non soprattutto il No alle forme di concentrazione del potere in poche mani. Mentre le Energie Rinnovabili, si pensi alle Comunità Energetiche Rinnovabili, sono un modello diffuso di produzione e consumo di energia, i rettori nucleari previsti, anche se modulari e di taglia minore, rafforzano la concentrazione di potere e di decisione in poche mani e sono funzionali ad un sistema di potere sempre più oligarchico e privato.
Fonti affidabili sul piano scientifico:
QUALENERGIA Rivista bimestrale. Direttore scientifico Gianni Silvestrini.
Ultimo numero: “Donald Trump FRENATA SUL CLIMA Sognando Marte con Elon Musk”. Euro 35
SAPERE Rivista bimestrale. Direttore Nicola Armaroli. Lapiù antica rivista italiana di divulgazione scientifica: un pilastro della conoscenza secondo il premio Nobel Giorgio Parisi. Sito internet www.saperescienza.it








