Costruire le condizioni per una convergenza strategica sia valoriale che programmatica tra le forze che si oppongono in Italia alla peggior destra di sempre al governo del Paese non sarà facile e ancora di più non lo sarà in Europa dove troppe forze anche progressiste si sono fatte trascinare dentro una logica iperatlantista e bellicista che non ha saputo né voluto avanzare per tempo una forte iniziativa per una soluzione politica e non militare della guerra in Ucraina invasa il 24 febbraio 2022 dalla Russia di Putin. Il totale rovesciamento di questa logica operata da Trump dopo la sua elezione a presidente degli Stati Uniti spiazza e umilia non solo l’Ucraina di Zelensky ma le stesse Istituzioni Europee considerate irrilevanti. Da parte di queste ultime sarebbe sbagliato però insistere sulla continuazione della guerra, già troppe vittime innocenti sono state sacrificate, e rimanere aggrappate ad un ruolo espansivo e riarmista anche fuori dalla Nato, oggi ridimensionata se non svuotata della propria funzione anti-russa. La prima correzione da assumere è dunque quella di recuperare urgentemente da parte dell’Unione Europea e da parte degli Stati fondatori l’autonomia strategica in politica estera prima ancora di discutere di autonomia strategica del settore difesa e dell’eventuale aumento dei finanziamenti alla industria militare europea.
La prova più urgente e impegnativa per l’Unione Europea dove mettersi alla prova come politica estera e ruolo internazionale è Gaza e le garanzie da assicurare al popolo palestinese di rimanere nei propri territori, Cisgiordania compresa, e di essere titolari nell’opera di ricostruzione nella striscia di Gaza. Questa è la sfida da lanciare alla prepotenza neocoloniale di Trump e Netanyahu in Palestina sapendo che la difesa dell’autodeterminazione del popolo palestinese può contare sul Diritto Internazionale sia per quanto riguarda le risoluzioni dell’ONU sia per quanto riguarda le prescrizioni della Corte di Giustizia dell’Aja.
Il negoziato sulla pace o sulla tregua in Ucraina deve vedere presenti al tavolo i rappresentanti dell’Unione Europea sia perché la ricostruzione dell’Ucraina peserà in gran parte sui bilanci degli Stati europei, sia perché l’Ucraina è candidata ad entrare nell’Unione Europea ma non nella NATO, sia perché le garanzie di sicurezza dei territori che rimarranno all’Ucraina e quelle del Donbass dovranno posare su basi solide e auspicabilmente di lungo periodo. Però Kaja Kallas, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea e vicepresidente della Commissione, non può pretendere di sedersi al tavolo delle trattative per boicottarle. Opportuno criticare anche aspramente la natura ricattatoria e commerciale di questo avvio di trattative da parte di Trump, invocare una pace giusta anche se fino a ieri si auspicava la vittoria militare sulla Russia, ma è tempo che l’Unione Europea faccia i conti con gli enormi errori commessi alimentando una guerra per procura, che in tre anni ha causato oltre un milione di morti dall’una e dall’altra parte, senza mai aver assunto una posizione e una iniziativa autonoma per porre fine alla carneficina.
Adesso l’Unione Europea deve piuttosto concentrarsi sull’ elaborazione di un Atto internazionale simile a quello stabilito il primo agosto del 1975 dagli Accordi di Helsinki che vide convergere sui temi della sicurezza e della cooperazione 35 Paesi dell’Europa di allora, dell’Est e dell’Ovest, più Unione Sovietica, Stati Uniti e Canada. Dentro questo quadro andrebbero ripresi gli accordi sul disarmo bilanciato dei missili nucleari di corto e medio raggio che riguardano direttamente il teatro europeo.
L’Alternativa che dobbiamo cominciare a costruire almeno per l’Italia deve basarsi sul principio pace e sul sistema pace che è alternativo al sistema guerra sul piano culturale, giuridico, geopolitico, economico, sociale.
Costruire l’Alternativa significa considerare la pace principio costituzionale, costitutivo, costituente di ogni politica sia a livello nazionale che sovranazionale.
In questa prospettiva va contrastata la pretesa egemonica degli Stati Uniti che tenta di rilanciare un unilateralismo fuori tempo massimo, l’ambizione russa di ricostruire una propria crescente sfera di influenza. Al contrario va praticato con convinzione il multilateralismo per un ordine mondiale multipolare impegnato più sulla cooperazione che sulla competizione.
Parte fondamentale del sistema pace è il rispetto del Diritto Internazionale e il suo primato rispetto alle legislazioni nazionali.
Tocca ai Governi che hanno sottoscritto i Trattati o gli Accordi che hanno dato vita alle Organizzazioni e alle Istituzioni internazionali fare rispettare le loro risoluzioni o le loro prescrizioni attraverso iniziative politiche coerenti. Se la Corte di Giustizia dell’Aja giudica illegali le occupazioni delle terre palestinesi da parte dei coloni israeliani, sarebbe compito politico degli Stati che fanno parte dell’Unione Europea attivarsi perché lo Stato di Israele faccia ritirare i coloni da quei territori. Al contrario si profila la possibilità che nei prossimi mesi la Cisgiordania venga annessa unilateralmente allo Stato israeliano contro il Diritto internazionale.
Se l’Unione europea non farà nulla nel caso della difesa dei diritti del popolo palestinese, come può pensare di essere credibile nella difesa del diritto del popolo ucraino ad una pace giusta?
Anche sulla questione migranti, sulla questione diritti umani non ci può essere alcuna condivisione con le posizioni razziste di Trump e con le posizioni xenofobe e autoritarie del Governo Meloni.









