Contro i Re e le loro guerre. Gaza, Iran, Venezuela: l’obiettivo è il dominio, non la libertà dei popoli.
Sabato 28 marzo a Roma ci sarà una grande manifestazione nazionale contro le destre, le politiche repressive e belliciste dei Governi in contemporanea con le manifestazioni di Londra e con il rinnovato No Kings Day negli Stati Uniti. Rinnovato perché l’idea della critica radicale alla mutazione in atto nel sistema di potere politico statunitense nasce già nel 2025 con tante mobilitazioni diffuse che hanno colto il senso profondo della sfida aggressiva lanciata da Trump: stravolgere i fondamenti stessi della democrazia e travolgere i fragili equilibri internazionali imperniati sull’Onu e il Diritto Internazionale per sostituirvi una nuova egemonia che non è più soltanto il vecchio unilateralismo Usa ma l’affermazione di un nuovo tipo di potere: personale, amicale, tecnocratico e feudale, insofferente a regole condivise e alle Costituzioni, basato sull’uso della forza, della menzogna e del ricatto.
L’attacco all’Iran portato dal cielo congiuntamente dalle forze aeronavali statunitensi e aeree israeliane sono di una gravità senza precedenti perché non hanno alcuna giustificazione e nemmeno possono accampare alcun pretesto visto che il negoziato sul nucleare iraniano era in pieno svolgimento e che i negoziatori iraniani, già indeboliti dai massicci bombardamenti dei mesi precedenti sulle infrastrutture dove si arricchivi l’uranio, erano disposti a dare ulteriori concessioni e garanzie.
L’uccisione nel complesso Beit E Rahbari nel centro di Teheran, dove si trovano gli uffici della Presidenza, della Guida Suprema e del Consiglio di Sicurezza, di Alì Khamenei e di parte del gruppo dirigente politico, religioso e militare del regime iraniano è il risultato di una spettacolare, micidiale e criminale collaborazione tra l’intelligence della Cia e i servizi segreti israeliani anche attraverso l’utilizzo di programmi di Intelligenza Artificiale della Piattaforma Anthropic. Secondo il Wall Street Journal il Pentagono avrebbe usato il modello Claude di Anthropic per individuare obiettivi e prevedere modalità di combattimento da condurre proprio in Iran con l’obiettivo di decapitare il regime.
Dunque mentre si fingeva di trattare, Trump decideva di seguire e condividere le posizioni bellicista di Netanyahu al quale non importa nulla della stabilità del Medioriente, piuttosto è interessato ad incendiarlo per regolare i conti con l’unica potenza che può impensierirlo, cioè l’Iran, e perseguire il disegno dell’espansione del Grande Israele unica grande potenza nucleare in tutta l’area.
Il regime iraniano al momento non sembra intenzionato a cedere il passo ad un cambio del sistema di potere malgrado l’enorme dissenso interno e anzi reagisce colpendo più obiettivi sensibili: dalle basi militari statunitensi agli aeroporti dei Paesi arabi sunniti considerati complici degli Stati Uniti e di Israele. Dove l’estensione dell’incendio possa arrivare è difficile prevederlo sia perché gli alleati sciiti degli Ayatollah si sono indeboliti sia perché gran parte della partita della successione o della transizione si gioca dentro la società iraniana.
Da Gaza all’Iran l’obiettivo della coppia Trump-Netanyahu è il dominio, non la liberazione dei popoli. L’obiettivo è la sistematica sostituzione della forza militare e della logica di potenza al Diritto internazionale e al multilateralismo che esce a pezzi da queste vicende.
Non è un caso che il Governo che in Europa si dimostra il più fedele a Trump nemmeno sia stato avvertito dell’attacco missilistico al cuore del potere del regime iraniano e che addirittura il Ministro della Difesa Crosetto si trovasse in zona di guerra “a sua insaputa” dimostrando, comunque, una evidente incapacità geopolitica di leggere i segnali provenienti dalla più grande concentrazione di navi militari statunitensi nel Golfo mai vista prima.
Deludente ancora una volta la posizione ufficiale dei vertici dell’Unione Europea che condannano la reazione militare del regime iraniano ai bombardamenti subiti e non i bombardamenti. Miserevole quella del Governo italiano ormai prigioniero della subalternità ai voleri di Trump e complice di Netanyahu.
L’adesione dell’Italia come “osservatore” al Board of Peace, presieduto a vita da Donald Trump, ne è l’esempio pi
ù scandaloso dal punto di vista politico, giuridico, etico, in compagnia di quel codazzo di Autocrazie e Stati subalterni interessati agli affari nel nuovo Ordine commerciale che si profila.
Solo devota accondiscendenza da parte di Giorgia Meloni e del suo governo nei riguardi del grande protettore statunitense? Come del resto avveniva ai tempi della guerra fredda, quando la DC e le forze politiche sue alleate praticavano l’atlantismo in tutte le sue forme?
C’è oggi molto, molto di più: non solo perché l’atlantismo si è rotto, non solo perché Trump attacca l’Unione Europea, con qualche battuta d’arresto sui dazi dovuta alla Corte Suprema, ma perché l’atlantismo di allora era a difesa dell’Ordine liberale internazionale, era, con molti limiti e discriminazioni, a favore dello sviluppo delle democrazie costituzionali.
I limiti gravi e le ombre li conosciamo, anche grazie alla indipendenza della magistratura italiana e alle sue indagini: Gladio, Conventio ad excludendum, discriminazione dei comunisti in fabbrica, tentativi eversivi della destra e dei Servizi segreti deviati, Loggia massonica P2, strategia della tensione, stragi, trattative Stato-Mafia, tangentopoli. Malgrado tutto questo la democrazia e la Costituzione finora hanno retto.
Ma adesso il conflitto tra forze reazionarie ed eversive e forze democratiche non è più la stessa in Europa e soprattutto in Italia. La posizione del Governo Meloni non è quella descritta da tanti giornalisti moderati e progressisti sulle pagine di LaRepubblica, la Stampa, Il Corriere: a metà strada tra la fedeltà a Trump e le convenienze tattiche verso l’Unione Europea. Unione Europea tra l’altro incapace di uscire dalla logica amico-nemico, incapace di uscire dalla tenaglia geopolitica Trump-Putin attraverso una autonomia strategica che sia più politica che militare.
No! Il disegno di Giorgia Meloni è ben altro: utilizzare lo “sfondamento” operato da Trump per inserire le proprie proposte di modificare diritti, cultura, società in Italia, attaccando pilastri della nostra Costituzione come la separazione dei poteri tra esecutivo, legislativo, giudiziario.
La spinta eversiva di Trump non è soltanto l’azione di un pazzo megalomane, ma la sostanza politica e strategica di una sorta di “Internazionale reazionaria”, revanscista, nazionalista, razzista, controrivoluzionaria, che si avvale non solo di brutale manovalanza come l’ICE , ma conta sul disagio diffuso di classi popolari, del sostegno di ricchi esponenti della grande finanza e dei nuovi oligarchi tecnologico-militari e mediatici della Silicon Valley, Peter Thiel ed Elon Musk in testa che, con Palantir e SpaceX-Starlink, stanno ridisegnando la mappa del potere unendo deregolamentazione, capitalismo tecnologico, ascesa dell’intelligenza artificiale, massicci contratti governativi per spazio, difesa, riarmo.
Se visto in questo contesto, il voto del 22 e 23 marzo sul Referendum costituzionale, che cambia ben 7 articoli della Costituzione, è sia una resa dei conti nei confronti di una magistratura da normalizzare e piegare alle compatibilità del potere politico, sia un passo decisivo verso altre controriforme come il Premierato e l’Autonomia Differenziata che, di fatto, potrebbero segnare il passaggio da una democrazia costituzionale come voluta dai Padri Costituenti ad un regime autocratico acostituzionale come auspicato sin dal 1948 da chi quella Costituzione non condivise.
La proposta della nuova Legge elettorale presentata in piena campagna referendaria dalla maggioranza parlamentare che sostiene il Governo Meloni va esattamente nella direzione di favorire la concentrazione del potere politico con un premio di maggioranza, definito “premio di governabilità”, che può arrivare fino al 15% se la lista vincente supera il 40% dei voti validi: assicurarsi 70 deputati e 35 senatori in più permetterebbe a quella maggioranza di eleggersi da sola Presidente della Repubblica, membri laici del CSM, e dichiarare persino lo stato di guerra. Non è qui il caso di analizzare modifiche importanti previste come l’abolizione dei collegi uninominali sostituiti da circoscrizioni e collegi plurinominali, cioè listini bloccati senza preferenze. Quello da sottolineare è che il referendum costituzionale che attacca l’autonomia e l’indipendenza della magistratura entra a far parte per volontà del Governo e della sua maggioranza di un percorso totalmente politico che mira a succedere a se stesso alle prossime elezioni politiche con una Legge elettorale costruita su misura della propria coalizione. Altro che quesito tecnico, altro che confronto e dialogo tra le ragioni del Sì e le ragioni del No.
Il Sì al referendum è sequestrato dalla attuale maggioranza politica nel percorso di riconferma e potenziamento del Governo Meloni che, con questa nuova Legge elettorale, si propone come alternativa secca a tutte le opposizioni. Tocca alle opposizioni capire che il No all’attacco alla magistratura italiana diventa a questo punto posizione qualificante e parte irrinunciabile della costruzione dell’Alternativa al Governo Meloni e alla sua coalizione.









