A ottant’anni dalla Costituente

Nel prossimo referendum del 23 e 23 marzo, verranno sottoposti a giudizio dei cittadini modifiche sostanziali della nostra Costituzione. Di fatto viene alterato il rapporto tra i poteri e il loro equilibrio. Un equilibrio tanto caro ai Costituenti che ben conoscevano quali, e quante, erano state le deviazioni e i soprusi attuati dal regime fascista attraverso l’asservimento dei tribunali, la modifica delle leggi in senso liberticida colpendo il dissenso e con l’eliminazione progressiva del diritto nei posti di lavoro. Avevano conosciuto, i Costituenti, una società subordinata all’ideologia fascista e allo strapotere “dei padroni e del capitale”.

Il triangolo isoscele è una figura piana, dove nulla sovrasta e che ben rappresenta ciò che permette ai poteri esecutivo, legislativo e giudiziario di essere vertici e di temperare il controllo dell’uno sull’altro. Un controllo che si basa sull’autonomia e sulla pienezza dell’azione di ciascuno essendo tutti subordinati alla legge e al suo riferimento fondamentale ovvero la Costituzione.

L’attacco al potere giudiziario, alla sua indipendenza e autogoverno, perché di questo si tratta, fa parte di un disegno più vasto, neppure tanto nuovo, che ha uniformato l’azione della destra del nostro Paese.

Dobbiamo tornare al 1945, cosa difficile per gran parte di noi perché ci sono tre generazioni di mezzo che hanno smarrito via via il ricordo del ventennio fascista, della disastrosa guerra da questo iniziata, e della stessa riconquista delle libertà attraverso la lotta di liberazione.

Sono state altresì smarrite le pagine gloriose del riscatto di un popolo, le speranze e la forza del costruire la repubblica, portate innanzi dalle classi popolari negli anni ’50, ’60, ’70, che hanno non solo ricostituito il Paese, ma dato ad esso una speranza e un benessere. Nulla è nato senza fatica e senza le lotte che hanno cambiato la visione della politica sino a portarla verso la società dei diritti e dei doveri egualitari.

Tutto questo è sotto attacco da sempre, ma questo attacco è diventato maturo nel senso di poter ribaltare una società che vuole maggiori diritti, in una società che invece costringe le persone, mette le une contro le altre, di fatto rende gli uomini ineguali nei confronti della stessa legge e toglie a pezzi la dignità che dovrebbe essere assicurata a ciascun uomo, donna e a ciascuna famiglia.

L’attacco portato innanzi dal governo Meloni e dal ministro Nordio affonda le radici in quel tessuto di nero che ha sempre percorso la storia della Repubblica sin dalla sconfitta del fascismo.

Non dobbiamo scordare che la struttura dello Stato dopo il 25 aprile del 1945, aveva uomini e donne che avevano accolto e fatti propri i principi democratici venuti dalla Resistenza, ma che nonostante le epurazioni, non poco era rimasto nella società civile e nei corpi dello Stato di quell’ideologia che aveva permeato l’Italia dal 1922.

Per questo nei ripetuti tentativi di colpo di stato, nelle trame nere, nelle carte di Licio Gelli e della P2, si trovano quegli elementi di controriforma della Costituzione volti ad assicurare che il potere Esecutivo via via prevalga sul potere del Parlamento e ancor più sul potere Giudiziario.

Il Potere non vuole essere oggetto di indagine e tanto meno processato e vuole esso stesso indicare chi e con quali reati dovrà essere oggetto di indagine.

Vediamo che questa riforma di sette articoli della Costituzione è parte di un disegno più vasto, in cui l’elezione diretta del Presidente del Consiglio e lo spezzettamento dello Stato attraverso l’applicazione estesa dell’autonomia differenziata si coniuga con la ventilata riforma della legge elettorale che vorrebbe portare la maggioranza del Parlamento dentro una percentuale di voti utili ben al di sotto della metà dei votanti.

Quindi quando la memoria fa difetto e le cose non cambiano, alla destra basta coniugare la crescente sfiducia nella politica da parte dei cittadini con una partecipazione ridotta alle elezioni per avere in mano un potere senza controlli.

Questa torsione della democrazia verso la “democratura” è un pericolo costante a cui non si è voluto dare una risposta ferma e forte in termini di vincoli democratici che impedissero di alterare le regole del gioco.

Quando c’erano i partiti eredi della lotta antifascista e partigiana un grande argine era all’interno delle lotte e della memoria di quelle donne e uomini che erano state parte indispensabile della rinascita del Paese.

La Sinistra aveva innestato negli ideali di riscatto della condizione umana e nella pratica della lotta per l’eguaglianza, il lavoro, la giustizia sociale; la democrazia, come sistema per la progressiva conquista dei diritti che ancora mancavano ad una società di eguali.

Il neoliberismo, che è dilagato anche nella sinistra a partire dalla fine degli anni ’90, ha poi indebolito molto il fronte di opposizione ai tentativi di modifica costituzionale, ma ancora è riuscita a farlo finché era la solita Destra sotto le sembianze dei governi berlusconiani che voleva modificare la struttura dello Stato. Poi la modifica costituzionale renziana, pur respinta, ha introdotto un vulnus che non si è colmato nella stessa sinistra, alimentando l’idea che un esecutivo forte debba controllare parlamento e magistratura per governare.

Non discutiamo dei guai di una opposizione che fatica a trovare una proposta forte di cambiamento sociale condivisa restando dentro una democrazia di poteri bilanciati. Sappiamo bene che solo con idee chiare con radici forti e pazienza si costruisce l’unità politica che permette di perseguire la giustizia sociale e l’eguaglianza e dignità di tutti.

Il NO alla riforma della Costituzione della destra da parte di Sinistra Futura è netto e unitario, sin dal primo giorno siamo dentro ai comitati per il no.

Sappiamo anche che la Sinistra è il popolo oppure essa non è, e al popolo noi ci rivolgiamo perché, respingendo queste modifiche costituzionali che creano una Magistratura vincolata dal potere Esecutivo possa essere mantenuto quanto si è conquistato con la lotta di Liberazione e in questi ottant’anni di democrazia.

Noi sappiamo che il disegno della Destra è profondo e ben radicato in quella visione sociale dove pochi hanno il potere reale su tutti e sappiamo anche che questa sarà una lotta che durerà a lungo, ma in essa ci sono i diritti dei lavoratori e del lavoro, l’eguaglianza ed il benessere sociale, il ruolo della politica nel mantenere la libertà di parola, di espressione, di dissenso, di manifestazione. Siamo scesi in piazza per quei diritti di difesa dell’Umanità che in diversa misura, ma secondo uguali principi, riguardano i popoli uccisi dalla forza e dal neocolonialismo ma lottano anche per le grandi povertà che crescono nelle nostre città, nei nostri territori, nel lavoro povero malpagato e usurante, nella mancanza di un orizzonte di benessere per tutti che assicuri eguaglianza e dignità.

Lottare e difendere la nostra Costituzione nei suoi principi fondamentali, nell’equilibrio dei poteri, nella centralità del lavoro e della dignità trova realtà nel fatto che ogni cittadino deve poter essere sicuro di essere eguale di fronte alla legge, deve sapere che nessuno sarà sopra di essa, che al torto subito corrisponde il diritto alla ragione.

Se il potere non ha limiti esso esonda dai palazzi nella società e travolge il diritto dei singoli e delle comunità. Trova le alleanze con la forza del denaro, diventa sopruso ma non viene perseguito. È la realtà del più forte, la legge senza eguaglianza. Questo riguarda la vita di tutti i giorni e nel futuro essa può peggiorare in maniera tale che neppure la protesta sia più possibile e noi lo vediamo già nei decreti sicurezza, dove viene impedita o resa molto complicata l’espressione del dissenso rispetto alle politiche di maggioranza.

Dobbiamo ricordare che i diritti di questi anni, oltre che sulle piazze sono stati difesi nei tribunali.

Questo legame forte tra diritti e possibilità di difenderli, sia attraverso la protesta che attraverso il giudizio dei tribunali è stato poi il fondamento per conquistare la salute in fabbrica e nei territori, per la tutela della vita nel lavoro, in casa, nella strada, per chiedere ragione alla dignità offesa. L’intero diritto del lavoro, e molto altro sarebbero poca cosa se non poggiassero sull’indipendenza dei giudici contro l’arbitrio e la forza degli interessi del profitto.

Per questo dobbiamo capire che in questo referendum c’è la nostra vita quotidiana, la possibilità che essa migliori e attraverso la vittoria del NO, la sconfitta della visione del potere della destra per cui la Costituzione viene profondamente cambiata a partire dall’indipendenza di uno dei poteri, quello Giudiziario per rendere il potere esecutivo più forte e al di sopra della legge.  Presupposto questo perché anche altre parti della Costituzione vengano poi mutate nella visione aristocratica del Marchese del Grillo dove “chi conta è tutto e gli altri nulla”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui