L’esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 è stato molto chiaro; ha sancito la volontà della maggioranza del popolo italiano di difendere il principio della separazione dei poteri, di salvaguardare la Costituzione repubblicana, di applicarla, nonché di lanciare un messaggio politico inequivoco all’opinione pubblica di non gradimento delle politiche poste in essere, fin qui, dal Governo Meloni.
Le statistiche del voto referendario riportano che il 61 per cento dei giovani fra i 18 e i 64 anni hanno votato no e nelle grandi città del mezzogiorno l’opzione contraria alla modifica dell’assetto istituzionale della magistratura ha , spesso , prevalso in modo quasi inaspettato: ad esempio, il 75 per cento di voto contrario alla controriforma costituzionale in una città come Napoli con una prevalenza in quasi tutte le principali città del mezzogiorno lo testimoniano chiaramente, in modo quasi inaspettato rispetto ai sondaggi che circolavano solo qualche mese precedente al voto referendario.
All’interno di questo fronte oppositivo alla controriforma, sarebbe un errore politico madornale qualificare e interpretare questo voto come una vittoria del centrosinistra che automaticamente si potrebbe riprodurre, sic et simpliciter, nel voto politico che dovrebbe tenersi nelle prossime elezioni politiche del 2027.
Compito del centro sinistra è quello, in primo luogo, di dare una risposta chiara ai bisogni concreti dei cittadini e cittadine del nostro Paese su temi prioritari come la pace e le conseguenze umanitarie ed economiche della guerra (art. 11 Cost.), sulle politiche industriali che dovrebbero essere perseguite per una crescita economica non diseguale (art.41 ) anche con un ruolo pubblico in economia , sulla tutela dei salari colpiti dall’inflazione (art. 36 Cost), per una redistribuzione della ricchezza tramite l’adozione di una leva fiscale progressiva (art. 53 Cost.), sugli infortuni sul lavoro (art. 4 cost. ), sulle pensioni minime senza tutela del potere d’acquisto, sulla necessaria abrogazione della legislazione che legittima la precarietà giovanile, sulla difesa della scuola pubblica (art. 33 Cost.) e il rilancio del servizio sanitario nazionale (diritto alla salute individuale e collettiva art.32 Cost.), sul diritto alla casa spesso negato nelle grandi città che consenta ai molti bisognosi di avere un tetto con un affitto almeno equo. Un programma di proposte programmatiche tattiche e insieme strategiche, dunque, chiare e coerenti che diano piena attuazione al dettato costituzionale e che si fondi sull’analisi dei bisogni reali e concreti della popolazione. Occorre conquistare il consenso del popolo dell’astensione per aprire, dopo l’esito del referendum, una prospettiva di cambiamento effettivo nel Paese.
Quanto alla democrazia costituzionale , non si puo’ non rilevare le scellerate scelte del Governo Meloni in tema di sicurezza tramite l’abuso della decretazione d’urgenza e l’assedio al Quirinale quando si è trattato di limitare l’esercizio del diritto di difesa in favore dei migranti, introducendo un modello di difensore collaborazionista con le politiche migratorie volute dal Governo e non, invece, garante dei diritti riconosciuti, in primo luogo, dalla Costituzione in favore dei propri assistiti. In quella triste vicenda, con l’adozione di due decreti legge, uno dei quali convertito in legge e annullato successivamente in punto esercizio diritto di difesa e rimpatrio dell’assistito, abbiamo raggiunto il punto più basso della triste storia della decretazione d’urgenza.
Qualche osservazione sparsa, infine, sul tema della legge elettorale proposta dalla maggioranza di Governo: il ddl proposto presenta un’impostazione di fondo inconciliabile con i principi della democrazia rappresentativa.
Sotto il profilo del metodo utilizzato dal Governo in carica, non si dovrebbe proporre una modifica della legge elettorale a pochi mesi dal voto e per far questo, certamente, occorrerebbe introdurre un esplicito divieto, magari tramite una piccola modifica costituzionale ai sensi dell’art.138 Cost. La Costituzione, in qualche punto, può essere aggiornata ma, soprattutto, deve essere applicata.
Come sostenuto da 120 costituzionalisti nell’ appello Torniamo alla Costituzione “è grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al referendum e che si voglia introdurre un sistema elettorale che, anziché combattere l’astensionismo, rischia di incrementarlo con meccanismi quali le liste bloccate e un premio di maggioranza abnorme, scelte che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori”.

Il premio di maggioranza, secondo la stessa Corte Costituzionale con sent. Nr 1 /2014, deve essere proporzionato e deve essere idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità. Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vi
ncente (anche con il 40,01 per cento dei voti di coalizione ) verso il 60 per cento dei seggi., incidendo cosi’ anche sulle maggioranze di garanzia previsto dall’ordinamento costituzionale, ad esempio in tema di revisione costituzionale con i due terzi dei parlamentari e senza referendum o di maggioranze qualificate in tema di elezione in prima battuta del Presidente della Repubblica.
A ciò si aggiunga la riproposizione di un sistema basato unicamente sulle liste bloccate
, senza la possibilità per il cittadino/a di esprimere una preferenza in ordine al deputato /a senatore /senatrice che dovrebbe rappresentarlo. Ancora una volta, con il sistema misto lista bloccata/ pluricandidature, si affida unicamente la selezione dei parlamentari alle segreterie di partito svuotando integralmente il rapporto tra elettori ed eletti.
Infine, l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio (già indicato sulla scheda elettorale), contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento come la nomina del Governo che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere.
La legge elettorale proposta dalla maggioranza del Governo Meloni, non condivisa nel metodo con le opposizioni parlamentari, è fortemente lesiva dei valori costituzionali (in particolare quello indicato dall’art.48 secondo comma unitamente agli altri principi costituzionali sopraindicati) e aggrava il distacco fra cittadini e istituzioni.
Personalmente, sarei a favore di un sistema integralmente proporzionale che restituisca ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti sulla base della competenza, della rappresentatività politica e anche della necessaria rappresentanza territoriale degli eletti /e.
Il metodo proporzionale, pur non essendo indicato in modo esplicito nella Carta costituzionale, si conforma al principio del pluralismo politico e sociale che ha pervaso i lavori dell’Assemblea Costituente. Il 2 giugno 2026 si festeggiano gli ottanta anni della scelta referendaria repubblicana in luogo di quella monarchica da parte del popolo italiano, ma anche il primo voto delle donne nella storia repubblicana e l’elezione con “metodo proporzionale” dei 556 rappresentanti (solo 21 donne passate alla storia).
La difesa della democrazia costituzionale, della separazione dei poteri, della centralità del Parlamento deve, dunque, essere uno dei punti programmatici centrali di una coalizione di centro-sinistra che si propone di governare il Paese per un effettivo cambiamento, anche in discontinuità con molte delle scelte operate in passato su questi temi.








