COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ART. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Sinistra Futura giunge al suo primo congresso nazionale dopo un percorso di ascolto, partecipazione, azione politica e proposta sociale che ha rafforzato la sua identità di soggetto politico nato per dare risposta alle aspettative di sinistra tuttora neglette dai partiti esistenti.

Le storie personali dei militanti di Sinistra Futura sono la traccia di un lungo impegno e convivono assieme alle molte nuove sensibilità di giovani, di compagne e compagni che si sono riavvicinati alla politica grazie al nostro lavoro. La storia di Sinistra Futura parte dalle necessità e dalle aspirazioni di benessere e di diritti assenti nei territori in cui vivono i suoi militanti e le sue militanti. Avere una storia o rivendicare un diritto fa parlare lo stesso linguaggio, permette di confrontare le analisi della realtà e proporre soluzioni, lotte comuni, crea quella sinistra delle persone che non ha smarrito il bene comune, la solidarietà, il concetto alto della Costituzione antifascista come guida per cambiare la società in senso egualitario.

Molte insoddisfazioni generano impotenza, non è il nostro caso perché ad esse si è contrapposta la voglia di cambiare e di riscattare l’ingiustizia sociale, e di costruire per essa una risposta credibile, chiara e coinvolgente; quella che non è venuta dalla sinistra in questi anni.

Siamo nati non per confluire in un partito che esiste, ma per unire la vasta platea della sinistra delle “cose” che richiedono partecipazione effettiva e rappresentanza coerente, che perseguono l’affermare e il consolidare eguaglianza, giustizia sociale, sicurezza, pace, bisogni vitali e diritti ridotti o negati da un potere che spinge la società in un percorso socialmente involutivo e culturalmente e scientificamente oscurantista.

E vogliamo farlo perseguendo la piena applicazione dei principi della nostra Costituzione repubblicana antifascista ispirata e maturata dalla convergenza e consenso di tutte le idealità che hanno realizzato la Resistenza, per una società libera, democratica, di tutti i cittadini e le cittadine.

Ci sono due parole che racchiudono l’una un concetto della società di eguali ed è “socialismo” e l’altra il modo per arrivarci ed è “rivoluzione”.

Sinistra Futura non ha timore dell’identificarsi nella grande storia del socialismo e nelle aspirazioni che questo movimento politico ha generato e realizzato nell’affrancamento di grandi masse di donne e uomini soverchiati altrimenti nelle loro libertà e nella loro dignità del vivere dalla potenza del capitalismo.

Oggi essere socialisti significa compiere un cambiamento radicale nella democrazia che riprenda e realizzi il percorso di eguaglianza, solidarietà e libertà, come diritto inalienabile e modalità di costruzione sociale.

Questo percorso investe l’economia, la pace, le libertà, la modalità della crescita, il rispetto dell’ambiente, la tutela dei beni comuni, il benessere individuale e collettivo esteso come condizione essenziale della vita.

Il come giungerci non può più essere la rivoluzione cruenta, ma dev’essere utilizzato il pensiero e l’azione che mette assieme la radicalità dei principi e la loro concreta spendibilità con le modalità sociali di riforma che consentano un cambiamento della società rapido e ben percepibile.

Per questo Sinistra Futura, oltre all’azione politica e amministrativa, partecipa attivamente ai movimenti e alle manifestazioni che rivendicano il rispetto di quei diritti che fanno parte della natura umana e del diritto dei popoli alla libera esistenza.

I nostri valori espressi nello Statuto e nella Carta costitutiva sono matrice fertile della nostra identità politica e hanno avuto dalla Commissione Parlamentare di Garanzia degli Statuti, il riconoscimento che Sinistra Futura è associazione politica e che in essa possono essere posti gli obiettivi, le regole, i tempi e le priorità che un movimento esige per fare politica.

Noi siamo nati per unire ciò che nel Paese ha identità ma fatica ad avere nome. Questo congresso è sintesi di questa forza che c’è e non trova il luogo politico in cui ricominciare a fare, pensare, costruire una società diversa e più giusta.

Ovunque in Italia, nelle nostre regioni, nei luoghi in cui viviamo, si dovrà proseguire e accelerare il percorso sin qui compiuto con rinnovata convinzione, perché non siamo parte marginale della sinistra nel voler unire e dare voce a chi, pur disilluso dalla involuzione dell’esercizio politico, conserva la consapevolezza della urgente necessità di cambiare la società e le sue storture.

Per questo dobbiamo essere coscienti che è necessario definire i nostri obiettivi nella storia della sinistra in questo Paese e che il nostro essere sinistra dell’ascolto, dell’analisi, della proposta e del fare, è già esso stesso costituente di quel radicalismo socialista riformatore che è venuto a mancare alla sinistra italiana.

Questo agire politico, unito a una coscienza forte della questione morale, è parte identitaria di Sinistra Futura come si è precisata nell’azione delle compagne e dei compagni che governano oppure sono opposizione negli enti locali, che militano nel sindacato e nelle associazioni, che prendono parte ai comitati civici.

Sinistra Futura si è rafforzata nelle marce per la pace, contro l’Europa delle armi, per il diritto all’esistenza e all’autodeterminazione dei popoli. Ha partecipato attivamente ai referendum con la CGIL, l’ARCI, l’ANPI, contribuendo all’azione dei corpi intermedi e ha trovato forza e conferma nell’essere in ogni manifestazione e protesta che riguarda il lavoro, l’ambiente, la vita quotidiana e lo stato dei servizi e del welfare nei territori.

Sinistra Futura porta il suo contributo nei comitati promotori e nella lotta con i giovani e le giovani per l’ambiente e lo studio, è con i lavoratori e le lavoratrici per il diritto al lavoro sano, sicuro, equamente retribuito, lotta per il diritto alla sicurezza e alla casa.

Abbiamo capito che in questo essere accanto -e con- chi lotta per una società più giusta ed equa, non ci viene chiesto di essere settari o solo elemento di testimonianza, ma ci viene chiesto di rappresentare una politica differente che affronti i problemi sociali nei territori e li porti a soluzione.

Tutto questo noi vogliamo farlo, pur nel campo largo della sinistra, mantenendo la nostra differenza come spirito e azione che cerca di unire le forze piccole portatrici di grandi idee e che vuole trovare quel minimo comune denominatore socialista dell’identità del cambiamento che unisce radicalità nell’affrontare i problemi assieme al riformismo che li rende patrimonio comune.

Questo congresso andrà a determinare la strada che si vuole seguire, le alleanze necessarie per far emergere la voce di questa sinistra afona, eppure ben presente nel Paese, per farla confluire in una lista che metta assieme identità affini ed elegga propri rappresentanti in Parlamento e nelle autonomie locali.

Nelle sue determinazioni, il Congresso dovrà rivolgersi con convinzione e cura a quel popolo che non crede più nella politica proponendosi come laboratorio di definizione, maturazione, razionalizzazione ed infine condivisione del cambiamento e della sua gestione.

La domanda a cui dobbiamo rispondere è se Sinistra Futura confermerà l’ambizione e costruirà il progetto di essere il nucleo federatore generativo di quel partito che trae la sua ragion d’essere dalla Costituzione, dalla Pace e dalle profonde ragioni ideali del socialismo e della sinistra di difesa e riscatto, nell’uguaglianza, dignità e giustizia sociale che accompagnano ogni essere umano.

Non dobbiamo aver paura di rispondere ad un bisogno che parte dalla realtà di un mondo in cui regnano l’ingiustizia, la sopraffazione, la concentrazione abnorme della ricchezza e la teorizzazione del potere senza vincoli. Dove l’uso della forza in economia e in politica, nei rapporti nazionali e internazionali, toglie il diritto alla crescita individuale e collettiva, preclude ogni ascensore sociale, minaccia l’esistenza delle persone.

Neppure dobbiamo avere timidezza a fare nostri, e ad affrontare convintamente, i temi emergenti che riguardano l’intera umanità e che rischiano di rendere illusorio ogni progetto per le generazioni prossime. Pur consci delle nostre dimensioni, non possiamo arretrare nella conquista di un mondo pacificato, sostenibile per l’ambiente e per l’uomo e in questa consapevolezza collochiamo le nostre lotte per un benessere e una società che sia equamente condivisa.

Noi possiamo essere un’area di pensiero critico che partecipa alle lotte di chi condivide la nostra analisi del mondo oppure progetto politico che contribuisce a mettere assieme la sinistra diffusa ben presente nella società e fornisce insieme ad essa una dimensione politica verso quel partito della pace che non c’è nella scheda elettorale ma è ben presente nei bisogni e nelle aspirazioni di molti.

Il contesto internazionale e nazionale

 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ART. 11. L’Italia ripudia la guerra come libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; con- sente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a strumento di offesa alla tale scopo.

Partiamo dalla realtà, da quanto è accaduto e sta accadendo nel Mondo, in Europa e in Italia. In questi mesi le tensioni e le azioni internazionali sono fuori di ogni diritto e prive di una logica che non sia quella delle armi, dell’invasione dei territori, del perseguire profitto illimitato da parte di chi si ritiene padrone del mondo: una riedizione aggiornata di imperialismo e colonialismo.

Tutto questo ci pone di fronte a una scelta netta tra pace e guerra, tra riarmo e diplomazia, tra benessere e indigenza, tra giustizia sociale e prevaricazione della forza.

Allora, nelle nostre scelte, chiediamo a noi stessi, sulla base dei nostri principi, delle nostre idee, come possiamo essere un luogo politico in cui tante persone possano ritrovare la

fiducia che lottare e far politica può cambiare effettivamente le loro vite, rendere migliore il luogo in cui si vive, il quartiere, la città, il nostro Paese e il Mondo. Ci chiediamo come non rendere inutile la passione, come immaginare e praticare nuove forme di proposta e di lotta, come far sentire partecipi delle nostre idee chi ci dà fiducia.

Forse non potremo discutere di tutto, ma certamente questo Congresso, che parte dalle idee comuni, di sinistra, di socialismo e di difesa dell’umanità e dell’ambiente, preciserà sinteticamente l’identità della nostra comunità di donne e di uomini che vogliono cambiare in meglio la società in cui vivono, definirà l’insieme dei temi dai quali la politica non può prescindere, determinerà le priorità, gli obiettivi politici e i risultati che si vogliono raggiungere. Metterà in evidenza i principi di rappresentanza, di organizzazione democratica e di arricchimento delle competenze politiche e di gestione della società a beneficio di tutti.

E nel farlo partiamo dalla pace, dal rifiuto del riarmo europeo, dalla necessità di una forza politica che rappresenti la costruzione di una società pacificata basata sul diritto e sull’eguaglianza delle persone e che risponda ad un vincolo: mai con chi giustifica o approva l’uso della guerra.

Il nostro paese, l’Italia, l’Europa e il mondo intero si trovano in una fase storica eccezionale. La guerra mondiale, prima a pezzi, ma devastante e reale, come aveva visto per tempo Papa Francesco, ora è presente e ricongiunge parti diverse del Mondo. Si estende e come ha denunciato Papa Leone XIV, pervade le menti di chi ha potere: “Basta con l’idolatria di sé stessi. Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.”

Oggi è la stessa specie umana ad essere messa in discussione dalla guerra e dalla devastazione dell’ambiente, che mai come ora si sommano e portano verso il disastro.

L’uso costante della forza come mezzo della politica, l’instabilità praticata in ogni campo, dall’economia alle vite quotidiane, la democrazia stravolta nei suoi principi, tutto questo assieme a nuove servitù e povertà condiziona e toglie i diritti, la libertà, le possibilità di esistenza di ciascuno.

Il mondo ha sempre avuto momenti di conflitto, lo stesso ventesimo secolo per ben due volte è precipitato in due enormi e disastrose guerre mondiali che hanno ucciso un decimo della popolazione del pianeta. L’umanità, devastata dall’orrore di quegli eventi, ha per due volte dato vita ad organismi sovranazionali che dovevano scongiurare il ripetersi della guerra.

Le Nazioni Unite e la formazione di un diritto internazionale che sancisse i rapporti tra Stati, la promulgazione della Carta universale dei Diritti dell’Uomo, sembravano, dopo la Seconda guerra mondiale e la sconfitta dei fascismi e del nazismo, l’apertura di una nuova stagione di pace, di benessere, di uguaglianza nella libertà per l’intero genere umano.

Tutto questo non è accaduto ed è invece proseguito l’accumulo di armi di distruzione di massa. Le guerre si sono susseguite in tutti questi 80 anni, prima distanti e poi sempre più vicine all’Europa e all’Italia e gli attori e le ragioni sono state molto spesso le stesse: il potere sovranazionale, le materie prime da accaparrare, il servaggio economico e politico di intere nazioni, il rifiuto della differenza di credo e di regime politico, l’infinita brama di guadagno del capitalismo. Oggi, oltre 50 conflitti sono attivi nel mondo e mai come ora la guerra mette in discussione, per le sue capacità enormi di distruzione di vite e di civiltà, l’intera esistenza del genere umano.

La tecnologia associata alle capacità belliche ha cambiato completamente non solo le modalità della guerra ma anche la ferocia genocidaria nei confronti delle popolazioni inermi. La guerra oggi si combatte prevalentemente sui civili, sulla loro vita immediata e futura e porta con sé lo stigma della distruzione totale. Non esiste più nessuna etica riconosciuta universalmente atta a frenare il massacro che viene perpetrato attraverso l’uso di macchine e dispositivi privi di ogni relazione con il rispetto della vita.

Noi siamo consci di essere sulla lama delle scelte, che nuovi paradigmi di ordine mondiale sono necessari, primo fra tutti il rifiuto della potenza egemone per l’eguaglianza dei popoli e delle nazioni.

Il multilateralismo unito ad una coscienza comune per assicurare benessere e diritti reali alle persone e al pianeta è il modo per avvicinare i bisogni alla loro soddisfazione oltre la logica devastante del profitto illimitata dei pochi. Il potere che prevarica non guarda alle persone e alle culture ma genera gli imperialismi e le supremazie degli Stati e con essi la cancellazione o il servaggio dei più deboli nella forza.

Nella scelta del rifiuto della guerra e nella sua pratica politica e diplomatica, l’Italia può assumere un ruolo centrale per il Mediterraneo e per il mondo, diventando Paese di mediazione e di unione tra popoli e culture, assumendo quella autorevolezza che viene data, non solo dalla pratica dei principi di coesistenza, ma che costruisce un futuro per sé stessa e per l’umanità.

Siamo coscienti che senza coesistenza e collaborazione la specie umana è sull’orlo dell’estinzione e che nessun progetto politico di cambiamento sociale può prescindere da un giudizio netto sul rifiuto della guerra.

Il progetto politico di Sinistra Futura si inserisce in questa situazione del mondo di cui nessuno prima ha avuto esperienza e che pesa su di noi come incognita.

Oggi il dualismo pace-guerra è interamente consegnato a una scelta che precede ogni maturazione ideologica e politica.

Per una forza socialista di sinistra che persegue il diritto alla vita nell’eguaglianza e nella concordia, per noi che troviamo nell’umanesimo la ragion d’essere della convivenza sociale, la necessità di escludere la guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie è un principio fondante e discriminante su chi possa essere compagno di strada. È la ragione per partecipare alla costruzione di una forza politica di sinistra che parta dalla Pace per portare giustizia sociale e diritti nella società. La guerra oscura il vero motivo imperiale e costrittivo per il genere umano che racchiude, si esprime nelle società e le consegna all’imperio dei pochi sui molti.

E come forza politica saremo in ogni manifestazione e in ogni sforzo comune che costringa il nostro governo a dare attuazione alla Costituzione e al ripudio della guerra.

 Il ruolo dell’Europa

A partire dall’inizio del nuovo millennio, abbiamo assistito all’affievolirsi progressivo dell’idea politica di Europa come entità unitaria di persone e di popoli in grado di formare un nuovo grande Stato unito e federale, esempio pratico di pace, di collaborazione, di crescita, di diritti individuali e collettivi generati dalla cultura, dalla civiltà e dalla capacità trasformativa nel rispetto dell’ambiente.

Non solo si è smarrita la grande idea del manifesto di Ventotene che aveva solide basi socialiste per creare un’Europa di pace e di benessere. Ma si è via via perduta l’idea dell’Europa come nazione comune, mutata invece in un contenitore economico dove la competizione tra Stati, le regole, le stesse sovranità comuni sono prive di ogni controllo democratico e legate ad entità burocratiche e ai mercati piuttosto che ad una realizzazione di un progetto di crescita condivisa.

Per Sinistra Futura l’esempio più chiaro di questo tracollo delle idee di unità delle persone e dei popoli è rappresentato dal ruolo del riarmo europeo che, assorbendo gran parte delle risorse degli Stati in una situazione di debolezza progressiva della stessa capacità produttiva europea, sta di fatto vanificando l’idea e la pratica del benessere dalla nascita all’intero arco della vita che è stato l’origine delle politiche di welfare comune agli Stati.

Oggi sono minacciati i sistemi di eguaglianza dei cittadini nei confronti della sanità, dell’assistenza sociale, dell’istruzione pubblica, le pensioni, la risposta ai disagi e alle debolezze di chi non ha risorse economiche e tutto questo a favore di crescenti investimenti sugli armamenti da parte dei singoli Stati.

Mentre non si concedono deroghe a regole ormai assurde come quelle dei trattati di Maastrict, o si nega l’assunzione di debito comune per sorreggere i consumi interni, i diritti collettivi all’assistenza e soprattutto limitare l’impoverimento progressivo di chi lavora, vengono date ampie facoltà di indebitamento a favore del riarmo.

E’ semplicemente folle che 450.000.000 di consumatori di istruzione media/elevata, capaci di innovazione, parte integrante delle idee e della cultura che ha visto nell’unità della specie umana l’uscita dalle guerre e dai grandi pericoli che la stessa specie corre, non siano in grado di immaginare un futuro comune e diano invece spazio a nazionalismi e sovranismi che accentuano nuovamente la divisione tra i popoli, riportando l’orologio della storia verso il “secolo breve”, il ‘900, che si pensava definitivamente superato.

Sinistra Futura è decisamente a favore della ripresa di quanto nel manifesto di Ventotene riporta verso la necessità di pace e di crescita dei popoli abbattendo le barriere che ne condizionano il benessere. E oggi ancor più nel rispetto dell’ambiente, nell’utilizzo dell’intera capacità creativa e innovativa che la scienza e la tecnologia, unite ad un’etica umanista e socialista, possono dare all’intera specie umana.

Creare un’Europa che persegua la pace usando intera la sua capacità diplomatica e la sua forza economica e in cui siano protagoniste le giovani generazioni è il contenitore ideale all’interno del quale la libertà, l’eguaglianza, la collaborazione e la tolleranza diventano il motore per nuove relazioni internazionali.

Rivendicare l’Europa come patria del diritto internazionale per dare certezza ai popoli del mondo nel sostegno umanitario ai loro diritti, contro la guerra, contro i genocidi e le apartheid, le stragi, l’asservimento dell’uomo e la sua privazione di dignità è compito già di questa Europa piccola nelle idee e divisa nella politica.

Sinistra Futura di fronte al crescere della destra xenofoba e guerrafondaia, che divide l’idea stessa dell’Europa come soggetto promotore di pace, continuerà ad essere in piazza in ogni manifestazione che difenda il diritto del popolo palestinese e degli altri popoli massacrati, vilipesi, privati dei diritti vitali dell’uomo, dalla propria determinazione alla libertà e del proprio diritto all’autodeterminazione.

L’Europa dovrà esistere come forza pacifica che a fini di pace assicura il benessere a chi la abita, espande i diritti, e attraverso essi aiuta i suoi popoli e ne sviluppa a pieno la potenza creatrice di eguaglianza tra gli uomini.

Economia di pace e giustizia sociale

 Non basta rifiutare la guerra, bisogna perseguire un’economia di pace che non sia basata sul riarmo. Ciò implica non solo produrre, ma pensare e creare una società pacificata che innova per il benessere, che cura la sofferenza sociale, collettiva e individuale.

Una economia di pace coinvolge la politica sociale e oggi noi partiamo da una società che è teoricamente senza classi, ma che in realtà ha verticalizzato il rapporto sociale basandolo sulla distinzione tra chi ha e chi non ha denaro, benessere, potere.

Il capitalismo ha messo in concorrenza gli individui, ha annullato le persone, dissolvendo quel tessuto sociale di unità e di collaborazione che ha caratterizzato le lotte della sinistra. Oggi la stratificazione sociale agisce sui generi e sulle età.

Sono queste le nuove classi portatrici di bisogni e di domande inevase che manifestano nuove povertà accanto alle vecchie. Questa stratificazione sociale è perseguita a fini di potere e di profitto e rende incomunicabili i linguaggi delle età, togliendo alle persone, pur nella loro vicinanza, la capacità di sentire l’unione e di protestare e chiedere risposte comuni a bisogni comuni.

Oggi troviamo questa stratificazione sociale nelle città, come nei paesi e nelle aree rurali, nel rifiuto sociale di chi ha meno, espresso tra le generazioni e contro gli immigrati, la troviamo nel lavoro, nel tempo libero, nella scuola, nelle stesse famiglie.

Oggi, più che mai, il personale diventa politico quando scivola nell’indifferenza e non si pone il problema dell’eguaglianza dei diritti e del rispetto della dignità di ciascuno.

La risposta è quella di rimettere insieme le persone, partendo proprio dai problemi come si evidenziano già nel lavoro, nella sua qualità e nel suo legare l’innovazione all’uomo.

Accanto alla pace e nella sua economia, la sinistra deve mettere il lavoro, la dignità d’ogni uomo e di ogni donna, i bisogni che essi esprimono e la solidarietà al centro della sua azione politica e di metodo là dove è chiamata a governare.

Il lavoro, i lavoratori, l’impresa

 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ART. 35. La Repubblica tutela il

lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

ART. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi. Lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale

 Oggi il lavoro non solo è parcellizzato dalla tecnologia, sostituito dall’intelligenza artificiale senza il vincolo di un principio di rispetto etico dei bisogni e della persona umana, ma viene svilito come mezzo di promozione sociale e consegnato al mero profitto dell’impresa.

Al lavoro dell’uomo nell’economia viene tolta la capacità di essere parte di un insieme sociale e al tempo stesso fattore di promozione della persona, impedendogli di generare dignità personale e famigliare e di essere elemento di crescita sociale.

Al lavoro e ai lavoratori sono state sottratte conquiste fondamentali pagate con lunghe lotte di emancipazione e sempre più viene messo in discussione il diritto e la capacità di essere forza contraente paritaria nella gestione del processo lavorativo e nella limitazione del profitto e quindi motore dell’azione sociale di uguaglianza.

Ma ancor più riscontriamo nell’assenza del lavoro stabile e sicuro e nella sua precarietà chel’ingiustiziasifapiùacuta.

Il rifiuto da parte della destra di un salario sociale, di un valore minimo dell’ora lavorata, di una tutela del lavoro che parta dalla sicurezza e arrivi fino alla certezza della prosecuzione dell’attività lavorativa, tutto questo è parte dell’offensiva del capitale nei confronti dei lavoratori ed ha devastanti effetti nella tenuta sociale e nel progresso dei territori.

Si è instillata l’idea che la vita sociale sia una eterna competizione, dove chi perde retrocede e a nulla valgono le competenze acquisite, le capacità, l’inventiva, i diritti inalienabili alla dignità.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ART. 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

Il privato è stato elevato a fine sociale, stravolgendo l’articolo 41 della Costituzione dove si precisa che l’impresa persegue l’utilità sociale, rispetta la salute, l’ambiente, la dignità umana e concorre attivamente al progresso sociale.

Il pubblico ha abdicato al ruolo della tutela del benessere comune, come pure al suo compito di indirizzo dell’attività economica pubblica e privata a fini sociali e ambientali oltreché di crescita collettiva.

Al posto del sistema economico misto che prefigura la Costituzione e che tiene in equilibrio il profitto individuale, i diritti di chi lavora e l’interesse collettivo, ora lavorare è una competizione dove le libertà, compreso il tempo libero, non esistono più e le persone sono affidate nel loro procedere sociale, al giudizio delle entità che posseggono il potere economico, politico e sociale.

Sostanzialmente è un gioco al massacro dei deboli dove naturalmente le età e il genere, senza la creazione di alternative adeguate, diventano fattori di debolezza, non portatori di diritti e di forza.

La risposta di Sinistra Futura è nella lotta politica che persegue la funzione pubblica dell’impresa ed è accanto ai lavoratori e al sindacato nella loro valorizzazione sociale di soggetti che mutano la società.

Noi vediamo nell’inclusione sociale delle età, dei generi, delle differenze, nel pieno diritto ad un salario sociale che tuteli i diritti basilari delle persone e che si alimenti nella limitazione dei profitti delle imprese e del loro trasferimento delle quote eccedenti nella società, lo strumento per iniziare a rendere effettivi i diritti di eguaglianza e dignità che la nostra Costituzione e il pensiero socialista sanciscono.

Per avere un lavoro tutelato, che sia costituente fondamentale per la società e la dignità delle persone, serve chi lo difenda, a partire dal sindacato e dalla sua unità che è un valore inestimabile che si aggiunge al confronto e alla rivendicazione.

Perseguire l’unità del Sindacato e dei lavoratori, superare gli steccati ideologici che allontanano e aprire il confronto con le organizzazioni sindacali di base che hanno anzitutto lavoratori che credono nella lotta comune e nella rivendicazione di diritti ed equità: tutto questo è parte concreta della sinistra che vuole mutare la società e Sinistra Futura lavora perché vi sia questa unità dei lavoratori e delle loro lotte.

Ben sappiamo che l’attuale assetto sociale rifiuta il confronto e lascia al 5% della popolazione gran parte della ricchezza recente e la proprietà di oltre il 50% dell’intero patrimonio del paese. Allora la redistribuzione attraverso la tassazione dei patrimoni più alti diventa un nodo della sinistra e il modo di indicare come mantenere una crescita compatibile con l’ambiente che includa l’eguaglianza e il futuro comune come diritto di benessere.

Il ruolo dell’intervento pubblico in economia diventa centrale per indicare la direzione dello sviluppo e per rendere collettiva questa crescita. I diritti individuali e collettivi si alimentano anche nella limitazione dei profitti, oggi illimitati, di banche e imprese monopolistiche che drenano i loro utili dalla massa della popolazione e arricchiscono ulteriormente quella piccola parte ricca del paese che li possiede.

Quindi partiamo da una redistribuzione dei profitti attraverso una tassazione incrementante usata a fine di sostegno ed equità sociale.

E poi ri-nazionalizzare imprese e servizi essenziali non solo è possibile, ma è lo strumento per attuare quelle politiche di controllo e di distribuzione dei benefici generati dall’uso dei beni comuni e dal lavoro che si sono consegnati inopinatamente all’unica ideologia rimasta, ovvero al capitalismo.

Oggi l’Italia è una nazione in declino perché non solo è priva di un progetto di crescita compatibile con il suo territorio e le sue competenze ma perché il profitto regola in maniera assoluta e smodata la risposta al lavoro, l’accesso ai diritti e la risposta ai bisogni delle famiglie.

Le parità dimenticate

 Da troppo tempo le parole hanno preso il posto dei gesti concreti per avere una società di eguali. La questione femminista non può essere un ornamento dei documenti congressuali, delle affermazioni portate all’interno di una legislazione o di una normazione ben lungi dall’assicurare che siano realmente affrontate le ragioni culturali, sociali, economiche che sottintendono il predominio del patriarcato nella società.

La società del “genere” fa prevalere apertamente la cultura patriarcale e la trasferisce nella costante differenza che conculca tutto ciò che non è maschio. Sentimenti, violenza di genere, situazione economica e lavorativa, presenza politica e civile, le stesse libertà formali soggiacciono ad una visione che stabilisce una subordinazione e piega l’ordine sociale a svantaggio delle donne.

Cosa significa essere oggi un movimento politico che considera la parità e il femminismo come elementi fondanti per la propria concezione sociale e per le politiche conseguenti?

Cosa significa vedere la società, l’eguaglianza, i suoi problemi, le soluzioni che vengono proposte e perseguite con una visione che parte dalle donne?

Il superamento del patriarcato, persistente ancora oggi, pur in forme diverse dal passato, è la via necessaria per affermare nella nostra società la libertà femminile, rendendo fondativa del patto sociale la differenza sessuale quale differenza umana originaria.

Porre l’accento sulla cultura della differenza comporta guardare non solo all’emancipazione e alla parità con gli uomini – battaglie certamente da perseguire su vari aspetti della vita lavorativa e legislativa – ma anche alla valorizzazione della differenza femminile vista nella sua essenza di genere. Significa, cioè, pretendere una organizzazione sociale che non sia assimilazione delle donne al modello maschile, ma sia rispondente alle esigenze, alle esperienze, ai desideri espressi dalle donne stesse.

E questa pretesa di vivere a proprio agio nel mondo può essere realizzata solo mediante una forte alleanza tra le donne per creare una genealogia di modelli femminili di riferimento positivi e forti che costituiscano fonte di autorità e ispirazione per le giovani donne dando loro una misura sociale di riconoscimento.

La disparità tra donne, che le diverse esperienze femminili necessariamente determinano, diventa un valore aggiunto per creare un progetto politico di valorizzazione del “di più” femminile, cui ogni singola donna può appoggiarsi per sostenere i propri desideri.

Il più importante contributo che la cultura della differenza oggi porta in questo mondo di guerra è la visione di un nuovo paradigma del “pigliarsi cura di”, come atteggiamento mentale che comprenda tutta la comunità umana – dall’economia alla politica – nella quale il ruolo dei sentimenti e degli affetti siano alla base dell’educazione degli individui sin dalla prima infanzia.

Le donne ancora oggi devono lottare per essere riconosciute, per essere “viste” da questa società, per avere ciò che dovrebbe essere naturale, la parità in tutti i campi, anche nella rappresentanza politica e dentro le Istituzioni in modo da poter incidere a favore di una società giusta ed egualitaria.

Difendere la democrazia in Italia costò molto e le madri e i padri costituenti si impegnarono scrivendo una Costituzione che è ancora un monito che subisce continui attacchi in questo momento di revisionismo storico e morale.

La democrazia è imperfetta, le istituzioni sono modellate sull’identità maschile (del resto su 556 membri le donne costituenti furono 21, il 3,8% del totale), seppure grazie a Lina Merlin (con l’appoggio forte di Nilde Iotti e Teresa Noce) fu introdotta nel comma 1 dell’articolo 3 la dicitura “senza distinzione di sesso”.

Ma la Costituzione è ancora un bene prezioso e da difendere, un pilastro inamovibile su cui poggiare diritti e doveri di questa società.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ART. 51 Tutti i cittadini dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

 La forza interiore, l’intelligenza emotiva e la capacità di adattamento delle donne costituiscono un punto di forza non solo per le donne stesse, capaci di conciliare molteplici ruoli – famiglia, lavoro, passioni – con stile e determinazione, puntando alla crescita personale e all’indipendenza, ma è fondamentale anche per una democrazia paritaria che intenda garantire rappresentanza, inclusione e politiche pubbliche più efficaci.

La presenza di numerose donne in ruoli apicali di Sinistra Futura ha dimostrato che il pieno coinvolgimento delle donne non è solo una questione di giustizia ma una necessità per la modernizzazione e l’efficienza della stessa organizzazione.

Nonostante i progressi, la piena parità di genere nelle sedi decisionali, in particolare rappresentative, resta però, ancora oggi, una sfida sia dal punto di vista numerico che da quello dell’indice di forza delle donne. In Italia, in quasi tutte le formazioni politiche, è

Sinistra Futura intende promuovere appositi provvedimenti che garantiscano le pari opportunità tra donne e uomini non solo al proprio interno ma anche a livello nazionale al fine di rendere pienamente efficace il dettato costituzionale.

Per poter raggiungere i risultati voluti è necessario, in primo luogo, ripartire dall’educazione socioaffettiva e sessuale attraverso un processo educativo volto a promuovere la consapevolezza di sé, delle emozioni, del corpo e delle relazioni interpersonali con l’ulteriore intento di prevenire la violenza di genere.

Nell’educazione socioaffettiva e sessuale è centrale la valorizzazione del corpo femminile ed è pertanto necessario superare stereotipi e oggettivazione, educare le giovani donne al consenso, al rispetto di sé, all’accettazione dei cambiamenti del proprio corpo insegnando loro la libertà di viverlo in tutta la sua forza, la sua emotività e la sua bellezza.

Ciascuna donna deve, da una parte, sentirsi libera di agire, esprimersi e vestire come vuole – senza che questo possa costituire motivo di violenze fisiche o verbali – e, dall’altra, rispettare il proprio corpo per non farne un uso strumentale e mercificatorio. Preoccupano fenomeni come Only Fans, la piattaforma che permette di vendere foto di parti del proprio corpo o video in cambio di denaro.

È fondamentale, dunque, che nelle scuole venga reintrodotta l’educazione socio-affettiva e sessuale poiché la scuola è il luogo più protetto e istituzionalmente dedicato a promuovere la consapevolezza, il rispetto e la parità di genere per decostruire gli stereotipi di genere che oggettivizzano il corpo della donna o ne limitano la percezione promuovendo, al contrario, una visione paritaria e rispettosa rivolta anche all’altro sesso: un uomo che ha fatto educazione sesso-affettiva è un uomo che lavora sulla propria emotività, sui retaggi patriarcali, riconosce i comportamenti abusanti e non li fa propri.

L’ISTAT stima che in Italia circa 6 milioni e mezzo di donne tra i 16 e i 75 anni hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, stima non perfettamente corrispondente al vero in quanto molte donne, pur avendo subito molestie o violenze, non denunciano. Le forme di violenza e le loro modalità sono molto numerose: violenza domestica, fisica, stalking, sessuale, psicologica, economica, istituzionale, indiretta verso i figli, vittimizzazione secondaria, comportamenti che rappresentano un fenomeno sistemico, culturale ancora troppo radicato e non sufficientemente contrastato.

Le istituzioni, nonostante il quadro legislativo si sia abbastanza evoluto negli ultimi anni, non sono ancora in grado di dare risposte concrete. È necessario, partendo da una formazione sistemica e obbligatoria degli operatori sanitari, degli insegnanti, delle forze dell’ordine, degli operatori delle strutture sociali e dei magistrati, istituire un organo centrale che coordini e verifichi la rete di centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale, ne promuova la nascita dove non sono presenti oltre a promuoverne il finanziamento.

A ciò deve aggiungersi un sistema di sportelli di sostegno psicologico e antiviolenza in tutte le scuole, strutturato e integrato come organo riconosciuto dal MIUR, oltre a sportelli anonimi e gratuiti per le donne in ogni ufficio pubblico o struttura pubblica (comune, ospedali, uffici pubblici in generale).

Ulteriore tassello è la necessità che la donna si svincoli dalla dipendenza economica per contrastare la sudditanza economica intrafamiliare, sociale e lavorativa.

Nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio del 15 aprile 2026, la violenza economica di genere viene considerata un abuso, strumento di dominio maschile, caratterizzato da controllo finanziario e limitazione dell’autonomia femminile per il quale si auspica l’introduzione nel Codice penale all’interno del reato di maltrattamenti in famiglia.

Tra gli ambiti di Intervento, oltre alla sfera domestica (controllo spese) e sociale (stereotipi e accesso ai servizi), è d’obbligo annoverare anche quella lavorativa (disuguaglianza salariale e ostacolo all’impiego) per la quale occorre una sinergia che coinvolga sempre più legislazione e rappresentanze del mondo del lavoro, perché la parità salariale diventi una realtà.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ART. 37 La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La retribuzione oraria media delle donne è più bassa di quella degli uomini. L’ultima nota di Istat (fine gennaio 2025) ci dice che fra i dipendenti le donne guadagnano il 5,6% in meno rispetto ai colleghi uomini. Da aggiungere che la scelta del part-time tra le donne spesso è condizionata dall’assenza di servizi che le permettano di non dover scegliere tra tempo per i figli e tempo per il lavoro: ancora troppo lontano dalla realizzazione l’armonizzazione a carico della società di tempi di vita e tempi di lavoro.

Ma non basta più un femminismo che persegua la parità di genere intesa tradizionalmente; occorre estendere questa lotta a tutte le soggettività marginalizzate, superando il binarismo (transfemminismo); ma anche riconoscere che all’imperante modello patriarcale, basato sulla violenza, l’usurpazione e lo sfruttamento dei corpi e degli spazi, bisogna rispondere con la liberazione delle donne che si lega alla salvaguardia ambientale e alla guerra ecofemminismo.

Le oppressioni sono intrecciate (razza, genere, classe, ambiente): l’ecofemminismo evidenzia come la crisi climatica colpisca in modo sproporzionato le donne, specialmente nel Sud del mondo, rendendole protagoniste nella difesa del territorio.

Fa da sfondo a tutte le precedenti riflessioni il ruolo del linguaggio nella costruzione della realtà sociale e politica.

Il linguaggio non è neutro: costruisce gerarchie, definisce ruoli, rende visibili o invisibili soggetti e diritti. Per questo il linguaggio di genere non è una questione formale o interna alle organizzazioni politiche, ma riguarda l’intero spazio pubblico, culturale e istituzionale del Paese. Ciò che non si nomina resta ai margini, e una democrazia piena non può permettersi esclusioni simboliche.

Assumere un linguaggio capace di nominare pienamente le donne significa contribuire a trasformare la società, rendendo concreta l’uguaglianza sancita dalla Costituzione e contrastando, anche sul piano simbolico, le radici profonde della cultura patriarcale.

Allo stesso tempo, le donne hanno storicamente espresso parole e pratiche di pace, fondate sulla relazione, sulla cura e sul rifiuto della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti. In un tempo segnato da guerre e nuove tensioni globali, riconoscere e valorizzare questo contributo significa rafforzare una cultura della pace che attraversi la politica, le istituzioni e la società tutta.

Per questo Sinistra Futura ritiene che il linguaggio di genere e la cultura della pace siano parte integrante di un progetto di trasformazione democratica, capace di mettere al centro la dignità, la vita e la convivenza tra i popoli.

Perché cambiare le parole non è un gesto simbolico: è il primo atto concreto per cambiare i rapporti di potere e rendere possibile una società davvero giusta.

  Le priorità

Sinistra Futura pone il benessere in una società equa come elemento concreto di azione politica da raggiungere attraverso le lotte e le riforme che assicurino la piena eguaglianza dei cittadini e delle cittadine.

Partiamo dai bisogni negati, dai diritti affievoliti, dalla cura e dalla sanità pubblica efficace, preventiva e curativa per tutti. Esigiamo il lavoro sano, stabile, equo, e dignitoso, vissuto come realizzazione personale e collettiva.

Siamo intransigenti sull’ambiente che è la fabbrica della vita, il luogo dove si vive e auspicabilmente si vivrà, dove si produce energia per l’oggi e per il domani, dove il bilancio ambientale non sottrae risorse per il futuro.

Lottiamo per una scuola che rispetti chi impara e chi insegna, che trasmetta principi comuni e capacità di critica, che formi alla lettura della realtà e sia parte integrante della crescita di cittadini e delle cittadine che si preparano a dare il loro apporto alla società.

Pratichiamo l’ascolto e la proposta elaborata assieme nei nostri Comuni, a partire dalla casa come diritto al vivere dignitoso. Esiste una visione di sinistra dell’urbanistica come lo spazio del benessere, che mette insieme i luoghi del produrre e del vivere assieme, che tutela gli spazi dove mettere lo sviluppo personale e collettivo, che conserva il bello e i beni comuni, che nel riconfigurare l’assetto urbanistico e nel costruire il nuovo lo fa in accordo con regole di integrazioni ambientali che privilegino la salute, la socialità ed il benessere comune.

Sinistra Futura è nei diritti e nei doveri sociali e nell’educare la comunità, la modalità del costruire una società di uguali e a questo fine sono centrali il ruolo della scuola, gli spazi di socializzazione, la cura delle generazioni, la cura della famiglia. Tutto questo è uno spazio che è politico sociale, dove una persona può sviluppare sé stessa assieme alla comunità di cui è parte attiva e comune.

Ognuno di questi temi avrà una risposta dettagliata nei documenti allegati come ordini del giorno, con proposte immediate e obiettivi, perché non siano solo un elenco di diritti.

L’ambito in cui una società può definirsi libera e tutelante della vita implica la difesa di cinque beni materiali comuni del presente e del futuro. Essi sono punto focale di azione politica per la loro capacità di essere insieme necessari alla vita e altresì da difendere, perché non diventino elemento di profitto e di acquisizione di pochi per la servitù di tutti.

L’aria, l’acqua, l’energia, l’ambiente e la proprietà pubblica dei dati sono cinque ambiti all’interno dei quali si eserciterà sia la vita che la libertà. E questi beni comuni non possono che essere proprietà del popolo, impedendo che essi, come sta accadendo, vengano utilizzati per condizionare le vite e lo sviluppo.

La sovranità non solo di un Paese, ma di una società, implica che vi sia il pieno governo dei beni necessari alla vita base essenziale per ogni altro diritto e libertà, così la casa, l’alimentazione, la sanità, l’educazione, l’istruzione, le libertà e il progresso comune, il vivere con dignità e in pace, sono processi perennemente aperti e incrementanti che includono la proprietà pubblica dei diritti essenziali alla vita e alla libertà.

Se vogliamo avere una società di liberi ed eguali, i beni comuni l’acqua, l’energia, l’aria e i dati ovvero la conoscenza non possono che essere parte della sovranità del popolo.

Con queste premesse il nostro è un cammino comune di lotta e di risposte vere ai bisogni per mantenere la coesione sociale, l’eguaglianza, l’equità, il passaggio generazionale nella crescita individuale, famigliare, di tutti.

 La nostra bussola

Nostra maestra la realtà!

Nostra bussola, i principi di eguaglianza, dignità, valore della persona umana, la moralità nella gestione della cosa pubblica, la piena applicazione della Costituzione della Repubblica Italiana. I principi non sono solo fondamenti etici per la politica e il suo esercizio materiale, ma strumenti per decrittare la realtà, sempre più manipolata, e per gestirla.

La realtà in cui viviamo non cessa di interpellarci su come costruire una visione politica di cambiamento che risponda pienamente ai bisogni di affrancamento e realizzazione di chi nella società si trova, suo malgrado, a costituirne la parte più debole.

E, al tempo stesso, sono i nostri principi a chiederci come ribadire, difendere e ottenere i diritti legati all’uomo portatore di dignità individuale e collettiva: primo fra essi il diritto alla libertà e alla dignità lungo tutto il percorso della sua vita per svilupparne le capacità individuali e sociali.

Questo ambito reale e concreto di genesi delle scelte definisce il campo e l’azione di Sinistra Futura, il suo radicalismo riformatore, le sue alleanze, i tempi e le priorità della sua azione.

In definitiva l’azione politica e l’azione amministrativa di Sinistra Futura devono avere al centro la chiarezza di ciò che si persegue e il rigore morale nel gestirlo, sono prosecuzione delle sue idee e parte integrante della sua identità.

Non esiste una risposta comune nella Sinistra a queste domande e noi vogliamo portare un apporto di idee e di azione alle forze politiche, ai movimenti, all’elettorato che sentono la difficoltà di essere protagonisti e partecipi per modificare una società che si basa sul profitto, sulla coercizione, sull’isolamento dell’individuo

La realtà è quella che ciascuno di noi vive nel profondo di ogni giorno, ma è altresì la possibilità di avere un futuro che la mantenga o la cambi in senso positivo. Il nostro presente è consegnato all’insicurezza, alla precarietà, alla sfiducia, tutti elementi che di fatto impoveriscono la capacità di lotta per il cambiamento. Ciò che ciascuno di noi vive ha tratti profondi di discontinuità e di precarietà, ma quello che si manifesta come dato anche economico, all’interno della nostra società, è la negazione di questa precarietà che si traduce in un sostanziale rifiuto del mondo reale.

La realtà non è né pessimista né ottimista, semplicemente ci chiede se e quanto essa corrisponde ai nostri ideali di vita e ai nostri desideri e quanto essi corrispondono ad una visione dell’uomo e della società in cui possano essere assicurati i diritti comuni per la dignità, il lavoro, il benessere, la progressione sociale, il vivere in pace, in fiducia, in armonia.

Sinistra Futura ha il compito di proporre e supportare la convergenza delle sensibilità di Sinistra per un cammino comune che affronti questa realtà scomoda e la porti verso gli ideali di giustizia sociale, di umanità, di serenità, antidoto formidabile per l’indigenza, la guerra, il conflitto, l’indifferenza.

E dobbiamo chiederci quanto siamo disponibili a lottare, a cambiare noi stessi e le nostre soluzioni per cambiare questa Sinistra nel profondo perché essa venga riconosciuta come il luogo della politica per chi vuole mutare la realtà che lo riguarda.

Far tacere le armi dovrebbe unire la Sinistra, partigiana della pace e della convivenza, per difendere il diritto dei popoli e l’ordine mondiale basato sulla sicurezza reciproca, sulla pari dignità. Per Sinistra Futura questo bene supremo è l’obiettivo all’interno del quale riconosciamo i compagni di strada e una visione della società basata sulla comunicazione e il riconoscimento delle diversità ricomposte come valori

Ad esso uniamo un radicalismo riformista, che è parte integrante del pensiero che considera la funzione dello Stato nell’economia e nelle istituzioni ed è l’unico soggetto potenzialmente egualitario in grado di ricreare una speranza per i giovani, una funzione nazionale del Meridione e di creare quell’unità nazionale di risposta equa e comune ai bisogni in grado di fare del nostro paese una nazione unita.

A Sinistra Futura viene chiesto di essere quel nucleo generoso di passione politica e di azione sociale che mette sé stesso al servizio di qualcosa che oggi la Sinistra non offre, ovvero la radicalità di un pensiero socialista che realizza un riformismo fatto di certezze e diritti sociali concreti. Una Sinistra in grado di ricondurre l’attuale realtà capitalista e finanziaria ai fondamentali e inalienabili valori di etica e solidarietà sociale.

Non lo faremo da soli, ma facendo crescere la convinzione che la sinistra è politica che si mette al servizio del popolo, che unisce e si oppone alla destra per ricondurla all’opposizione, che realizza la Costituzione rappresentando le istanze reali di cambiamento sociale che sole possono realizzare l’eguaglianza in una economia di pace e in una società che muta.

11 maggio 2026

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