Quando le democrazie si trovano in difficoltà, quando le Istituzioni vanno riformate ma non esistono soluzioni condivise, quando il distacco tra società e politica organizzata si fa drammatico, quando si avverte confusamente che una fase storica è finita e si capisce la necessità di una pagina nuova da scrivere e progettare insieme, allora si ricorre al termine prestigioso di “Costituente”. Termine che per noi giovani, nati dopo il duemila, può risultare astratto se non collocato storicamente visto che non abbiamo potuto conoscere i nostri “padri costituenti” ma nemmeno le grandi figure di Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao, Sandro Pertini, Aldo Moro. Termine prestigioso che può risultare utile se davvero finalizzato a sbloccare le menti e smuovere le cose sia sul piano teorico che nella pratica politica per costruire un futuro diverso. Termine che naturalmente assume significato e portata diversi rispetto al contesto in cui viene inserito, rispetto agli attori che vengono evocati, rispetto agli obiettivi che vengono individuati. Giuseppe Mazzini sosteneva la Costituente per la Repubblica romana nel tentativo nobile di anticipare la storia conciliando repubblicanesimo e democrazia radicale. La nostra bellissima Costituzione è nata da una Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano tramite un voto riconosciuto come diritto sia a uomini che a donne. Vent’anni fa Parlamenti e popoli europei sono stati chiamati ad una fase costituente per dare all’Unione Europea una Costituzione che sostituisse i diversi Trattati istitutivi: tentativo fallito. Oggi quell’Europa intergovernativa che si sarebbe dovuta superare è più forte di prima e i rinati nazionalismi, malgrado l’esperienza del Covid e l’ambizioso progetto comunitario di New generation U.E. nella lotta ai cambiamenti climatici, la rendono il decisore politico principale rispetto ad una Commissione e ad un Parlamento europeo indeboliti. La guerra in Ucraina ha fatto il resto: Governi e Parlamenti nazionali dei 27 Stati europei e di diverso orientamento politico hanno scelto di rinunciare di fatto all’autonomia strategica dell’Europa per aderire ad un iperatlantismo che delega soluzione del conflitto, politiche energetiche, equilibri interni all’Europa ed equilibri internazionali alle scelte strategiche della NATO globale. In questo quadro lo slittamento a destra degli elettorati è incentivato e ulteriormente legittimato. Vedasi le elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia, quelle in Svezia, Finlandia e Grecia, e oggi in Spagna, dove l’audacia di Pedro Sanchez, che ha anticipato la data delle elezioni e rilanciato l’accordo con Sumar, coalizione di sinistra guidata da Yolanda Diaz, ha ridotto i danni, impedito l’involuzione predicata dall’estrema destra di Vox, tenuto aperto uno spiraglio di governo con autonomisti e separatisti. Forse esagera il Fatto Quotidiano quando titola che la “remontada” in Spagna è stata possibile perché la sinistra ha fatto la sinistra. Non c’è dubbio però che il PSOE, il partito di Pedro Sanchez, non è il PD, anche se ancora troppo timido sulla natura plurinazionale dello Stato spagnolo. Così come i Governi di Zapatero prima e di Sanchez poi sono risultati molto meglio dei Governi italiani degli ultimi anni, da quelli di Letta e di Renzi in poi. Governi e maggioranze politiche anomale, spesso giustificate da convenienze di corto respiro, senza una vera bussola, con il mito dei tecnici, lontani dai problemi reali della società italiana in crisi e attraversata da una trasformazione antropologica profonda. Di questo passaggio epocale, di questa trasformazione anche regressiva, se ne sono accorti pochi intellettuali, alcuni economisti, alcuni sociologi come Fausto Anderlini, Domenico De Masi, Alessandro Pizzorno, Ilvo Diamanti, molti operatori sociali. Se ne è accorto papa Francesco con le sue encicliche “Laudato Sì” e “Fratelli tutti” anche se rimane minoranza in una Chiesa italiana dove i profeti di pace come don Tonino Bello, don Lorenzo Milani, don Primo Mazzolari sono celebrati ma non seguiti. Se ne è accorto Maurizio Landini, segretario generale della CGIL che cerca di rigenerare nel sindacato e per il sindacato un ruolo più attivo, più autonomo e meno subalterno alle logiche neoliberiste del mercato. Ecco, è in questo contesto che va collocato il progetto di Costituente di una nuova Sinistra in Italia, dunque con l’ambizione di avviare un processo profondo e lungimirante. Profondo perché occorre navigare e saper pescare negli strati profondi della società italiana comprendendo dinamiche sotterranee e fenomeni emergenti, comprendendo umori, sfiducia, ostilità e persino odio. Lungimirante perché occorre saper ricostruire una visione di cambiamento credibile e alternativa al neoliberismo. Non basterà mettere insieme i cocci di ciò che è stato rotto nel campo largo della sinistra, meglio dire del centrosinistra italiano, con la pretesa della vocazione maggioritaria del PD, pretesa non ancora superata nemmeno da Elly Schlein. Non c’è stata ancora una sufficiente analisi e comprensione delle ragioni della tragica e irresponsabile rottura perseguita in occasione delle elezioni politiche del 25 settembre 2022 da Enrico Letta e da tutto il gruppo dirigente del PD nei confronti dell’alleanza con il Movimento5Stelle guidato da Giuseppe Conte. Perché sostenitori poco convinti dell’“Agenda Draghi” e dunque poco affidabili? Non scherziamo! A meno che per Agenda Draghi si intenda, di fronte all’invasione russa dell’Ucraina, la rinnovata e incondizionata fedeltà atlantica subita e adottata dall’Europa con la scelta di Washington e della NATO di privilegiare la soluzione militare e non la soluzione politica del conflitto. È stato davvero molto grave, direi addirittura criminale, non fare nemmeno accordi tecnici nei collegi maggioritari tra PD e Movimento 5 Stelle per impedire il successo elettorale della peggior Destra di sempre che ora ci ritroviamo con Giorgia Meloni al governo del Paese. Anzi quella rottura ne ha addirittura favorito il successo più largo. La Costituente che intendiamo costruire evidenzia dunque proprio sulla pace, sul ripudio della guerra, sulla autonomia dall’egemonia statunitense, sulla costruzione di un ordine internazionale multipolare una prima grande e irriducibile differenza con quella che da tempo il PD propone, tra l’altro senza una tensione adeguata, accontentandosi di attrarre nella propria orbita “cespugli” più che alleati. La seconda differenza sostanziale è che in una società sempre più segnata da disuguaglianze crescenti, da 9 restart alti profitti e bassi salari, non è pensabile praticare una sorta di interclassismo, equidistanza tra chi ha potere economico e finanziario, gode di privilegi e rendite e chi può contare solo sulla propria forza lavoro e spesso su un lavoro povero. Per questo l’attore sociale da scegliere come riferimento principale della nostra Costituente è il soggetto lavoro, cosciente, organizzato e da organizzare, inteso come forza non solo rivendicativa ma capace di cambiare i rapporti e le modalità di produzione e di trasformare la società. Oggi la sfida dei cambiamenti climatici richiede un’alleanza strategica tra ambiente e lavoro, tra scienza e lavoro; richiede che lo Stato orienti il mercato e non viceversa; richiede che il mondo del lavoro abbia più intelligenza, più visione, più potere di indirizzo rispetto allo stesso capitale e alle sue tecnocrazie. Quello che manca all’Italia e al sistema politico italiano è una vera forza di sinistra, pacifista, femminista, ecosocialista. Lo spazio c’è in quella vasta area di sinistra diffusa, dispersa tra astensionismo e frammentazione politica, che né il PD della Schlein riuscirà mai a rappresentare largamente né il Movimento5Stelle a convincere. Per il nostro tentativo riferimenti diversi ma attuali quelli di France Insoumise di Jean Luc Melenchon in Francia e di Sumar di Yolanda Diaz, erede anche se più moderata di Unidas Podemos, in Spagna. Purtroppo Syriza in Grecia con l’elezione del giovane armatore Stefanos Kasselakis sembra virare verso forme di radicalismo civile più che di riorganizzazione della lotta sociale. Naturalmente l’Italia ha la sua specificità e persino difficoltà maggiori a dare consistenza ad una Sinistra nuova e popolare, convintamente antifascista e convintamente alternativa all’attuale Destra che governa il Paese con ambizioni egemoniche e crescente sete di potere. Per questo la Costituente a cui pensiamo deve avere e praticare tre dimensioni, tutte indispensabili: una dimensione culturale sul terreno della battaglia delle idee, cui ingaggiare intellettuali, insegnanti, centri di ricerca, università; una dimensione sociale, perché senza attori sociali e senza conflitti i processi di cambiamento non hanno le gambe per spostare i rapporti di forza, conquistare e promuovere diritti; una dimensione politica perché quello che manca da troppo tempo in Italia è una nuova e diversa offerta politica, dunque un soggetto politico nuovo che rappresenti quella parte di società discriminata, umiliata, sfiduciata e insofferente.










Più che interessante l’articolo di Alessandro Ritella