Da Firenze si aprono nuove sfide: sapremo affrontarle? Urgente ridare anima e forza a un grande movimento popolare per il disarmo e la soluzione politica dei conflitti. La guerra in Ucraina sta uccidendo centinaia di migliaia di vite e uccide la stessa autonomia dell’Unione Europea stravolgendone natura e destino. Un errore ridurre l’impegno a uscire dalla guerra al solo momento rappresentato dalle elezioni europee.
Interessante e importante il convegno nazionale “Il coraggio della pace” promosso a Firenze il 23 settembre al Teatro dell’Affratellamento che ha visto riuniti e confrontarsi molti e diversi esponenti di aree sociali e culturali, associazioni laiche e cattoliche del pacifismo italiano, singole personalità e soggetti politici impegnati a prospettare una soluzione negoziale e non militare alla guerra in Ucraina. Importante perché ha cercato di coprire un “vuoto” politico e culturale evidente nell’attuale panorama italiano che vede partiti politici e sistema dell’informazione letteralmente condizionati da un iperatlantismo che li imprigiona dentro una fedeltà acritica a Washington e alla Nato e dentro una tenaglia che non vede altro obiettivo che la vittoria militare sulla Russia. Interessante perché è stata data voce sul problema della guerra e della pace a più sensibilità e a più correnti di pensiero che in Italia esistono ma vivono e si esprimono in ambiti specifici e distinti, spesso tra loro separati: docenti universitari come la femminista Maria Luisa Boccia e il filosofo Alfonso Maurizio Iacono; giornalisti come Marco Tarquinio e Ida Dominijanni; economisti come Roberto Romano, ricercatori in filosofia politica come Emanuele Profumi e giuristi come Domenico Gallo; artisti come Moni Ovadia e scrittrici come Ginevra Bompiani; esponenti di associazioni e movimenti cattolici come il missionario Alex Zanotelli e Norberto Julini di Pax Christi; attivisti di primo piano del pacifismo italiano come Flavio Lotti, Luisa Morgantini, Alfio Nicotra; ex parlamentari europei come Pasqualina Napoletano e Roberto Musacchio; politici di vecchio e nuovo corso come Stefano Fassina, Alfonso Gianni, Fausto Bertinotti, Luigi De Magistris di Unione Popolare e Alessandra Maiorino del M5Stelle. Ma su tutti l’attesa era per gli interventi del duo Raniero La Valle- Michele Santoro. La Valle, lucido, rigoroso e ispirato dall’alto dei suoi 92 anni, ha sintetizzato l’appello a mobilitarsi in nome della pace, della terra e della dignità. Michele Santoro, appassionato e forse lasciandosi trascinare da un eccesso di teatralità, ha comunque calato l’asso che dovrebbe scompaginare, a suo giudizio, il quadro politico italiano bloccato sull’inevitabilità della guerra ad oltranza in Ucraina e privo di alternative: una Lista indipendente che alle prossime elezioni europee ponga come alternativa secca la priorità assoluta di “uscire dalla guerra”. Non sono mancate infine voci del Nord Europa e dell’Africa: Marc Botenga, europarlamentare del Partito del Lavoro belga, che ha denunciato la deriva a destra dell’intera Unione Europea e le responsabilità del capitalismo globale; Marie-Jeanne Balagizi, ambasciatrice europea della rete dei Paesi africani francofoni, che ha denunciato il calvario dei migranti detenuti nei lager libici e la crudele pervasività del colonialismo che ancora oggi continua in Africa seminando violenza, sfruttamento, milioni di morti in guerre dimenticate come quella del Congo. L’ampiezza e il meritorio pluralismo di posizioni andato in scena a Firenze non significa che a Firenze sia stata raggiunta una sintesi, anche perché se metà degli interventi potevano risultare funzionali alla prospettiva avanzata da Michele Santoro, l’altra metà molto meno. Il nodo della Lista per le europee proposta da Michele Santoro Inutile nascondere che a Firenze ha avuto un rilievo non secondario Santoro e la sua proposta di una Lista per le elezioni europee caratterizzata dall’obiettivo “Uscire dalla guerra!”. L’orientamento dei presenti era quello più favorevole che contrario, anzi le posizioni erano e sono tutt’oggi più articolate: i favorevoli, i favorevoli con riserva, i perplessi e i contrari. Tra i contrari, ma senza animosità, il missionario Alex Zanotelli e Norberto Julini di Pax Christi che hanno chiesto di privilegiare l’unità e l’allargamento del movimento della pace sul terreno sociale evitando così il rischio di dividerlo con la presentazione di una Lista che difficilmente riuscirebbe a rappresentarlo tutto. Perplesse la filosofa Maria Luisa Boccia e la giornalista Ida Dominijanni, da noi interpellate, perché non convinte da un antiamericanismo e da un anticapitalismo vecchia maniera fortemente presente tra i convenuti a Firenze e, soprattutto, dal rischio di un uso politico strumentale dell’idea di pace, senza davvero elaborarne e svi- lupparne le conseguenze di sistema complessivamente alternativo al sistema di guerra: sistema di guerra scelto, alimentato e condiviso con uguali logiche e opposte finalità tanto dalla Nato e da Washington che dalla Russia di Putin. Secondo il pacifismo politico classico e attuale si dovrebbe infatti superare la logica duale dell’amico-nemico, insomma non essere subalterni a nessuna logica dei due blocchi in conflitto, Nato e Russia. Per la verità la stragrande maggioranza degli interventi a Firenze aveva ben chiaro che la guerra in Ucraina fa emergere l’Europa peggiore e che però è anche l’occasione per far emergere “il principio pace” come sistema e orizzonte da affermare in quanto “principio costituzionale, costitutivo, costituente” di un altro modo di fare politica da parte degli Stati e dunque alternativo al riarmo convenzionale e nucleare e alla militarizzazione della sicurezza. Il Manifesto politico dei promotori di Firenze, guidati dall’ex parlamentare Claudio Grassi e coordinati da Linda Santilli ne fa fede; così come occorre riconoscere che il Manifesto, definito come “Carta dei valori”, non è reticente sulle responsabilità della guerra “esplosa dopo l’invasione da parte della Federazione Russa guidata da Putin in violazione del diritto internazionale”. Piuttosto sarà da chiarire se le logiche di guerra e di potenza siano riconducibili esclusivamente alle responsabilità del capitalismo tecnocratico e finanziario globale visto che la natura di questa stupida e tremenda guerra può figurare anche tra le guerre che possono essere definite intercapitaliste e che le logiche nazionalistiche e imperiali dello “spazio vitale” appartengono tanto alle ambizioni egemoniche degli Stai Uniti che al regime russo di Putin. Per questo il negoziato, la tregua e poi la pace saranno possibili solo se si esce dalla logica di blocco perché i blocchi politico-militari contrapposti tendono a imporre assurde fedeltà, limitano sovranità, tolgono autonomia, riducono convivenza tra i popoli e rifiutano possibili mediazioni. Non c’è dubbio che il capitalismo adotti e preferisca le logiche di guerra e di potenza perché attraverso l’apparato tecnologico militare industriale punta a superare le proprie fasi di crisi e perché alla radice è esso stesso una forma di violenza, di estrazione di valore e accaparramento illimitata di risorse, di rapina e di sopraffazione. Ma proprio perché c’è una dimensione antropologica, culturale e sociale e non solo economica che legittima, accetta e promuove il sistema guerra, è anche su questa dimensione che politicamente occorre agire per un cambio di civiltà. Sfida non da poco. Per questo auguriamo a quest’area, alle prese con la creazione della nuova Associazione “DISARMA: non abbiamo paura”, che possa essere ampia e inclusiva e che persegua un lavoro costruttivo e trasparente per contribuire alla formazione di quella sinistra che in Italia ancora non c’è e che non può ridursi a formare solo una coalizione elettorale a sostegno della Lista Santoro con Unione Popolare e Rifondazione comunista. Questo sarà un nodo che anche Michele Santoro dovrà affrontare nelle prossime settimane: da un lato rivolgersi a movimenti della società civile e ad un elettorato più ampio di quello che si riconosce nei piccoli partiti di sinistra, dall’altro in gran parte appoggiarsi su queste forze indispensabili per raccogliere le firme a sostegno della Lista e organizzare iniziative diffuse nei territori. Sarà importante dunque sia la qualità del percorso che questo progetto sarà in grado di sviluppare sia la qualità che dimostrerà di avere il “nuovo soggetto politico popolare” con i volti e le biografie dei suoi nuovi dirigenti e candidati. Per completezza di informazione ci piace riportare il messaggio lanciato a conclusione dell’Assemblea nazionale promossa da Santoro il 30 settembre al teatro Ghione di Roma. La mozione finale lancia l’appello ad “aderire al progetto di un nuovo soggetto politico popolare che abbia la pace come obiettivo urgente e orizzonte futuro. L’Assemblea decide di avviare tutte le necessarie iniziative per partecipare, realizzando la maggior unità possibile, alle prossime elezioni europee allo scopo di incardinare nel dibattito elettorale e poi nella stessa Unione Europea l’assillo della pace da istituire, a cominciare dalla fine del conflitto in Ucraina senza vincitori né vinti, della guerra da ripudiare, della terra da salvare, per restituire dignità a tutte le creature. L’Assemblea intende dar vita al sogno di “un’altra Europa” dall’ Atlantico agli Urali, amica di ogni persona, presenza critica e solidale nel rapporto con tutti gli Stati del mondo. Decide che il nome e il manifesto programmatico saranno adottati in una prossima Assemblea articolata in due sessioni, a Milano, città d’eccellenza dell’Italia indivisibile e a Messina, al di là del mirabile e intangibile Stretto”.









