E se fossero illegali? Uno studio cerca di provarlo. Il 2 ottobre è stata tenuta una conferenza stampa davanti alla base militare di Ghedi dove stanno arrivando le nuove bombe nucleari B61-12 e i nuovi caccia F-35 capaci di attacco nucleare.
Nella giornata della nonviolenza, le associazioni impegnate nel disarmo convenzionale e nucleare sono scese in campo contro la presenza delle atomiche presenti nelle Basi militari di Ghedi e di Aviano. Lo hanno fatto col supporto di un importante studio realizzato dall’associazione IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms), una delle più competenti in materia. IALANA è presente in varie nazioni, gode dello status consultivo presso le Nazioni Unite ed è partner di ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) premio Nobel per la Pace 2017. Lo studio sintetizzato nel libro” Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia”, edizione Multimage 2022, e commissionato da 22 associazioni territoriali e nazionali, ha provato l’illegalità -anche della sola presenza- delle armi atomiche sul territorio nazionale. Sono state prese in considerazione una ventina tra norme nazionali e internazionali tra cui: il Trattato di pace di Parigi, il Trattato di non proliferazione nucleare, la legge 185/90 su export di armi, lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale; i pronunciamenti della Corte Penale Internazionale di Giustizia su illegalità uso o minaccia di armi nucleari, Il Trattato Internazionale di Proibizione delle armi nucleari, gli Articoli 10 e 11 della Costituzione Italiana ed altri Trattati. Se lo studio ha comprovato l’illegalità delle atomiche in Italia, non è altrettanto sicura la possibilità di ricorrere, in alternativa o in appoggio all’azione politica, alla via giudiziaria -nazionale o internazionale- contro la detenzione di armi nucleari USA sul nostro territorio. Non è perciò sicura la possibilità di ottenere un riconoscimento per via giudiziaria di questa illegalità, con conseguente condanna della presenza delle armi nucleari e di conseguenza l’ordine di una loro rimozione dal territorio nazionale. Lo studio lascia però aperta questa strada, considerando che fino ad oggi, sono cadute nel vuoto le iniziative politiche da parte di diversi soggetti pacifisti che hanno chiesto al Governo di firmare e ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, approvato all’ONU nel 2017 ed entrato in vigore nel gennaio 2022. L’esito dello studio di IALANA, durato 6 mesi, è importante non solo per il Movimento per la Pace Italiano ed internazionale, ma anche per le realtà che in Belgio, Germania, Paesi Bassi e Turchia sono mobilitate contro la presenza di armi nucleari USA sul proprio territorio. Oggi, le reiterate minacce di un attacco nucleare da parte di Russia e Stati Uniti in relazione al conflitto russo-ucraino rendono ancora più urgente mettere la parola fine alle armi nucleari. Attualmente, nelle basi aeree italiane di Ghedi (Brescia) ed Aviano (Pordenone), è prevista la sostituzione delle bombe nucleari ospitate (40 a Ghedi) con le bombe B61-12 trasportate da bombardieri di ultima generazione, gli F-35. Il potenziale distruttivo delle B61-12 risulta 83 volte superiore rispetto alla bomba che distrusse Hiroshima il 6 agosto del 1945. I caccia F-35, caccia multiruolo di quinta generazione, dal giugno 2022 stanno arrivando nella base di Ghedi per affiancare e poi sostituire i Tornado: sono tutti cacciabombardieri con funzione “strike”, cioè appositamente configurati per l’attacco nucleare. Le basi di Ghedi e Aviano, in caso di conflitto, diventerebbero obiettivi sensibili e -si calcola- che un eventuale attacco potrebbe provocare tra i 2 e i 10 milioni di vittime civili. Come cittadini non possiamo accettare di essere sottoposti al rischio atomico, ma ancor più di essere complici dell’eventuale uso di bombe che provocano devastanti crimini contro l’umanità e contro il pianeta terra. È giunta l’ora di esprimere una solida e tenace responsabilità collettiva!









