Trattato internazionale per la Proibizione delle Armi Nucleari
Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, cioè per la loro totale messa al bando dichiarandole illegali, è il primo Trattato internazionale legalmente vincolante: non vieta solo l’uso delle bombe atomiche ma anche la loro detenzione, produzione, acquisizione. Approvato dall’Assemblea ONU nel luglio 2017 da 122 Paesi, è entrato in vigore il 22 gennaio 2021 con la ratifica dei primi 50 Stati. L’Italia, al pari di altri Paesi della Nato, non ha partecipato nemmeno ai lavori preparatori e, in seguito, si è rifiutata di partecipare anche come Paese Osservatore. Pur non essendo tra le 9 Potenze nucleari ufficiali e non ufficiali (Israele possiede armi nucleari ma si rifiuta di dichiararlo), l’Italia partecipa al “nuclear sharing” della Nato perché ospita una quarantina di bombe nucleari statunitensi nelle basi militari di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone). In questi mesi Washington ha ordinato la sostituzione delle testate nucleari presenti in queste basi con le più moderne e potenti B61-12. Un precedente interessante in direzione disarmo nucleare ci viene dall’Africa: con il Trattato di Pelindaba, entrato in vigore nel 2009, la maggioranza degli Stati africani, capeggiati dal Sudafrica, ha istituito una grande zona libera da armi nucleari. Il Sudafrica di Mandela ha provveduto a smantellare le bombe atomiche sudafricane degli anni ’70 costruite e immagazzinate proprio nel centro di ricerca nucleare di Pelindaba. Dati del Centro di Monitoraggio Nucleare norvegese: le 9 Potenze nucleari ufficiali e non ufficiali detengono attualmente 9.576 testate nucleari pronte all’uso, equivalenti a 135.000 bombe di Hiroshima. Dati complessivi: le testate nucleari pronte all’uso e quelle di riserva collocate negli hangar sono poco più di 13 mila: 6.257 testate sono possedute dalla Russia, 5.550 testate dagli Stati Uniti. Le rimanenti sono di Cina, Francia, Regno Unito, Israele, India, Pakistan, Corea del Nord. L’Europa è divenuta area ad alto rischio da quando sono stati cancellati gli Accordi tra Stati Uniti e Russia sui missili a medio e corto raggio, la maggior parte dei quali riguarda proprio il territorio europeo. La Russia dovrebbe possedere circa 2.000 ordigni nucleari a corto raggio, mentre gli Stati Uniti ne avrebbero molti meno ma in gran parte dispiegati in 5 Paesi Nato in Europa: Italia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Turchia. Nel suo discorso sullo stato della nazione del febbraio 2023, Vladimir Putin ha annunciato la sospensione dell’ultimo Trattato con gli Stati Uniti sul controllo delle armi atomiche ancora in vigore tra le due principali potenze nucleari: quello sulle armi strategiche a lungo raggio firmato nel 2010 da Obama e Medvedev. Nel settembre 2023 la Russia ha annunciato che il Sistema missilistico balistico intercontinentale Sarmat con capacità nucleare è entrato in servizio di combattimento. Con il peso di oltre 200 tonnellate e la capacità di trasportare più testate sarebbe in grado di colpire qualsiasi obiettivo sulla Terra. Sempre in questo settembre 2023 gli Stati Uniti annunciano l’invio all’Ucraina di munizioni contenenti uranio impoverito per perforare la corazza dei carri armati russi. Dopo le prime incertezze, Biden ha gradualmente ceduto alle richieste di Zelensky fornendo armi occidentali sempre più avanzate: prima i missili a medio raggio Himars, poi i carri armati Abrams, poi i caccia F16 che integreranno l’aviazione ucraina nei sistemi Nato. Come promesso al Vertice Nato di Madrid dello scorso giugno, Biden ha aumentato la presenza di militari statunitensi in Europa di 20 mila unità portando così il numero complessivo a 100 mila soldati, quasi tutti schierati lungo il fronte orientale dell’Alleanza Atlantica. In questi mesi l’esercito degli Stati Uniti ha inaugurato la sua prima Base permanente a Poznan, in Polonia. In seno ai ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica stanno maturando due diversi progetti di Scudo europeo antimissile: uno promosso dalla Germania e da altri 14 Paesi europei, tra cui la Finlandia: European Sky Schield Initiative. L’altro farebbe capo a Francia, Italia e Regno Unito ma sarebbe inadeguato a intercettare i missili ipersonici per cui si sta organizzando un nuovo progetto partecipato al 25% dall’ italiana Leonardo e sviluppato dal gruppo europeo Mbda. In questo quadro di continua escalation militare e di ripresa degli investimenti sulle armi nucleari dovrebbe essere saggio e intelligente riprendere la strada interrotta prospettando nuovi Accordi internazionali per ridurre almeno in modo bilanciato il numero delle testate nucleari. Certo il Trattato TPNW può risultare troppo avanzato per i Paesi Nato, ma potrebbe rappresentare una spinta a fermare la corsa al riarmo mettendo in discussione gli attuali equilibri/squilibri internazionali dal punto di vista di un ordine multipolare più giusto e cooperativo. Come sarebbe importante che l’Italia intanto si sganciasse da una deriva militarista e subalterna ad una dispendiosa corsa al riarmo e cominciasse a dialogare con tanti Paesi del Sud del mondo che hanno firmato il TPNW e si misurasse con le loro ragioni. Per questo va appoggiata la Campagna “Italia ripensaci” promossa da tante associazioni pacifiste legate alla Campagna internazionale ICAN: Rete Italiana per il Disarmo, Senzatomica, Beati i costruttori di pace, Pax Christi.









