Nasce in gennaio un’Associazione culturale e politica nazionale per promuoverne la prospettiva nelle città e nelle regioni con un respiro nuovo

Negli anni, senza far troppo rumore, la parola sinistra ha mutato significato, si è stratificata con accezioni diverse secondo fasce d’età e nei contesti sociali, dividendo, come ce ne fosse stato bisogno, l’idea internazionalista dei diritti umani universali da quella nazionale e poi ancora separandosi all’interno di quest’ultima in mille rivoli di significato. La sinistra è caduta nell’immaginario, nelle canzoni di protesta, è sentita insufficiente dentro ai singoli problemi mentre li riconsegna all’isolamento dell’individuo, della famiglia, della società mutata. Trasformate le classi sociali in insiemi di bisogni, impalpabili nella loro unità risolutiva, la sinistra, parola-vessillo ormai lacera, è rimasta nel ricordo di molte persone che hanno conosciuto altre realtà, le diverse comunità di intenti, le lotte corali e i risultati. Quando ci chiediamo cosa significhi questa parola per i giovani e ancor più per la struttura politica dovremmo risalire alla differenza che essa è in grado di creare. Tra l’io e il noi, c’è un ponte esile che solo la sinistra può mettere assieme ed è questa parola mutata, trasformata nelle cose, che ancora può avere un effetto di unione, di lettura comune della realtà. La Sinistra, ritrovando il suo significato nella proposta e nell’agire, può scrivere, un racconto che riguarda il presente e il futuro.

La sinistra non può essere un prodotto ma è una precisa scelta di costruzione e per ritrovare significato deve abbandonare i cascami del neo liberismo coniugato nei partiti della sinistra storica. Dev’essere radicale e forte negli obiettivi e negli intenti, trovare sentimento comune, unire, decrittare la realtà attraverso i bisogni di chi cerca equità, rappresentanza, di chi preserva i beni comuni e assume l’ambiente come elemento discriminante della crescita, del suo governo politico. La sinistra disegna una società che cerca nuove libertà mentre quelle borghesi si vanno restringendo, una comunanza di bisogni che mette insieme il welfare con la dignità, il diritto ad avere un lavoro con la giusta retribuzione di esso, la percezione che il nemico non è il ceto medio impoverito della porta accanto, ma le condizioni di diseguaglianza che trafiggono ogni possibilità di mobilità sociale, che discriminano e usano violenza sulle donne, che trattano il territorio come ulteriore mezzo di differenziazione e di negazione di diritti.

La sinistra è afona politicamente ma compie ogni giorno miracoli di altruismo, si dissemina nel volontariato, anima i movimenti per la pace e compie in essi la sintesi con la lotta per salvare l’ambiente, il pianeta, la specie. E’ questa sinistra che non ha bisogno di definirsi come tale, ma che chiede di essere interpretata, messa all’interno di un disegno grande di cambiamento, di pacificazione egualitaria ed è una sinistra diffusa che fatica a fare rete, che non si trova nei partiti, che vuole cambiare le cose ed essere protagonista di se stessa e insieme della comunità di cui è espressione.

In questi anni si è agitata la rabbia, il rifiuto della politica, l’insicurezza come condizione da estirpare con la violenza. Si è visto il peggio prendere forma più nelle menti che nella realtà e i signori della paura hanno chiuso in casa le persone, le hanno messe in branco, per nascondere che era la società che essi stessi governavano che aveva bisogno di fiducia, di essere coesa con la percezione della crescita comune.

La sinistra non ha saputo opporsi e ora in Italia, in Europa trionfano i sovranismi, la divisione verticale in forza di lingua e storia, mentre era -ed è sinistra- quello che fa comunicare e che muta nell’esperienza e nella storia di tutti. Non è un caso che all’indebolirsi della sinistra corrisponda un riacutizzarsi dell’idea di conflitto, che l’Europa dell’Erasmus diventi l’Europa dei confini, delle patrie, come se i nuovi poveri prodotti dallo sfruttamento del mondo, dalle guerre dell’occidente, dalla crisi climatica indotta da un produrre senza senso, fossero i nemici di un benessere che è stato dissipato e accaparrato all’interno della divisione verticale tra chi ha e chi non ha, tra chi comanda e chi deve obbedire. I poveri del mondo cercano patria dove si può sopravvivere e non basta più la distinzione tra emigranti economici e politici, ma entrambi vengono da luoghi depredati e consegnati alla consunzione e alla guerra.

La sinistra mutata esiste e ha significato, si prende cura, tiene ben stretta l’idea del noi e la coniuga nel nuovo mutualismo, nella ricerca di una diversità del vivere e dell’essere presente nella società dell’anomia. Assume tanti nomi ma il significato è lo stesso: esiste un paniere di bisogni e di diritti che deve essere parte della condizione dell’individuo nella società. Trovare gli obiettivi, usare la forza della pazienza che non deflette, la radicalità del chiedere giustizia sociale può mutare i partiti e i movimenti, può riportare in essi il significato della parola sinistra come simbolo e contenuto da spendere.

Oggi non basta dirsi di sinistra per rappresentare qualcosa di certo, in particolare per i giovani e per tutti quelli che non sono soddisfatti della società in cui vivono, perché essi legano al cambiamento effettivo la parola sinistra e la sollevano dall’ambito politico portandola su quello fattuale. Il rapporto tra impegno e risultato è massimo nelle associazioni di volontariato, nei movimenti che si creano in difesa di qualche bene comune o contro un sopruso collettivo. Questo non significa che i partiti, siano definitivamente superati, la loro forma è in discussione e ad essi viene chiesto in continuazione di dimostrare la loro incidenza sulla vita delle persone che sono oggetto di governo. Una posizione che trasferisce sul presente la necessità di avere un mutamento e di poterlo attribuire con sicurezza ad una parte politica.

Bisogna dare alle persone la possibilità di scegliere di mutare positivamente le loro vite attraverso il voto, non attraverso lo “scambio politico” o il “voto utile” ma piuttosto attraverso il “voto coerente” con i principi costituzionali e gli obiettivi di giustizia. La sinistra storica aveva ben presenti queste necessità, ma le ha edulcorate nel governismo, nella continua ricerca di soluzioni che davano l’illusione del mutamento condiviso, mentre era una continua perdita di certezze e diritti. C’è stato un momento in cui il moto in avanti si è fermato ed è diventato difesa, le parole che sono state assunte come sinonimo di governo sono state compatibilità e riformismo e in ogni riforma qualcuno, che già era a credito di diritti, perdeva qualcosa tanto che alla fine parlare di riforma ha assunto una connotazione negativa.

In questo processo in cui si è smarrito il significato del perché esisteva una sinistra non è passata la mediazione, consustanziale alla politica e alle soluzioni, ma una progressiva cessione del pensiero critico e della radicalità a favore di un regime pattizio dove venivano equiparati gli interessi dei pochi alle necessità dei molti. La creazione di una classe media italiana ed europea è stata frutto di governi socialdemocratici che non hanno saputo poi evolvere le stesse conquiste e la mobilità sociale conquistata.

La sinistra, che aveva rispetto unanime degli anni dell’ideologia e del successivo pensiero riformista, è mutata nel profondo e come per altre parole che contraddistinguono il lessico del cambiamento sociale e della sua definizione, ciò che molti di noi individuavano con nettezza, è divenuta la descrizione di una realtà complessa e composita, che in sé trascinava elementi forti di passato emozionale mentre si adattava ad una realtà ostile alla composizione del ceto sociale di riferimento e giustificava la stessa natura dei rapporti tra le stratificazioni sociali.

L’elemento che è stato un indice trascurato, della crescente afasia tra una base elettorale e la sua rappresentanza politica, si è tradotto in una evidenza: esiste una parte maggioritaria di elettori che non vota più, a sinistra come a destra. Questo fa molto bene alla destra e non spiace alla sinistra neoliberista, ma questi schieramenti, per elettori non votanti, non rappresentano un’alternativa o una speranza, anzi il loro stesso esercizio dell’amministrare e del cambiare viene considerato indifferenziato. Ma mentre per la finta sinistra, che è ormai centro, i votanti in calo fanno aggio sui partiti affini che sono considerati non meritevoli di alleanza, per la destra non è la stessa cosa, ha bisogno di crescere, di affermare ideologia e un ordine sociale che sancisca il dominio di chi possiede molto rispetto al corpo sociale che vive di resti di benessere e per questo si allea, pur competendo.

Il non voto non è una condizione permanente e dà uno spazio enorme di consenso per chi proponga qualcosa di alternativo e concreto (la concretezza è una condizione quando le ideologie latitano), orbene, a sinistra, nessuno, sottolineo nessuno, ha ancora proposto una sintesi tra diritti e cambiamento, tra equità e crescita, tra gestione della cosa pubblica e legalità, tra il dire e il fare, resi credibili oltre parole, perché sostanziate dai fatti.

Quindi lo spazio per chi vuole pensare, agire ed essere a sinistra, c’è tutto,

Per questo un gruppo di Compagne e Compagni, distribuiti in molte regioni d’Italia, hanno maturato la convinzione che non si deve rifare ciò che non ha dato i frutti sperati, ma che alla parola Sinistra bisogna regalare il Futuro del cambiamento. E quindi costruire il nuovo, non ricostruire il vecchio, e vuole farlo attraverso una associazione nazionale politico-culturale, che rispetti i territori, che si fondi su una carta dei valori solida, impegnativa e di cambiamento radicale dell’ingiustizia sociale. Un’associazione che ha il compito di mettere assieme esperienze e idealità, risultati e obiettivi di cambiamento, che ascolta i problemi, li affronta e propone soluzioni con chi li vive e che tutto questo parta dal basso, dai territori. Una associazione per dare significato alla parola sinistra con un processo costituente che crei cambiamento nella politica, che la costringa a misurarsi con il suo significato di governo dei bisogni e di creazione della solidarietà sociale.

Con l’umiltà di chi deve ascoltare e la determinazione che non è possibile guardare altrove dai problemi crescenti del Mondo, dell’Europa, del nostro Paese e che sono sempre più stringenti, nasce Sinistra futura- Costituente per la Sinistra.

Inizia una nuova proposta, con un appello a chi sente e vive questa società come inadatta alla crescita comune e vuole cambiarla nell’urgenza della pace in Europa e nel Mondo, nella solidarietà, nella tutela della dignità delle persone e delle famiglie, nella giustizia sociale, nella difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Saranno i giovani i protagonisti di questa nuova lettura del mondo e di come mutarlo, a noi tutti il compito di affiancarli e di camminare assieme per costruire un futuro più umano e migliore, che deve essere concreto già nel nostro quartiere, città, regione ed è fatto di tutela nell’equità del lavoro e nella sua certezza, di legalità e perché l’economia divenga lo strumento del benessere dei molti e non solo la ricchezza dei pochi.

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