… “Il capitalismo attuale, con la sua capacità senza precedenti di modellare e omogeneizzare i desideri e la vita quotidiana, soprattutto sotto l’apparenza di differenza, scelta e libertà, ha portato con sé il prosciugamento delle differenze culturali e temporali dall’esperienza vissuta, insieme a tutte le loro potenzialità utopiche.”Da: “Il fascismo prima e dopo il fascismo” di Fausto Ciabatti. Sinistra in rete
La capacità del capitalismo di cambiare desideri e vite viene diffusa nella società, investe la differenza e toglie il cambiamento come ricerca e orizzonte della sinistra. Il pensiero radicale cede il passo a un convenire con la conservazione, che non è mediazione e conquista, ma un adagiarsi nel compatibile. Così affrontando il rischio della semplificazione ci si può chiedere se nonostante sigle e appartenenze, chi porta il pensiero a destra, dice cose di destra e si adegua alle azioni di una destra di potere alla fine non sia esso stesso destra.
Sempre più in Europa e in Italia avvengono strani connubi che fanno pensare si sia diffusa una cultura che ha una analisi comune e che ha paure comuni. Questo avviene in modo magmatico in quell’area di centro velata di rosa che si dice riformista ma si estende anche alla sinistra che sostanzialmente ha sposato i teoremi del neo liberismo e lo pratica nelle proposte della politica. C’è una pervasività dell’inseguire i sondaggi d’opinione e non i principi e le proposte di cambiamento che sembra incapace di “avere sguardi lunghi” e usa il presente come orizzonte della politica.
Per spiegarmi meglio, si assiste con frequenza a convergenze tra amministratori di segno politico diverso, che non solo riconoscono la capacità dell’avversario, ma inseriscono la sua azione all’interno della propria visione della politica e dell’amministrazione. L’assenza di conflitto e la convergenza non è più dettata da un confronto dialettico tra le parti che porta a un risultato di sintesi e a soluzioni comuni delle difficoltà e dei bisogni reali ma dall’aderire alla visione dell’avversario. Così si perde la visione del cambiamento e della sua necessaria radicalità a favore di un compromesso in cui spariscono le differenze e le prospettive. Scompare la diversa visione del mondo, dell’uomo e del futuro. Questa modalità dell’amministrare diviene una parte della politica che mescola il risultato con il fine.
Un nuovo “rossobrunismo”?
Non è il “rossobrunismo” degli anni ’90, ma è una stanchezza del pensiero critico che porta verso la comprensione dell’avversario politico più che all’elaborazione di alternative forti di cambiamento che siano in grado di mutare profondamente e in meglio, la vita delle persone nei territori. Ne troviamo tracce importanti nell’accettazione di politiche di welfare che stanno gravando sulle fasce più disagiate della società, nella sanità pubblica che si privatizzazione. Nel laissez faire che non governa l’economia, che la sacrifica all’interesse comune è anche nelle conquiste difficili del welfare non vede una forte battaglia per il loro mantenimento. Lo si vede nell’urbanistica delle città che continua ad essere indifferente al consumo di suolo, al cambiamento climatico e all’ inquinamento di aria, acqua e suolo. Lo si coglie nei sindaci che manifestano apprezzamento e non contrastano politiche regionali fatte da giunte di segno opposto, che sono oggettivamente di destra proprio perché favoriscono il permanere di rendite e privilegi uniti ai nuovi “affari” di una crescita senza rispetto. A questo si aggiungono i riconoscimenti alla persona, Meloni ad esempio, che si disgiungono dalle politiche di governo e dalla loro sostanza, come fossimo a una gara sportiva in cui si riconosce il valore dell’avversario quando di fatto lo si subisce.
Calcoli politici e misure di corto respiro
C’è l’ossequio a un pensiero utilitarista che mette assieme problemi e soluzioni che non cambiano lo status quo nell’immigrazione, nel lavoro, nella sicurezza, nel welfare a favore di pannicelli caldi che attenuano il contrasto e non risolvono i problemi.
Il pericolo è quello di smarrire la distinzione tra i fini di una destra che sta crescendo nella mente delle persone. E la vediamo, la sentiamo nei discorsi con il rifiuto dell’altro, con l’aggressività della paura indotta, col nazionalismo sentito come muro in cui rinchiudere un benessere che diminuisce, con lo scambio tra libertà e pensiero uniforme. E’ una destra nei fatti che non perde le sue caratteristiche ideali e culturali nel gestire il potere e ad essa non si contrappone con radicalità una sinistra che ammutolisce nella difficoltà di risolvere i problemi, che non affronta il mutamento e preferisce alla realtà la narrazione del presente e del futuro che vuole perseguire. Questa continua ricerca di soluzioni di compromesso che non toccano il senso comune di un elettorato, che non lo affiancano nei suoi problemi dicendogli la verità, ovvero che bisogna lottare per mutare la situazione è parte di questa politica che aderisce all’avversario pensando di conservare la propria identità, ma l’elettore comunque preferirà l’originale alla copia.
Alla protesta degli agricoltori proporre un’alternativa
Accade ora con la protesta degli agricoltori, che mescola il problema ambientale che cresce e non è più un fatto di opinione, con le soluzioni ad esso. L’agricoltura deve cambiare perché è inquinante e bisogna aiutarla per mutare ciò che produce e come lo produce, bisogna investire in ricerca per sostituire i fitofarmaci con prodotti naturali o con antagonisti biologici, ma si deve anche mutare radicalmente la catena di intermediazioni che non lascia nulla nelle mani dell’agricoltore nel mentre ingrassa l’intermediazione e amplifica il potere della grande distribuzione. Difendere le produzioni compatibili è difendere la cultura territoriale, ma questo non può essere un incentivo ai pesticidi, non può esasperare lo sfruttamento dei terreni che isteriliscono, non si può non dire che gli allevamenti intensivi con la loro impronta ambientale devastano le acque e i terreni.
Cambiare le produzioni e assicurare redditività e salute, oltre che migliorare l’impatto ambientale deve far parte di una politica di sinistra, questa è alternativa alle politiche del presente che non ha sguardo lungo e soprattutto ha bisogno di cambiare il rapporto con gli agricoltori, renderli protagonisti oltre la protesta per assicurare un cibo sano e un ambiente sostenibile. Allora chi si adagia sulle pezze che si mettono a una gestione inesistente dei problemi, non fa una politica di cambiamento.
Affrontare i temi scomodi
Quello che non può fare la sinistra è essere sorpresa dalla protesta perché se questo accade e ne condivide in tutto o in parte le motivazioni, allora significa che ha ignorato i bisogni e i problemi, significa che si è accodata a una rappresentazione della realtà che la destra ha presentato come reale mentre reale non era. Guardare dentro i grandi temi dello sviluppo, delle sue modalità di conflitto, vedere nelle scelte internazionali la necessità di avere vie autonome alla subordinazione alla logica dei blocchi significa proporre una società differente da quella che la destra propone. Significa oltrepassare i conformismi per arrivare ai problemi scomodi, e per questo veri, che implicano soluzioni difficili, autonome, ma che cambiano il futuro di tutti in meglio.
Non basta dirsi antifascisti se non si contrastano le politiche che portano verso la riduzione delle libertà, che intaccano il welfare togliendogli risorse a favore del privato, che non dicono chiaramente che senza una politica estera che persegua soluzioni diplomatiche ci sarà solo l’orizzonte della guerra. E la bussola non sono le dichiarazioni, ma i fatti perché antifascista è chi antifascista lo fa nelle proposte, nella protesta, nell’esercizio del pensiero critico, nel diverso amministrare e dove si è all’opposizione, facendola sul serio. Questo sarà ciò Sinistra Futura praticherà nel costruire assieme ad altri una sinistra fatta di valori e di prassi per realizzarla, una sinistra che usa l’analisi e la trasforma in proposta, che non cerca accordi che la portino lontano dal suo “popolo”, che senta il presente come parte di un futuro diverso.









