6° rapporto – Una tendopoli da un milione e mezzo di persone

A Rafah una tendopoli di oltre un milione e mezzo di palestinesi abbandonati dalla vigliaccheria del mondo

Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 15 febbraio al 13 marzo, giorno in cui abbiamo ricevuto come un dono un messaggio di Jaber, il referente del progetto della Gelateria Sociale, dopo mesi in cui avevamo perso i contatti. In questa quarta parte ci spingiamo sino al 26 aprile, mentre l’operazione di terra sull’area di Rafah sembra imminente, con i carri armati già appostati sul confine sud con l’Egitto e pronti ad attaccare quella che è diventata un’immensa tendopoli dove si trovano ammassate la stragrande maggioranza delle persone sfollate, ovvero oltre un milione e 700mila. Non ci sono più parole per descrivere la catastrofe umanitaria in corso a Gaza, apocalittico è l’aggettivo che ormai restituisce meglio la gravità della situazione. Il nostro staff continua a lottare per la sopravvivenza, eppure non smette di operare in aiuto della popolazione sfollata. Il nostro coordinatore locale, Mohammed, ha avuto l’opportunità di uscire dalla Striscia grazie alla doppia nazionalità della moglie, ora si trova al Cairo e da lì continua a coordinare le attività del nostro staff, mantenendo con loro contatti quotidiani. A Gaza abbiamo 7 maestre, una coordinatrice, un’assistente sociale che fino al 7 ottobre lavoravano presso il centro per l’Infanzia La Terra dei Bambini; l’ingegner Abu Karim, che ha seguito i lavori di costruzione della Terra dei Bambini; l’animatore del Biblio-tuktuk, una biblioteca mobile che portava la magia delle fiabe a migliaia di bambini e bambine; il coordinatore del nostro ufficio di Gaza; il referente e lo staff della Gelateria Sociale, un’impresa sociale che abbiamo avviato nel 2019; una rete di psicologi e operatori sociali con cui collaboriamo, sperimentando approcci innovativi grazie al progetto Yozher. Abbiamo tante persone care e con cui abbiamo lavorato in passato, o che operano per organizzazioni locali con cui collaboriamo. E’ attraverso le loro parole dell’ultimo mese che, come facciamo dall’avvio di questa terribile operazione militare, vi raccontiamo la catastrofe umanitaria in cui è sprofondata da ormai più di sei mesi la Striscia di Gaza.

21 marzo

Anche oggi è stata partecipatissima la sessione del cinema mobile. Lo psicologo Mohammed ci manda delle immagini bellissime della proiezione e delle attività con i bambini. Sembra impossibile che riescano a creare spazi e momenti così belli mentre intorno c’è l’orrore.

23 marzo

Oggi lo psicologo Mohammed è riuscito a distribuire pacchi alimentari per le famiglie di 25 medici che da mesi non stanno più ricevendo uno stipendio, nell’area di Nuseirat, al centro della Striscia. Ci manda le immagini dei pacchi, preparati con la solita cura di sempre, dopo giorni passati a cercare i prodotti sul mercato: legumi in scatola, formaggio a lunga conservazione, verdure fresche, zucchero. Tutto questo mentre gli aiuti autorizzati a entrare nella Striscia tramite i valichi di Rafah e Kerem Shalom sono sempre troppo pochi, li abbiamo visti bloccati fuori dal valico di Rafah durante la Carovana Solidale a inizio marzo e lì rimangono per mesi oppure vengono respinti.

26 marzo

Alla fine siamo riusciti a uscire dalla Striscia di Gaza. Non riesco neanche a crederci. Non vi avevo nemmeno informato perché non avevo nessuna speranza”, ci scrive oggi Mohammed. Rimaniamo senza parole, tra la gioia di saperlo finalmente al sicuro dai bombardamenti e la preoccupazione per cosa lo aspetta. La moglie di Mohammed è nata in Marocco e pertanto ha doppia nazionalità, per questo l’ambasciata marocchina si è spesa per facilitare l’uscita coordinandosi con le autorità israeliane. Erano mesi che ci provavano, ma più volte era stato accettato che lei a la bambina uscissero, mentre a lui era sempre stato rifiutato il permesso. Non volevano separarsi e così avevano perso le speranze, fino a quando all’improvviso la procedura è andata a buon fine anche per lui. Ora sono al Cairo, alla ricerca di un posto dove stare. La maggior parte di coloro che escono dalla Striscia di Gaza lo fanno pagando almeno 5.000 dollari a persona a una nota compagnia egiziana. Un immenso volume di affari sporchi, di cui il governo egiziano è pienamente al corrente, compiuto sulla pelle dei palestinesi che arrivati in Egitto non godono di alcuna tutela, né possono da lì raggiungere altri paesi e chissà se mai potranno rivedere la loro Gaza.

3 aprile

Dopo giorni di attesa che i prezzi scendessero, con i fondi che gli abbiamo inviato il nostro Abu Karim, l’ingegnere della Terra dei Bambini, è riuscito ad acquistare farina per 325 famiglie sfollate nella zona nord della Striscia. “Grazie alla farina che abbiamo comprato” ci scrive oggi “nella scuola di Beit Hanoun 16 donne sfornano 3000 pani al giorno per le famiglie rifugiate lì e per altre nell’area circostante. Nel campo profughi di Jabalia siamo riusciti a distribuire pacchi da 3 o 4 chili di farina”.

5 aprile

Oggi a Gaza si gioca a palla. Ci colpisce una foto bellissima della nostra psicologa Walaa con un gruppo di bambini e bambine. Il nostro staff non smette mai di trovare nuove attività per intrattenere i bambini e le bambine e gestire lo stress che questa guerra comporta.

7 aprile

Ci scrive Fatima, si trova sempre a Deir Al Balah, dove vive in un tenda con la sua famiglia. Grazie ai fondi che le abbiamo inviato è riuscita a fornire aiuti ad alcune famiglie, soprattutto vestiti. Ci manda una fotografia dei biglietti che ha preparato per accompagnare la distribuzione: “From Vento di Terra, with love”.

11 aprile

Ieri è finito il Ramadan, il mese in cui le famiglie musulmane al calar del sole si riuniscono per consumare insieme l’iftar, il pasto che interrompe il digiuno. Quest’anno a Gaza mettere insieme anche un solo pasto al giorno è stato difficilissimo, tutta la popolazione della Striscia soffre la fame. Grazie al sostegno di molte persone e all’incredibile forza e impegno del nostro staff nella Striscia di Gaza, ad oggi siamo riusciti a distribuire acqua potabile a 1200 persone e pacchi alimentari a 502 persone. Questo mentre oltre 1 milione di persone si trova al più alto livello di insicurezza alimentare, 28 bambini sono già morti per malnutrizione, il 31% dei bambini sotto i 2 anni nel nord della Striscia e il 10% a Rafah soffrono di malnutrizione acuta.

23 aprile

Oggi rivediamo per la prima volta in video il nostro Mohammed, non accadeva da ottobre di parlarci in diretta e di poterci vedere. Ci parla ininterrottamente per un’ora. “Siamo al sicuro dalle bombe, ma stare qui in Egitto non è meglio che stare a Gaza. Non possiamo pensare a cosa succederà dopo, viviamo di giorno in giorno”. Mohammed, sua moglie e la loro piccola di nemmeno un anno vivono in un appartamento in affitto, ma il padrone di casa non ha voluto firmare un contratto. E’ solo uno dei tanti problemi che devono affrontare, per non rischiare di rimanere da un momento all’altra senza un tetto stanno cercando un’altra soluzione. Hanno un permesso di 45 giorni, che non gli permette né di lavorare, né di lasciare l’Egitto, quando scadrà potranno stare, ma devono spostarsi il meno possibile per non trovarsi nella situazione di dover mostrare i documenti. Quando e se mai potranno lasciare l’Egitto dovranno pagare una “multa”, non sanno bene a quanto ammonti. Salvi dalle bombe, ma con grandissimi punti domanda sul futuro. Eppure sempre con il sorriso sulle labbra nonostante la profonda amarezza. Riusciamo a concentrarci sul prossimo bando da presentare per Gaza dopo questa indispensabile lunga chiacchierata.

26 aprile

Oggi la situazione è un po’ più calma, ma c’è sempre il rischio che prosegua l’operazione di terra”. Lo psicologo Mohammed da giorni ci scrive che intorno alla sua casa, già danneggiata dai bombardamenti, è in corso anche un’operazione di terra, vede i carri armati non troppo distanti. Oggi ci rassicura sentire che va un po’ meglio, ma intanto a Rafah l’operazione militare di terra sembra ormai certa e imminente.

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