La democrazia si salva con la democrazia

La sfida dei 5 Referendum si sviluppa in Italia in un contesto europeo e internazionale sempre più incerto, come è incerto e anzi incertissimo l’esito degli stessi Referendum soprattutto per quanto riguarda la partecipazione al voto e il raggiungimento del quorum che per i Referendum di tipo abrogativo è molto elevato: il 50% più uno dei votanti.  La posta in gioco è molto più alta dei singoli quesiti, pur importanti. Per questo la vittoria dei Sì avrebbe un duplice effetto: salutare per la nostra democrazia e per i maggiori diritti conquistati o ripristinati, ma anche significativo passo in avanti di una alleanza sociale che può diventare coerente alternativa politica alle destre.

La stessa campagna referendaria con la mobilitazione in atto sta tessendo relazioni e preparando energie per le battaglie future che sono e saranno su molti più terreni, ma tutti interdipendenti: la difesa della Costituzione che la destra vuole cambiare con il Premierato e il rilancio dell’Autonomia Differenziata delle Regioni, lo scontro sulla militarizzazione della sicurezza e l’attacco all’indipendenza della Magistratura, una Economia di pace alternativa all’Economia di guerra e alla corsa al riarmo, la soluzione politica dei conflitti in Ucraina e in Medioriente impedendo l’esproprio illegale che Israele vuole operare nella striscia di Gaza ai danni del popolo palestinese, la lotta ai cambiamenti climatici che va accelerata con il 100% energie rinnovabili e non con l’imbroglio del ritorno al nucleare.

Certo è sbagliato caricare sopra i referendum tutte le aspettative di una Italia e di un mondo migliore. Bisogna sapere però che il voto ai Referendum dell’8 e 9 giugno verrà valutato anche in base al peso elettorale che la partecipazione saprà determinare e questo inciderà non poco sulla situazione successiva. Per questo dedichiamo alla sfida dei Referendum gran parte del numero 16 di Restart convinti che la democrazia si salva con la democrazia. Contemporaneamente lanciamo l’allarme sul Piano di conquista di Gaza adottato dal Governo di Israele che prevede la cacciata dei palestinesi dalla maggior parte delle loro terre e denunciamo la colpevole mancanza di iniziativa da parte dell’Unione Europea. Mentre la guerra in Ucraina, dopo un milione di morti, non vede ancora in campo alcun negoziato seriamente condiviso dalle parti in conflitto, anche se a Istanbul il ritorno delle diplomazie al tavolo interrotto tre anni fa è un primo timido segnale che non vogliamo sottovalutare. Purtroppo anche su questo fronte delude ancora l’Unione Europea che non sembra saper far altro che spendere ingenti risorse per il riarmo non rendendosi conto di alimentare più i vari nazionalismi che non la propria integrazione politica. Le conseguenze di questa strategia sbagliata e disastrosa saranno il riarmo della Germania come potenza militare continentale, forti tagli alle spese sociali e al Welfare in tutti quei Paesi come l’Italia costretti da governi incapaci di politica estera a dirottare risorse per la fabbricazione e l’acquisto di armamenti. Invece positiva e capace di sorprenderci l’elezione in conclave a Roma, quasi in risposta al suprematismo razzista di Trump,  del cardinale statunitense e peruviano Robert Prevost a successore di papa Francesco di cui ci auguriamo intenda proseguire la missione nel ricordo del suo ultimo messaggio: “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo.”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui