Tra PD e M5S c’è spazio per una Sinistra del lavoro,
dell’ambiente, della pace. Perche’ è sbagliato rinchiudersi nel recinto delle forze politiche esistenti. La vera novita’ è avviare un percorso costituente per un nuovo soggetto forte, plurale e popolare della sinistra. Urgente una convinta e radicale opposizione al governo Meloni per contrastare l’aumento delle spese militari e la riduzione dei servizi sanitari pubblici; Il favore agli evasori fiscali e la diminuzione delle tasse per i ricchi; L’autonomia differenziata che impoverisce le regioni del Sud Italia e la follia delle grandi opere come il ponte sullo stretto.

Da troppo tempo in Italia nessuno è stato ed è in grado di ricoprire il ruolo e lo spazio politico del PCI con il paradosso che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, la sinistra è più frammentata che altrove e che i vari tentativi, che si sono succeduti, non sono riusciti a rappresentare adeguatamente la sinistra diffusa che sul piano sociale e culturale ancora c’è, anche se sempre più disillusa e tentata dall’astensionismo. Non ci sono riusciti i Democratici di Sinistra, Rifondazione comunista, e poi Sinistra Ecologia e Libertà. La fusione a freddo che ha portato al Partito Democratico si è risolta in un progressivo slittamento verso il centro neomoderato e verso i ceti professionali benestanti abbandonando classe operaia e precariato al destino di diluirsi in una società ritenuta sempre più liquida e umorale. Anche ArticoloUno, nato nel 2017, ha fallito rinunciando di fatto all’obiettivo strategico di contribuire a ricostruire una nuova soggettività politica della sinistra capace di ricreare quel filo rosso con i referenti storici della sinistra, a partire dai lavoratori dipendenti, il ceto medio e le periferie geografiche e sociali del Paese. Gradualmente il gruppo dirigente nazionale, sempre più ristretto, ha rinunciato al progetto, accontentandosi di rientrare nel Pd per diventare una nuova componente o rafforzarne una esistente. La sciagurata scelta perseguita da Enrico Letta di presentarsi alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 rompendo l’alleanza con il Movimento 5 Stelle di Conte ha, da un lato, favorito una più larga vittoria del centrodestra a trazione Giorgia Meloni, dall’altro, ha delegittimato “l’idea dell’argine”, del fare argine contro le destre: slogan e appello usato per tanti anni dal PD per giustificare il voto utile e la subalternità dei partiti alleati alle proprie convenienze e compatibilità. Risulterà più difficile adesso per Elly Schlein riproporre l’idea dell’argine e, soprattutto, meno credibile far digerire a possibili alleati e a potenziali elettori la impossibilità per il PD di liberarsi anche parzialmente dal vincolo Nato e dagli obblighi internazionali che comporta in tempo di guerra. Ecco perché si apre una finestra di opportunità per chi a sinistra avrà il coraggio di battersi per il disarmo e per la pace promuovendo una posizione che non sia prigioniera della logica di blocco, di nessun blocco politico-militare. Oggi più che mai vale la pena spendersi con umiltà, generosità e coraggio per provare a contribuire alla costruzione di una autentica Costituente della nuova soggettività della sinistra del lavoro, della pace, dei diritti, dell’ambiente. Costituente che proponiamo a quanti si muovono nel variegato mondo della sinistra e dei progressisti e soprattutto ai tanti che si sono ritirati nell’astensione, delusi e sfiduciati. Anche a coloro che magari hanno votato alle primarie del Pd ma che stanno ancora in quel metaforico bosco che vede ormai vagare la maggioranza delle donne e degli uomini di sinistra. In questo viaggio nel deserto di sensibilità, gruppi e aree esiste uno iato, una distanza tra l’esigenza di una nuova forza della sinistra e la capacità-volontà di costruire le condizioni per darle forma e realizzarla in un percorso comune. È certo un percorso complicato e difficile, da definire insieme attraverso una grande discussione pubblica con chi si mostra interessato all’obiettivo e al metodo da condividere. Siamo consapevoli che, più che rimettere insieme i cocci, servirà la novità di una nuova costruzione che sia memoria del passato e insieme coraggiosa e audace apertura di un percorso inedito. Per questo non pensiamo ad un ennesimo partitino buono solo ad eleggere qualche parlamentare né pensiamo di rinchiuderci in piccoli gruppi autoreferenziali. Pensiamo invece a come contribuire alla costruzione di un grande partito popolare della sinistra che riacquisti l’obiettivo strategico di una società migliore, adotti una visione multipolare degli equilibri internazionali, riesca insomma a trasformare tante energie e tante convergenze possibili in un partito forte, rappresentativo e organizzato capace di riprendere in mano le grandi questioni sociali e ambientali: lotta al precariato, fisco progressivo, riforma delle pensioni, politiche di pace e disarmo, tutele e dignità del lavoro, salute come diritto di tutti e salvaguardia dei beni comuni, insomma attuazione effettiva dei valori della Costituzione. Riguardo allo stato dell’opposizione in atto nel nostro Paese, dobbiamo ammettere che non siamo messi molto bene. Se non c’è una svolta seria e profonda il rischio è di consegnare alla peggior destra di sempre il governo del Paese, delle Regioni e di molti Comuni per intere stagioni. Ci sono alcuni nodi fondamentali che, se non vengono seriamente affrontati, non consentono di fare passi avanti. E andrebbero affrontati sia conoscendone a fondo il merito, sia definendo bene gli obiettivi da conquistare, sia dotandosi di supporti e mobilitazioni adeguate. Argomenti importantissimi non ne mancano: dalla immensa questione sociale con la drastica riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni alla insufficienza degli ammortizzatori sociali che escludono dalle tutele i precari, per non parlare dei senza reddito e dei senza lavoro; dalla mancanza di politiche industriali ed infrastrutturali a servizio dei territori allo spreco illusorio di grandi opere inutili come il Ponte sullo Stretto ma utili a ingrassare interessi speculativi se non mafiosi; dalla controriforma istituzionale che parte dall’autonomia differenziata per creare un baratro tra Regioni ricche e Regioni povere al semipresidenzialismo con l’elezione diretta del Capo del governo per far retrocedere ancora di più il ruolo del Parlamento; dalla crescente privatizzazione di beni e servizi alla messa in discussione dei diritti universali di accesso alla sanità e alla scuola pubblica. L’elenco è lungo e mi fermo alla gravissima questione della guerra in Ucraina e al modo sbagliato con cui anche gran parte dell’opposizione la sta affrontando e gestendo. Forse dovremmo riuscire a dire tutti insieme Basta! Basta con la corsa al riarmo; basta con la follia della vittoria a tutti i costi perché la pace non si ottiene sul campo in una gara disumana e stupida tra chi uccide di più. Basta subire una Europa senza autonomia, incapace di svolgere un ruolo di mediazione, capace solo di aumentare il finanziamento delle armi. Se in tanti ci unissimo a questa voce, forse il messaggio arriverebbe più efficace e credibile a quella maggioranza di italiani che dimostrano di non apprezzare questa corsa folle al riarmo ma rimangono a guardare impotenti e rassegnati. Cose simili le dice il M5S, ma poi non riesce ad andare avanti, ad assumere un ruolo trainante di tutta l’opposizione, bloccato a volte da un tatticismo interno immobilizzante. Peccato, perché ritengo davvero importante la Manifestazione nazionale promossa a Roma in giugno proprio dal M5S. Così come sono di rilievo la presenza in quel contesto della Schlein e di Fratoianni, forse finalmente consapevoli del disastro compiuto con la rottura del campo largo alle elezioni del 25 settembre 2022. Purtroppo le laceranti polemiche emerse soprattutto nel Pd stanno a dimostrare che siamo molto lontani da una coerente azione unitaria almeno su alcuni temi cruciali. Bene comunque l’iniziativa e la Campagna unitaria a sostegno della proposta del salario minimo legale. Male le posizioni sulla guerra che vedono il PD ancora completamente dentro la logica di totale subalternità alla Nato e a Washington, in una sorta di corsa competitiva tra Elly Schlein e Giorgia Meloni tra chi è più filoatlantico e vicino al sistema di potere politico statunitense: più vicina ai democratici l’una, più in sintonia con i repubblicani l’altra. In questo quadro il PD sta dimostrando quanto fondate erano le preoccupazioni di quanti, come me e tanti tuttora incerti sulle strade da intraprendere, non hanno inseguito la narrazione che garantiva con la Schlein la rifondazione del Pd. Un partito, infatti, ormai strutturalmente moderato, nelle mani delle correnti e di un governismo esasperato che ha già provato a mettere in discussione l’ottimismo innovatore di Elly a pochi mesi dalla sua elezione, costringendola ad un equilibrismo di posizione e virtuosismi dialettici davvero imbarazzanti. A sinistra del Pd non va molto meglio: ci si accontenta, si galleggia, si aspetta che passi la “nuttata”, almeno questa è la sensazione. Sinistra Italiana, Europa Verde e i movimenti e associazioni che li prendono a riferimento sembrano non cogliere la fase storica che stiamo vivendo, cruciale e drammatica per la stessa democrazia. Oggi è invece proprio il momento di osare, di uscire dalla difensiva, di rilanciare una prospettiva di cambiamento con l’ambizione di coinvolgere reti sociali e forze politiche, riaggregare ma anche generare nuova partecipazione provando a lanciare una Costituente della sinistra del lavoro e dell’ambiente, non accontentandosi né di partitini autoreferenziali né del vecchio “nido” Pd, più o meno rinnovato, ovviamente meglio se rinnovato. Dunque siamo chiamati in qualche modo ad anticipare una fase nuova e un’esigenza che col tempo apparirà sempre più evidente e urgente: serve al rinnovamento della democrazia italiana, serve alle trasformazioni della società italiana e al rinnovamento del sistema politico italiano un nuovo grande soggetto popolare di sinistra che stia nello spazio sociale e culturale che PD e M5S non sanno e non possono rappresentare. Un soggetto che sappia parlare alle condizioni materiali di vita di milioni di persone, sappia comprenderle, interpretarle e rappresentarle; sappia farne un’alleanza politica e sociale. Su questa linea bisognerà lavorare già nei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni europee del giugno 2024. Per quanto riguarda Renzi e Calenda è chiaro che loro partecipano ad un altro campionato: tra loro ci sono differenze, certo. Ma alla fine uno darà una mano alla Meloni per attaccare la Costituzione e imporre pessime riforme istituzionali e costituzionali; l’altro condizionerà il PD contendendosi più centro moderato possibile, ben lontano dall’idea di costituire una coalizione ampia progressista e di sinistra. RIPENSARE LA FORMA PARTITO, RIFONDARE E RILEGGITTIMARE UNA POLITICA PARTECIPATA È sotto gli occhi di tutti che le attuali opposizioni al governo Meloni sono pervase da eccessivi personalismi. Lo dico senza polemica alcuna ma è indubbio che ad alimentare la personalizzazione con un esasperato leaderismo è certo responsabilità dei partiti, ma anche i mass media recitano una bella parte. Ritengo, però, che il tema sia molto più serio e profondo di come forse si può credere. Dovremmo interrogarci sulle cause che stanno a monte, su come sia andata modificandosi la struttura dei partiti, la loro organizzazione nel territorio; su come sia stata favorita l’affermarsi di una pseudocultura della postmodernità, del partito liquido e d’opinione a discapito della militanza. Partiti liquidi sono stati spesso sinonimo di leaderismo mediatico, di personalismo esacerbato a tal punto da portare nei simboli stessi i nomi dei segretari. La sinistra in particolare ha avuto nella sua storia leader straordinari, dotati di carisma solidissimo che dura anche nei decenni, ma questo non ha impedito di esistere e resistere anche dopo la loro scomparsa, perché c’erano gruppi dirigenti di grande qualità e sensibilità diverse a tutti i livelli; c’erano sedi in tutti i territori dove si discuteva e si litigava pure, ma si era punto di riferimento per i cittadini. Siamo, invece, in una stagione dove i partiti nascono con il loro Capo e se questo, per qualsiasi ragione entra in disgrazia, si trascina il partito fino alla sua scomparsa. L’avere svuotato i partiti di fiducia, di ruolo, di credibilità, di risorse ha determinato un processo di delegittimazione al punto che è diventato più rilevante il nome che dirige il partito che non il lavoro quotidiano dei militanti nelle pieghe della società, che non il suo patrimonio culturale e valoriale collettivo. Urge riprendere il filo della riforma dei partiti, della loro ridefinizione e questo vale per tutti e soprattutto per la sinistra. L’astensionismo è anche figlio di questa deriva dove intere generazioni di uomini e donne non riescono più a ritrovarsi in una casa comune, con una perdita secca di identità, di funzione e di riconoscimento che i simboli da soli non possono coprire. Anche su questo ci stiamo interrogando per rilanciare la politica alta e nobile di cui ha bisogno non solo la sinistra ma la stesa democrazia. Per questo non si potrà prescindere dallo sciogliere il nodo di quale modello di partito intendiamo immaginare, promuovere e realizzare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui