Ferrara è stata definita da CDS OdV, un’associazione di studi e ricerche che da oltre 35 anni pubblica l’Annuario socioeconomico ferrarese, la Bella Addormentata che, contrariamente a quanto riportato nella favola dei fratelli Grimm, non si sveglia.
Ferrara è tanto addormentata al punto da non essere in grado di svegliarsi neppure con i tanti baci del principe Azzurro, manifestati nel corso degli anni attraverso le tanti occasioni che si sono avvicendate e che la “comunità ferrarese” e in particolare coloro che hanno il potere e le disponibilità decisionali, non sono stati capaci di cogliere.
Sciaguratamente il trend sviluppato negli ultimi anni non depone a favore del risveglio e non lascia speranze poichè l’attuale Amministrazione di Ferrara sembra finalizzare lo sviluppo della città unicamente verso il commercio, la ristorazione, gli spettacoli, gli eventi, ecc., come diretta fonte di guadagno per gli addetti e svago temporaneo per i cittadini, con la cultura mordi e fuggi e la mega programmazione musicale in “piazza”, senza avere una visione di lungo periodo.
La locuzione Panem et circenses sembra adattarsi agli obiettivi dell’Amministrazione locale che cerca di guadagnare il favore delle “masse” promettendo qualcosa che poi avrà sviluppo solo di breve periodo.
La stessa Università sembra essere apprezzata soprattutto per il valore aggiunto recato dai 28.000 studenti, di cui il 45% fuori sede, grazie agli introiti per i fornitori dei vari servizi, che superano i 90 milioni di Euro all’anno, a partire dagli alloggi, la ristorazione, gli spettacoli, ecc.
Poco più di un anno fa, appena nominato, il presidente provinciale dell’Ascom, in sede di presentazione, confidò l’importanza strategica che riveste l’Università di Ferrara per la città, con una espressione molto significativa: «Unife – disse in modo esplicito – è tanta roba».
Impossibile contraddirlo.
La storia complessa di un territorio
La storia della provincia ferrarese parte nel dopoguerra in un territorio sottosviluppato, in larga parte occupato dal Delta del Po, fuori dalle aree progredite della via Emilia, con la presenza di un latifondo diffuso, con oltre 100.000 (!!!) braccianti su una popolazione di 350.000 abitanti, famiglie con basso reddito, poche aziende industriali legate prevalentemente all’autarchia degli anni ’30 e ’40, l’assenza di scuole professionali adeguate e grossi problemi di qualità della vita, soprattutto nella parte orientale, …la Bassa.
L’agricoltura ferrarese, con una così alta massa di lavoratori, riusciva a dare lavoro per nove mesi all’anno a un uomo, sei mesi a una donna e quattro mesi a un ragazzo. Sì trattava perciò di un fenomeno di sottoccupazione strutturale, aggravato dal fatto che la pressione di una massa così rilevante di braccianti imponeva di distribuire equamente il poco lavoro disponibile su tutti i richiedenti.
D’altro canto esisteva un territorio con un enorme valore rappresentato dalla città di Ferrara, con la sua cultura artistica, la sua storia medioevale e rinascimentale, il contributo degli immigrati ebrei con una comunità in fuga dalla Spagna e accettata dagli estensi 500 anni fa, una Università con 600 anni di storia, una città proclamata dall’Unesco nel 1995 sito patrimonio dell’Umanità.
La lungimirante scelta imprenditoriale della Montecatini, di entrare con tempestività nel settore Petrolchimico a guerra appena finita, creando a Ferrara il primo polo petrolchimico dell’Europa continentale, si era dimostrata vincente in quanto creava il presupposto per la realizzazione di un bacino industriale foriero di possibili ricadute sul piano occupazionale, scientifico, formativo, culturale in un’area vasta.
Con l’indotto furono occupati nel Petrolchimico, negli anni ‘50 del secolo scorso, circa 10.000 addetti e diverse piccole aziende avviarono la loro attività assorbendo lavoratori agricoli ed elevando in tale modo il benessere della popolazione.
Lo sviluppo del territorio seguì quello della Regione, con un’Amministrazione di Sinistra e successivamente di Centro – Sinistra che cercava di mantenere la connotazione culturale e sociale del territorio insieme a una struttura produttiva, che comunque faticava a mantenere il passo.
Nel 2019 Ferrara svolta a destra
Nel 2019 avviene, dopo 70 anni, il cambio di Amministrazione, anche a causa di profonde divisioni presenti all’interno della compagine di Centro-Sinistra, una carente predisposizione nei confronti delle periferie e una debole proposta per la soluzione di alcuni problemi, riguardanti la sicurezza e l’immigrazione, cavalcati in quel periodo strumentalmente, dalle compagini di Destra – Centro anche a livello nazionale.
La nuova Amministrazione declina da subito la sua azione verso un programma finalizzato a trasformare la città in un “parco giochi” con le bellezze utilizzate come una occasione di svago per turisti frettolosi, con deroghe all’intrusione delle auto nelle zone pedonali, autorizzazione di spianate fuori dei bar, uso del meraviglioso Parco Bassani in location per concerti all’aperto, occupazione della piazza centrale con il Duomo e il Castello con allestimenti per manifestazioni folcloristiche , ecc.
Nella classifica del Sole24ore sulla qualità della vita Ferrara ora si trova al 60° posto, in caduta libera, ultima in Regione, posizione bene visualizzata dalla numerosa presenza di pendolari giornalieri verso tutti i punti cardinali.

Giugno 2024: anche il Comune di Ferrara al voto
Fra quattro mesi la popolazione ferrarese sarà chiamata a valutare, con la scadenza elettorale, l’operato dell’Amministrazione e tale appuntamento può rappresentare una interessante occasione per ribaltare la situazione con i due partiti maggiori di Centro-Sinistra, PD e 5Stelle, che sembrano intenzionati a fare una proposta unitaria con il candidato Sindaco, l’avvocato Fabio Anselmo difensore dei diritti civili famoso a livello nazionale per i travagliati iter giudiziari e le battaglie legali portate avanti con successo insieme alle famiglie di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, vittime di abusi della polizia.
Alcuni mesi fa si è presentata di fronte ai cittadini ferraresi un’associazione chiamata “la Comune di Ferrara” che si propone come lista civica, non in maniera conflittuale ma complementare alle altre forze di Centro-Sinistra, con l’obiettivo primario di allargare il numero dei votanti rispetto al 2019, gli astenuti e i delusi, attraverso metodi e strumenti partecipativi innovativi, affinchè sia la società civile parte attiva nella stesura dei programmi e nella scelta dei candidati alle elezioni amministrative.
L’iniziativa si è sviluppata in tre tempi.
Nella prima tappa del percorso, nel novembre 2023 sono state individuate le 5 direzioni principali per costruire il programma elettorale: una “traccia condivisa”, ancora aperta ad altri contributi. Nella seconda tappa di dicembre 2023 si sono raccolte le prime disponibilità di cittadini/e a rendersi protagonisti attivi della campagna elettorale. Nella terza tappa di domenica 28 gennaio 2024, sono state invitate anche le forze politiche che si riconoscono nella “traccia condivisa” ad esprimersi su una candidatura a sindaco/a. La Comune di Ferrara ha presentato comunque la candidatura di Anna Zonari, psicologa, attivista climatica e per i diritti umani, che fa parte dell’equipaggio di terra di “Mediterranea”, emersa da un sondaggio aperto ai partecipanti dei precedenti incontri.
La traccia condivisa “per cambiare Ferrara”, approvata dai partecipanti agli incontri (oltre 100 persona ogni volta) è la seguente: Decarbonizzazione, Mobilità e Rigenerazione urbana; Beni comuni da riconquistare; Democrazia partecipata; Una cultura grande come una città; Welfare di comunità, Diritti e Cittadinanza.
E speriamo che, finalmente, la bella addormentata si risvegli.










