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La triade nera della tecnocrazia: Centrali nucleari modulari-Data Center-Economia di guerra

di Redazione Restart

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Mercoledì 23 settembre il Senato ha approvato con 81 sì, 51 contrari, 7 astenuti il Disegno di Legge Delega per il ritorno del nucleare in Italia come fonte di energia elettrica. Naturalmente si tratta ancora di “fissione” sia per la terza generazione di reattori nucleari, quelli attualmente in funzione in Francia e in Finlandia, sia per quelli futuri di quarta generazione che potrebbero entrare sul mercato mondiale fra una decina di anni. Tra i favorevoli, oltre all’intero centrodestra, Azione di Calenda e il gruppo che fa capo all’ex generale Vannacci; astenuti Italia Viva di Renzi, contrari AVS, M5S, PD. 

Il Governo promette entro l’anno di adottare le norme attuative che riguardano le modalità delle autorizzazioni, la sicurezza, la gestione delle scorie nucleari, il rapporto con il territorio. 

Tra le forze di opposizione è diffusa la convinzione che il Governo Meloni non riuscirà a completare l’iter autorizzativo entro l’anno e nemmeno entro le prossime elezioni politiche. Noi ci auguriamo che sia una previsione fondata, ma segnaliamo che non siamo di fronte ad un provvedimento di legge che tornerà in aula alla Camera e al Senato visto che è una Delega al Governo a procedere nei tempi che ritiene più opportuni e coinvolgendo sui Decreti attuativi solo le Commissioni parlamentari e non di nuovo l’Assemblea di Camera e Senato. 

Abbiamo l’impressione che le forze di opposizione stiano sottovalutando la pericolosità di questa operazione messa in piedi da un Governo incapace da tanti punti di vista, fallito sul piano delle misure economiche e sociali, incline alla propaganda più sfacciata e spesso falsa, ma il tentativo di far ritornare il nucleare in Italia è tutt’altro che una scelta tecnica o economica: è una scelta geopolitica in sintonia con lo stravolgimento che Trump sta creando in tutto l’Occidente, Europa compresa.  E’ una scelta che ha molto a che fare da un lato con il riarmo dell’Unione Europea, con la scelta di investire sull’industria militare e sulla riconversione bellica di parte dell’industria pesante, dall’altro con la moltiplicazione veloce di centinaia di Data Center sul territorio nazionale legati all’Intelligenza Artificiale al servizio delle Bigh-Tech, grandi società ad alta tecnologia sempre più interessate a guidare il settore militare e quello della sicurezza. 

Siamo di fronte non solo in Italia ad una sorta di triade nera perseguita con determinazione dalla nuova tecnocrazia della Silicon Valley che non è più quella miliardaria ma romantica di Steve Jobs e Bill Gates ma quella ultramiliardaria, spregiudicata e reazionaria di Peter Thiel di Palantir, Jeff Bezos, Elon Musk.   

Una triangolazione nera che tiene insieme il nucleare, il digitale, il militare finalizzati ad una enorme concentrazione di potere in grado di sostituire la democrazia con la tecnologia, la libertà dei cittadini con forme di controllo sempre più autoritarie. 

Il Governo sa bene che il nucleare è costosissimo, tre volte di più delle energie rinnovabili. Sa bene che il nucleare non è in grado né oggi e nemmeno fra 10 anni di abbassare il costo dell’energia e dunque di ridurre le bollette. Lo dovrebbe sapere anche Confindustria, basti che guardi a tutti gli studi internazionali seri e indipendenti. Ma allora perché insistere su questa scelta che in Italia è già stata sconfitta due volte con i referendum del 1987 e del 2011? 

La risposta sta nella subordinazione dei Governi di Destra alle nuove tecnocrazie che si fanno beffe delle logiche del mercato come regolatore dei costi e delle regole democratiche che si fondano sulla volontà popolare, tecnofascismi che perseguono l’obiettivo di sconfiggere i concorrenti trasformati in avversari con la superiorità tecnologica e la deterrenza tecnologica. La logica di potenza che sta sostituendo il Diritto Internazionale e il bene comune è il motore che spinge una donna di destra come la Meloni ad assumere la strada del nucleare come espressione di una ritrovata volontà di potenza tanto cara ai vecchi e nuovi regimi autoritari. Se poi il nucleare come fonte di energia si candida ad alimentare in modo continuo e adeguato l’enorme fabbisogno energetico dei Data Center, ecco che il binomio diventa un legame necessario. È la stessa Meloni a confermarlo commentando il voto al Senato “una scelta coraggiosa e di buon senso che darà una risposta concreta alla domanda di elettricità destinata a crescere con i Data Center e l’Intelligenza Artificiale.”

Ma i Data Center non sono solo l’apripista per il ritorno del nucleare nel formato che oggi viene proposto come “nuovo”, il formato modulare degli Small Modular Reactors, reattori di piccola e media taglia da fabbricare in serie. Sono l’archivio dati che l’Intelligenza Artificiale generativa sa usare per imparare ad agire in proprio sul piano militare. Non parliamo solo di droni ma di carri armati intelligenti, di missili e armamenti intelligenti, soprattutto della maggiore capacità di conoscenza dell’avversario da parte degli Alti Comandi Militari che si attrezzano per spiare, controllare, intimidire, colpire.        

Il legame poi tra nucleare civile e nucleare militare è un legame originario: il primo reattore nucleare nella storia fu sperimentato nei laboratori dell’Università di Chicago nel 1942 e si sviluppò nell’ambito del progetto Manhattan i cui scopi erano chiaramente militari. Il suo utilizzo come fonte di energia risale invece all’ammiraglio Hyman Rickover, il primo a utilizzare reattori nucleari ad acqua pressurizzata per la propulsione dei sottomarini negli anni ’50 in piena Guerra Fredda. 

L’Italia non ha sottomarini a propulsione atomica ma la Marina Militare italiana si è ufficialmente impegnata a dotarsene al più presto. Lo conferma l’Amministratore Delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero: “il nucleare è la soluzione del futuro per la propulsione delle navi, nella transizione energetica è il vero sostituto agli idrocarburi”. Si fa avanti un ambizioso progetto: dopo la gigantesca nave anfibia Trieste dotata di una pista di 230 metri sia per elicotteri che per aerei a decollo verticale, l’Italia potrebbe dotarsi di una portaerei di nuova generazione a propulsione nucleare e catapulte elettromagnetiche in sostituzione della Cavour. 

Il “dual use” è pratica corrente da decenni e torna ad essere importante anche per la scarsità di uranio come elemento fissile e il suo alto costo di estrazione dalle miniere. Ecco perché le barre di uranio esauste, provenienti come rifiuti dalle attuali centrali nucleari, vengono riprocessate da centri specializzati e l’uranio e il plutonio estratto vengono riutilizzati per costruire bombe: in Europa è il caso della Francia e dello stretto rapporto tra nucleare civile e la “force de frappe”, la forza militare di dissuasione nucleare francese.   

Nel Disegno di Legge Delega approvato, mentre si rinvia nel tempo in modo irresponsabile l’individuazione del Deposito nazionale delle scorie radioattive prodotte dalle vecchie Centrali nucleari chiuse, si prende in considerazione l’attività di riprocessamento da non affidare solo all’estero. Del resto l’Italia, per volontà di Giorgia Meloni e del ministro Pichetto Fratin, è entrata da due anni nell’Alleanza Nucleare Europea. E l’anno scorso, maggio 2025, è nata Nuclitalia partecipata al 51% da Enel, al 39% da Ansaldo (che dipende dalla Cassa Depositi e Prestiti) e al 10% da Leonardo.  Daniela Gentile, AD di Ansaldo Nucleare, ci avverte che la quarta generazione di SMR raffreddati a piombo non è ancora pronta per cui “i reattori di terza generazione plus, quelli raffreddati ad acqua, derivando da una tecnologia già utilizzata su impianti di grandi dimensioni, sono considerati più vicini all’implementazione nel breve termine”.     

Questa dichiarazione ci fa capire perché nel DDL Delega del Governo non si precisa mai quale generazione di SMR verrà realizzata in Italia: si parla genericamente di SMR di quarta generazione ma non viene escluso che, in attesa di questi, intanto si adottino quelli di terza generazione presto disponibili. Negli allegati ufficiali al DDL Delega figurano documenti interessanti che rivelano proprio questa intenzione: adottare gli SMR di terza generazione, reattori modulari sempre a fissione e ancora raffreddati ad acqua, in attesa che arrivino gli altri. Non a caso l’avvocato Giovanni Guzzetta, consulente del Governo, in questi documenti ufficiali si affretta a scrivere che il ricorso a reattori nucleari di terza generazione non è escluso e che questa scelta non sarebbe in contraddizione con i Referendum del 2011 che li ha bocciati. La giustificazione? Il contesto è cambiato e i reattori nucleari modulari di terza generazione sono di taglia più piccola rispetto agli EPR di terza generazione plus che Silvio Berlusconi voleva acquistare dalla Francia. 

In questo quadro, chiediamo alle forze di opposizione che si candidano a battere alle prossime elezioni la coalizione guidata da Giorgia Meloni di mettere nel Programma comune, nero su bianco, la cancellazione in Italia e per l’Italia della scelta nuclearista. Chiediamo anche che non si scarichi questa scelta ad un eventuale prossimo referendum popolare abrogativo in base all’articolo 75 della Costituzione, anche perché questo referendum sarebbe ipotizzabile solo dopo le elezioni politiche del 2027.  Proponiamo che invece l’alternativa da assumere con decisione sia quella del 100% energie rinnovabili: alternativa sia al nucleare che alle fonti fossili. Questa l’unica scelta davvero efficace per affrontare la sfida del cambiamento climatico, guidare la transizione ecologica ed energetica, raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 dentro una cultura ed una economia di pace. 

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