Quella che ci piove addosso è disinformazione voluta? Fake news? Bluff? Un pò di tutto. Il periodo che viviamo purtroppo mette a grosso rischio l’informazione che informa, che dà al lettore o all’ascoltatore gli elementi minimi per farsi un giudizio.

Vari motivi concorrono a rendere l’informazione sempre più cattiva e sempre più finalizzata a manipolare se non a nascondere volutamente la verità. Molto dipende dagli interessi da cui dipendono i media. Molto dipende da una vera e propria corsa all’asservimento di molti giornalisti, sia della carta stampata che dei social e della TV. Molti giornalisti dotati di professionalità preferiscono acquisire meriti verso i loro datori di lavoro mettendola al servizio di narrazioni di comodo piuttosto che usarla con spirito critico.  Molti altri, dotati di scarsa professionalità e di debole formazione culturale, si esibiscono in operazioni giornalistiche che fomentano tifoserie e settarismi come se la politica fosse uno stadio o una arena dove dare spettacolo. Al di sopra  degli operatori dell’informazione i loro editori, quasi nessuno editore puro, ma piuttosto ben inseriti nel mondo economico finanziario e persino interfaccia di precise forze politiche: cosi è per i giornali e le tv che dipendono dalla Fininvest di Berlusconi; così è per Antonio Angelucci imprenditore della sanità privata, più volte deputato con Forza Italia e adesso con la Lega, con Tosinvest controlla i quotidiani Il Tempo e Il Giornale e con la Fondazione San Raffaele controlla Libero;  così è per il Gruppo Gedi acquisito nel 2019  da Exor della famiglia Agnelli-Elkann e che ha l’ambizione con La Repubblica di orientare il PD;  così è per Cairo Communication proprietario de LA 7; così è per il Gruppo Caltagirone, costruttore edile e poi editore, proprietario dei quotidiani Il Mattino e Il Messaggero. Secondo il Financial Times la recente “Legge Capitali” voluta da Giorgia Meloni mira a rafforzare il controllo societario proprio di imprenditori come Gaetano Caltagirone e proteggerlo da scalate concorrenti straniere. Nel panorama italiano fanno eccezione i gruppi editoriali che pubblicano Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto.

Servizio pubblico al lumicino

La presenza pervasiva dei social ha aggravato la situazione: la durata di una notizia, che spesso diventa passato nel giro anche di qualche ora, induce a trovare slogan, immagini e valutazioni che spesso risultano non veritiere.

Basta vedere e leggere quanto viene scritto e trasmesso anche nei Tg pubblici sul ruolo del Governo e dei suoi rappresentanti. Sembrano più bollettini di propaganda che servizio pubblico.

Dall’inizio del Governo Meloni la frase che viene ripetutamente riportata è: “Chi governa sta facendo la Storia!!” Certo è indubbio che è la prima volta di un Presidente del Consiglio donna e di una destra al comando. Ma solo questo, nient’altro che questo, per il resto si vuole mistificare una realtà fatta invece di insuccessi e di mancanza di visione politica. E’ superfluo riportare gli svarioni dei vari Ministri che si ripetono con la loro propaganda e soprattutto non hanno un’idea di governo, non rispettano le Istituzioni che vengono attaccate quotidianamente, non hanno rispetto della Carta Costituzionale.

Bisogna spiegare a questi politici e ai loro servitori che non basta vincere le elezioni, in democrazia bisogna anche saper governare e in questo vengono meno tutte le promesse elettorali che sono state fatte.

Non c’è occasione dove una crescente schiera di giornalisti si allinea al leitmotiv “la destra ha vinto le elezioni e ve ne dovete fare una ragione!!!”. Eccoli i “nuovi mostri dell’informazione”, servili verso chi comanda e arroganti verso gli ascoltatori. Non hanno una cultura politica autonoma, soprattutto non vivono la realtà quotidiana. Non vogliono conoscere i meccanismi parlamentari o governativi perché non li vogliono criticare. A loro bastano le veline che ricevono. Non hanno alcun pudore nel mentire, nel cambiare le carte in tavola. Figurarsi se si mettono in discussione, nemmeno quando si dimostrano impreparati sui temi che dovrebbero approfondire e illustrare al grande pubblico.

Si è arrivati al punto che si permettono di scrivere libri dove Alcide de Gasperi ed Aldo Moro figurano come i precursori di Giorgia Meloni.

In arrivo la sfida più grossa: l’assalto alla Costituzione

La verità è che questa destra, nazionale e globale, è già stata giudicata dalla storia ma proprio per questa ragione la storia va riscritta e revisionata ovviamente da loro.

Questo clima sta preparando la partita più grossa: l’assalto e la modifica profonda della nostra Costituzione.

Quelli della mia generazione sono stati abituati a Biagi, Zavoli, Bocca, Curzi, scrittori e giornalisti che si ponevano spesso in maniera critica di fronte ad una azione governativa o ad un fatto sociale grave o, addirittura, a piani eversivi. Ogni loro intervento era basato su principi costituzionali di giustizia e libertà, motivato su basi storiche, supportato da analisi serie, condotto con apertura dialettica e profondità culturale.

Oggi la omogeneità della informazione televisiva, della carta stampata è spesso insopportabile ma la cosa più grave è che questo sembra il fine vero perseguito dai grandi gruppi editoriali.

Anche gli esponenti politici una volta erano più misurati nelle parole, usavano concetti invece che slogan, soprattutto non erano l’interfaccia di giornalisti amici e dei mezzi di informazione: mantenevano una autonomia di elaborazione e una distanza tra le proprie posizioni politiche e quelle dei giornali.  Insomma esisteva una diversità di ruoli tra attività politica e attività giornalistica: oggi invece tutti diventano opinionisti. Addirittura la stessa realtà diventa opinione.

Tutto è opinabile, anche il reato?

E’ singolare che anche i reati commessi diventino opinabili. Se li ha commessi un amico di partito, allora va assolto ed è il giudice che lo vuole condannare ad essere di parte. Così si trovano giustificazioni per politici rinviati a giudizio, condannati, indagati, che hanno truffato lo Stato. Questa destra fino a qualche anno fa chiedeva le dimissioni anche per piccoli errori. Basta ricordare il caso dell’on. Josefa Idem che giustamente, per una questione morale, si è dimessa perchè, non lei, ma il marito non aveva pagato una rata di Tari per una palestra!!!!

Oggi girano accuse ben più pesanti per politici e governanti e la colpa è sempre dei Giudici di sinistra, mentre gli imputati si sentono al disopra della legge. Si è superato il limite con Rainews24 che a titolo cubitale dava la notizia della assoluzione di un sottosegretario, per essere dopo qualche ora smentita dalla sentenza che rinviava a giudizio lo stesso. Così si comporta la Rai, servizio pubblico, non i giornali controllati da Angelucci & company.

La situazione dell’informazione in Italia ha superato la linea rossa dell’emergenza democratica: senza vera libertà di stampa e di opinione, senza reale pluralismo, senza capacità di tentare di dare voce a tutti gli aspetti della società italiana, la stessa vita democratica di un Paese si impoverisce e deperisce: il segnale più evidente è l’astensionismo e la sfiducia crescente verso la politica e verso i giornali e i media ufficiali. Un Paese democratico deve vivere della libertà di stampa e di informazione, ma questa deve essere garantita da leggi che premiano l’editoria pura, le cooperative indipendenti di giornalisti. La stessa libertà e autonomia va garantita ai centri di ricerca, a chi studia i problemi, a chi per lavoro e passione intende analizzare e approfondire problematiche legate a lavoro, scienza, salute, ambiente.

Accanto alla inadeguatezza della classe politica un’altra causa di degrado e di malainformzione è l’arrivo di opinionisti cui è stato affidato uno spazio di intrattenimento televisivo. Basta seguire alcuni Talk show per capire a quali personaggi mi riferisco. Personaggi che hanno il compito di buttare in caciara qualsiasi discussione. Personaggi che vivono momenti di gloria perchè gridano più forte o perchè hanno l’ossessione della sinistra e da ultimo mostrano quel livore frutto di anni di rancore. Mi chiedo che senso ha invitare queste persone a programmi televisivi anche di opinionisti che si professano riformisti.  Quale è il vantaggio? Garantire un pluralismo? Non credo.

Servirebbe una vera riforma della RAI

Basterebbe riformare la RAI, come in molti propongono da tempo, per avere un pluralismo più ampio e tornare a rappresentare fette di società e di interessi che si sentono escluse.  Basterebbe che il servizio pubblico mettesse a confronto e alla pari le diverse forze politiche e sociali invece che interpretarle. Basterebbe che sulla pace venisse data voce ai movimenti pacifisti, ai giuristi ed esperti di diritto internazionale, invece che a opinionisti buoni per tutte le stagioni. Purtroppo nessuno ha il coraggio di fare una vera riforma della Rai perché tutte le attuali forze politiche in campo hanno vissuto prima o vivono adesso di una rendita di posizione. I continui cambiamenti fatti in superficie non cambiano la realtà di fondo di un sistema pubblico sempre più asservito e sempre meno indipendente. Il Gattopardo insegna.

 

Non esistono più i valori che sono stati alla base dei programmi politici anche del recente passato. Una valutazione che riguarda sia la destra che la sinistra. Basti pensare a quella destra sociale voluta dalla svolta di Fiuggi che difendeva i deboli, che valorizzava le periferie, che ricercava equità sociale. Così come la sinistra che si è sempre impegnata nel riformismo radicale e nella difesa del Lavoro.

Oggi prevale solo la legge del più forte, la legge delle oligarchie e dei poteri forti a livello nazionale e mondiale. E gli opinionisti hanno il compito di farci digerire questa subalternità.

Ecco perchè non esiste più una informazione che apra alla possibilità del cambiamento, tranne qualche meritevole eccezione rappresentata da Presa Diretta e Report e dai pochi giornali con editore libero e da qualche TV commerciale che tiene aperte piazze di discussione.

Già dal periodo del Covid si erano evidenziate serie lacune informative. Basti pensare ai No Vax che hanno ottenuto una immeritata visibilità in quel periodo. Il Covid, per chi non è del campo medico-sanitario, è stato un disastro sociale anche perchè il nostro Paese ha fatto da battistrada e da cavia per tutte le altre nazioni. Siamo stati i primi nell’Occidente ad essere colpiti. Abbiamo lavorato in simbiosi con l’OMS, abbiamo tenuto insieme un Paese in un momento di grande difficoltà, forse il periodo più buio dopo la seconda guerra mondiale. Vi ricordate l’informazione in quel periodo? Vi ricordate come venivano considerati medici ed infermieri? Vi ricordate come venivano denunciate le carenze del sistema di medicina territoriale? Fiumi di programmi, 24 ore di dirette e quante parole…

Il voltafaccia di tanti

Gli stessi organi di informazione e gli stessi giornalisti, a distanza di qualche anno, chiedono giornalmente l’approvazione della legge sulla Autonomia Differenziata che non farebbe che aumentare i problemi che abbiamo vissuto. Non è inquietante? Oggi la velina politica dice questo. Ma è coerenza? Erano sbagliate le valutazioni sociosanitarie in quel periodo che hanno richiesto una gestione unitaria della pandemia o sono sbagliate adesso? Per fortuna questa mala legge è stata attualmente disattivata. Questo è solo un esempio, ma ne potrebbero essere fatti tanti altri.

Stessa logica perversa per la narrazione della Guerra in Ucraina. All’inizio 24 ore in diretta per raccontare una guerra che doveva finire in una settimana. Si sono susseguiti incontri tra leader europei e mondiali per sostenere la difesa di un paese aggredito. Un racconto giornaliero che ha relegato sullo sfondo gli altri problemi che pure ogni Paese continuava a vivere, compreso l’interesse a tornare ad una economia di pace in Europa e in quei paesi dell’Africa bisognosi di grano.  Sono passati tre anni, le notizie dal fronte si sono rarefatte al punto che si sono visti solo palazzi bombardati e incendiati ma è calato il silenzio su quanti morti e quanti amputati da una parte e dall’altra. Oltre un milione tra ucraini e russi? In questo periodo quanti in Europa e nei media hanno parlato della possibilità della pace o almeno della tregua? Solo Papa Francesco inascoltato e i movimenti della pace completamente censurati. Quanti leader italiani ed europei hanno avanzato proposte o tavoli di negoziato per una soluzione politica del conflitto? Nessuno, solo proclami a sostegno della soluzione militare fino alla vittoria sulla Russia!

Adesso che arriva Trump, con la sua iniziativa di accordo con la Russia e spartizione delle risorse dell’Ucraina, non sanno più che pesci pigliare: chi si accoda per realismo, chi si propone di fare da ponte tra Trump e l’Europa, chi continua come i giapponesi nella giungla a voler continuare la guerra, o meglio, a farla continuare ai poveri ucraini che si scoprono utilizzati da tutti. Una cosa accomuna tutte queste diverse posizioni: nessuno ammette di aver sbagliato analisi.  Sono sempre gli stessi a pontificare e a vendere sul mercato delle informazioni le loro opinioni manipolate. Non parliamo del doppiopesismo utilizzato nel conflitto israelo-palestinese: giusto mostrare i drammi e le storie degli israeliani uccisi o rapiti da Hamas. Scorretto e ingiusto non dare uguale spazio alle migliaia di vittime palestinesi a Gaza e addirittura nascondere le violenze subite e i palestinesi assassinati in Cisgiordania da parte di coloni e dell’esercito israeliano.

I poteri oligarchici ed i potenti del pianeta hanno a cuore soltanto gli interessi economici. Mi viene da pensare a chi vuol proporre il Nobel per la Pace: a Trump? Un presidente che vuole armare di nuovo gli Israeliani per radere al suolo Gaza, per finire il lavoro. Un presidente che pubblica un vergognoso video su Gaza trasformata in una riviera balneare e residenziale per ricchi fregandosene che sulla striscia sono morti, come in un lager, oltre 40mila palestinesi e tra loro 12 mila bambini.

La crisi di indipendenza dei media crea mostri

Eppure nonostante questo, i nostri “mostri dell’informazione” non si mostrano consapevoli della mostruosità della fantasia di Trump che potrebbe essere un Piano per Gaza e ben più di una intenzione. Non si mostrano consapevoli di usare con cinismo due pesi e due misure. Né si mostrano consapevoli che gli Stati Uniti stanno cambiando natura e che Trump sta rovesciando non solo le politiche di Biden, ma le stesse regole formali della democrazia statunitense.  Certo rivedere adesso il giudizio sugli Stati Uniti D’America considerati fino all’altro ieri il faro della democrazia nel mondo è dura, molto dura. Nel ritorno degli imperi sulla scena mondiale, sono Trump e Putin a pretendere di scrivere la storia, anzi a riscriverla. Alcune tv americane vicine a Trump arrivano a giustificare Putin costretto a invadere l’Ucraina per difendere la sicurezza della Russia. Trump sostiene platealmente che l’Unione Europea è nata per fregare gli Stati Uniti. E il suo vice Vance a Monaco, nella sua prima visita ufficiale compiuta in Europa, arriva a parlare della UE come progetto fallito sul piano delle libertà se non apre al governo delle destre. Trump qualche giorno dopo rincara la dose e avverte gli europei che devono cavarsela da soli spendendo di più in armi, che è possibile la sua uscita dalla Nato o almeno un suo ridimensionamento. Vi sembra che su questi scenari, possibili o da scongiurare, si siano avviati discussioni pubbliche in Parlamento, negli organi di stampa o in tv da parte di partiti, esperti di geopolitica e di forze armate, giuristi e intellettuali?

Le analisi su questi nuovi assetti geopolitici non sono affrontate da nessuno, da nessuna televisione, da nessun giornale tranne qualche eccezione.

Un buon servizio pubblico crea una informazione buona e adeguata alla complessità dei tempi se prima sa investire in cultura, in scienza, in ricerca. Se vogliamo essere liberi, la strada è costruire una Europa dei Popoli, non delle oligarchie e delle tecnocrazie. L’unità politica dei popoli europei non la si fa con il Riarmo e indebitandoci per 800 miliardi di euro.  La nostra Europa era nata con altri principi, con altre finalità. Era nata con l’idea di pace dopo una guerra sanguinosa.

Ci vogliono convincere che il riarmo è buono

Ed ecco di nuovo l’informazione di regime tentare di convincerci che questo riarmo è utile, anzi indispensabile perché dobbiamo tenere a bada un vicino “ostile”, cioè la Russia, un vicino che in 3 anni è riuscito a conquistare solo un 19% del territorio ucraino. Ma inutile ragionare sui dati reali: l’idea che deve passare è quella che solo il riarmo ci può salvare.

Magari dimentichiamo che il “nemico” è più interno che esterno, che la sovranità degli Stati è erosa quando si appaltano ai satelliti di Musk servizi nazionali di rete; che la democrazia è indebolita quando è affidata ai generali e non alla diplomazia e ai Parlamenti; che i razzismi alimentati dai partiti di estrema destra producono spaccature sociali e nazionalismi sempre più aggressivi.

L’Europa può essere distrutta più dall’interno che dall’esterno. Giorgia Meloni deve ancora dimostrare che è cambiata rispetto alle sue posizioni originarie contrarie alla Federazione europea. Il comportamento del nostro Primo Ministro rimane molto ambiguo. Passa sempre di più l’idea che ogni Stato europeo contratterà con Trump su dazi, armi, difesa.  Questo è l’errore che in molti stanno facendo: solo una unione dei Paesi fondatori d’Europa, solo l’idea di una politica estera comune, solo una politica sociale condivisa e un investimento strategico nelle innovazioni può essere la leva di una nuova Europa. Ma di questo non si deve discutere, non è questa la linea. E quando come in Italia qualche coraggioso giornalista di Fanpage si inoltra in analisi sul campo dei movimenti di destra, viene controllato dai servizi segreti.

Il futuro dipende da noi tutti, nessuno escluso. Occorre avere il coraggio di parlare, dialogare, studiare quanto sta avvenendo intorno a noi, elaborare proposte, assumere iniziative, costruire alleanze e convergenze.  Liberiamoci dalla dipendenza da una stampa di regime, da televisioni comandate, dai social impazziti. Puntiamo su cultura, studio, spazi di confronto, promozione di diritti e forse ci libereremo dalla delega ad un sistema di informazione malato che solo il vento di una nuova mentalità e di una nuova politica può cambiare.

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