ENRICO BERLINGUER (1922-1984)

A distanza di quarant’anni dalla morte e di due anni dal centenario della nascita, la figura di Enrico Berlinguer rimane un punto di riferimento per la Sinistra in Italia, le ragioni sono tante, nel titolo di questo articolo ho provato ad indicarne una accostando due termini che oggi sono generalmente intesi come contraddittori: “leader” (i comunisti avrebbero detto “capo”) che oggi indica, anche attraverso l’aggettivo “leaderistico” una condotta solitaria, individualista, non condivisa, e il termine “collettivo”, oggi un po’ desueto, che invece indica un agire politico che costruisce un consenso ampio sulle scelte. Enrico Berlinguer è stato un grande “leader collettivo” perché nel solco del PCI di Togliatti (1893-1964) ha portato quella grande organizzazione ad un consenso senza precedenti (il 34% di voti al PCI con l’88% di votanti) e ne è stato il “capo” riuscendo però mirabilmente a tenere insieme tutte le correnti di pensiero, i movimenti e le sensibilità, (che trovavano spazio ne l’Unità, Rinascita, Paese Sera, Nuovi Argomenti, ecc.) senza però mai cedere alle mode del momento. Il PCI era come una grande nave che poteva sì correggere la rotta ma lo faceva tenendo conto delle sue dimensioni non come le scialuppe estremiste dei vari gruppi degli anni Settanta.

Lo scorso 17 maggio alla Biblioteca Universitaria di Sassari si è tenuta una bellissima conferenza su Enrico Berlinguer nel quarantesimo dalla morte. Dopo l’introduzione dello scrittore e giornalista Vindice Lecis ci sono stati due interventi programmati, quello dello storico dell’Università di Sassari Alessandro Hobel e quello dell’ex Parlamentare e dirigente comunista Gavino Angius. In particolare la lunga e dettagliata relazione di Angius aveva un valore politico di prima grandezza perché alla dimensione storica tracciata da Hobel ha aggiunto la dimensione politica e umana di un dirigente che ha lavorato per anni fianco a fianco di Berlinguer.

Angius, dopo aver ripercorso gli anni sassaresi di Berlinguer, ha focalizzato i principali snodi politici di dodici anni di segreteria dal 1972 all’ultimo comizio di Padova del 1984, dal compromesso storico al distacco dall’URSS, dai fatti del Cile alla Questione morale, dall’eurocomunismo alla battaglia per la scala mobile, dal tentativo di omicidio in Bulgaria alla creazione di un grande partito come intellettuale collettivo fino alle importanti riforme introdotte in Italia in quegli anni (sistema sanitario regionale, equo canone, nascita delle regioni, ecc.).

In molti hanno scritto e parlato di Berlinguer in occasione del centenario della nascita, tra questi anche personaggi improbabili e di terza fila che sono andati in tv fondamentalmente per continuare a fraintendere un’impostazione politica ed un pensiero da loro conosciuto solo superficialmente. Angius ha reso giustizia alla memoria di Berlinguer e alle sue idee politiche date nella interpretazione autentica e nel contesto di quegli anni, con continui riferimenti a fatti storici del passato nel loro legame con l’attualità.

C’è ancora tanto dell’eredità politica di Enrico Berlinguer che oggi può guidare le scelte di chi vuole impegnarsi in politica. Negli ultimi trent’anni compagni e compagne provenienti dal PCI hanno smarrito la strada di quell’idea tracciata da Gramsci, resa partito da Togliatti e portata alla sua massima dimensione politica da Berlinguer, che non significa essere nostalgici del passato ma, per usare un termine berlingueriano, essere “rivoluzionari conservatori”, perché le foglie senza rami, tronco e radici non hanno futuro.

Il sistema capitalistico ha storicamente vinto perché convince e spinge a pensare che non esistano alternative a se stesso esso è invece l’origine dei problemi e delle crisi, persino delle guerre economiche (prima) che diventano militari (dopo), oggi 2/3 dei paesi del mondo, che detengono il 50% del PIL stanno creando un nuovo multipolarismo dove non ci sia più l’egemonia statunitense, da noi la disinformazione continua a raccontare un mondo che non esiste più, in questo contesto un riferimento sicuro, un leader collettivo come era Enrico Berlinguer e il PCI manca a tutti.

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