8° rapporto – Quando finirà questa inutile strage?

Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 28 aprile al 27 maggio, pochi giorni dopo l’ordine della Corte Internazionale di Giustizia a Israele di fermare immediatamente la sua offensiva militare su Rafah, che tuttavia oggi è ancora in corso. In questa sesta parte ci spingiamo sino al 16 giugno, il giorno dopo l’inizio delle festività di Eid Al Adha, tre giorni nel corso dei quali nella tradizione islamica si festeggia con parenti e amici, ci si scambiano regali, si rende omaggio ai defunti. Quest’anno non ci saranno regali, né cibo a sufficienza, mancheranno le persone care, con il numero di morti che ormai ha superato i 37.000, oltre 1 milione di persone costrette per l’ennesima volta a scappare da Rafah verso Khan Younis, in larga parte distrutta, o verso le già affollatissime aree di Nuseirat e Deir Al Balah. La popolazione è stremata dalla fame, agli oltre 8.000 bambini e bambine sotto i cinque anni già diagnosticati per malnutrizione acuta, se ne sommeranno altre migliaia a fronte della catastrofica situazione degli aiuti, che continuano ad essere respinti a seguito dei controlli delle alle autorità israeliane e non raggiungono la popolazione. Il nostro coordinatore locale Mohammed dal Cairo continua a rimanere in contatto costante con il nostro staff, 7 maestre, una coordinatrice, un’assistente sociale, 2 psicologi e una psicologa, l’animatore del biblio-tuktuk che portava la magia delle fiabe a migliaia di bambini e bambine, Abu Karim l’ingegnere della Terra dei Bambini. Le 4 maestre e la psicologa che si erano rifugiate a Rafah sono state costrette per l’ennesima volta alla fuga, verso Khan Younis, di nuovo senza alcuna certezza di un posto sicuro. E’ attraverso le parole del nostro staff, come facciamo dall’avvio di questa terribile operazione militare, che vi raccontiamo l’apocalisse in cui è sprofondata da ormai più quasi 9 mesi la Striscia di Gaza. Sul piano politico l’accanimento di Netanyahu contro la popolazione di Gaza non sta portando ad alcun risultato significativo, anzi l’isolamento internazionale di Israele aumenta. t

30 maggio

Cerco di andare oltre ma Amani è sempre nei miei occhi, ho il cuore spezzato. Puoi credere che il corpo di questo angelo ora sia qui in questo sacco bianco con i suoi quattro bambini?”. Queste parole di Mohammed, il nostro psicologo, sono accompagnate da una fotografia di Amani, bellissima e sorridente. Segue quella di un sacco bianco, con su scritto il suo nome e quello dei suoi bambini. Per ultimo arriva un selfie che Mohammed si è appena scattato, in lacrime. Quanta ingiusta sofferenza e quante vite di anime gentili interrotte.

7 giugno

Finalmente Fatima risponde. E lo fa inviando una fotografia di Rehab, la fantastica assistente sociale della Terra dei Bambini. “Ho fatto questa fotografia mentre bombardavano. Siamo state fortunate perché il punto dove di solito aspettiamo il taxi con cui ci spostiamo durante il giorno è stato bombardato. Ogni giorno perdiamo un amico, un familiare, qualcuno che conosciamo. E ormai quando incontriamo qualcuno che conosciamo siamo semplicemente felici al pensiero di ritrovarlo vivo, abbiamo solo voglia di abbracciarci”.

11 giugno

In questi giorni sto riorganizzando le attività con il nostro staff, le maestre e gli psicologi. Non è stato semplice per loro trovare un posto dove rifugiarsi, dopo l’ultima fuga da Rafah. A Khan Younis è tutto distrutto dopo l’ultima operazione, fanno fatica a trovare tutto. Invece sto ricevendo tantissimi messaggi di ringraziamento per le nostre attività a Gaza, i pacchi alimentari che abbiamo distribuito e il presidio quotidiano di supporto psico-sociale grazie al Dott. Ismail, sono davvero importanti per le famiglie”. Il nostro coordinatore Mohammed da Il Cairo ci tiene aggiornati, sempre in costante contatto con Gaza. “I nostri corpi sono Egitto, ma le nostre anime sono a Gaza”, ci scrive di sé, della moglie e della loro piccola di appena un anno. Sono riusciti a uscire dalla Striscia grazie alla doppia nazionalità di lei, ma ogni loro pensiero è per Gaza, aspettano il momento in cui potranno tornarci.

12 giugno

Oggi siamo riusciti a fare una video-chiamata con Mohammed. E’ bellissimo sentire di essere un team e seppur con immense difficoltà, di star facendo qualcosa di utile per la popolazione di Gaza. Il suo sorriso e i suoi occhi lucidi dicono più di ogni parola.

13 giugno

Ieri sono stato a BH nella nostra casa. Grazie al cielo è ancora in piedi, così quando questa guerra finirà possiamo tornarci e dopo qualche riparazione potremo stare di nuovo lì”. Il messaggio arriva da Abu Karim, l’ingegnere della Terra dei Bambini. “Non voglio andare a stare in una scuola, come succede a chi non ha più una casa. Sono gremite di famiglie e spesso non sono pulite, rifiuti ovunque, cattivo odore, bagni sporchi, acqua sporca, niente finestre. E in ogni caso molte scuole sono state distrutte e bruciate. Oggi invece sono stato a Gaza City, nella città vecchia, davanti alla moschea di Al Omari, è quasi completamente distrutta. Si vedono ovunque segni di distruzione. Stessa situazione nella parte più a Nord. Non c’è abbastanza cibo: niente verdure, frutta, latte, nessun tipo di carne, né di benzina o gas e niente legna per cucinare. Le persone ora rimuovono i pali della luce e le porte degli edifici distrutti per ricavare della legna”.

16 giugno

Oggi i messaggi sono tutti di ringraziamento per gli auguri di buon Eid Al Adha che abbiamo inviato al nostro staff. Lo psicologo Mohammed ha come sempre in mente qualcosa di nuovo da fare. “Sto organizzando una piccola festa per i bambini qui in quartiere in occasione dell’Eid, ci sono così tante famiglie sfollate, voglio fare in modo che abbiano lo spazio e l’occasione per festeggiare in qualche modo”.

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