Anzitutto a definire cosa è la Sinistra e cosa essa vuole fare.
Ci sono stati altri momenti di particolare oscurità della ragione in Europa e nel nostro Paese, ma oggi essi sono particolarmente gravi perché privi della consapevolezza del pericolo e dell’unità di azione che dovrebbe essere messa in campo per affrontarli.
L’Italia del dopoguerra ha conosciuto gli anni 50 e 60 del secolo scorso, i morti nelle manifestazioni politiche, i sindacati gialli nella Fiat ed altrove, il lavoro diviso e malpagato, l’emigrazione per indigenza all’interno e all’esterno del Paese.
Nel mondo c’era la divisione in blocchi, ci fu la crisi dei missili a Cuba con gli Stati Uniti e l’URSS sull’orlo della guerra atomica e un braccio di ferro terribile che si risolse all’ultimo momento. C’era chi costruiva rifugi antiatomici perché poteva permetterselo e c’erano i partigiani della pace che invece manifestavano contro la possibilità di una guerra. In Italia continuava la lunga marcia della Sinistra e dei Diritti che poi arrivò allo Statuto dei lavoratori e alla grande stagione delle riforme universalistiche, dei contratti e dell’unità sindacale.
Ci furono poi negli anni ’70 e in parte in quelli ’80, gli anni di piombo dell’Europa e del nostro Paese, anni in cui la violenza fascista dispiegò il potenziale eversivo, gli attentati da Piazza Fontana, a Brescia, ai treni e all’Italicus, alla Stazione di Bologna, il disegno della P2, tutti atti che misero a dura prova la tenuta dello Stato democratico.
A questa instabilità si sommò un’idea rivoluzionaria di conquista del potere che lasciò una lunga scia di esecuzione di magistrati, di giornalisti e di dirigenti d’azienda, di operai, sino al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro.
In queste notti della democrazia e in molte altre che hanno costellato l’Italia e il mondo c’è sempre stata la presenza di un movimento forte della Sinistra in grado di esprimere una visione diversa di presente e di futuro per l’umanità.
Non solo argine alla destra
Quindi la Sinistra è stata non solo argine alla destra, ma portatrice di un’idea di cambiamento sociale e di riscatto per i più deboli tale da rendere reali ed effettive le esigenze di libertà, di uguaglianza, di equità, di condivisione, che coinvolgevano la politica e le proposte di cambiamento all’ordine sociale ed economico.
Rendere eguali i diritti e togliere i vincoli di censo e privilegio all’interno di una società era, ed è, compito della Sinistra.
A contrastare questo attacco continuo alla pace, alle libertà conquistate con la Resistenza, la Sinistra ha contribuito in modo determinante con la propria lotta nelle piazze, rendendo più giusta la legislazione, estendendo i diritti personali e collettivi, difendendo la libertà di pensiero e di azione, tutelando la democrazia e la pace nell’Europa e nel mondo.
Questa Sinistra non esiste più. E questo è avvenuto anche per quella parte meno radicale, ma pur attenta ai diritti individuali e collettivi che aveva generato le politiche di welfare universalistico e di tutela del lavoro attraverso lo Statuto dei lavoratori in Italia.
Quella Sinistra che si voleva scomparsa con la fine della storia profetizzata da Fukuyama, con la caduta delle ideologie e travolta dalla disgregazione dell’URSS, è stata in realtà messa in sottordine politico anche a sinistra con l’accettazione dell’ideologia capitalistica e con la presunzione del suo controllo, sposando il neoliberismo. Dalla svolta di Blair in poi, è dilagata nella sinistra europea e italiana, la convinzione che i cascami e le eccedenze del capitalismo globalizzato fossero sufficienti per mantenere un livello accettabile di benessere e diritti per chi già li aveva e per quel nuovo terzo stato che si andava formando con l’unione di buona parte della classe media e dell’intera classe operaia.
Sinistra liquida
Ora non è più di moda parlare di classi e uno dei capolavori del neocapitalismo finanziario è stato quello di rendere gli individui ancora più soli e isolati di fronte ai bisogni, che da comuni sono diventati personali.
La fine della storia non è stata la fine dei contrasti ma la fine di un’idea di un futuro che includesse l’ascensore sociale, i diritti spendibili, la crescita come veicolo di equità ed eguaglianza.
Diluita la Sinistra, intatti ed accresciuti i bisogni insoddisfatti, inibita la politica attraverso le compatibilità ed il riformismo al ribasso, dell’idea comune di lotta per un futuro diverso e attento all’uomo è rimasta solamente la narrazione.
Questo ha corrisposto al progressivo svuotamento della democrazia come mezzo per far partecipare i cittadini alla vita politica e sociale e per non affrontare il problema dell’effettiva spendibilità della democrazia come direzione e controllo della politica, si sono mantenute parole iconiche come lavoro, popolo, identità, lotta, cambiamento economico riducendole ad eufemismi accettati da una mutata Sinistra
Di fatto la Sinistra ha pensato, durante i non pochi anni di governo, che le leggi elettorali e una pratica di smantellamento dei partiti di massa non avessero effetti sulla partecipazione al voto, facendo così diventare un assioma, l’idea che la maggioranza conquistata nella minoranza dei votanti fosse socialmente equivalente alla partecipazione.
Questa idea malsana che porta con sé un giudizio sull’elettore, anziché capirne le motivazioni snatura l’idea democratica del governo di popolo e lo porta verso l’esercizio del potere da parte di un’élite in grado di prevalere con la forza economica e la conservazione dello status quo che si sostituiscono alla forza delle idee e del cambiamento.
La difficoltà che oggi incontra un cittadino nel percepire nelle forze istituzionali di Sinistra, la coerenza e l’identità politica attraverso le idee e la pratica del potere, si è ormai radicata in una convinzione di inefficacia del voto e della partecipazione come sufficienti a mutare le proprie condizioni di bisogno.
Questo ha un effetto distorcente dello stesso uso del potere che viene scisso dal rendere effettivo il cambiamento, la giustizia sociale e il benessere al centro della azione politica. In sintesi si può dire che la sinistra istituzionale attuale è inadeguata all’attacco della destra che porta con sé ideologia, ordine sociale, conservazione dei privilegi, identità.
Non basta un debole riformismo
La domanda del che fare è oggi impellente se non si vuole accettare l’idea della proposta perenne di un cauto riformismo che non risponde a nessuno dei problemi collettivi, e individuali, che gran parte del paese vive quotidianamente.
Serve un partito di sinistra che abbia una forte identità e che sia in grado di mutare le condizioni sociali ed economiche che impediscono alle persone di avere dignità del vivere e del produrre all’interno di una società dove il lavoro sia parte concreta del benessere e la produzione compatibile con lo sfruttamento delle risorse naturali.
Serve una formazione politica che assuma l’eguaglianza dei generi come fattore riordinante la società, rendendo le donne protagoniste del proprio futuro e che consideri prioritario eradicare la violenza insita nei rapporti di subordinazione e di patriarcato esistenti in ogni sfera, dalla famiglia ai rapporti economici sino alla libertà di amare e di essere amati.
Serve un partito che ridoni certezza di cambiamento sociale alle masse che oggi non hanno speranza e che pratichi ciò che dice nella coerenza delle lotte e degli atti politici.
Serve un partito che voglia crescere per cambiare la società e renderla più umana ed equa e che usi il potere che ha a questo fine, che accetti il controllo e il giudizio degli elettori allargandone la partecipazione, che cerchi di capire come un mondo che muta rapidamente, cambia la politica ed il modo di combattere il crescente dominio servile generato dalla finanza che si serve del denaro e della tecnologia disgiungendoli dall’umanità.
Serve un partito che costringa la Sinistra attuale a misurarsi con la propria adeguatezza e coerenza rispetto a ciò che dice e vuole difendere. E quest’ultima necessità di una nuova formazione di sinistra individua l’evolvere dell’intera area del riformismo verso un cambiamento che ridia speranza e certezza di mutare la minaccia dell’integrità dei diritti dell’uomo, la pace, la stessa possibilità di crescita della specie attraverso la società.
Sinistra Futura si è assunta il compito di mettere insieme persone e idee in nuovo paradigma che definisca ciò che è Sinistra adesso, che corrisponda ai bisogni delle persone che non hanno diritti e dignità assicurati da quest’ordine sociale, che riporti a significato le parole che sin dalla rivoluzione francese hanno caratterizzato la crescita del movimento socialista per realizzare una nuova società.
Questo è un lavoro importante che avrà durata non breve e che dovrà essere per quanto possibile popolare e di massa, cioè andando ad attingere alla radice dei bisogni la motivazione della politica e la sua proiezione nell’esercizio del potere.
Sinistra Futura
Sinistra Futura non è un partito anche se la sua azione politica attinge al meglio di quanto prodotto nell’analisi e nella sua traduzione sociale dell’economia politica di sinistra. Già il fatto di mettere insieme le persone, ascoltandole, genera una discontinuità e sottopone a giudizio i programmi e le idee che caratterizzano l’azione politica.
Pensare che una nuova Sinistra non sia necessaria significa non cogliere il pericolo enorme che sta correndo il nostro Paese, l’Europa e il mondo sul versante della pace, nel guasto dell’ambiente, nella mancanza di azioni che consentano di governare, secondo principi di umanità, le spinte migratorie che tenderanno a crescere con le guerre e con i bisogni vitali generati dalla distruzione ambientale.
Sinistra Futura come associazione politica ha una sua elaborazione nazionale sui grandi temi comuni, ma è contemporaneamente un’associazione federale di realtà politiche attuate nei singoli territori a livello regionale.
Parte dal basso parte, dalle realtà piccole che definiscono la quotidianità precaria, i bisogni non rinviabili e ha in esse libertà di agire entro il perimetro della sinistra per cambiare localmente, restando luogo di confronto e di sintesi di proposte generali a livello nazionale.
Questo risponde non solo al bisogno di aggregare Sinistra e di definirne nuove qualità atte a risolvere i problemi, ma anche e soprattutto di consentire il protagonismo delle persone nel territorio in cui vivono e di dare voce a quella sinistra sociale che oggi si esprime attraverso l’associazionismo, l’intervento diretto sulle condizioni di vita e di mutamento che avvengono a livello locale.
Le scelte positive e il nuovo che si coglie nella politica anche italiana è oggetto di grande attenzione. Servirà il coraggio, la costanza e l’umiltà dell’apprendere per affrontare temi che da tempo non sono più nell’agenda della Sinistra. La riforma del capitalismo, ad esempio, ponendo limiti ai diritti del capitale e della ricchezza, la democrazia costituzionale che deve considerare la politica come spazio decisionale di maggioranza e di opposizione nel confronto delle assemblee elettive. Il lavoro nelle sue nuove forme che dev’essere tolto dalla condizione di precarietà e di asimmetria rispetto al potere dell’impresa. La ridefinizione in senso di effettiva spendibilità dei diritti di accesso e risposta da parte del welfare universalistico.
Si tratta quindi di costruire insieme una nuova Sinistra di lotta e governo che proponga se stessa come capacità di cogliere i nuovi significati del lessico sociale e di trasformare le battaglie per i diritti individuali e collettivi in una gestione dell’economia e della crescita sociale per gli individui e le famiglie volta al benessere, all’equità, alla dignità del vivere.











