La Corte Costituzionale, con ordinanza del 20/1/2025, ha dichiarato inammissibile il Referendum abrogativo totale della legge n86/2024(nota come legge Calderoli) sull’autonomia differenziata, promosso da associazioni democratiche e partiti dell’opposizioneparlamentare, rilevando che “ormai il quesito referendario sulla legge come risultante dalla sentenza nr 192/2024 della stessa Corte, non risulterebbe chiaro nell’oggetto e nella finalità”.

Diversi costituzionalisti come Villone e Pallante non hanno condiviso la posizione della Corte che invece ha dichiarato ammissibili altri 5 Referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. E’da qui che dobbiamo partire con la consapevolezza che senza il traino del Referendum sull’Autonomia differenziata diventerà ancora più difficile superare il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto. Nutriamo però la convinzione che se ben spiegati si possano rivelare tutt’altro che Referendum minori.

Si tratta infatti di 5 quesiti referendari che possono contribuire a rafforzare la nostra Repubblica “fondata sul lavoro” proprio come chiedono i 4 Referendum su licenziamenti, precariato, Jobs Act e sicurezza sul lavoro e fondata sui diritti come chiede il Referendum sulla cittadinanza.

Secondo Daniela Padoan, presidente nazionale di “Libertà e Giustizia”il senso di questi Referendum poggia su “due articoli cardinali della nostra Costituzione: l’articolo 2 “La Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” e l’articolo 3 “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

L’appello che Daniela Padoan ha lanciato a Genova dal palco della CGIL insieme a Maurizio Landini è quello di impegnarsi a non disperdere la promessa fatta – con un milione e trecentomila firme – di affermare la democrazia, il voto, la partecipazione, la solidarietà politica e sociale, ovvero la piena attuazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione partecipando ai prossimi Referendum. E contemporaneamente sul piano parlamentare esercitare vigilanza e iniziativa in coerenza con il fondamentale art.5 della Costituzione “Unae indivisibile”per un regionalismo solidale.

Anche l’avv. Marco Dal Toso, collaboratore di Restart, ha voluto commentare con la nostra redazione sia l’ordinanza della Corte Costituzionale che toglie ai cittadini italiani la possibilità di pronunciarsi direttamente sull’Autonomia differenziata sia l’importanza dei 5 referendum su cui saremo chiamati a pronunciarci tra il 15 aprile e il 15 giugno 2025.

Per quanto riguarda l’ordinanza dice dal Toso “Secondo la Corte il Referendum verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’art. 116, terzo comma della Costituzione”; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di revisione costituzionale”.

Il punto politico,dunque, starebbe proprio in questo: aver introdotto, con il titolo quinto, il regionalismo competitivo e differenziato, votato purtroppo a maggioranza dal centrosinistra nel 2001 con il Governo Amato.Un clamoroso errore politico per inseguire le spinte federal/secessionistiche della Lega di quegli anni, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

Il Parlamento dovrà intervenire, dunque, modificando la legge Calderoli fortemente stravolta dalla Consulta, introducendo i correttivi imposti dalla Corte al legislatore; certamente, su questo punto, l’opposizione parlamentare potrebbe svolgere un ruolo di controllo, di proposta nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni,nello stanziamento delle risorse necessarie per  i fondi perequativi e di rilancio della centralità del Parlamento. Ma non basta; per ricompattare l’opposizione occorrerebbe ritornare ad agitare gli ideali di un regionalismo solidale che caratterizzarono le scelte dei nostri costituenti e oggi contrastato dai partiti della maggioranza.

Il disegno di legge del Coordinamento per la democrazia costituzionale di revisione costituzionale degli art. 116e 117 della Costituzione va proprio nella direzione di restituire allacompetenza esclusiva dello Stato(sanità, istruzione, distribuzione nazionale dell’energia, previdenza complementare, commercio con l’estero) che oggi inopinatamente restano nella competenza legislativa concorrente delle Regioni.

Per quanto riguarda la sfida aperta dai quattro Referendum abrogativi promossi dalla Cgil e da quello sulla cittadinanza, Marco dal Toso li valuta positivamente come espressione di una civiltà giuridica più giusta e umana: “Quello sulla cittadinanza dimezza gli anni di residenza necessari ad un immigrato maggiorenne per richiederla: da dieci a cinque.

Per quanto concerne quelli sul lavoro, il primo chiede l’abrogazione totale di uno dei decreti checostituivano il Jobs act, sui licenziamenti. In caso di abrogazione,non si ritorna al vecchio articolo 18 dello Statuto ma alle forme di tutela precedenti all’approvazione del Jobs act.

Un altro quesito abroga un altro decreto del Jobs act che liberalizzai contratti a termine. Un altro referendum vorrebbe abrogare alcuni articoli della legge 604/66 che impone perle piccole aziende un tetto massimo all’indennizzo per i licenziamenti illegittimi.

Infine, il quarto proposto dalla Cgil abroga la norma che impedisce, in caso di infortunio negli appalti, di estendere la responsabilità al committente e cioè all’impresa appaltante. Una necessaria estensione della responsabilità solidale anche a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici impegnati nei subappalti. “

Si tratta di riprendere il cammino già indicato dalla “Via maestra-Insieme per la Costituzione” accompagnato da una forte e diffusa mobilitazione territoriale, possibilmente unificante, di tutta l’opposizione politica e sociale al Governo Meloni cercando, su temi concreti e che parlano alla vita delle persone, di recuperare la fiducia di molti che si sono allontanati, spesso amaramente, dall’impegno politico e addirittura dall’esercizio del diritto di voto.

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