Mentre il Governo festeggia la sua longevità e i contrasti tra i partiti di maggioranza sono accuratamente celati sotto il tappeto della Presidenza del Consiglio, il Paese e la situazione internazionale sono grandemente mutati in questi anni.

Il tema principale su cui non solo l’Italia, ma l’intera Europa e il mondo, si devono misurare, è la scelta tra pace e guerra e tra un’economia di pace e una invece fondata sul continuo crescere dell’industria bellica.

Accanto a questo dilemma, che segnerà l’esistenza del mondo che conosciamo, in questi due ultimi anni, c’è stato il collasso, accelerato dalla presidenza Trump, del diritto internazionale e del ruolo delle Nazioni Unite.

Aggiungiamo, come terzo elemento, l’enorme debito di oltre 37.200 miliardi di dollari degli Stati Uniti che cresce di 1000 miliardi ogni cinque mesi, la politica dei dazi da parte degli stessi U.S.A. nei confronti dei paesi da cui importano manufatti, ivi compresa l’Europa. Con i dazi, le sanzioni, la pratica distruzione dell’organizzazione mondiale del commercio e quindi di una politica che prevedeva, all’interno del mondo capitalista, la libertà degli scambi commerciali l’instabilità mondiale e la mancanza di certezze, è assicurata.

Tutto questo come e quanto ci riguarda? E soprattutto, qual è il peso che questo sconquasso capitalista politico ed economico, determina nei confronti dei cittadini. Del loro accesso al welfare universale, nel lavoro, nel benessere psico fisico e nei confronti dello stesso ordinamento degli enti locali nel nostro Paese.

Al di là, quindi, del trionfalismo propagandistico del Governo, abbiamo -e sempre più avremo- un’Italia dove anche chi stava bene ora non gode di buona salute, dove si accentuano i divari di benessere e di cittadinanza tra le regioni, dove l’autonomia differenziata, pur cassata dalla Corte Costituzionale, cova i suoi effetti dirompenti nel silenzio della politica e del Parlamento.

Le sette Regioni che vanno al voto sono molto differenti dal punto di vista economico, sia per il PIL regionale, come pure per l’insediamento di imprese, ma anche, e soprattutto, per il benessere atteso sia in termini pubblici che privati dai cittadini che vi risiedono. Ciò che accumuna i territori è la fragilità del tessuto economico e la crescente divisione sociale tra ricchezza e povertà.

I costi della vita, delle stesse produzioni, continuano a crescere, e l’inflazione viene mascherata dai parametri di calcolo, ma è ben presente sui livelli e la qualità dei consumi.

Due guerre attive, quella tra Russia e Ucraina e quella di genocidio perpetrata da Israele sul popolo Palestinese, oltre ad essere devastanti, sono a poca distanza dall’Italia e fanno sentire il loro peso sia in termini di tragedia umanitaria sia per l’economia delle aree coinvolte. La guerra tra Russia e Ucraina ha determinato uno sconquasso nei costi dell’energia e delle materie prime, ma anche e soprattutto il continuo versare risorse all’Ucraina sotto forma di armi che ora si vorrebbero accentuare sia nell’immediato conflitto, come pure attraverso il ReArm Europe.  Mentre l’assistenza, il sociale, la sanità hanno sempre meno risorse nel nostro Paese, flussi imponenti di denaro saranno destinati a guerre attuali e future. E non si calcola quali e quante saranno le risorse necessarie alle ricostruzioni. In realtà i governi occidentali e la stessa Europa sostengono solo le guerre in corso e non le popolazioni, comprese le proprie.

È evidente che l’unica soluzione era, ed è, la trattativa diplomatica, la soluzione del conflitto e la conquista di una pace duratura tra i contendenti, ma l’enorme carico di vite umane uccise o menomate avranno effetti ben oltre la tragicità del momento.

Quindi se combiniamo l’instabilità europea, la spinta ideologica a prepararsi a una prossima guerra insensata e devastante, il non perseguire attivamente una politica di pace manifesta i suoi effetti su un paese come il nostro vocato a uno sviluppo che è basato sugli scambi e sulla comunicazione amichevole con gli altri paesi.

Tra crisi e guerre: pagheremo tutto e pagheremo caro

Già lo stiamo pagando nell’asservimento dell’informazione, nel piegare a destra le politiche dei paesi europei, nella perdita di pezzi di welfare e nella precarietà economica che viene indotta dalle scelte bellicistiche.  Ancor più devastante diviene così il genocidio in atto da parte di Israele nei confronti del popolo palestinese, Questa strage, oltre a essere un crimine nei confronti di una popolazione inerme bombardata, affamata, privata della casa e dei diritti minimi fondamentali che contraddistinguono la persona umana, primo fra tutti il diritto alla vita E oltre agli intollerabili disastri attuali, il massacro dei civili sta cambiando la percezione di umanità e di democrazia, toglie valore al diritto internazionale, crea una condizione di pressione umanitaria e di privazione umana che porta sul potere e sulla potenza delle armi il rapporto tra popoli. Nella volontà di scacciare l’intero popolo palestinese dalla sua terra si trova una violenza inaudita che toglie vite e diritto a vivere in pace e crea le condizioni per altre tragedie immani.

Le condizioni quindi in cui avvengono queste elezioni regionali sono quelle di un mondo in cui la scelta tra pace e guerra mai come ora è stata presente ai popoli dopo la fine della seconda guerra mondiale.

In questo scenario Sinistra Futura non solo sceglie la pace e l’economia che ne deriva, ma chiede anche ai nuovi governi regionali di stabilire quali saranno i limiti che non verranno superati e le politiche che saranno incentivate a favore della pace.

Punti qualificanti

Ci sono limiti che per noi sono discriminanti nelle nostre scelte politiche:

  • La scelta della pace e di tutte le azioni conseguenti in campo nazionale ed internazionale perché essa sia realizzata.
  • Il ripristino pieno del diritto internazionale e dell’ONU come strumento per regolare le relazioni tra gli Stati.
  • La scelta energetica fortemente correlata all’ambiente e quindi all’uso delle energie da fonti rinnovabili, alla progressiva eliminazione dei combustibili fossili, con il rifiuto di installazione di centrali nucleari di qualunque dimensione nei propri territori.
  • Il lavoro all’interno di un’economia di pace e di tutela ambientale che implica la trasformazione dell’attuale tessuto industriale ed economico. Non è più possibile dissipare le risorse del territorio e i beni comuni per creare il profitto di pochi. L’impresa deve diventare davvero sociale, sostituendo le lavorazioni attuali e incentivando l’economia che non inquina attraverso le tecnologie derivate dall’innovazione che producono senza significativo impatto ambientale.
  • Il consumo di suolo, mai come ora è stato oggetto di speculazione e non solo deve essere arrestato, ma si deve invertire l’impermeabilizzazione di terreni attraverso il recupero di quanto già edificato e la rinaturalizzazione anche a fini di contrasto al cambiamento climatico.
  • La realizzazione, infine, della piena accessibilità al welfare universalistico che parte dalla sanità, passa attraverso il sociale e giunge nella incentivazione dei servizi alla persona e alla comunità, con piena accessibilità alla scuola e all’istruzione, alla tutela delle categorie più deboli, alla risposta in termini di mobilità sostenibile e all’accesso ai servizi.

 

Tutto questo ridisegna il rapporto tra le necessità contingenti dei cittadini determinate dal mutato quadro economico con il mutamento ambientale e demografico presente nei nostri territori.

La popolazione anziana cresce, diminuiscono i nuovi nati, il lavoro è soggetto ad una rivoluzione mai conosciuta prima con l’introduzione di tecnologie che ne riducono grandemente la capacità di sostegno economico e di promozione sociale nelle famiglie.

Ciò che si crea nell’economia capitalista è totalmente orientato a un profitto incrementante che travolge diritti, funzione sociale dell’impresa, costruzione di reti sociali solidali.

Convertire le Regioni ad un nuovo modello

A fronte di tutto questo le Regioni devono legiferare in modo da orientare lo sviluppo territoriale per aumentare il benessere dei propri cittadini. Diventa quindi centrale il progetto politico con cui la Sinistra si presenta all’elettorato e, mai come ora, si deve costruire una comunità sociale basata su una crescita ecologicamente sostenibile e insieme assicurare i diritti di dignità, di crescita sociale alle popolazioni e ai territori.

Il modello sinora perseguito non solo si sta rivelando insufficiente, ma diventa il cappio all’interno del quale il poco benessere raggiunto viene annullato, distrutto per il futuro, sia dalla carenza di lavoro e dalla chiusura delle imprese, come pure dalla difficoltà di accesso ai servizi che dovrebbero essere assicurati per il benessere e la crescita delle persone.

Tutto questo avviene in un territorio sempre più oggetto di disastri ambientali, che non sono accidenti, ma la testimonianza di un cambiamento climatico, prodotto dall’uomo, che deve essere arrestato e risolto.

Quindi il progetto di una svolta regionale include il cambiamento non solo delle politiche economiche e sociali, ma anche la chiarezza di ciò che non si vuole e che deve cercare alternative sostenibili mantenendo il diritto al benessere dei cittadini.

La sfida che la Sinistra si trova ad interpretare e di cui Sinistra Futura vuole far parte è quella di creare un mondo diverso che sia localmente percepibile come qualità della vita e in cui i diritti delle persone vengano rispettati. Per questo la costruzione del progetto è importante ancor più della gestione del potere anzi quest’ultimo, se non è funzionale a un cambiamento verso la giustizia sociale, diventa arbitrio, privilegio, mera rincorsa dell’accadere quotidiano. Mentre ciò di cui hanno bisogno i cittadini è un quadro di leggi regionali e di interventi pubblici coerenti con la crescita sociale, collettiva, solidale. Questa è la credibilità della politica di cui si deve far interprete la Sinistra e a questa noi daremo sostegno e apporto, rifiutando di confondere la chiarezza di ciò che si promette con una mera posizione propagandistica. Dire cosa si vuol cambiare e come farlo è il discrimine tra il vecchio e il nuovo, tra la Sinistra che vuole governare il cambiamento e il potere che vuole conservare diseguaglianze e privilegi.

 

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