Helmut Scholz, europarlamentare tedesco del gruppo La Sinistra, è uno dei cinque co-relatori della proposta di modifica dei Trattati istitutivi dell’Unione Europea recentemente approvata dal Parlamento europeo. Se anche il Consiglio Europeo approverà il testo a maggioranza semplice dei 27 Stati, l’anno prossimo dovrebbe essere convocata una Convenzione aperta ai cittadini per la modifica dei Trattati europei in previsione dei prossimi allargamenti e per rendere l’Unione in grado di affrontare i profondi cambiamenti a livello geopolitico. Questa l’opinione unanime dei cinque co-relatori: Guy Verhofstadt (Renew), Sven Simon (PPE), Gabriele Bischoff (S&D), Daniel Freund (Verdi), Helmut Scholz (GUE/NGL). Helmut Scholz risponde alla domanda su quale sia la posizione della Sinistra europea di fronte all’invasione russa dell’Ucraina e di fronte alla crisi israelo-palestinese.

Helmut Scholz: “Questa è una delle domande più complicate per la sinistra e non esiste una risposta univoca. Direi che il più grande crimine di Putin – oltre a tutto il terribile impatto sulla vita dei cittadini in Ucraina e in Russia – è quello di aver ucciso con un colpo di pistola qualsiasi pensiero alternativo nella politica estera e di sicurezza.

Eravamo già molto avanti in alcuni nuovi strumenti che avrebbero potuto essere ulteriormente sviluppati. È una lotta difficile perché molti rappresentanti del complesso militare in Europa e negli Stati Uniti non sono interessati a questo pensiero alternativo. Ma il dibattito politico è stato molto più avanzato. Ora la situazione si è improvvisamente invertita. Ecco perché penso che, come Sinistra unita, dobbiamo denunciare questa aggressione ed esprimere chiaramente che ci deve essere al più presto un cessate il fuoco.

Si deve cercare di creare nuovamente una posizione di pace tra i due Paesi e naturalmente anche tra l’UE e la Russia.  C’è anche la questione di come sviluppare e portare avanti la politica estera e di sicurezza comune. Purtroppo, molte forze politiche del Parlamento europeo seguono molto facilmente le argomentazioni delle strutture di potere esistenti. Ma non dobbiamo dimenticare che c’è stata una storia precedente anche se non giustifica questa aggressione.

Il nostro compito oggi è quello di iniziare a pensare a quale potrebbe essere un’alternativa. Perché non convocare, ad esempio, una nuova Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, come avvenne nel 1973 durante la guerra fredda. La Conferenza elaborò i principi per una coesistenza pacifica.

I problemi globali di oggi si intrecciano tra loro e tra quelli locali, così i conflitti geopolitici si intersecano con quelli ambientali e con lo sfruttamento delle risorse disponibili. Ci sono crisi che richiederebbero forme di collaborazione invece che competizioni e guerre: ad esempio i cambiamenti climatici ci dovrebbero vedere tutti interessati a risolverli. Invece le guerre ci allontanano dalla lotta comune per governare gli impatti del cambiamento climatico. Come definiamo la sicurezza in caso di siccità, perdita di approvvigionamento idrico o altri aspetti dell’alterazione del clima? Se non lo affrontiamo insieme, questo diventerà la guerra di domani. Mi riferisco allo scioglimento del permafrost nell’alto Nord, che sta interessando non solo la Federazione Russa, ma anche i Paesi scandinavi, gli Stati Uniti e il Canada. Penso che abbiamo un comune interesse a sviluppare un modello alternativo di sicurezza. Dobbiamo capire che un’Unione per la sicurezza e la difesa deve essere sviluppata anche negli aspetti non militari. Quindi, nella relazione sulla Riforma dei Trattati, ho espresso la mia convinzione a favore del disarmo nucleare e proposto di caratterizzare l’Unione della difesa con una ridefinizione degli altri settori che mettono in pericolo la nostra vita quotidiana forse molto più di un conflitto militare, e di sviluppare un’Unione della difesa basata sul principio strutturale di non aggressione.”

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