In quarta lettura e al termine del procedimento di revisione costituzionale previsto dall’art. 138 della Costituzione, il Parlamento italiano ha approvato il disegno di legge costituzionale n 1353 presentato dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Giustizia dal titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare”.
Sotto il profilo del metodo adottato, va rilevato che, per la prima volta nella storia repubblicana, nessun emendamento integrativo o modificativo proposto dalle opposizioni parlamentari è stato approvato dal Governo in carica, e, quindi, dalla maggioranza parlamentare.
Diceva Piero Calamandrei che, quando si tratta di metter mano alla Costituzione, i banchi del Governo dovrebbero restare deserti…….e oggi, questo ovvio principio sulla separazione dei poteri e che riguarda la definizione delle regole costituzionali comuni che dovrebbero riguardare tutti i cittadini e le cittadine , è stato nuovamente violato.
La legge di revisione approvata, modifica in modo sostanziale sette articoli della Carta costituzionale nella parte riguardante l’assetto istituzionale della Magistratura; sembra più corretto, dunque, parlare di controriforma della magistratura e non di separazione delle carriere fra magistratura requirente e giudicante.
Come ho già avuto modo di rilevare su questa rivista in un precedente numero, occorre osservare che la possibilità di passare da una funzione alla altra, dopo l’approvazione della riforma Cartabia, si è ridotta statisticamente in modo significativo (solo lo 0,8 da Pm a giudici e 0,2 per cento da giudici a Pm negli ultimi 5 anni ). Esiste già, dunque, per i magistrati/e una precisa divisione delle funzioni.
Come noto, tutte le revisioni costituzionali non sono neutre politicamente perché intervengono direttamente sull’equilibrio dei poteri.
In questo caso, le modifiche costituzionali proposte intervengono pesantemente con l’introduzione di due Csm e di un’Alta Corte per l’esercizio di funzioni che già oggi sono svolte dallo stesso Csm, sulla natura elettiva dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’organo disciplinare.
Il metodo prescelto del sorteggio mina l’autorevolezza del Csm e umilia la magistratura nel suo insieme, considerata incapace di svolgere un’opera di selezione al suo interno tramite l’elezione dei propri rappresentanti.
Il caso Palamara che ha messo in evidenza i rapporti oscuri fra pezzi della politica e limitati settori della magistratura al fine di concordare nomine e incarichi direttivi, viene usato come pretesto per eliminare il pluralismo culturale naturale in qualsiasi categoria e per giustificare il “sorteggio casuale” dei componenti del Csm a prescindere dall’esperienza professionale maturata e dalle conoscenze del singolo magistrato estratto a sorte.
Quanto all’Alta Corte, si rileva che il magistrato sanzionato disciplinarmente dovrebbe rivolgersi allo stesso organo che ha adottato la sanzione disciplinare impugnata. Altro che terzietà del giudizio quando si vieta al magistrato sanzionato di promuovere ricorso avanti la Corte di Cassazione per motivi di legittimità. Inoltre, con la modifica dell’art. 105 in modo assolutamente indeterminato potranno essere presenti, all’interno del collegio dell’Alta Corte, un numero di componenti scelti dalla politica superiori a quelli della componente togata. I magistrati ritenuti scomodi dal potere, nell’esercizio del loro compito interpretativo delle norme, sanzionati disciplinarmente.
E ancora: veramente pensiamo che un corpo che dirige e dispone della polizia giudiziaria, separato dalla cultura della giurisdizione, sia uno strumento di garanzia per i cittadini’?
Un Pubblico Ministero privo della cultura della giurisdizione, dunque giudicato per gli illeciti disciplinari da altri pubblici ministeri, legale della polizia giudiziaria gerarchicamente dipendente dal Ministero dell’Interno, non sarà più una parte pubblica imparziale ma sarà una parte sempre più ricattabile dal potere politico.
Il Parlamento indicherà i reati da perseguire; reati che, spesso, non coincidono con quelli commessi dai colletti bianchi ma unicamente su quelli commessi contro il patrimonio o quelli commessi, invece, da coloro che manifestano il proprio dissenso attivo come comprovato dal decreto sicurezza
Il rischio, dunque, sarà quello di ottenere un modello di giustizia nella direzione di un modello processuale falsamente accusatorio, sempre più giustificato dalla scelta della separazione delle carriere, ma nell’esperienza pratica delle aule di giustizia sempre più favorevole per coloro che devono difendersi e già dispongono di ingenti risorse economiche per fare indagini, ricercare prove, esercitare compiutamente il diritto di difesa.
A marzo il Referendum confermativo: le ragioni del NO
Poi c’è il quadro politico in cui operano queste riforme (da leggere unitamente con la riforma elettorale, l’applicazione dell’autonomia differenziata e il Premierato elettivo ) in una possibile involuzione autoritaria dello Stato di diritto: preoccupano le prese di posizioni governative sulle decisioni della Magistratura non particolarmente gradite e ritenute invadenti dal Governo nella sua sfera di competenza; da ultimo, ad esempio, l’attacco del Ministro dei Trasporti nei confronti della Corte dei Conti alle decisioni adottate in relazione ai costi non preventivati con certezza della realizzazione del Ponte sullo stretto, oppure alle critiche rivolte alle interpretazioni dei Tribunali della Repubblica in ordine alla definizione di Paesi sicuri nelle convalide dei fermi per i richiedenti asilo trasferiti nei centri per il rimpatrio collocati in Albania.
Purtroppo, sotto il profilo politico e in prospettiva del Referendum costituzionale che dovrebbe, comunque, tenersi nel marzo del 2026, si percepisce una certa timidezza nell’affrontare la campagna referendaria in favore del NO. 
Associazioni di massa come la Cgil, l’Anpi e l’Arci sosterranno il NO, ma hanno deciso, per diversi motivi anche di tipo organizzativo, di non raccogliere le 500.000 firme, non necessarie sotto il profilo giuridico anche se previste dal secondo comma dell’art.138 della Costituzione, ma estremamente utili per supportare la campagna elettorale di opposizione a questa controriforma e per ampliare la conoscenza popolare della posta effettivamente in gioco in questo Referendum. Il sistema d’informazione citerà i casi di Garlasco, il caso Tortora, casi che nulla c’entrano con la separazione delle carriere.
Occorre certamente semplificare il linguaggio e la comunicazione perché questo Referendum non sarà una questione tecnica come qualcuno anche all’interno del centro/sinistra cerca di argomentare; separazione dei poteri e libertà del giudizio servono ai cittadini per realizzare i loro diritti a una retribuzione dignitosa, ad avere una casa, ad avere cure gratuite, a non subire ingiustizie sul posto di lavoro. Una Magistratura realmente indipendente riconosce i diritti e li garantisce. Il vero obiettivo di questa revisione costituzionale approvata dalla maggioranza parlamentare di destra è un riequilibrio dei poteri in favore dell’Esecutivo, cioè del Governo.
L’efficienza del sistema non c’entra nulla con questa revisione costituzionale. Invece servirebbero risorse pubbliche per l’assunzione di personale amministrativo nelle cancellerie, negli uffici giudiziari, per stabilizzare i precari assunti nell’ufficio del processo, e per dare soluzione alla carenza di organico sia giudicante sia requirente.
Il fronte del NO deve sapere suscitare sentimenti, trasmettere emozioni e non arrendersi al disincanto, alla presunta neutralità dell’argomentazione tecnica, al clima indifferente della società per temi solo apparentemente lontani dalla realtà della popolazione ed è abbastanza prevedibile che il clima politico, invece, si surriscalderà con l’avvicinarsi della scadenza referendaria.
Al Referendum costituzionale confermativo non c’è quorum, vince chi prende un voto in più. Chi vota Sì conferma la scelta del Governo Meloni di punire la magistratura e ridurne se non toglierle l’indipendenza. Chi vota NO è in sintonia profonda con lo spirto e la lettera della nostra Costituzione che non merita di essere colpita nei suoi principi fondamentali: la separazione dei poteri, che non è principio astratto ma garanzia che libertà e diritti delle persone sono e saranno meglio garantiti e tutelati. Nella campagna referendaria sarà cruciale coinvolgere il maggior numero di cittadini perché queste modifiche costituzionali riguardano non tanto la carriera dei magistrati ma la vita delle persone.
Per tutte queste ragioni, vale la pena impegnarsi, non restare indifferenti e votare No. In gioco non c’è solo una questione e una prospettiva politica. E’ questione di coscienza democratica e costituzionale.









