Nelle elezioni regionali sarde abbiamo ottenuto una straordinaria vittoria, non solo perché abbiamo per la prima volta battuto la destra Meloniana, ma perché abbiamo anche eletto la prima donna Presidente di Regione, costruendo una nuova alleanza politica.

E a questo si aggiunge l’importantissimo risultato della nostra piccola e nascente comunità politica: Sinistra Futura, che, senza consiglieri regionali uscenti e senza partiti di riferimento nazionali ha ottenuto oltre 20.000 voti da uomini e donne sarde e che ci consentirà in Sardegna di esprimere 3 Consiglieri Regionali e un Assessore.

Nel nostro infinitamente piccolo siamo la risposta alla domanda: può rinascere dal basso una sinistra sociale in grado di governare? Il nostro esempio ci dice che è possibile.

Molti di noi erano i naufraghi delle varie diaspore della sinistra in Italia. Chi scrive arrivava dall’esperienza di SEL per approdare prima in LEU e poi in Articolo Uno. Come molti che avevano aderito al partito di Speranza e Bersani noi non abbiamo accettato l’idea di entrare nel Partito Democratico. In Sardegna, è stato cosi per quasi tutta la comunità politica che da li proveniva e per altre aree che provenivano dall’esperienza di Sinistra Italiana.

Nonostante la delusione e lo sconforto per il fallimento dell’esperienza di un partito nazionale, con i compagni e le compagne naufraghi ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di costruire la nostra zattera con lo spirito di chi non si arrende. Abbiamo costituito un soggetto politico in forma associativa con una chiara identità di sinistra e un’anima confederalista.

Ci siamo dati un metodo: unità nella diversità. Cioè abbiamo deciso di tentare di confederare altri soggetti della sinistra senza annullare le diversità, per esempio prevedendo che altre organizzazioni politiche potessero aderire a Sinistra Futura senza dover sciogliere le loro organizzazioni di partenza. Abbiamo aperto il dialogo con le altre forze della sinistra, ma senza purtroppo ottenere straordinari risultati.

Allora abbiamo deciso di iniziare una forte comunicazione sui social dove esprimere il nostro progetto, i nostri valori e la nostra identità: abbiamo deciso di applicare il concetto di “unità nella diversità” non solo alle altre organizzazioni, ma anche alle singole persone, perché ci siamo resi conto che intorno a noi è pieno di sinistra.

Se diamo un’occhiata a ciò che esiste intorno a noi, possiamo vedere tante persone impegnate nel sociale, nello sport, nella cultura, che afferiscono al nostro mondo di valori, possiamo vedere in questo mondo tante persone che guidano queste organizzazioni nel mondo che ci circonda.

Cosi, ci siamo mossi per andare a parlare con le persone e le personalità che rappresentano il mondo della sinistra nei territori e nelle nostre periferie. In questo modo il nostro progetto ha iniziato a crescere e a germogliare. Ci siamo basati anche su un diverso approccio ideologico, quello che alcuni teorici nel mondo chiamano “Comunalismo”, cioè l’idea che la democrazia consista nel ridare potere alle comunità locali, anche le più piccole, anche ai più piccoli comuni, utilizzando le risorse che le comunità hanno, per generare benessere per tutti e non per pochi, mettendo al centro la parità di genere e l’ecologismo, oltre che un radicale pacifismo, dando piena cittadinanza a tutte le visioni di mondo di cui storicamente la sinistra è portatrice: quelle comuniste, socialiste, cattolico-sociali, ecologiste, femministe e non violente. Ci siamo ispirati, inoltre, all’idea autonomista e federalista del compianto Umberto Cardia, mossi come lui dalla convinzione che occorresse una “specifica formazione politica, autonoma, della sinistra sarda, liberamente consociata con quella italiana”.

Tanti compagni che, per citare Bersani, “stavano nel bosco”, hanno voluto darci fiducia e si sono rimessi in gioco, mettendo in piedi le organizzazioni nei livelli territoriali e anche mettendosi generosamente a disposizione con candidature di servizio.

Nel fare questo, non abbiamo perso di vista obiettivi più ambiziosi e ci siamo schierati al fianco di Alessandra Todde, che in quel momento non aveva nemmeno il consenso di tutto il suo partito. Con lei abbiamo cercato di costruire una nuova narrazione di Sardegna e una alleanza politica ampia in grado di farci vincere non solo in Sardegna ma anche in altri luoghi.

Con il tempo realizzavamo iniziative sul territorio parlando dei problemi delle nostre comunità: abbiamo fatto crescere la nostra comunità politica e abbiamo contribuito ad affermare la candidatura di Alessandra Todde.

E’ così che siamo arrivati alla vittoria di questo nuovo centro sinistra e ad un prezioso 3% per Sinistra Futura, che per noi è un punto di partenza e non di arrivo.

Ci domandiamo, quindi, se questo metodo possa essere usato anche in altri luoghi d’Italia e se con una mentalità nuova possiamo ambire a costruire un’organizzazione nazionale governata dalle periferie e non dal centro, che generi la sua forza elettorale e politica dai leader locali e non dai capi popolo nazionali, che metta al centro i beni comuni territoriali per creare benessere per tutti e non ricchezza per pochi.

Ovviamente la nostra risposta a questa domanda è SI! Siamo noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

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