Ormai per Michele Santoro e Raniero la Valle il dado è tratto, la decisione di presentare una propria Lista per le elezioni europee è presa. Una lista per la pace in una Europa dove la deriva militarista è davvero una dinamica geopolitica condivisa dalla maggioranza delle forze politiche sia di centrodestra che di centrosinistra, dove la soluzione politica del conflitto in Ucraina è sparita dai radar sostituita dalla dottrina della vittoria militare sul campo, dove le diplomazie dei 27 Stati europei balbettano non riuscendo nemmeno a riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese per bloccare il disegno di Netanyahu su Gaza, dove il nuovo mito è quello della creazione di un esercito europeo e del potenziamento di una industria militare europea.
Dunque lo spazio politico c’è per una posizione che dichiara guerra alla guerra, che propone la prospettiva del disarmo bilanciato al posto del riarmo, ma occorre capire se la lista “Pace, Terra, Dignità” lo possa rappresentare efficacemente e credibilmente, se non entri in competizione diretta con forze politiche almeno in parte già impegnate su questi temi e nella stessa direzione. Chi potrebbe subire una qualche concorrenza e perdita percentuale di voti è probabilmente il M5S che nel Parlamento europeo ha assunto posizioni sicuramente più coraggiose del PD e meno allineate alla dottrina atlantista imperante. Ma anche Sinistra Italiana, ormai in copia con i Verdi, potrebbe risentirne visto che il suo elettorato condivide gran parte delle posizioni di Santoro e non apprezza l’eccessiva vicinanza del proprio gruppo dirigente nazionale al gruppo dirigente del PD.
Michele Santoro sembra ben consapevole di tutto questo e rassicura sul fatto che la sua Lista cercherà di attrarre voti in quella parte dell’elettorato deluso che si è rifugiato nell’astensione ma poi, consapevole che nessuno può garantire che i voti vengano davvero da quell’area, ha avanzato la proposta di una lista comune con Sinistra italiana: una lista che secondo lo stesso Santoro avrebbe un potenziale consenso dell’8% e per questo aspetterà fino all’ultimo momento utile. Una lista comune, aggiungo io, che avrebbe anche un’altra importante conseguenza, quella di strutturare oltre l’esito del voto un solido soggetto di sinistra pacifista ed ecologista in grado di dare un volto nuovo alle possibili convergenze future con M5S e PD. Temo che purtroppo questa idea sia arrivata in ritardo e che questa prospettiva non si apra.
Il punto debole dell’iniziativa di Michele Santoro è proprio il fatto che abbia puntato sulla dimensione elettorale della proposta, anche per l’urgenza dei tempi, senza avere a disposizione né una propria organizzazione nazionale né una leadership politica diffusa né un dialogo già avviato con le forze politiche più consolidate. Una forzatura che per altro ha invece il merito di aver messo al centro delle elezioni europee il disastro della guerra e la logica bellicista che sta contagiando la maggioranza dei gruppi dirigenti dell’Unione Europea. Una forzatura che con l’escalation militare in corso e con la percezione sempre più diffusa di essere ormai dentro la preparazione di una guerra più grande può vedere la polarizzazione dell’elettorato dividersi più seccamente tra sostenitori convinti o rassegnati dello scontro inevitabile e diretto con la Russia e sostenitori di posizioni pacifiste più radicali convinti che il futuro dell’Europa non sia quello del riarmo nucleare e della subalternità alla Nato ma quello delle trattative per una tregua in Ucraina e poi per una pace dall’Atlantico al Pacifico, da Lisbona a Vladivostok.
Intanto il primo ostacolo per la lista “Pace, Terra, Dignità” è la raccolta di 75.000 firme valide per potersi presentare in tutte le Circoscrizioni italiane. E questo per essere una lista indipendente e non figurare come la facciata di un partito, anche se poi la raccolta delle firme dovrà avvalersi di attivisti presenti in tutti i territori e, dunque, soprattutto di quelli di Rifondazione comunista. Fatto non negativo di per sé ma che verrà utilizzato nella propaganda elettorale da parte degli avversari come la prova che il progetto politico di Santoro è contaminato da posizioni veterocomuniste se non putiniane.
D’altra parte i movimenti pacifisti esistenti in Italia, quello espresso dalla Fondazione Perugia-Assisi e quello della Rete Pace e Disarmo, quest’ultimo rappresentativo di molte associazioni nazionali legate al mondo progressiste e della sinistra storica, hanno preferito mantenere una loro autonomia rispetto alla lista “Pace, Terra, Dignità” e poche sono le candidature significative uscite dalle loro file.

Vedremo nel corso della campagna elettorale se il confronto si intensificherà tra movimenti per la pace e per la transizione ecologica giusta e la lista di Michele Santoro e Raniero La Valle favorendo lo spostamento di una parte almeno dell’elettorato o se invece saranno forze politiche come il PD, Sinistra Italiana e Verdi o lo stesso M5S a interagire più attivamente con gli stessi movimenti e con quella parte di mondo cattolico più sensibile alle posizioni coraggiose e lungimiranti di papa Francesco.
Della Lista “Pace, Terra, Dignità” ci rimane da dire ancora una cosa molto semplice: al di là dei limiti e dei rischi che abbiamo evidenziato, si tratta di una novità importante nello scenario politico italiano e nel sistema informativo italiano purtroppo largamente omologato e regredito su posizioni di crescente giustificazione della inevitabilità della guerra e del riarmo convenzionale e nucleare. Per questo l’augurio e l’invito che rivolgiamo a tutti i democratici, antifascisti e pacifisti è che sia una occasione da non sprecare sia da parte di chi lo vorrà sostenere sia da parte di chi vorrà misurarsi sul terreno della fuoriuscita dalla logica di guerra e superare la logica dei blocchi politico-militari contrapposti.









