Il titolo dell’articolo richiama una delle caratteristiche (ce ne sono molte altre) che rendono i PFAS misurati in acqua potabile, aria, sangue, orsi polari e latte materno. particolarmente pericolosi: una volta dispersi in ambiente, queste sostanze rimangono lì in eterno, se qualcuno non le rimuove. Si accumulano con i decenni e ormai sono diffuse in tutto il pianeta. Concentrazioni più o meno elevate di PFAS sono presenti in tutte le Regioni italiane

Il 25 marzo 2013 IRSA, l’Istituto per lo studio delle acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) pubblica un rapporto che denuncia la presenza nelle acque del fiume Agno e del Fratta Gorzone, a Sud dell’autostrada Milano-Venezia, di concentrazioni elevatissime di PFOA e PFOS, fino a 6.872 nanogrammi l litro. Risultano inquinate anche le acque potabili della zona: fino a 3.138 nanogrammi litro.

PFOA e PFOS sono composti del fluoro che si lega ad una catena di Carbonio; per questo motivo sono denominati anche C8, da otto atomi di carbonio.

Tre sono le domande cui bisogna rispondere per dare ai cittadini un quadro completo della situazione:

-Ho i C8 nel sangue?

-Se sì, è pericoloso?

-se è pericoloso, quali sono gli effetti?

Questo articolo si propone di rispondere a queste tre domande.

Alla prima domanda è facile rispondere: senza alcuna distinzione, tutti noi abbiamo C8 nel sangue, quello che cambia è la loro concentrazione. Nella popolazione non esposta la concentrazione è molto bassa, di pochi nanogrammi per millilitro. Da 10 a 30 nanogrammi, vedi Tabella

Più complicato valutare le concentrazioni se si tratta di operai delle aziende che sintetizzano o usano i PFAS, dei cittadini che bevono acqua potabile inquinata o mangiano cibi contaminati.

Impossibile esaminare tuti i casi, mi limito perciò a quelli elencati di seguito.

-gli operai della 3M e della Dupont

-gli operai della Miteni

-i cittadini di 4 provincie del Veneto: Vicenza, Padova, Verona e Rovigo

-gli abitanti della Lombardia

Le due principali aziende produttrici di PFAS, la 3M e la Dupont hanno controllato i propri operai

A partire dai primi anni dopo che la 3 M acquistò il brevetto per il teflon, noto come rivestimento antiaderente delle pentole e delle padelle. La3 M in un primo tempo lo vendette all’esercito americano, perché era l’unico rivestimento in grado di resistere alle sostanze volatili rilasciate dalle prime bombe atomiche. Utilizzato anche per maneggiare l’esafluoruro di uranio. Il brevetto fu in seguito comprato dalla Dupont.

Furono riscontrati importanti problemi per la salute degli operai. I dati non furono pubblicati. Nel 1980, quando la prima pubblicazione “Health status of plant workers exosed to fluorochemicals-a preliminary report” riporta i dati sulla concentrazione dei tossici nel sangue degli operai addetti alla sintesi di PFAS. Una concentrazione elevatissima, dell’ordine delle migliaia di nanogrammi.

I livelli più alti sono stati misurati agli operai della Miteni, una ditta sita a Trissino, Provincia di Vicenza. Il servizio epidemiologico della Regione Veneta li pubblica: la concentrazione dei PFAS nel sangue degli operai variava da 0,5 a 91.000 nanogrammi per millilitro di sangue.

La Miteni aveva inquinato con i suoi scarichi le falde idriche cui attingevano pozzi dell’acquedotto di 4 province Vicenza, Padova, Verona e Rovigo. I Pfas sono solubili in acqua, il che spiega la enorme diffusione dell’inquinamento. Più di 300.000 persone erano servite da acquedotti inquinati.

In particolare, nell’acquedotto di 21 comuni risultavano concentrazioni molto elevate di PFAS, fino a livelli anche superiori ai 6.000 nanogrammi per litro. Il valore mediano dei cittadini esposti all’inquinamento era di 70 nanogrammi per millilitro.

Del tutto recentemente GreenPeace ha eseguito controlli dell’acqua potabile della regione Lombardia. Su 31 campioni, 11 risultano inquinati, in quattro casi la concentrazione dei pfas risultava superiore ai 100 nanogrammi per litro. Non sono disponibili esami del sangue.

Dove sono stati controllati, i PFAS risultano sempre presenti anche nell’acqua potabile. Per esempio in Emilia Romagna, in Piemonte, in Toscana.

Come mai i PFAS si trovano anche nel sangue dei non esposti? Perché sono ormai diffusi in tutto il mondo, visti gli innumerevoli utilizzi, solo alcuni conosciuti. Fornisco un brevissimo elenco:

Giacche a vento, pelli e tessuti (Goretex)

Sciolina

Schiume antincendio

Carta da forno

Scontrini

Utensili per cucina, padelle per esempio

Scarpe

Detergenti e cera per pavimenti

Vernici

Insetticidi

Pellicole fotografiche

Olii idraulici

Mi fermo qui. Fa pensare un recete ritrovamento dei PFAS persino nella carta igienica!

Quale concentrazione nel sangue può ritenersi priva di effetti?

I livelli nel sangue, come abbiamo visto, sono molto differenti a seconda del contesto. Le pubblicazioni più recenti indicano, senza alcun dubbio, che non esiste un livello di sicurezza: i PFAS devono essere assenti sia nel sangue che, per esempio, nel latte materno. Quello che varia è il numero di persone che si ammalano in contesti più o meno inquinati. Perciò si fa riferimento alla esposizione complessiva al di sotto della quale non dovrebbero esserci complicazioni sanitarie. In questo campo regna il caos più totale. Ogni autorità (quasi) stabilisce limiti particolari, riferiti alla concentrazione in acqua, nei cibi e nei vari contesti e per i diversi composti chimici appartenenti alla famiglia dei PFAS. Ad esempio, per l’Istituto Superiore di Sanità i limiti per il PFOA è di 500 nanogrammi per litro di acqua potabile; per EFSA il limite negli alimenti deve essere tale da non superare, negli individui, l’ingestione di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo la settimana. Negli Stati Uniti l’obiettivo da raggiungere è l’assenza in acqua per due fluoroalchilati: il PFAS e il PFOA che sono stati dichiarati cancerogeni certi per l’uomo. Per la Commissione europea il limite proposto per le acque sotterranee è di 0,044 nanogrammi per litro per la somma ponderata di 26 differenti PFAS.

Non vi fornisco un elenco completo, servirebbe soltanto a confondere le idee. Basti pensare che i limiti sono espressi in nanogrammi millilitro. Il nanogrammo è pari a un milardesimo di grammo.

La tentazione di trovare dei limiti praticabili è destinata a fallire: chi vuoi che misuri con sicurezza concentrazioni così basse? Spesso si tratta di tentativi di mantenere aperta la strada a qualche utilizzo o alla produzione dei PFAS a 4 atomi di carbonio, ritenuti (senza prove certe) meno pericolosi. Per esempio, il Comune di Alessandria ha recentemente autorizzato la Solvay a produrre PFAS a 4 atomi di carbonio. Questa azienda è l’unica a produrre PFAS in Italia.

Un altro motivo che giustifica la reticenza delle autorità a porre limite zero è l’impossibilità di raggiungerlo anche in tempi più o meno lunghi: le sedi produttive sono relativamente poche, ma gli utilizzi sono quasi infiniti.

La risposta al quesito: Sono pericolosi? Non può che essere si, a qualsiasi livello di concentrazione.

Però il rischio varia, e molto, a seconda dell’importanza dell’esposizione. I limiti proposti dalle diverse autorità si riferiscono al primo effetto nocivo che si manifesta per l’esposizione, non a tutti gli effetti. EFSA (l’autorità Europea per gli alimenti) ha considerato, per stabilire il limite di 4,4 nanogrammi, la ridotta risposta del sistema immunitario alle vaccinazioni.

Per una migliore comprensione degli effetti dei due PFAS più pericolosi, cioè il PFOA e il PFOS (che sono quelli sintetizzati da 3M e Dupont,) ripercorriamo la storia delle conoscenze finora acquisite. Infatti la pericolosità di questi due composti è stata messa in dubbio da numerosi ricercatori e soprattutto dalle Autorità, anche quelle giudiziarie, come dimostra la recente assoluzione della Miteni nella causa per omicidio colposo o lesioni gravi dei suoi operai. Per il giudice, l’unica alterazione certa causata dai PFAS è un aumento della colesterolemia, senza nessun’altra conseguenza. Tutte le altre lesioni di cui si parla sono solo ipotesi, il rapporto di causa/effetto non è accertato con assoluta certezza.

Sia Dupont che 3M eseguirono accertamenti sulla nocività del PFOA. Già nel 1961 fu riscontrato un ingrandimento del fegato nel topo e nel ratto. Nel 1970 fu riscontrata una elevata concentrazione di PFOA nel sangue degli operai, dell’ordine di migliaia di nanogrammi millilitro. Su 7 neonati nati da alcune lavoratrici, a due furono riscontrati difetti oculari. Verificati aumenti del cancro al testicolo e al rene. Nelle due aziende furono riscontrate, fra gli esposti, numerose altre patologie, oltre i tumori di varia natura: epatopatie, infarti, ictus, alterazione dell’attività degli ormoni, diabete, alterazioni della gravidanza e numerose altre patologie che non sto qui ad elencare. Le ditte non denunciarono questi pericoli alle autorità, anche se misero in piedi un gruppo di studio ad hoc sui PFAS.

II numero di operai esaminati era troppo scarso, e quindi le indagini epidemiologiche non potevano dare risultati definitivi.

Nel 1990 un allevatore, in Virginia, Tennant, fece causa alla Dupont perché i suoi animali presentavano molte alterazioni. Il suo avvocato, Bilott, venne a conoscenza delle ricerche tenute segrete dalla ditta, e ottenne un sequestro giudiziario. Bilott promosse una class action: la documentazione recuperata dimostrava la presenza di PFOA nelle acque ad uso potabile utilizzate da più di 100.000 persone.

Il numero di esposti era più che sufficiente per una indagine completa. Si dimostrò perciò che una serie di patologie era significativamente aumentata fra coloro che utilizzavano gli acquedotti inquinati. Un team di scienziati incaricati di verificare gli effetti sanitari sugli esposti dimostrò che per sei patologie vi era un aumento significativo. Le sei patologie : ipercolesterolemia, colite ulcerosa, alterazione della tiroide, cancro al testicolo, cancro al rene e ipertensione indotta dalla gravidanza.

Per me, la relazione fra PFOA e queste patologie risulta già ampiamente dimostrata, ma alla società scientifica non basta; ci sono troppe ricerche negative che mettono in dubbio i risultati ottenuti.

I risultati negativi sono in gran parte finanziati dalle ditte; è stranoto che i risultati delle ricerche sono influenzati dagli interessi dei finanziatori.

Dopo questa importante ricerca, seguono infinite altre pubblicazioni, migliaia ogni anno. Non le elenco, accenno ai dati riscontrato in quattro provincie venete.

Una ricerca mia e di altri epidemiologi dimostra un eccesso delle malattie cerebrovascolari, infarto, Alzheimer, tumore al rene, tumore al seno, morbo di Parkinson, diabete.

L’epidemiologo Biggeri, in sede giudiziaria, ha presentato una stima dei decessi in eccesso nei 21 Comuni più inquinati: 3890 decessi in eccesso. Un morto in eccesso ogni tre giorni nel periodo 1980-2018. I morti in eccesso non sono operai, che hanno concentrazioni di PFAS nel sangue mostruose, ma cittadini, in genere con concentrazioni nel sangue al di sotto dei 30 nanogrammi millilitro o poco sopra.

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