7° rapporto – Iniziata l’Operazione israeliana a Rafah
Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 21 marzo al 26 aprile, quando ormai l’operazione di terra su Rafah sembrava certa e imminente. In questa settima parte ci spingiamo sino al 27 maggio, il giorno dopo l’orribile strage compiuta dalle bombe israeliane nella tendopoli di Tel Al Sultan a Rafah, una “cosiddetta” zona sicura, dove almeno 40 persone sono state uccise. La tanto annunciata operazione di terra su Rafah è tragicamente iniziata il 6 maggio, seminando il panico nella popolazione sfollata accalcata nell’immensa tendopoli che è diventata la città del sud della Striscia. A questo si aggiungono difficoltà sempre maggiori nel fare entrare gli aiuti, dal momento che i valichi di Rafah e Kerem Shalom sono rimasti sigillati per giorni a seguito dell’avvio dell’operazione, e quello di Rafah lo è tuttora. Sono seguite due importanti decisioni, il 20 maggio la Corte Penale Internazionale dell’Aja ha chiesto il mandato di arresto contro il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Yoav Gallant con la pesante accusa di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità” nella Striscia di Gaza dall’8 ottobre 2023. Il 24 maggio la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele di fermare immediatamente la sua offensiva militare e qualsiasi altra azione nel Governatorato di Rafah, che possa infliggere alla popolazione palestinese di Gaza condizioni di vita che potrebbero portare alla sua distruzione fisica totale o parziale. Decisioni importanti che tuttavia non cambiano, né riescono a porre fine alle operazioni militari e alla tragedia in corso. Il nostro coordinatore locale Mohammed dal Cairo continua a rimanere in contatto costante con il nostro staff, 7 maestre, una coordinatrice, un’assistente sociale, 2 psicologi e una psicologa, l’animatore del biblio-tuktuk che portava la magia delle fiabe a migliaia di bambini e bambine, Abu Karim l’ingegnere della Terra dei Bambini. Le 4 maestre che si erano rifugiate a Rafah sono state costrette per l’ennesima volta alla fuga, verso Khan Younis, di nuovo senza alcuna certezza di un posto sicuro. E’ attraverso le parole del nostro staff, come facciamo dall’avvio di questa terribile operazione militare, che vi raccontiamo l’apocalisse in cui è sprofondata da ormai più quasi 9 mesi la Striscia di Gaza.
28 aprile
Oggi arriva un messaggio di Fatima, da Deir Al Balah. Non ha avuto connessione per giorni, oggi finalmente sì. Come sempre è impegnata a pensare a come fare meglio il suo lavoro, nonostante tutto. “Abbiamo bisogno di una tenda qui per realizzare le attività con i bambini e le bambine, stanno arrivando tantissime famiglie da Rafah, preoccupate che inizi l’operazione di terra”.
6 maggio
“Stanno spingendo la popolazione dall’area a est di Rafah verso ovest, in direzione del mare, dove c’è la cosiddetta “area umanitaria” di Al Mawasi. Sto cercando adesso di contattare la mia famiglia”. Sentiamo Mohammed subito dopo la notizia che l’operazione su Rafah è iniziata. Lì hanno trovato rifugio 4 delle maestre de La Terra dei Bambini e la psicologa Walaa. Lì Mohammed ha lasciato la sua famiglia quando ha ottenuto il permesso di uscire dalla Striscia insieme alla moglie e alla loro piccola di appena un anno. Nello scrivergli tratteniamo la preoccupazione e lui ci stupisce come al solito, inviandoci appena un’ora dopo delle fotografie bellissime: la psicologa Walaa a Rafah e lo psicologo Ismail a Gaza city, immersi nelle attività quotidiane di supporto psico-sociale per le bambine e i bambini.
8 maggio
Comincia a diventare chiaro che l’operazione di terra su Rafah sta cominciando a seminare il panico anche in chi si trova ad Al Mawasi, a ovest della città verso il mare, nella cosiddetta zona sicura. Mohammed ci scrive che le maestre non si sono ancora spostate ma ci stanno pensando.
9 maggio
Oggi arriva una notizia terribile. Amani, una delle giovani volontarie che aiutano lo psicologo Mohammed durante le proiezioni del cinema mobile a Nuseirat è stata uccisa insieme a tutta la sua famiglia. “Sono ancora scioccato”, ci scrive Mohammed, “ero con lei fino a poco prima. E’ orribile, va oltre la nostra capacità di sopportare”.
11 maggio
I messaggi che riceviamo dal nostro coordinatore dal Cairo sono un susseguirsi di nomi e luoghi, sta chiamando tutti per sapere dove sono. “La mia famiglia si è spostata a Khan Younis e anche la maestra Ansaf. Le maestre Fida, Fadila, Amal e la psicologa Walaa sono ancora Rafah”.
A Gaza non è meglio. “Ci stiamo muovendo ora dal campo profughi di Jabalia a Gaza City. Spero che troveremo un posto in cui stare”, ci scrive l’ingegnere Abu Karim.

12 maggio
“Ci siamo rifugiati insieme ad altre 4 famiglie in un palazzo di 8 piani a Gaza City, nella zona Sheikh Radwan. E’ vuoto, da qui la gente è scappata verso sud mesi fa. Non sappiamo dove altro andare”, ci scrive Abu Karim “la maggioranza delle scuole dell’UNRWA sono state distrutte, lo stesso vale per le case. Un sacco di gente è costretta a dormir per strada. E’ davvero incredibile”.
17 maggio
“A Rafah è rimasta solo la psicologa Walaa, tutte le maestre invece sono andate a Khan Younis. Per fortuna stanno bene”, ci scrive stamattina Mohammed.
19 maggio
Oggi Fatima ci manda una fotografia bellissima. Lei con una kefia sulle spalle, portata come uno scialle sul vestito nero, il viso stanco e magro, ma sempre bellissimo, il telefono in mano e lo sguardo concentrato, mentre parla con alcune famiglie. E poi lei, insieme a Rehab, l’assistente sociale, e a due maestre de La Terra dei Bambini. E’ emozionante vederle insieme, dimostra il legame personale e professionale che le lega. La Terra dei Bambini non c’è più, ma loro sì e con una forza incredibile continuano a dedicarsi ai bambini e alle famiglie del loro villaggio, che hanno ritrovato a Deir Al Balah. Vogliono distribuire kit igienici a 50 famiglie, ci organizziamo per mandare i fondi.
21 maggio
Oggi Abu Karim ha ricevuto i fondi che gli abbiamo inviato. Sono sul suo conto, ma è impossibile prelevare, per avere i soldi deve fare un bonifico sul conto corrente di chi a Gaza controlla i contanti e pagare una commissione che va dal 10 al 15%. Dopo prevede di riuscire a comprare cibo per distribuire pacchi alimentari, per ciascuno 2 litri di olio di mais, mezzo litro di olio di oliva, mezzo chilo di sale, lievito, 6 confezioni di formaggio a lunga conservazione, zaa’tar e frutta secca.

26 maggio
Più di cento foto dell’ultima sessione del cinema mobile. Arrivano tutte insieme dallo psicologo Mohammed. Sono bellissime. “Cerco di fare del mio meglio per superare il dolore. Amani era sempre con me durante le sessioni di cinema mobile, oggi ho fatto l’attività con il cuore pieno di dolore, tutto il tempo ho sentito la presenza della sua anima intorno”.
27 maggio
Abu Karim ce l’ha fatta anche stavolta, è bravissimo. 128 pacchi alimentari distribuiti ad altrettante famiglie sfollate a Gaza City, tutte provenienti dal nord, Jabalia e Beit Hanoum, e da Gaza stessa. Gocce in un mare di bisogni, che tuttavia sono importanti. “Le famiglie sono così felici, vi ringraziano molto”.









