Periodico parte costituente della Sinistra che ancora non c’è

Con questo numero nasce il nuovo Restart, rivista online a cadenza mensile, che eredita il nome di una precedente esperienza milanese ma che adesso intende assumere sia una  funzione più ampia , guardando all’Europa e al modo scosso da centinaia di conflitti e in particolare alla guerra in Ucraina e a quella israelo-palestinese con l’intenzione di arricchire il dibattito pubblico con narrazioni diverse se non alternative,  sia una dimensione nazionale e quindi interpretando e dando voce a esperienze, lotte, territori, città e regioni non come somma di particolarità ma come parti integranti di una unità complessa, interdipendente e in continua metamorfosi che è la nostra Italia.

Metamorfosi e non solo trasformazioni positive di modernizzazione perché nel profondo della nostra società si muovono processi regressivi che fanno pensare più a mutazioni antropologiche profonde che a fenomeni di crisi e di adattamento passeggeri; più a una crisi di civiltà che a periodi di stagnazione economica e morale superabili con la ripresa del cammino e del mito del progresso, come ci ha ricordato l’ultimo Mario Tronti. Con questo spirito va ripensata in termini nuovi la questione della riforma della politica in Italia e dell’indispensabile rinnovamento che dovrebbe riguardare partiti, sindacati, associazioni sempre più lontani dalle esigenze delle giovani generazioni, come ha giustamente ricordato alla Manifestazione di Roma il 7 ottobre Maurizio Landini.  Con questo spirito va ripresa la questione meridionale che interagisce con la questione settentrionale, per fare dell’Italia un Paese più giusto e civile. Con questo spirito va rilanciata la lotta ai cambiamenti climatici adottando un pensiero scientifico rigoroso e una intelligenza critica libera e disincantata nell’intento di favorire l’alleanza tra lavoro e ambiente, conciliando giustizia sociale e giustizia ambientale. Con questo spirito va ripensato il progetto di un’Europa politica unita e non subalterna alle logiche di potenza che stanno alimentando la crescente disunità del mondo con il prepotente ritorno della logica amico-nemico e la ripresa della corsa al riarmo convenzionale e nucleare. Nelle nostre intenzioni Restart intende essere soprattutto una Rivista in discontinuità con il recente passato e promotrice-animatrice-fiancheggiatrice di un progetto politico per nulla scontato: la costruzione in Italia di una sinistra nuova e rinnovata che ancora non c’è ma di cui è evidente l’esigenza e l’assenza nell’attuale scenario italiano. In discontinuità perché l’area culturale in cui nasceva l’edizione precedente di fatto stava nell’alveo di ArticoloUno e del quadro politico e relazionale delle sue alleanze che sono state sconvolte prima dalla criminale rottura del campo largo in occasione delle elezioni del 25 settembre 2022 e poi dallo scioglimento a Napoli di ArticoloUno. Ora lo zaino che portiamo sulle nostre spalle è più leggero e più libero e non c’è rimpianto per chi ha scelto di rifluire dentro la camicia di forza del quadro esistente nella speranza/illusione di forzarlo dall’interno. Già adesso stiamo incontrando nuovi compagni di strada e già adesso l’orizzonte da esplorare e verso cui incamminarci è più nitido sia alla luce degli obiettivi da perseguire sia nelle ombre da attraversare e superare: prima di tutto la guerra in Ucraina, una inutile carneficina, che per di più sta snaturando l’Unione Europea e facendola deragliare verso nazionalismi, chiusure autarchiche, razzismi. Se a questa tragedia aggiungiamo il dramma del popolo palestinese, cui si rifiuta da più di 70 anni di costituirsi in Stato, e il dramma di centinaia di cittadini israeliani vittime dell’incredibile e criminale blitz di Hamas del 7 ottobre, ci rendiamo conto di come violenza chiami violenza, violenza organizzata chiami violenza organizzata; di come il ricorso alle armi non sia la soluzione ma cresca la disunità del mondo e sacrifichi la vita dei popoli sull’altare di disegni di potenza e di odio costruiti sulla logica amico-nemico, logica comune al Governo israeliano e ad Hamas.

Di fronte alle sfide che ci attendono ci piacerebbe dire che non arriviamo impreparati. Purtroppo dobbiamo ammettere che le lacune sono ancora molte e le energie e gli strumenti a disposizione sono ancora pochi, ma in tanti ormai dovremmo vedere con lucidità e disincanto il triste spettacolo dell’informazione a tutti i livelli in Italia: con rare eccezioni, sia i giornali che i mezzi televisivi ormai venduti ad un atlantismo servile e ottuso; i partiti politici di centrosinistra incapaci di forte mobilitazione e tutti dentro il cerchio mediatico e troppo assenti sul terreno sociale.

E’ questo lo scenario che abbiamo di fronte e che dovremmo tentare di modificare, intanto nella battaglia delle idee utilizzando la nostra intelligenza critica per leggere avvenimenti, fenomeni complessi e processi storici, sociali e geopolitici in corso, organizzando una capacità di progettazione politica nuova, autonoma e complessiva perché il futuro serio, grande, combattivo partito della sinistra non c’è ancora, il nostro “Principe” di riferimento, per citare il Machiavelli di Gramsci,  non c’è ancora e non potrà che essere una creazione collettiva e non un leader messianico.

 

Creatività e autonomia di un giornalismo dentro la lotta politica e sociale in Italia e in Europa e non al di sopra dei processi in atto

È evidente che un limite enorme dell’attuale offerta politica soprattutto in Italia è che si muove soprattutto a livello di opinione pubblica da influenzare con narrazioni più o meno ridotte a marketing o peggio manipolate o da manipolare. Sappiamo che il nuovo terreno delle guerre in corso, siano esse militari, siano esse economiche, commerciali o finanziarie, è il terreno dell’informazione: è la guerra dell’informazione senza esclusione di colpi a sostituirsi alla realtà, peggio a tentare di crearla. Non possiamo sottrarci a questa dimensione che dobbiamo scoperchiare, denunciare, demitizzare. Ma la controinformazione per essere credibile deve produrre analisi, indagini, portare prove, fatti reali, testimonianze. Addirittura dovremmo essere capaci di non stare al gioco del pensiero unico e della sua cattiva informazione oggi imperante ma nemmeno accontentarci di fare controinformazione e basta.  Piuttosto servirebbe una informazione, anzi una visione di nuovo tipo come quella che a suo tempo rappresentò il Manifesto di Rossanda e Pintor. Difficilissimo, certo. Quelle figure di giornalisti intellettuali o intellettuali giornalisti sono inarrivabili, ma oggi possiamo attingere ai nuovi paradigmi del pensiero ecosocialista, femminista, pacifista dopo le macerie del Muro di Berlino e fare riferimento a esperienze di lotta e di governo, a piani e tentativi di riforme e di trasformazione delle nostre società non solo in Occidente.  Sta rinascendo un nuovo pensiero strategico in tanti campi di cui dovremmo favorire l’interdisciplinarietà e sostenerne l’interdipendenza, così come stanno emergendo tante contraddizioni reali che vanno lette e agite alla luce di una comprensione più profonda dei processi dei limiti dello sviluppo, dei processi di globalizzazione e deglobalizzazione, dell’aumento delle disuguaglianze, del fallimento in Occidente delle “terze vie” e di un riformismo debole e senza popolo. Per questo lo sguardo della Rivista sarà rivolto non solo a leggere la realtà con occhiali nuovi, ma a far parlare un’altra realtà, far parlare protagonisti di iniziative, proposte, lotte, far ripartire pensiero e coscienze, pensiero e azione, mettere in moto attori e azioni.  Insomma coniugare un duplice movimento, discendente e ascendete: da noi e dai nostri pezzi giornalistici ai lettori e a chi è impegnato su tanti fronti nei territori e, dialetticamente, dai lettori e dai soggetti che intendiamo coinvolgere di nuovo a noi e alle nostre rielaborazioni per contribuire ad una visione di società e ad un “Manifesto” di intenti e obiettivi radicalmente alternativi.

 

Obiettivo di Restart: dare una mano ad un processo costituente aperto per costruire in Italia la Sinistra delle alternative

Essere parte integrante di un progetto politico non significa porsi al seguito delle decisioni di chi sarà l’Editore della nostra Rivista, Editore che ancora non c’è: potrebbe essere una Associazione o una cooperativa di giornalisti indipendenti. Significa piuttosto sperimentare aperture e piste nuove che la libertà di una rivista può concedersi cercando di fare da apripista.

La Costituente per la sinistra del lavoro, della pace, dell’ambiente che si dovrebbe avviare in Italia si può e deve sviluppare su tre dimensioni: culturale-ideale, sociale, politica. La Rivista dunque sarà più utile che mai se affronterà la battaglia delle idee coinvolgendo personalità, intellettuali e scienziati, Centri di ricerca, scuole e Università, organizzazioni e attori collettivi per verificare possibili convergenze. Lo stesso vale per il terreno economico e sociale: per affrontare disuguaglianze e modello di sviluppo abbiamo bisogno sia di Thomas Piketty che di Maurizio Landini, sia di Fabrizio Barca che di Emiliano Brancaccio, sia di Flavio Lotti che di Carlin Petrini, sia del pensiero femminista che delle lotte operaie come quella in atto alla Gkn di Campi Bisenzio, sia del volontariato cattolico e laico che dei comitati territoriali in lotta per la salute, il risparmio di suolo, i cambiamenti climatici, il dissesto idrogeologico.

                                     

A chi ci rivolgiamo e chi vogliamo coinvolgere

Restart intende rivolgersi come primo interlocutore privilegiato a chi è alla ricerca di un cambiamento profondo dei nostri rapporti economici e sociali, a quelle periferie esistenziali più deluse che indifferenti perché escano dalla paralisi di sentirsi impotenti e si motivino e si attivino sempre di più per unirsi e costruire momenti di  convergenza, a quei gruppi e a quelle associazioni culturali e di volontariato impegnate nella promozione della nostra Costituzione che arrivano a fare reti territoriali ma poi non trovano né veri interlocutori istituzionali né politici. L’ambizione è quella di suscitare nuove energie e risvegliare dal sonno della rassegnazione l’esercito degli astenuti. Non lo faremo lisciando il pelo alle spinte più emotive o settarie ma cercheremo di farci apprezzare per la qualità dei nostri articoli e la solidità del progetto, aprendo prospettive, offrendo strumenti di conoscenza, di convergenza e di azione senza tradire la memoria e la storia dell’Occidente più aperto e avanzato, quello del movimento operaio e del sindacato, quello del primato del diritto internazionale e della convivenza tra i popoli sostenuti da Kant e da Kelsen, quello della critica al capitale e alle sue forme di sfruttamento e di egemonia sviluppata da Marx e da Gramsci, quello della lotta partigiana e antifascista e dei grandi partiti di sinistra, quello della critica sociale di Alain Tourain in Francia e della scuola di Francoforte in Germania, quello femminista per la liberazione della donna e il valore della differenza, quello federalista di Altiero Spinelli, quello ecologista del Club di Roma sui limiti dello sviluppo, quello del Tribunale Russel contro i crimini di guerra e la violazione dei diritti umani, quello anticolonialista della carta di Algeri sostenuta in Italia da Lelio Basso, quello pacifista di Aldo Capitini, Lorenzo Milani, Primo Mazzolari, Danilo Dolci, Adriana Zarri, Ernesto Balducci, Lidia Menapace, Antonio Papisca e dei fisici come Giorgio Parisi e Carlo Rovelli che si sono schierati contro la bomba atomica.

La platea cui guardiamo è molto ampia: si tratta di quella sinistra diffusa e in frantumi, difficilmente raggiungibile se non attraverso i frammenti organizzati in cui si è disarticolato da tempo lo stesso “consigliere del Principe”: movimenti per il riconoscimento di diritti ambientali, sociali, di genere; associazioni culturali, artistiche e teatrali; associazioni in difesa dei consumatori; insegnanti e gruppi letterari; spazi ed eventi per incontri interreligiosi; volontari dell’accoglienza e della supplenza sociale; gruppi musicali giovanili e movimenti sportivi…

La politica da tempo non è più in grado di essere riferimento, se non in modo spesso clientelare, di questi arcipelaghi in allontanamento gli uni dagli altri. Per fortuna in parte ancora reggono le grandi organizzazioni sindacali anche se lamentano una crescente difficoltà a parlare con e a far parlare i propri iscritti. Per la centralità che noi diamo al lavoro e al ruolo unificante che ancora potrebbe avere il movimento sindacale, è importante il coinvolgimento del sindacato, in particolare della CGIL, per costruire convergenze strategiche tra livello sociale e livello politico. In questo senso si è mossa la Manifestazione a Roma del 24 giugno convocata dalla CGIL ma condivisa con una ampia rete di associazioni democratiche e antifasciste. In questo senso si è mossa la Manifestazione nazionale del 7 ottobre “La via maestra: insieme per la Costituzione” per l’attuazione dei suoi principi di uguaglianza a tutela e promozione dei diritti di tutti, per il salario minimo orario, per i contratti da rispettare, per unire e non dividere l’Italia, contro l’autonomia differenziata. Ecco, in nuce questi sono per noi passi di quella “costituente sociale” che vorremmo aiutare ad affermarsi e che Restart è chiamato ad alimentare con articoli di approfondimento, interviste, tavole rotonde, inchieste sul campo.

Per quanto riguarda la battaglia delle idee è evidente ormai che il governo Meloni è impegnato a scatenare quel “potenziale reazionario” di tipo regressivo, autoritario e neonazionalistico che cova nella pancia profonda della società italiana ed europea. Non basta più che gli intellettuali progressisti e di sinistra, politologi, sociologi, economisti, pubblichino buoni libri e partecipino a convegni. Utile certo, ma ormai insufficiente. Fare argine alla deriva della peggior destra di sempre non basta più. La nostra Rivista intende promuovere una Campagna perché 100 personalità italiane di prestigio e critiche del capitalismo in tutte le sue forme si spendano per una convergenza straordinaria di tipo valoriale e programmatico non solo a difesa e promozione della nostra Costituzione ma perché il vuoto a sinistra venga riempito da un nuovo soggetto all’altezza delle sfide tremende che ci aspettano.

Una sfida complessa è la crisi climatica e la scommessa del PNRR con, sottotraccia, il rischio di riaprire in Italia il capitolo centrali nucleari, mentre andrebbe appoggiata e promossa la Rivoluzione energetica pulita e sostenibile della “mano visibile” del sole contrapposta alla “mano invisibile del mercato”.

L’altra sfida, anch’essa di enorme portata soprattutto per il futuro dell’Unione Europea, è la costruzione di una alternativa geopolitica alla scelta iperatlantista di continuare la guerra in Ucraina a qualsiasi costo. Scelta voluta dalla Nato globale che punta a nuovi blocchi politico-militari contrapposti, disunire il mondo in chiave anticinese, indebolire il multipolarismo. Una scelta che soffoca ogni autonomia della U.E. e così snatura ruolo e identità dell’Europa, che rilancia e rilegittima insieme ai nazionalismi il riarmo convenzionale e nucleare, che rischia di sancire la fine politica del sogno europeista e federalista.

Anche qui, accanto alle nostre analisi e proposte per una soluzione politica e non militare del conflitto, riteniamo importante far conoscere le reali posizioni dei Movimenti pacifisti italiani, europei e internazionali a cominciare con il far conoscere le posizioni e le iniziative della Rete italiana Pace e Disarmo e della Tavola della Pace promotrice della marcia Perugia-Assisi: posizioni mai ospitate né sulle reti televisive Rai né Mediaset. Confrontarci periodicamente con loro significherà fare un doppio servizio: alla causa pacifista ma anche a gettare le basi teoriche, giuridiche e politiche perché il “principio pace” diventi principio costituzionale, costituente, costitutivo di ogni politica e di ogni soggetto politico, presente e futuro.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui