La novità è la discesa “a metà campo” di Tomaso Montanari Analogie e differenze con la Lista Santoro
Comincia a Firenze il viaggio di Restart per capire cosa si muove sotto la pelle della politica italiana impagliata nel teatrino stucchevole voluto dagli eterni inaffondabili campioni del giornalismo italiano che sono il duo Bruno Vespa e Paolo Mieli. Due correnti di giornalismo e di pensiero lontanissimi decenni fa e oggi sempre più vicini e omologati nel tifare l’uno Giorgia Meloni, l’altro Elly Schlein. Ambedue fautori del teatrino della politica che metterà in scena un confronto-scontro nazionale considerato come epico e decisivo, quando non è altro che la legittima ma superficiale rappresentazione di quello che è la crosta della politica italiana.
Andare nei territori, vedere cosa si muove o non si muove sotto questa crosta è quello che vorremmo fare in questo come nei prossimi numeri, cominciando dalle città perché le città sono sempre state laboratori politici in quanto lì si concentrano crisi, contraddizioni, innovazioni.
Cominciamo da Firenze perché in questa città, già capitale dell’Italia unita per un breve momento, per un decennio capitale con Renzi del blairismo in salsa democristiana, oggi si manifestano tutte le contraddizioni e le fragilità del sistema politico italiano riguardo alla costruzione di prospettive più solide e chiare.
A noi interessa principalmente quello che succede a sinistra e nel centro sinistra per quanto riguarda posizionamento, cultura politica, visione sociale e prospettive da aprire per la vita delle nostre città, nella consapevolezza che indagare sulle dinamiche sociali e sui fenomeni sociali e saperli interpretare sarebbe doveroso ma è sempre più difficile. Più facile invece e comunque significativo cogliere le tensioni più specifiche che maturano a livello politico sotto la crosta delle semplificazioni date in pasto all’opinione pubblica più pigra.

A Firenze sta emergendo con evidenza la crisi strategica del PD, malgrado Elly Schlein. In vista delle prossime elezioni comunali il PD non solo ha deciso di non rischiare le “primarie” nella scelta del candidato Sindaco successore dell’uscente Dario Nardella, non solo ha deciso di scegliere Sara Funaro come la candidata più adatta a garantire la piena continuità con i 10 anni precedenti di governo della città, ma non ha posto alcuna attenzione ad un programma nuovo e più aperto, non si è posto il problema di coinvolgere in un dibattito pubblico forze vive della comunità fiorentina, puntando sulla forza del proprio sistema di potere consolidato non si è preoccupato invece di consolidare e allargare le alleanze.
Così il PD a Firenze sta perdendo pezzi di consiglieri comunali e di iscritti che, guidati dall’ex assessore Cecilia Del Re estromessa a marzo dall’Urbanistica, lo stanno abbandonando per dar vita ad una nuova formazione politica che al momento non sembra intenzionata a far parte della coalizione del PD alla quale restano fedeli Sinistra italiana, Verdi, Più Europa, Azione.
Durissimo il commento di Tomaso Montanari, storico dell’arte, rettore dell’Università per stranieri di Siena: “Sinistra, 5Stelle e PD trovino un candidato insieme, non Sara Funaro. Schlein non può prendere la linea da Nardella”. In realtà Tomaso Montanari, legatissimo alla sua città natale, sta facendo molto di più che criticare l’involuzione attuale del PD e le sue chiusure, sta lanciando l’associazione “11 agosto” da cui nascerà una lista di sinistra per le prossime elezioni comunali. Il primo appuntamento pubblico della nuova associazione sarà l’8 febbraio per verificare la presa di questa iniziativa sul potenziale elettorato e sciogliere i nodi legati a questo progetto: un metodo di lavoro, un programma per la città, la composizione della lista, gli interlocutori e i nuovi alleati da scegliere nel caso il PD rifiutasse il confronto e rifiutasse la svolta invocata da Montanari.

La partita che si gioca a Firenze è di rilievo nazionale. Elly Schlein avrà la volontà e l’autorevolezza per chiedere un ripensamento della linea già adottata dal PD fiorentino o si trincererà dietro il rispetto dell’autonomia decisionale del partito a livello cittadino? E il PD a livello territoriale è in grado di cambiare rotta mettendo al primo posto novità dei programmi e discontinuità rispetto al suo stesso passato recente? O continuerà a privilegiare i propri equilibri interni nella presunzione, alimentata in passato da Veltroni e Renzi e poi da Dario Nardella come sindaco di Firenze e da Enrico Letta come segretario nazionale, della validità della “vocazione maggioritaria” del PD?
Sono nodi irrisolti presenti ovunque in Italia e in tutti i territori, con caratteristiche di gravità più o meno acute, ma comunque dipendenti da due fattori: la conseguenza della rottura del campo largo perseguita alle elezioni del 25 settembre 2022 da Enrico Letta e dall’intero gruppo dirigente del PD in nome dell’Agenda Draghi; la tribalizzazione crescente delle correnti interne al PD sempre più sistemi di potere personalizzati che non componenti plurali di una forza aperta alla società.
Ma i nodi da sciogliere sono di fronte anche alla strada imboccata da Tomaso Montanari e dall’Associazione 11 agosto: fino a che punto sono disposti a spingersi per convincere il PD ad aprire ad un programma più avanzato e ad alleanze più ampie? Nel caso le porte del PD fiorentino rimanessero chiuse, la lista 11 agosto si presenterebbe comunque in una coalizione alternativa sia alla Destra che a quella del PD? Sembrerebbe di sì. Dalle dichiarazioni rilasciate da Tomaso Montanari emergerebbe quanto segue: l’appello al PD non sarebbe solo una mossa tattica per riceverne un rifiuto e dimostrarne l’irrecuperabilità, sarebbe una proposta di collaborazione seria da onorare. A dimostrazione di ciò Montanari non si propone come candidato sindaco ma come semplice candidato al Consiglio comunale lasciando che sia la nuova e più ampia coalizione a scegliere insieme al PD una figura davvero nuova e condivisa. Per questo parlerei per Tomaso Montanari di discesa in campo ma “a metà campo”, con un ruolo di regista ma non di primo attore come invece su un altro terreno, quello delle elezioni europee, insiste a svolgere Michele Santoro.
Tomaso Montanari e Michele Santoro: due esperimenti a confronto
Le differenze tra i due sono evidenti: uno cattolico di nuova sinistra, l’altro giornalista non credente e di una sinistra eterodossa. Uno si muove sul terreno culturale e amministrativo circoscritto ad una città, l’altro si muove sul terreno nazionale per elezioni europee che sono ultrapolitiche e ultrapoliticizzate. Uno si muove con l’occhio rivolto in prima battuta ad una coalizione più ampia per poi accettare di correre in una coalizione più ristretta a partire dal rilancio di una sinistra nuova. L’altro propone una lista che è pacifista e di sinistra già in partenza utilizzando una Legge elettorale che è chiaramente proporzionale con il rischio di non riuscire ad uscire dal cerchio ristretto della vecchia sinistra. L’uno scende a metà campo e rinuncia ad essere la figura trainante e, per questo, l’associazione 11 agosto risulterà più democratica nella sua vita interna ma rischia di essere meno attrattiva sul piano elettorale. L’altro fa il leader e il mattatore ma rischia di apparire un capitano senza equipaggio.
Quello che li accomuna è la tensione verso una pace tradita, il richiamo ideale verso la Costituzione disattesa, la volontà di mettere in discussione gli schemi dominanti, il rivolgersi ad un elettorato diffuso e scontento ma privo di organizzazioni in grado di rappresentarlo.
La difficoltà che ambedue incontrano è quella della vischiosità della società italiana che in gran parte non crede più nel cambiamento, che non vede più possibilità di cambiamento, che protesta e si indigna ma poi cerca vie di sopravvivenza e di salvezza individuali.
Nell’un caso e nell’altro la proposta è quella di superare il voto utile con il voto coerente. Tomaso Montanari su questo punto è estremamente chiaro: non si può rinunciare a idee e proposte più avanzate, non si può rinunciare a liste che siano più coerenti con i valori in cui crediamo cedendo al ricatto che liste alternative al PD fanno vincere la Destra, che l’argine verso la Destra è solo quello che propone il PD e il suo sistema di potere.
Seguiremo con interesse come si svilupperanno i processi in corso a livello di elezioni comunali, regionali ed europee sapendo bene che in tutte queste situazioni si creeranno condizioni più o meno favorevoli all’affermarsi di prospettive politiche nuove per la sinistra che verrà.

A questo proposito è buona cosa riflettere sul taglio e la prospettiva che l’Associazione 11 agosto convocata l’8 febbraio 2024 a Firenze intende darsi con le parole di Tomaso Montanari:
“Abbiamo scelto il nome 11 agosto perché pensiamo che Firenze si debba liberare: da troppo tempo questa città è oppressa da una cappa di grigiore, conformismo, cinismo, da una grande tristezza: ognuno prova a salvarsi da solo. Dov’è finita la Firenze coraggiosa, piena di fantasia e di voglia di cambiare il mondo? In una lettera a Paolo VI Giorgio La Pira descriveva proprio quella Firenze coraggiosa, capace di cambiare se stessa e il mondo: “pensavo: ma infine cosa ha fatto Firenze per essere sempre “attaccata”? Ha contestato la guerra (Convegni Pace) ha contestato l’ingiustizia (Pignone, Galileo) ha contestato la scuola (“lettera ad una professoressa”) ha difeso i deboli, gli oppressi, e ha fatto argine ai potenti e ai ricchi: ha fatto male?”. Era una Firenze che sapeva disobbedire senza timore di essere attaccata. Questa lettera di un sindaco ad un papa l’abbiamo ripubblicata io e Beniamino Deidda in un piccolo libro recente dedicato alla “Disobbedienza profetica” di Firenze: e sono felice che tra i primi fondatori dell’Associazione ci sia proprio Beniamino. Tutte e tutti insieme, possiamo ridare voce a quella Firenze. Oggi tutti i giornali della città parlano di alleanze, candidature, strategie e tattiche. Ma è proprio quella lingua triste che soffoca la fantasia e uccide la gioia di partecipare. Se sapremo tornare a parlarla, quella lingua, allora un vento nuovo potrà irrompere nelle stanze fredde e senza sole della politica politicata. Sarà un’altra politica.”









