Da qualche giorno la “riforma Nordio “è legge: il reato di abuso d’ufficio è definitivamente abolito. Dopo circa trent’anni di durissima lotta contro il concetto stesso di legalità nell’azione politico-amministrativa, come necessità per il bene collettivo e per il funzionamento trasparente della Pubblica Amministrazione, si è finalmente rimosso l’ostacolo, la staccionata che ci divideva, anche se blandamente, dal meraviglioso mondo del “Marchese del Grillo “. Ricordiamo? “Io so io e voi siete un c…! “. È stato introdotto, nel “ddl Carceri “, a compensazione e per le rimostranze del Presidente Mattarella, il nuovo reato di: “indebita destinazione di denaro o di cose mobili “. Una sorta di tentativo di mantenimento in vita del reato di “peculato per distrazione “, ma con questa precisazione riguardante il denaro e le cose mobili. Ma cosa significa? Che se io assegno una casa ad uno che non ne ha diritto o nego un atto cui qualcuno ha diritto, non commetto nessun reato? Aldilà della neanche troppo iperbolica battuta, la guerra contro questa fattispecie di reati, che riguardano chi detiene, per suo stesso ufficio, un potere di fare o non fare, di accertare o mettere in ombra, di accelerare o rallentare qualcosa, è cominciata alla fine degli anni ’80. La vulgata politico-giornalistica, allora come oggi, stabilì che la disciplina dei reati contro la P.A. non era più adeguata e si dimostrava, del resto, inefficace contro la corruzione, favorendo l’ingerenza del Giudice Penale nelle dinamiche di scelta proprie della sfera politico-amministrativa. Si aprì la grande caccia alle modifiche dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Esisteva allora (1990) il reato di “abuso innominato d’ufficio “che aveva la funzione di punire i comportamenti che non rientravano tra quelli al tempo riconosciuti come reato (peculato; interesse privato in atti d’ufficio; omissione di atti d’ufficio, ecc …). Venne abolito il reato di interesse privato in atti d’ufficio: far coincidere l’interesse pubblico con il proprio, da quel momento, non era più reato (la pena prevista andava dai 6 mesi a 5 anni di reclusione). Anche allora, come oggi, si disse che i rischi d’impunità si sarebbero compensati con la presenza di norme alternative: venne contestualmente modificato il reato di abuso d’ufficio. La norma riscritta, descriveva una nuova ipotesi di reato che, molti giuristi la individuavano come “un gigantesco contenitore che raggruppava un numero molto ampio di condotte, alcune lievi e alcune anche molto gravi “. Con lo scoppio di tangentopoli, si cominciò a dire che, il reato di abuso d’ufficio era troppo ampio e generico e che troppo spesso i pubblici ministeri ritenevano di sostituirsi nelle scelte politiche e amministrative. Nel 1997 si modificò ulteriormente il reato di abuso d’ufficio restringendone pesantemente l’applicazione: sono esclusi dalla sanzione penale i comportamenti di interesse privato non altrimenti qualificati; si stabilisce che il fatto è punibile solo se commesso per fini patrimoniali, necessita l’intenzionalità dell’abuso e si abbassa il limite massimo di pena a tre anni, escludendo così la possibilità di intercettazione durante le indagini. Si arriva ad oggi con l’abolizione totale del reato di abuso d’ufficio, quando necessiterebbe d’essere abolito l’abuso. L’abuso è il comportamento tipicamente fascista; è l’agire dell’intollerante, di chi odia le regole della democrazia, di chi ama comportarsi con soverchieria. Questo breve racconto, che chiudo perché ci sarebbe troppo da dire, deve essere letto pensando all’evoluzione che hanno avuto, nel loro rapporto, la politica e l’economia ( in particolare la finanza ): una politica sempre più condizionata nei confronti del mondo economico-finanziario e sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini e dei popoli; leggi iper-maggioritarie e cittadini artatamente guidati verso il disinteresse e la sfiducia; politica che da attività sociale per eccellenza si piega a mero strumento di potere nelle mani di troppo pochi individui, in una comunità altra, staccata rispetto alla grande parte del corpo sociale. È in questo quadro che, mentre si trama per rendere il potere politico ancor più esclusivo, oligarchico, si lavora per sottrarre i titolari del potere e i loro “impiegati “al controllo di legalità. La speranza è che non sia troppo tardi per correggere questa deriva. La voglio chiudere così, con una frase di Antonio Gramsci, scritta in un suo articolo dal titolo “ Indifferenti “ sulla rivista “ Città Futura: “ ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare leggi che poi solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. “poche mani, non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva …”. Ecco, vorrei che si riuscisse a ricreare una forza capace di effettuare quel controllo e di infondere nuovamente fiducia e consapevolezza dell’importanza di non essere indifferenti. Vale la pena impegnare ogni residua energia in questa direzione.
Abolizione del reato di abuso d’ ufficio: la legge è uguale per (QUASI) tutti
di Giovanni Modaffari









