Sono in navigazione verso Gaza le barche della Sumud Flotilla. Stanno attraversando diversi mari, non c’è solo lo sciabordio delle onde contro le carene delle loro imbarcazioni ad accompagnarli, ma anche il sottofondo minaccioso di altri mari da affrontare e superare: il mare di menzogne e di tentativi di sminuire la portata dell’impresa che stanno realizzando. Dichiarazioni e prese di posizione più o meno esplicite ma comunque, sempre, diffamatorie se non calunniose. Infine il mare di minacce e intimidazioni da parte del governo genocida israeliano che in casi precedenti ha già dimostrato, ove ce ne fosse il bisogno, il proprio rispetto della legalità internazionale, della morale e della vita umana in generale. Nonostante tutti questi rischi, grandi, per le persone e nonostante gli insulti di parte del corrottissimo mondo politico e dei suoi cani da guardia sotto mentite spoglie da opinionisti o giornalisti, le prue di quelle barche solcano il mediterraneo verso Gaza e lo fanno con la determinazione che solo la certezza di essere nel giusto può dare.
Mentre gran parte dei governi occidentali, ed in particolare quelli europei, guidati da personaggi che non rappresentano più la volontà popolare ma solo interessi inconfessabili ormai chiari ai più, ci spingono, funzionalmente a quegli interessi, sempre più lontano dalla pace e dalla possibilità di un mondo meno armato, meno diseguale e meno violento, e, sempre per gli stessi rivoltanti interessi, tergiversano, ammorbidiscono le parole, nicchiano di fronte all’enormità del genocidio di Gaza, che non è occultabile come per decenni si è fatto con la Cisgiordania. Mentre tutto questo accade, improvvisamente, ecco che si staglia all’orizzonte la sagoma di una imbarcazione e poi un’altra ed un’altra ancora. Tante. Troppe, per essere ignorate. Trasportano cibo, medicine, beni essenziali per la sopravvivenza delle persone. Si, proprio quei beni che, scientemente, gli assassini oggi al governo di Israele vogliono negare ad un intero popolo, perché a quel popolo, al popolo palestinese, essi vogliono negare la sopravvivenza.
Non sappiamo se questi beni arriveranno ai destinatari, ma sappiamo che c’è ben altro nella stiva di quelle barche: la residua dignità di noi tutti, la capacità di distinguere ancora il bene dal male e l’urlo del dissenso dei popoli rispetto al criminale silenzio dei governi.
L’impresa della Flotilla, rappresenta il più chiaro esempio di azione politica a favore della libertà, della giustizia e del rispetto tra esseri umani: un esempio di ribellione pacifica e dirompente, il cui significato si può sicuramente ricondurre alla più attuale e autentica interpretazione di quel concetto, espresso da Calamandrei nel rispondere al sarcasmo crudele, beffardo e vile del graziato Kesserling, assassino responsabile di tante uccisioni di civili in Italia durante l’occupazione nazifascista che, appena libero, disse che gli italiani gli avrebbero dovuto erigere un monumento. La risposta fu chiara e così si riassume: “ … su queste strade se vorrai tornare ci ritroverai … intorno al monumento che si chiama ORA E SEMPRE RESISTENZA”. L’azione della Flotilla rende vivo e tangibile quel concetto, toglie a chiunque ogni alibi e rende necessario dichiarare, nei fatti, da che parte stare: dalla parte di chi desidera squarciare il velo di terrore e menzogna che opprime ogni speranza di libertà e di giustizia? O dalla parte dei padroni di quel velo e dei manutengoli che lo sorreggono ai bordi?
I portuali di Genova hanno scelto ed hanno preso l’impegno di bloccare il porto nel momento in cui si paleseranno gli attacchi agli equipaggi. Sono certo che manterranno la promessa. Allora, noi tutti, dovremo agire di conseguenza e dire: siamo tutti camalli!









