Dal documento “La responsabilità di proteggere e il dovere di intervenire” firmato da Marco Mascia, Università di Padova e Flavio Lotti, Fondazione PerugiAssisi
Genocidio?
Dal documento “La responsabilità di proteggere e il dovere di intervenire” firmato da Marco Mascia, Università di Padova e Flavio Lotti, Fondazione PerugiAssisi
“La Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948 per genocidio intende “ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: a) uccisione di membri del gruppo; b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.”
Quanto sta accadendo a Gaza corrisponde alla lettera alla definizione di genocidio contenuta nella Convenzione.
Gli esperti ricordano alla Comunità internazionale che esiste “un obbligo giuridico di prevenire i crimini di atrocità, compreso il genocidio e sollecitano un’azione immediata da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite e del sistema ONU nel suo complesso”.
Il Segretario generale e gli esperti dell’ONU dicono espressamente che lo Stato di Israele sta violando tutte le norme del diritto internazionale, dalla Carta delle Nazioni Unite al diritto internazionale dei diritti umani, dal diritto internazionale umanitario al diritto penale internazionale.
Dicono anche che l’attuale situazione richiede l’immediata azione ai sensi del principio della “responsabilità di proteggere”. Un principio già più volte utilizzato dalla Comunità internazionale per prevenire il genocidio dei popoli kurdo, bosniaco e kosovaro.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita a livello di capi di stato e di governo, con la Risoluzione 60/1 del 16 settembre 2005 ha stabilito che “ogni singolo Stato ha la responsabilità di proteggere le sue popolazioni da genocidi, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità. (…) La comunità internazionale, attraverso le Nazioni Unite, ha anche la responsabilità di utilizzare adeguati mezzi diplomatici, umanitari e altri mezzi pacifici, in conformità con i Capitoli VI e VIII della Carta, per aiutare a proteggere le popolazioni da genocidi, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità. In questo contesto, siamo pronti a intraprendere un’azione collettiva, in modo tempestivo e deciso, attraverso il Consiglio di sicurezza, in conformità con la Carta, compreso il capitolo VII, e del diritto internazionale (…) se i mezzi pacifici dovessero essere inadeguati e le autorità nazionali manifestamente non riescano a proteggere le loro popolazioni da genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità”.
Con questo solenne impegno gli Stati dichiarano apertamente che l’intervento d’autorità della Comunità Internazionale negli affari interni di uno stato è legittimo quando sono violati o seriamente minacciati i valori supremi dell’ordinamento internazionale – diritti umani, pace, sicurezza – e il governo dello stato interessato si dimostra incapace di garantirli.
Ai sensi del vigente diritto internazionale, l’intervento d’autorità della Comunità internazionale non può essere effettuato da uno stato o da una coalizione di stati, ma deve avvenire sotto comando sopranazionale e nell’osservanza della Carta delle Nazioni Unite e delle Convenzioni giuridiche internazionali sui diritti umani. Poiché questa funzione spetta all’Onu, gli Stati hanno l’obbligo di mettere l’Onu nella condizione di agire con tempestività ed efficacia. I nostri governanti devono una volta per tutte decidere da che parte stare. Dalla parte dell’Onu, del multilateralismo e del diritto internazionale dei diritti umani, oppure dalla parte di coloro che, in una logica ancora tutta hobbesiana, westfaliana, statocentrica e dunque belligena, rifiutano autorità sopraordinate agli Stati, agiscono unilateralmente o per coalizioni e rifiutano di rispettare le norme internazionali stabilite con la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale. Non c’è una via di mezzo.”
Il testo integrale nella HomePage “I Dossier del Centro Diritti Umani”










