Il contesto
La guerra in Ucraina è la punta di un iceberg che svela come sia in corso (dal 2009) un più ampio conflitto Usa-Brics sulla leadership nel XXI secolo nel mondo. I Democratici americani hanno scommesso sul mantenere questa superiorità, ma Trump, che è un outsider della politica, già nel 2016 aveva capito che la lunga fase del dominio Usa era possibile solo ad un prezzo alto per le fasce deboli e gli operai americani. E ha scommesso su di loro concentrandosi nel fare “grandi” gli Stati Uniti (ma in un modo più sovranista che liberale-globale) in sintonia con i sondaggi[1].
L’élite europea non ha capito che stavamo entrando in questa nuova fase (come fu dopo il 1989 quando si entrò in una “americanizzazione” dell’intero pianeta con accelerata globalizzazione, delocalizzazione delle imprese nei paesi a basso costo del lavoro e deregolamentazione della finanza che ha prodotto un aumento delle disuguaglianze enorme (tra paesi e all’interno dei paesi stessi). L’Europa, seguendo questa impostazione, ha fatto implodere il suo modello di crescita[2], nonostante la Merkel[3] avesse cercato di mitigarlo basandolo sulla centralità della Germania, il dialogo con la Russia (materie prime a basso costo in cambio di tecnologia) e la Cina (export) che aveva dato ampi saldi commerciali attivi alla Germania e crescita a tutta l’Europa. La fine di tutto ciò manda in recessione la Germania, fa cadere il Governo “semaforo” e accentua una crisi (strutturale) in tutta l’Europa con effetti che arrivano sulla Francia (il cui Governo anche è a rischio) e prima o poi anche sull’Italia. La ri-elezione di Trump accentua questa “svolta”. La pace (o cessate il fuoco) in Ucraina[4] avvierà un cambio geopolitico, in cui gli Stati Uniti si ritirano (in parte) dal controllo del mondo (e relative spese[5]) per concentrarsi all’interno (America first), con corollario di dazi per tutti e rallentamento della crescita (già bassa) per Europa e Italia.
L’Europa, lontana da avere una sua identità politica e politica estera autonoma (la favola degli Stati Uniti d’Europa), e una propria legittima difesa integrata (che le farebbe spendere molto meno, peccato che non veda il modello svizzero di neutralità), si riarma nei singoli paesi (come vogliono Usa/Nato, dividi et impera). Passa così dal welfare al warfare. Il welfare si restringerà ancor più, specie per l’Italia che non solo ha un alto debito pubblico ma non ha aumentato le spese militari negli ultimi 20 anni[6] e si deve “adeguare” al riarmo. Avendo meno degli altri paesi Ue “spazio fiscale” e costretti ad aumentare di più la spesa militare, si riduce più di tutti il nostro welfare e il tenore di vita dei 2/3 degli italiani (già il più minato[7]). Ciò getta un’ombra lunga sulle sorti di questo Governo che sarà così costretto a non corrispondere alle promesse elettorali che aveva fatto.
Parte dell’Italia del Nord, fornitrice dell’automotive tedesco, subirà gli effetti negativi della sua crisi. Francia e Gran Bretagna non stanno meglio. In Francia il primo ministro Bernier, che eredita un debito fuori controllo, propone una manovra finanziaria di 40 miliardi di entrate e 20 di spesa, con una tassazione patrimoniale dei ceti abbienti ma anche aumenti dell’elettricità per tutti, così come sta facendo Starmer (Labour) con una manovra di “classe” (che ha risollevato i suoi consensi, scesi al minimo) che colpisce i profitti delle imprese e i ceti ricchi dopo 14 anni di governi conservatori[8].
L’Europa, dopo un inizio promettente che vedeva l’euro rivalutarsi sul dollaro fino a 1,50 (da 1:1), si è scavata la “fossa” con l’allargamento a Est dell’Europa (avviato nel 2004) e deflagra con la crisi finanziaria sub-prime del 2007-8 made in Usa. Solo la Germania e i paesi dell’Est cresceranno (dal 52% del reddito medio UE nel 2004 all’80% del 2023), ma la rottura con la Russia fa deflagrare anche la Germania. Ciò spiega perché dal 2019 al 2023 la produzione manifatturiera (in volumi, Fonte Ispi) cala del 9% in Germania, del 5% in Francia, del 3,5% in Italia e Spagna (cali maggiori in Portogallo) e cresce in tutto l’Est[9] (Polona in testa con oltre il 10%) e nei paradisi fiscali europei (Irlanda e Olanda). L’Europa paga la sua espansione ad Est senza identità politica che la rende un mero mercato e, come tale, vaso di coccio tra Usa e Cina. A farne le spese sono tutti i paesi del Sud Europa (ora anche Germania) e Italia per prima[10] (vedi i salari italiani e le crescenti diseguaglianze ovunque).
Il nuovo Patto di Stabilità e la Legge finanziaria 2025
Dopo 4 anni di allargamento dei debiti nei vari paesi per via delle misure di contrasto alla crisi Covid-19, l’Europa introduce un “Patto di stabilità” per ridurre i debiti dei singoli Stati[11]. Entrerà in piena funzione per l’Italia e altri paesi solo dal 2027[12]. In Italia, dove il debito pubblico è il più alto dopo la Grecia (137% del PIL), il Governo lo sta sgonfiando sfruttando (come fan tutti) l’alta inflazione degli ultimi anni, che tutto svaluta (dal debito – ed è un vantaggio- ai salari e al welfare –un guaio per lavoratori e cittadini). Ecco perché c’è battaglia sulla mancata rivalutazione di salari e investimenti in scuola e sanità. L’occupazione sta crescendo (+1.262.000 occupati dal 2019 al 2023; include anche 3 milioni di irregolari che lavorano in nero[13]). Crescono anche i poveri assoluti (triplicati dal 2008 a 5,7 milioni e dal 7,6% del 2019 al 9,7% del 2023) e i poveri relativi (sotto il 60% del salario mediano). I salari reali sono in calo[14], caso unico in Europa. La positiva crescita occupazionale è però da paese povero e sempre più diseguale, basata su bassi salari in settori di servizi a basso valore aggiunto e “labour intensive” [15].
La legge finanziaria è modesta e prevede per il 2025 28,3 miliardi di nuove entrate e altrettanti di nuove spese (9 miliardi sono in deficit).
| Manovra finanziaria di bilancio 2025 | |||
| ENTRATE (miliardi) | 28,3 | USCITE | 28,3 |
| Deficit | 9,0 | Ispef, cuneo fiscale, decontribuzione mamme | 17,4 |
| Entrate fiscali | 5,6 | Incentivi alle imprese | 3 |
| Altre Entrate | 3,2 | Emergenza e prot.civile | 2,2 |
| Banche, assicurazioni, giochi | 3,8 | Contratti dip. pubblici | 0,7 |
| Tagli spese Ministeri | 2,4 | Investimenti pubblici | 0,7 |
| Taglio spese Enti Locali | 0,8 | Pensioni | 0,5 |
| Taglio altre spese minori | 3,5 | Famiglie | 1,8 |
| Sanità | 0,9 | ||
| Enti locali (aiuti) | 0,5 | ||
| Fonte: Mef, UBI, Banca d’Italia | Altro | 0,6 | |
La spesa principale (17,5 miliardi) favorisce i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi rendendo permanente il sostegno di questi redditi, anche se i provvedimenti non si ispirano a un disegno di riforma coerente e razionale dell’Irpef e complicano ancora di più il sistema. Il taglio dei contributi a carico dei lavoratori dipendenti applicato nel 2024 viene trasformato in via permanente in due diverse disposizioni: una detrazione ulteriore per i lavoratori dipendenti in sede Irpef per i redditi compresi tra 20mila e 40mila euro e un bonus, ovvero un trasferimento monetario, per i redditi inferiori a 20mila euro, estraneo all’imposta personale e introdotto per evitare il problema d’incapienza. 12,8 miliardi di euro nel 2025 servono per la sostituzione della decontribuzione con il bonus più la detrazione Irpef e 4,7 miliardi per la conferma dell’Irpef a tre aliquote insieme con il tetto alle detrazioni per chi guadagna più di 75mila euro[16]. Rispetto al 2024 ci saranno però (fonte UPB, Ufficio Parlamentare di Bilancio) vantaggi solo nella fascia 35-40mila, per gli altri stessa paga e per circa 805mila una perdita che va da 200 a mille euro all’anno nella fascia di reddito 15.500-16.500 (se non ci saranno correttivi in parlamento). Si cerca di tamponare la perdita enorme di potere d’acquisto dei salari italiani che le imprese non adeguano e che sono gli unici a non crescere in Europa dal 1990.
Tre miliardi di aiuti vanno alle imprese ma sono tagliati quelli per l’automotive in piena crisi (si stimano 30mila-56mila posti a rischio). Per la scuola non c’è alcun incremento e per la sanità[17] solo 0,9 miliardi, una cifra modestissima, se si considera l’enorme inflazione avvenuta negli ultimi 3 anni (domata nel 2024 e 2025 +1% per anno).
Un recente studio della Luiss[18] mostra che l’investimento in scuola, sanità e protezione sociale è uno dei fattori che spiega la differenza nella crescita del reddito pro-capite, in quanto accresce il “capitale umano” generando effetti sulla produttività del lavoro e maggiore uguaglianza di opportunità. L’Italia dal 2000 al 2020 ha investito la metà (0,5%) della media UE, deteriorando il suo welfare. Nella scuola spendiamo il 4,1% del PIL e, insieme a Bulgaria, Grecia, Romania, siamo tra chi spende meno in UE.
Le spese per emergenza e protezione civile pur consistenti (2,3 miliardi), sono inadeguate a far fronte ai nuovi giganteschi rischi a cui l’Italia va incontro per aver sottovalutato per decenni (da parte di tutti, sinistra e destra) il consumo di suolo e l’abbandono della manutenzione dei territori a rischio alluvioni e siccità (Emilia-Romagna docet). Per le famiglie ci sono aiuti per 1,8 miliardi.
Le Entrate sono sostenute dall’incremento di occupati (+723mila durante il Governo Meloni), ma (come previsto) poco è arrivato dal “concordato” fiscale biennale degli autonomi al quale hanno aderito in 500mila (15% della platea) per un incasso di 1,3 miliardi rispetto ai 2 stimati, per cui si riaprono i termini al 12 dicembre. Ma sarà difficile incassare di più, in quanto i continui “concordati” sono di fatto condoni” (elusioni), un’arma a doppio taglio perché confermano l’idea che prima o poi si può evadere[19].
Le entrate dalle banche (3,6 miliardi) sono un anticipo di cassa che verrà restituito negli anni successivi. Non si procede a tassazione sugli extraprofitti degli ultimi 3 anni[20]. Tassare i ceti ricchi non se ne parla e di conseguenza, poichè la coperta è corta, ci sono tagli profondi sia ai Ministeri che agli Enti Locali. Se si considera che l’inflazione negli ultimi 3 anni ha ridotto la spesa corrente reale di circa il 20%, per un Comune tagliare ancora la spesa e bloccare parte del turn over significa una riduzione dei servizi reali ai propri cittadini[21]. La stessa difesa militare aumenta di poco: dall’1,57% del PIl nel 2025 a 1,58% nel 2026, a 1,61% nel 2027. I 35 miliardi in più di cui di cui titolano i giornali sono in realtà su 14 anni (2024-2039) se mai si faranno[22]. Poiché il debito non può essere accresciuto per il Patto di Stabilità, l’obiettivo Nato di spendere il 2% del PIL nel settore militare dovrà aspettare il 2035 se non si vogliono sottrarre ulteriori risorse al welfare conquistato in 50 anni di lotte.
L’aumento delle pensioni non copre (da molti anni) l’inflazione (specie per le fasce medio-alte). L’Italia spende 290 miliardi e ne incassa 264,6 da oneri sociali che versano lavoratori e imprese per cui il deficit è circa 25 miliardi. Ma è anche vero che ci sono 20 miliardi per l’integrazione alle pensioni al minimo e altre spese assistenziali pensionistiche che dovrebbero essere pagate dalla fiscalità generale per cui il bilancio delle pensioni è quasi in pareggio.
Un paese povero dove crescono debito, poveri e disuguaglianze
In media ogni anno il debito è salito negli ultimi 14 anni (2008-2024) ad una media di 53 miliardi a valori costanti (dai 1.632 miliardi del 2008, rivalutati sono 2.154) ai 2.900 del 2024[23]. I risultati economici degli ultimi 15 anni (al di là della narrazione sul traino dell’Europa) hanno accentuato i problemi del Paese dovuti a bassa produttività, bassa occupazione (ora in crescita ma con bassi salari), alto debito pubblico, un assistenzialismo diffuso, ma che fatica a far uscire i poveri veri dalla povertà. Aumentano i bonus assistenziali (e sarà difficile mantenerli nei prossimi anni per non scaricare gli oneri su quei giovani che a parole tutti vogliono difendere) ma aumenta la povertà. Siamo infatti passati da 2,1 milioni di poveri assoluti del 2006 ai 5,6 del 2023, mentre i poveri relativi (chi guadagna il 60% della media) sono saliti da 6,5 a 8,8 milioni. La povertà (assoluta +relativa) è salita da 8,6 milioni di cittadini a 14,3: un disastro.
Non va meglio la “working class” se è vero che i salari non crescono da 20 anni e il 70% delle famiglie sta tra 0 e 35mila euro all’anno (Redditi delle famiglie nel 2022, con in media 2,3 componenti, fonte Bankitalia).
Fin qui i dati economici. Solo un accenno a quella che Jonathan Haidt[24] chiama la “grande Riconfigurazione” con l’introduzione dello smartphone dal 2008 che ha portato l’infanzia (e adolescenti) a crescere basandosi sul telefono anziché sul gioco libero. I danni sui nostri giovani sono di portata gigantesca e spiegano, più ancora dell’economia, perché Russia, Cina e BRICS scommettono sul declino dell’Occidente. Un problema serissimo di cui nessuno parla.
Ma torniamo alla nostra scienza triste che è l’economia. Per Alberto Brambilla i poveri crescono per colpa dell’Isee e dei molti benefit per i poveri[25]. Avrebbe favorito il fenomeno di non dichiarare redditi che vadano oltre l’Isee, accrescendo il lavoro nero[26] in modo da sopravvivere sfruttando i benefit. Mi pare una tesi ardita. Possono 17 milioni di dipendenti autoridursi il reddito dichiarato mettendosi d’accordo col datore di lavoro? Ci saranno anche casi di questo tipo ma non sono certo di massa, anche perché se dichiari meno non hai i contributi per la pensione. Ci sono invece 5,8 milioni di autonomi di cui la maggioranza paga sul reddito una flat tax del 15% che è una forma dii elusione (legale) delle imposte. Per Brambilla più spendiamo per i poveri e più crescono. Più semplicemente i poveri aumentano e non solo in Italia, anche in Usa) per le forti diseguaglianze prodotte da un’economia neo-liberista[27].
L’Italia è tra i 5-6 paesi col più forte welfare al mondo che incide per il 51,6% sul totale della spesa statale e per il 31% sul Pil ed è cresciuta del 38% dal 2008 al 2022, mentre i redditi (dichiarati) sono cresciuti del 21%, (per via della “pace fiscale”, cioè dei numerosi condoni, della flat tax agli autonomi e della elusione dei ricchi via mancate imposte sull’eredità, etc.), mentre il Pil del 19% e l’inflazione del 24%. Probabilmente chi è riuscito ad aumentare i redditi reali sono stati solo i ricchi e la fascia alta dei lavoratori autonomi e, nei tre anni del Reddito di Cittadinanza i poveri[28]. Sappiamo delle crescenti disuguaglianze che si vedono anche nelle stesse dichiarazioni dei redditi, che ovviamente sono inferiori ai redditi reali avendo l’Italia un’evasione stimata di 83 miliardi su circa 550 di entrate (cioè circa 15%). I redditi dichiarati oltre 300mila euro rappresentano il 45% delle maggiori entrate dal 2008 al 2022 (+57mila versanti per 14,5 miliardi in più di entrate sul totale di 31,8 miliardi) e quelli da 100mila a 200mila sono il 24% di altri 195mila contribuenti. In sostanza quasi il 70% delle maggiori entrate deriva dai più abbienti (circa 260mila cittadini). C’é quindi chi sostiene (Brambilla)[29] che il peso maggiore della tassazione è sulle spalle del 5,4% dei più abbienti (chi dichiara più di 55mila euro) in quanto paga il 40,7% di tutte le imposte sul reddito. E’ vero ma non è forse anche giusto? Semmai si dovrebbe protestare con quei veri ricchi (1%) che occultano gran parte del reddito nei paradisi fiscali e che possono passare l’eredità senza pagare quasi imposte e capire come mai nel nostro paese chi dichiara oltre 200mila euro sono la metà dei francesi, tedeschi e nordici, quando sappiamo dai dati sui patrimoni che sono tra i più ricchi in Europa.
Fonte: Itinerari previdenziali e nostra elaborazione con dati deflazionati. La var.% 2008-22 di oltre 300mila è in realtà oltre 200mila
E’ vero che il carico fiscale è molto forte su chi guadagna oltre 55mila euro, ma negli Stati Uniti negli anni ’50 chi percepiva oltre 400mila dollari era tassato all’80%. C’era un’idea di uguaglianza e di partecipazione dei ricchi alla comunità che è scomparsa. E non si dice che l’imposta indiretta (iva) è pagata da tutti (ricchi e poveri) in modo eguale e che oggi gli alimenti pesano per il 50% sui redditi dei poveri e il 5% sul reddito degli abbienti. Ora l’aliquota massima è scesa al 40% (43% in Italia) secondo un’ideologia liberista per cui i ricchi non sono più tenuti a partecipare al benessere del resto della comunità di cui fanno parte. E’ questo lo scandalo presente che ha creato divisioni sociali, individualismo e menefreghismo generalizzato. La Wolksvagen in crisi chiede ai suoi dipendenti di tagliare i salari del 10%, ma prima a doverlo fare e per una misura molto maggiore è il CEO che guadagna 9, 7 milioni all’anno e i membri del Cda che ne prendono 4.
Che fare?
Il Giappone ha un debito più alto del nostro (280% del Pil) ma paga pochi interessi perché il debito è nelle tasche dei suoi cittadini a cui paga pochi interessi. Anche l’Italia potrebbe cercare questa via e in effetti il Governo sta tentando, ma finchè una parte (28%) è in mano ai fondi stranieri paghiamo i tassi richiesti dal mercato (cioè molto), con vantaggi anche degli italiani che lo possiedono).
Possiamo vendere una parte dei “gioielli di famiglia” (quote delle imprese pubbliche) come sta facendo il Governo con Eni, Enel, Poste, banche (MPS), ferrovie, etc. ma questo significa che i Governi che vengono dopo saranno più poveri. Non è una buona idea e pone a carico dei Governi che verranno maggiori oneri.
Possiamo ridurre le spese e/o aumentare le entrate (e qui si toccano interessi elettorali).
Lo Stato raccoglie con imposte e tasse 727 miliardi, di cui 205 vengono dall’Irpef (imposta sul reddito delle persone), 295 dall’Iva (consumi), 51,7 dall’Ires (imposta sul reddito delle imprese), 10 dall’imposta sostitutiva, 30 dall’Irap, 20 dalle addizioni regionali e comunali e altre 111 miliardi da entrate correnti e in conto capitale.
Il carico fiscale dell’Irpef si va caricando sempre più sul 20% dei versanti (chi guadagna oltre 35mila euro all’anno). Nel corso degli anni sia la sinistra ma ora anche la destra, per mantenere il consenso ha ridotto le tasse (si chiamano in realtà imposte) a chi guadagna poco. Poiché in Italia non si tassano le successioni e la ricchezza e c’è una forte evasione fiscale (83 miliardi) che si annida tra gli autonomi i quali hanno anche una forte elusione fiscale (pagano cioè per legge solo il 15% sui redditi fino a 75mila euro), la coperta diventa sempre più corta. Dal 2026 tutti i Paesi UE hanno firmato il Patto di stabilità (ma non l’Italia) che prevede un rigore finanziario che si traduce per l’Italia in 13 miliardi in meno di spesa ogni anno, i Governi (Meloni fino al 2026 e quello che arriverà dopo) hanno varie possibilità se non volgono aumentare ancora di più il debito:
- tassare i veri ricchi e introdurre una imposta patrimoniale sulla ricchezza o almeno aumentare la tassa sulle successioni ai ricchi (oltre un milione di eredità) come avviene in Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna e altrove, riducendo nel contempo le imposte al ceto medio tra 35mila e 70 mila euro. Se si tassasse l’eredità come in Germania o Gran Bretagna arrivano almeno 10 miliardi all’anno.
- Si può così rivalutare la spesa per sanità e istruzione, che sono in sofferenza da 10 anni.
- Quella militare è già prevista in crescita di 15 miliardi nei prossimi 6 anni e si potrebbe fare una proposta di un esercito europeo integrato ma spendendo tutti meno;
- Ridurre più drasticamente (di quanto si sta facendo) le detrazioni fiscali per tutti (costano 100 miliardi) ma in percentuale maggiore (come peraltro si sta facendo) coi redditi più alti.
- Introdurre il part-time senior negli ultimi 3 anni pagato pieno con la contemporanea assunzione di un giovane full time per rilanciare le imprese che è la chiave di volta per lo sviluppo.
- Avere un’Europa che dialoga con tutti e indipendente dagli Usa, sapendo che le nostre imprese sono le più brave ad esportare in tutto il mondo (siamo passati dall’8° al 4° posto al mondo) come esportatori e se gli americani ci mettono i dazi, siamo i più flessibili ad esportare altrove.
[1] Nel 2021 due terzi degli americani hanno risposto al Pew Research Center che “mantenere la superiorità militare Usa non era una priorità”; chi sosteneva azioni degli USA per “promuovere la democrazia all’estero” erano il 13%…più del machismo potè la guerra.
[2] Voluto dagli Stati Uniti sin dal 2004 con l’allargamento a Est e poi con la crisi dei subprime -2007- che ha riportato il cambio euro-dollaro da 1,5:1,0 a 1,0:1,0, per una Europa mero mercato che non desse fastidio come sarebbe stato col dialogo russo-tedesco e una propria autonomia politica centrata sugli Stati membri fino al 2003.
[3] Nel suo libro appena uscito Libertà si dice che Putin l’aveva avvertita che non avrebbe tollerato una Ucraina (e Georgia) nella Nato e per “sicurezza” di tutti (Ucraina, Europa) nel 2008 si oppose ad avviare il processo per l’adesione alla UE dell’Ucraina.
[4] Trump imporrà un cessate il fuoco, il 20% del territorio ucraino sarà della Russia (quello conquistato), la neutralità dell’Ucraina, la sua difesa a carico dell’Europa. I filo ucraini (in Europa) si sono sbagliati, hanno distrutto una generazione di giovani e l’Ucraina, credendo, come avevano già fatto gli afgani, di poter contare sugli Usa e poter vincere sul campo una Russia che è dal 2008 che considera “pericolo esistenziale” l’allargamento della Nato a Ucraina e Georgia e aveva avvisato di “non scherzare col fuoco”.
[5] Gli Usa spendono 900 miliardi in armi, hanno 175 basi all’estero (1 la Cina) su 2.440 miliardi di spesa mondiale (fonte: Sipri).
[6] L’Italia è l’unico paese (con la Grecia) che non ha aumentato le spese militari negli ultimi 23 anni tra i principali 36 paesi al mondo che concorrono al 94% del totale delle spese mondiali. (mia elaborazione su dati SIPRI, 2024).
[7] A quel punto all’Italia converrebbe diventare un paese neutrale come la Svizzera, usando la sua autorevolezza riconosciuta da tutto il mondo per la sua capacità civile di intervento nelle guerre, riconosciutale da tutto il mondo.
[8] Dopo aver cancellato il sussidio di riscaldamento per gli anziani (ricevendo un forte calo di consensi) ora il Labour ha deciso di colpire i ricchi e le imprese con 48 miliardi di nuove entrate e altrettanto di spese pubbliche che rinforzano il ruolo dello Stato nell’economia come mai si era visto nel dopoguerra in sanità, scuole, ferrovie, etc. Nessuna tassa sui lavoratori ma molte per i ceti abbienti e i ricchi. I terreni agricoli e le residenze dei vari duchi saranno tassati in caso di successone al 20% con una entrata aggiuntiva stimata in 2 miliardi di sterline (Thatcher aveva abolito questa imposta nel 1984). Inoltre saranno tassati circa 70mila ricchi che ogni anno ricevono circa 13 miliardi di redditi realizzati all’estero e che non erano tassati dal 1799 per proteggere coloro che possedevano proprietà all’estero dalle tasse britanniche (“non domiciliati”): sono un banchiere su 5 e 4 persone su 10 tra chi guadagna più di 5 milioni annui. Il salario minimo sarà aumentato del 6,7% e diventa di 14,5 euro all’ora (12 sterline) e aumentano i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per 19 miliardi. I bambini a scuola avranno tutti una prima colazione perché si è scoperto che il 19% non la fa a casa la colazione e un altro 17% fatica a farla. Aumenti di risorse consistenti per sanità e scuole.
[9] I maggiori beneficiari del Fondo di Coesione 2021-2027 (379 miliardi) che ha lo scopo di ridurre i divari territoriali in Europa sono le regioni meno sviluppate, che hanno un Pil per abitante inferiore al 75% della media Ue. Oggi il primo beneficiario è la Polonia, che si è trasformata in una delle zone più attive della Ue (anche politicamente in questo periodo di crisi in Francia e Germania), con 76,5 miliardi. Seguono Italia, Spagna e Romania. Il reddito pro capite nell’Europa dell’est, grazie a questi fondi, è passato dal 52% della media Ue del 2004 all’80% di oggi. Questi fondi sono stati investiti nei trasporti, nella ricerca, nello sviluppo del digitale, per l’energia, a favore della piccola e media impresa, per la formazione dei lavoratori. Per reagire al Covid, con React-Eu erano stati stanziati 47,5 miliardi. Pare ci sia ora l’intenzione di dirottarli alle spese militari…(sic).
[10] La Merkel ci aveva visto giusto e si afferma come la maggior statista che abbiamo avuto in Europa negli ultimi 15 anni.
[11] In tale contesto sarebbe necessario un New Deal Europeo che favorisca i welfare, investendo su scuola, sanità e sulla transizione energetica, ma in alternativa a quello delle armi. Non si possono fare entrambi anche per ragioni economiche. La sostituzione di energia sporca con pulita comporta una riduzione della produttività nei prossimi 10 anni e costi elevati per fasce sociali e territori fragili. Solo un piano pubblico europeo con debito comune e sussidi per trasporti e case può sostenerlo come si è fatto in Giappone. Il riarmo zavorra l’Europa.
[12] Il Governo Meloni ha ottenuto un allungamento da 4 a a7 anni del periodo di “aggiustamento” del debito, in modo tale che se la vedrà con Bruxelles sulla nuova austerità europea, soprattutto chi arriva dopo.
[13] Il tasso di Occupazione italiano è 62%, ma in paesi come Germania e Gran Bretagna è 20 punti maggiore e (fonte Istat) i lavoratori irregolari in Italia sono circa 3 milioni. L’economia sommersa vale182 miliardi di euro, il 9% del Pil, cioè di tutto quello che si produce in Italia (oltre ai lavoratori danneggia anche le imprese e i professionisti corretti). I rapporto Caritas ha certificato che sono sempre di più i lavoratori poveri: l’8% di tutti gli occupati (erano il 7,7% nel 2022) ma il 16,5% degli operai o assimilati, in crescita di due punti rispetto al 2021. Una situazione aggravatasi con l’abolizione del reddito di cittadinanza.
[14] I salari reali sono calati dal 2019 al 2023 del 5% in edilizia, -4,2% nei servizi, -2,5% nella manifattura. Nel 2024 (con i rinnovi CCNL) sono cresciute in media del 2%, fonte Istat e Report Legacoop-Prometeia, novembre 2024.
[15] Servizi +817mila, Edilizia +366mila, Pubblica Amministrazione +102mila, Manifattura +76mila, Agricoltura -99mila.
[16] Si veda Silvia Giannini et altri, https://lavoce.info/archives/106322/dopo-la-revisione-unirpef-ancor-piu-complicata/).
[17] 78 miliardi è la spesa per scuola-università, 100 miliardi la rata annua per pagare gli interessi del debito pubblico. 131 miliardi la sanità che con le altre spese assistenziali e degli enti locali cresce da 131 a 301 miliardi. Infine le spese militari, giustizia, esteri per un totale di spesa pubblica che ogni anno supera le entrate e genera debito. La sanità ha subito un taglio d 37 miliardi dal 2010 al 2020. I tagli maggiori sono di Monti-Renzi (Ministro Lorenzin 2015, prima Pdl poi PD), ma anche Draghi (ministro Speranza) ha una Nadef di 128,8 miliardi per il 2024 e di 129,5 per il 2025, cioè meno dei 131 miliardi che ha stanziato il Governo Meloni per il 2025 che lei dice essere 136). Il Pd chiede un aumento di 5,5 miliardi tagliando le agevolazioni fiscali (96 miliardi) senza intaccare quelle per famiglie, salute, casa…ma non sarà facile fare questi tagli e tornare alla media UE che l’Italia aveva 20 anni fa.
[18] Institute for European Analysis and Policy (LEAP), presieduto da Valentina Meliciani, ordinario di Economia applicata ala Luiss su un campione di paesi della UE dal 2000 al 2022.
[19] E’ di 83 miliardi la stima Istat di evasione fiscale, inclusa Iva, in calo dal 2019 per la fatturazione elettronica e maggiori scambi digitali.
[20] Solo nei primi 9 mesi del 2024 Intesa San Paolo ha fatto 7,7 miliardi di utile netto, Unicredit 7,1, Banco Bpm 1,7 miliardi, Monte dei Paschi 1,5, Bper 1,1. Azionisti e manager brindano ma non famiglie e imprese il cui credito è a tassi altissimi e ogni anno 300 miliardi di risparmio europeo finiscono nei fondi finanziari Usa che poi lo usano per acquistare le migliori imprese europee.
[21] Si darà la colpa ai Sindaci o alle regioni…ma sempre più sono governate dal centro-destra…un boomerang per il Governo. Basti pensare al conflitto tra turisti e lavoratori in affitto in città come Roma che hanno il 7% di case popolari contro il 60% di Vienna, soffocate dagli affitti brevi delle piattaforme delle multinazionali e che non sono più in grado di trattenere i propri stessi dipendenti pubblici in affitto.
[22] La soluzione sarebbe una difesa europea comune razionalizzando e spendendo anche meno della somma attuale dei 27 Stati, pari a 346 miliardi (fonte Sipri, 2024) a fronte dei 110 della Russia (64 Ucraina) e dei 900 degli Usa (346 Cina; 2.243 tutto il mondo). Nessuno crede che la Russia voglia invadere l’Europa (di terre ne ha fin troppe), non essendo, peraltro, riuscita in oltre 2 anni ad invadere l’Ucraina. La guerra in corso è per limitare la leadership Usa, in accordo con Cina e Brics, e per un nuovo ordine mondiale.
[23] Dal 2020 in poi è salito di più e l’onere degli interessi per pagarlo è di circa 100 miliardi all’anno.
[24] La generazione ansiosa, 2024, ed. Solferino. Il miglior libro dell’anno (n.1) per il New York Times.
[25] Reddito di cittadinanza incluso. Ma mi pare una posizione molto discutibile anche perché l’incremento è stato costante negli anni. E’ tuttavia vero che più si spende per i poveri e più crescono e ciò in parte solo è dovuto ad un reale impoverimento. Sicuramente un sistema basato su un intervento dei singoli Comuni (anziché dello Stato centrale e Inps) che conoscono bene i poveri potrebbe mettere ordine ed evitare truffe e falsi poveri. In un sistema centrale e informatico i poveri sono “anonimi numeri e documenti”.
[26] Che in Italia ci sia una larga fascia di lavoro irregolare e nero è noto ed è calcolato dall’Istat nel 10% del prodotto nazionale (Economia non osservata). Ecco perché l’aiuto ai poveri dovrebbe essere meno in denaro e più in servizi e soprattutto realizzato dai singoli Comuni che possono conoscere di persona questi poveri e attivare processi reali evitando truffe, con un monitoraggio nazionale che sulla base di raffronti eviti, a sua volta, truffe dei singoli Comuni.
[27] I Governi sono così pressati a trovare qualche soluzione per i più poveri (che crescono) per avere più consenso. Poi certo ci sono anche misure (tipo le decontribuzioni degli assunti) che costano molto ma creano poca occupazione perché al 98% sarebbero stati assunti comunque. Nessun imprenditore infatti decide di assumere un giovane se non ha una prospettiva di lungo termine). Ecco perché servirebbe il part-time senior con la contemporanea assunzione di un giovane full time. Una misura che può dare un forte incremento di produttività e innovazione all’azienda ad un costo modestissimo per lo Stato che pagherebbe solo i 2-3 anni di mancati contributi del part-time (mancante) per garantire a chi fa questa scelta del part-time negli ultimi 2-3 anni di avere una pensione senza decurtazioni.
[28] Lo dice Bankitalia. Un misura che poteva essere disegnata meglio come fu con il primo Reddito di Inserimento che consentiva di tenere il 60% se trovavi un lavoretto e poi decentrata ai Comuni che conoscono i loro poveri.
[29] Secondo Alberto Brambilla gli italiani sono “poveri benestanti”. Non c’è vero impoverimento delle classi deboli in quanto confronta i redditi dichiarati del 2008 con quelli del 2022, ma si dimentica di deflazionarli, cioè ridurli nel 2022 del 24% (quanto è cresciuta l’inflazione). Se si deflazionano i dati le entrate totali delle imposte dirette (persone fisiche) non sono cresciute in 14 anni e i ceti deboli dichiarano tutti molto meno fino a 29mila euro e sono il 73% dei contribuenti. Ci saranno anche evasori ma c’erano anche prima e quindi i dati sono indicativi. Sostiene che le classi deboli devono pagare di più, o meglio, non ricevere più bonus e benefit in quanto il gioco al lotto e d’azzardo arriva a 175 miliardi. E’ vero ed è probabile che buona parte sia fatta dai ceti deboli pari a 2500 euro a testa per abitante contro i 2.200 della sanità…tutto vero e dunque? Semmai indica il livello di disperazione e dipendenza a cui si è giunti. E’ però vero che siamo prime per proprietà di seconde case in Europa, auto, internet, tv a pagamento, consumo di carne, secondi per animali da compagnia…tutte cose che potrebbero vedere una tassazione maggiorata.













