Dodicesimo rapporto mensile a cura della Ong Vento di Terra
Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 10 settembre al 30 ottobre, a due giorni dal voto da parte della Knesset, il Parlamento israeliano, della legge che ha messo al bando e vietato tutte le attività nei territori palestinesi occupati dell’UNRWA, la principale agenzia ONU che fornisce istruzione, sanità e assistenza umanitaria ai rifugiati palestinesi in Palestina, Libano, Siria e Giordania. In questo numero ci spingiamo fino al 5 dicembre, poco più di un mese in cui sono successe molte cose, dalla vittoria di Trump alle elezioni statunitensi, al pronunciamento della Corte penale internazionale che il 21 novembre ha emesso il mandato d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, al cessate il fuoco raggiunto tra Hezbollah e Israele sul Libano che tuttavia sembra appeso a un filo, fino al crescente caos in Siria che rende ancora più evidente quanto sia complicato l’intreccio di fattori locali, regionali e internazionali che influenza l’evoluzione della situazione in Medio Oriente. Nel frattempo, la Striscia di Gaza rimane drammaticamente sotto le bombe, i crimini di guerra non si arrestano e la catastrofica situazione umanitaria continua a peggiorare. In questo contesto, il nostro staff a Gaza riesce con fatica ad affrontare ciò che a noi pare inaffrontabile, continuando a lavorare per dare supporto agli altri. Il nostro coordinatore locale Mohammed dal Cairo è in contatto costante con le nostre sette maestre, la coordinatrice, l’assistente sociale, due psicologi e una psicologa, l’animatore del biblio-tuktuk, Abu Karim l’ingegnere della Terra dei Bambini, che ora si trovano tra Gaza city, Deir Al Balah – nel centro della Striscia – e più a sud a Khan Younis. E’ attraverso le loro parole, come facciamo dall’avvio di questa terribile operazione militare, che vi raccontiamo l’apocalisse in cui è sprofondata da ormai 14 mesi la Striscia di Gaza.
12 novembre
Grazie alla nostra Fatima altre 30 donne, oltre le 50 già raggiunte, stanno ricevendo un kit di prodotti per l’igiene: assorbenti igienici, dentifricio, spazzolino, sapone, detersivo per piatti e vestiti. “Sono tutte donne sfollate, nella gran parte rimaste sole con i figli, alcuni di questi con disabilità, che arrivano dal nord e ora vivono nelle tende nella zona centrale della Striscia” ci scrive Fatima accompagnando le parole con le fotografie dei prodotti che è riuscita a comprare e distribuire.
A Gaza accedere a beni e servizi di primissima necessità è sempre più difficile, la fila per accedere a un bagno, per lo più in condizioni igieniche disastrose a causa della scarsa disponibilità di acqua, richiede ore. La popolazione sfollata vive ammassata su un territorio sempre più ristretto, ormai solo sul 10% della già piccolissima Striscia. Saponi e assorbenti igienici si trovano a fatica e hanno costi altissimi sul mercato locale, i camion carichi di aiuti continuano ad essere respinti e i pochi autorizzati non soddisfano neanche lontanamente i bisogni enormi della popolazione. Per le donne, gestire la routine del ciclo mestruale è una vera impresa. Per chiunque a Gaza, gesti semplici come lavare i denti o i pochi vestiti con cui ci si ripara dal freddo o le stoviglie con cui si cucina quel poco che ancora si trova, sono da oltre un anno un’impresa.
14 novembre
“Siamo riusciti a comprare dei vestiti caldi per l’inverno. Grazie per tutto il vostro supporto e per l’attenzione che avete per noi”. Non manca come al solito di una parola gentile Abu Karim. A fatica, ma è riuscito a trovare sul mercato indumenti e coperte calde e a distribuirle alle famiglie che come la sua – dopo un’ennesima fuga da Jabalia verso Gaza City – hanno trovato rifugio tutte nello stesso edificio, circa 100 persone.
15 novembre
Gli scritti e le immagini da Gaza di Jehad Jarbou da oggi sono raccolti nel libro “Qui è la mia vita”, un piccolo gioiello curato dalla nostra presidente Barbara Archetti che oggi lo ha presentato a Milano, presso BOOKCITY. Abbiamo incontrato Jehad qualche anno fa, quando insieme ad altri artisti di Gaza ha partecipato ad un progetto di scambio culturale. Anche durante questo ultimo terribile anno, Jehad ha continuato a guardare il mondo con il suo sguardo speciale e a descriverlo con il linguaggio dell’arte, la poesia e la fotografia. Ne è emerso uno straordinario racconto intimo e collettivo insieme su Gaza vista da dentro: la perdita di persone care, il terrore, la paura continua, la coda per prendere il pane, un cuscino come amico per trattenere i sogni, la memoria come ancora di salvezza. Sapere che i suoi scritti e i suoi scatti sono diventati un libro ha commosso e fatto sorridere Jehad, che ha mandato un breve video in cui con un grande sorriso diceva “Grazie”. Un’altra piccola luce nel buio.
18 novembre
Amal è una delle maestre che animavano il nostro asilo “La Terra dei Bambini” a Gaza e che ora, con lo stesso impegno, gestisce le attività educative in una tenda. Ci scrive per dirci che malgrado si senta davvero stanca di questa guerra che la mette a dura prova, investe tutte le sue energie per organizzare la tenda con una cura preziosa, perché ogni bimbo e bimba vi possa ritrovare un minimo di pace e protezione. Con orgoglio e forza ci scrive: “Mi sento al sicuro quando lavoro con i bambini, e anche i bambini si sentono protetti. Quando sentiamo l’aereo F16 arrivare, i bambini esclamano “Non c’è problema, siamo vicino alla nostra maestra” e questo mi rende ancora più forte. La maggior parte dei bambini arriva alla tenda educativa anche prima dell’orario di inizio, sono pieni di entusiasmo ed energia. E anche quando la lezione è terminata, mi chiedono “Per favore, vogliamo restare qui a giocare, leggere, scrivere e cantare con te“. Amal, come tutte le altre persone che lavorano per Vento di Terra non si arrende, guarda i bambini, trova nell’aiutare loro la forza di aiutare se stessa.
20 novembre
“E’ stata dura identificare i luoghi dove allestire i nostri Temporary Learning Spaces, ma ce l’abbiamo fatta. Visitare così tanti campi che accolgono le famiglie sfollate qui nell’area centrale della Striscia, Deir Al Balah, Nuseirat, Az Zawayda, e più a sud a Khan Younis, è stata un’esperienza importante e bella. C’è così tanto da fare. Sono davvero contenta di poter iniziare questo nuovo progetto”. Nei prossimi giorni potremo accogliere quotidianamente 800 bambini e bambine sfollati tra i 6 e i 10 anni in 5 nuove “scuole di emergenza”. Non possiamo che condividere con Fatima la gioia di aver identificato i luoghi in cui nei prossimi giorni saranno allestite, in grandi tende resistenti a pioggia e vento. Ogni giorno abbiamo qualcosa da imparare dalla forza e dalla dedizione con cui le nostre persone a Gaza affrontano la quotidianità e continuano a fare il loro lavoro.
28 novembre
“La situazione non migliora, anzi. Cibo e acqua scarseggiano e persino accendere un fuoco con il legno per cucinare e scaldarsi è difficile, non c’è più nulla da bruciare. Gas e benzina si trovano a fatica. Carne, formaggio, latte sono introvabili, ci sono pochissime verdure, di frutta non ce n’è. E’ davvero complicato”. Abu Karim ci conferma quello che purtroppo già sappiamo, ma leggere le sue parole lo rende più vivo e se possibile più drammatico. Ormai il nord della Striscia, Gaza City inclusa, è isolato. I pochi aiuti alimentari che riescono ad arrivare sono quelli del World Food Program.
3 dicembre
Le fotografie che oggi ci invia Mohammed ci riempiono di gioia. Le nostre Rehab, assistente sociale, e Walaa, psicologa, stanno selezionando altri insegnanti, psicologi, assistenti sociali ed educatori per avviare le nuove “scuole di emergenza” dove entro pochi giorni 800 bambini e bambine finalmente ritroveranno la routine della scuola e uno spazio dedicato al gioco, alla creatività e all’immaginazione. Lavorare a Gaza è estremamente complicato eppure le nostre persone ci stanno riuscendo e sentiamo nella loro voce e nei messaggi che scrivono il tono dell’entusiasmo per questo nuovo inizio.












