Care compagne e cari compagni, ormai da molto tempo la Sinistra vive di insoddisfazione, di battaglie insufficienti, di una lenta perdita dei diritti faticosamente conquistati in anni di lotte che avevano cambiato, e ci siamo illusi fosse definitiva, la cultura sociale del paese.

I milioni di voti perduti dal Partito Democratico negli ultimi 10 anni testimoniano un ritirarsi nell’ombra delle speranze, degli ideali, delle motivazioni forti che sole potevano e possono cambiare la condizione sociale del nostro paese, ma oserei dire anche dell’ Europa in cui l’indifferenza, che in questo caso significa non cogliere il proprio futuro in una visione di speranza di pace e di benessere, ha permesso alla Destra neofascista di conquistare la guida di Paesi che si dovevano considerare immuni da questa minaccia proprio per le guerre e sofferenze patite dai nostri nonni e padri.

Abbiamo un conflitto che può trasformarsi in guerra atomica e totale, alle porte di casa, dentro l’Europa. Nel mare Mediterraneo si sta consumando il genocidio del popolo Palestinese e che coinvolge i popoli vicini.

Tutto questo non ha raccolto, né provocato una sufficiente consapevolezza nella Sinistra, quella che ancora vota e quella che più non vota. È necessario non solo protestare, e lo si fa in misura insufficiente, ma la protesta deve avere la forza necessaria per raggiungere obiettivi che migliorino e cambino questa società così diseguale, guerrafondaia, insensibile ai bisogni delle persone che non sono in grado ormai più di rivendicarli.

È possibile cambiare la società senza cambiare la Sinistra? La risposta è no, ma non possiamo attendere che siano altri a farlo.

Cambiare la società, far sì che essa risponda a quei criteri di solidarietà, giustizia, libertà che sembravano acquisiti come prodotto inalienabile di un’intera cultura con l’uomo al proprio centro, non può essere delegato se non alle persone che ancora credono che sia possibile fondare su questi principi la pace e la convivenza tra i popoli.

Abbiamo innumerevoli problemi davanti, primo fra tutti quello di far tacere le armi, di facilitare un nuovo ordine mondiale fondato non più sulla potenza, ma sulla pari dignità dei popoli. Ma questo problema così urgente ed immane per le sue conseguenze catastrofiche, per il dolore che genera, per l’odio che radica, non può essere disgiunto da un prendersi cura della vita propria e delle altre persone nel territorio in cui si vive.

Oggi Sinistra deve essere anche questo, ovvero un’ideologia che persegue il benessere e lo vuole estendere come diritto agli altri, che rifiuta il potere discriminatorio nell’accesso ai diritti fondamentali che conservano la vita, che danno dignità alla persona, che crede possibile crescere rispettando l’equilibrio con le altre specie e il pianeta.

Questo significa partecipare, non più turarsi il naso ma votare e cambiare i partiti che dovrebbero rappresentare i bisogni, urlare la nostra insofferenza per l’insufficienza e la qualità della rappresentanza.

Non si scappa davanti all’avversario se si vuole affermare una idea differente di società, di rapporti, di vita. La Destra non è stata mai forte come adesso. Cambia le menti e la storia. Confonde i bisogni e i diritti con la carità. Mantiene ed accresce i privilegi. Accentua le differenze, demolisce lo stato fondato sul welfare e sulla soddisfazione dei bisogni eguali che danno libertà e dignità alle persone. La sanità, le pensioni, l’assistenza, la scuola, il lavoro, la giustizia, la libertà di manifestare il proprio pensiero sono elementi della società di eguali oggi sotto attacco.

Pensiamo che se i nostri territori verranno consegnato alla Destra, come ormai da troppo tempo sta avvenendo, vivremmo in un mondo migliore?

Nel mentre si è impedito con il voto che la Destra conquistasse l’Emilia Romagna e si è riportata a sinistra, l’Umbria, deve restare alta la consapevolezza che non basta votare, che la Sinistra istituzionale rappresentata dai partiti deve mutare sé stessa e mettere al centro dell’attenzione la persona e i suoi diritti e così deve vederla, sia nel territorio che nel mondo.

Nessuna alleanza giustifica che si taccia di fronte a un diritto che viene negato, a una società che si piega al privilegio dei pochi facendolo pagare ai molti.

Il problema oggi è far sì che la rappresentanza corrisponda alle parole e ai bisogni, che essa sia radicale, perché avere una prestazione sanitaria dal servizio pubblico in tempi certi è un bisogno radicale non solo della persona ma della famiglia e dell’intera comunità.

Avere un lavoro che permetta di mantenere la propria famiglia e sé stessi in condizione di dignità, riaprire la possibilità di avere un’ascesa sociale come diritto dell’ingegno e della capacità, sono parte della ridiscussione di quale economia vogliamo, di come deve essere il lavoro, ovvero, sano, equamente pagato, stabile, sicuro, sufficiente per sopperire ai bisogni di chi lavora e della sua famiglia. E questa ridiscussione, rispetto ai termini ormai abusati che provengono dall’ interpretazione neoliberistica del significato del produrre, deve essere un patrimonio di una nuova Sinistra. Patrimonio significa un insieme di rivendicazioni, di proposte, di idee che consentano la partecipazione e che rispondono semplicemente ad una domanda: “se il potere d’acquisto negli ultimi vent’anni per chi lavora si è dimezzato, come si può cambiare il lavoro e la sua retribuzione in modo che il percorso verso il benessere possa essere ripreso?”.

Il bisogno della nuova Sinistra, è fatta da chi non vota più ma ancora pensa a queste cose, e a queste persone, si devono unire i Compagni e le Compagne che all’interno dei partiti cercano di proseguire gli ideali per cui hanno lottato l’intera vita. Si deve trovare una nuova risposta in una aggregazione che parte con quello che esiste ma che non può fermarsi ad esso.

Senza una nuova Sinistra non cambia né il Paese né la condizione di bisogno in cui vive una parte sempre più importante dei cittadini, non si abbatte il muro dell’indifferenza. La pace come bene supremo e il rispetto dell’umanità non sono oggi un interesse che riguarda la vita quotidiana e il suo futuro e questo è grave perchè toglie la consapevolezza che in un mondo globale ogni dominio è interconnesso, ogni pericolo è comune.

Abbiamo bisogno oggi più che mai che il nuovo si costruisca all’interno di una sinistra nuova. I liberi, i forti devono prendere le ragioni dei deboli in una visione che parte dai propri territori e che guarda lo stato del mondo.

Sono ore ancora più buie di quante ne abbiamo vissuto negli ultimi anni. La vittoria di Trump negli Stati Uniti testimonia la sconfitta del Partito Democratico che ha abbandonato il suo elettorato, il suo popolo.

È un abbandono privo della speranza del cambiamento, e sono i lavoratori ad aver perso questa speranza credendo a chi gli ha detto che il loro bisogno dipendeva da chi è più povero di loro. Non sappiamo cosa farà la nuova presidenza degli Stati Uniti. Ma già prevale nella sinistra il sentimento che il futuro non dipende da noi. Che si spera che la nuova presidenza non sia peggio della precedente.

Ma noi possiamo vivere nella speranza che ciò che accadrà non sia peggio? Sarebbe la speranza della disperazione. E la Sinistra non può vivere di essa, oggi deve affrontare quella grande prova che non finisce e che è quella di trasformare la società perché essa risponda all’umanità e ai bisogni che esistono in ogni singola persona.

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